Mucone

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Mucone
StatoItalia Italia
RegioniCalabria Calabria
Lunghezza54 km
Portata media5 m³/s
NasceSila
SfociaCrati

Il Mucone è un fiume della Calabria, che scorre nella Provincia di Cosenza.

Lungo 54 km nasce nella Sila Grande alle pendici del monte Curcio nei pressi di Camigliatello Silano, sbarrato in località Cecìta da una grossa diga alta 55 metri forma il Lago Cecìta o Mucone che è il più grande lago dell'altopiano della Sila, con una capacità di 108 milioni di metri cubi d'acqua. Dopo avere attraversato parte dell'altopiano silano si riversa, lambendo il centro di Acri, nel fiume Crati costituendone il principale affluente di destra. Lungo il corso del fiume sono situati gli Impianti idroelettrici del Mucone che prendono il nome dal fiume stesso e sono utilizzati per la produzione di energia elettrica.

Lo storico Gabriele Barrio cita alcuni nomi antichi dello stesso fiume "Muconius" e "Muxones"; lo storico citava i nomi che a sua volta furono citati da Aulo Giano Parrasio(Cosenza 1470-1522), e da Domenico Parrisi l'uno storico e l'altro cartografo. In una dedica su una lapide marmorea del Settecento nella città di Acri, situata su di un'antica fontana cittadina sul fiume Chàlamo viene nominato (Mortonem), descrivendone le qualità curative per gli animali, e soprattutto nel curare le pecore dalla scabbia. Nel Quattrocento era chiamato Cotile, e nel Seicento Muconius o Mixones. Si crede che il nome moderno del Mucone derivi dall'esprimere il nome "mucomai" e cioè "Io muggisco", forse per descrivere il fragore delle sue acque in passato, che a volte sembrava imitare il muggito dei buoi (vitelli).

Il poeta e storico Norman Douglas nel suo libro "Old Calabria", il numismatico e l'archeologo François Lenormant, l'archeologo Amedeo Maiuri nel 1961, ritenevano invece, che si trattasse dell'antico Acheronte, citato da Tito Livio e da Strabone. Secondo una recente analisi del nome, Mucone o Moccone era il nome presso i Galli della divinità Mercurio che in base al luogo veniva chiamata Mercurius Moccos o Mercurius Artaois. Moccos quindi era il nome con cui Galli descrivevano la divinità fluviuale Mercurio, che nella mitologia romana, era invece chiamato il dio Ermes Psychopompios che per i greci rivestiva vari ruoli, uno dei quali era il (portatore dei sogni ai viventi), e il conduttore delle anime dei morti negli inferi.

Il fiume fu rinominato nel 1470 dagli Aragonesi, nuovi signori della città di Acri "Cotile" e "Cotiles" e cioè "fiume pieno di Sassi", dallo spagnolo (cote o cotila = sassi).[1]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Mario Cartaro, "Carta Generale del Regno di Napoli", (I Territori) del 1613 edizione Editalia 2001,Zecca Poligrafica dello Stato,Roma 2001.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Raffaele Capalbo, Memorie Storiche di Acri, Santa Maria Capua Vetere, Napoli 1908.
  • Luigi Falcone, 'La Chiesa della SS. Annunziata di Acri, benefici ecclesiastici e patronati nobiliari, Archeoclub d'Italia sede di Acri quaderno nº5 anno 1988.
  • Giuseppe Abbruzzo, Acri Le Origini, note storiche, Archeoclub d'Italia sede di Acri, quaderno nº 9 Acri 1999.
  • Giuseppe Julia, La chiesa di S. Domenico in Acri e l'annessa congrega del Rosario. Cenni Storici, Acri 1981.
  • Fra Macario Gambini da Mangone, La Vita del Gran Servo di Dio, Padre Angelo d'Acri, Napoli edizioni Ignazio Ruffo 1773, ristampa edizioni Orizzonti Meridionali Cosenza 1993.
  • Angelo Fiorito, Alla riscoperta del proprio passato, quaderno nº3 Archeoclub d'Italia sede di Acri 1999-2000.
  • Davide Andreotti Loria, Storia dei Cosentini, Napoli 1869.
  • Rosario Curia, Bisignano nella storia del Mezzogiorno, Cosenza 1985.
  • Gabriele Barrio, Antichità e luoghi della Calabria, Traduzione E.A. Mancuso. Cosenza ed. Brenner 1979.
  • François Lenormant, La Grande Grèce, Parigi 1881-1884.(traduzione di A. Lucifero, Crotone 1931-35), ultima ristampa Cosenza 1961.
  • Gal Sibaris - Fondazione Vincenzo Padula, Paesaggi e Memorie, Cosenza 2001.
  • Mario Cartaro, Carta Generale del regno di Napoli (I Territori) 1613, ed. Editalia 2001, a cura della Zecca Poligrafica dello Stato. Roma 2001.