Eparchia di Lungro

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Eparchia di Lungro
Eparchia Lungrensis
Chiesa bizantina cattolica in Italia
La Cattedrale di Lungro costruita nel 1721.jpeg
Regione ecclesiastica Calabria
Stemma della diocesi Mappa della diocesi
Collocazione geografica
Collocazione geografica della diocesi
Eparca Donato Oliverio
Vicario generale Papàs Zoti Pietro Lanza
Sacerdoti 44 di cui 44 secolari
745 battezzati per sacerdote
Religiosi 32 donne
Diaconi 1 permanente
Abitanti 32.900
Battezzati 32.800 (99,7% del totale)
Superficie 493 km² in Italia
Parrocchie 29
Erezione 13 febbraio 1919
Rito bizantino
Cattedrale San Nicola di Mira
Santi patroni San Nicola di Mira
Indirizzo Corso Skanderbeg 54, 87010 Lungro (CS), Italia
Sito web www.eparchialungro.it
Dati dall'Annuario pontificio 2017 (ch · gc)
Chiesa cattolica in Italia
Entrata dell'Episcopio
Il Collegio Sant'Adriano a San Demetrio Corone, succeduto al Collegio Corsini di San Benedetto Ullano (1732)
Cupola della cattedrale di Lungro, J. Droboniku e L. Prifti (1994-1996)
Luigi Manes, Lo sbarco degli esuli albanesi in Italia, icona della chiesa del Santissimo Salvatore a Cosenza.

L'eparchia di Lungro degli Italo-Albanesi (in latino: Eparchia Lungrensis) è una sede della Chiesa bizantina cattolica in Italia di rito orientale, immediatamente soggetta alla Santa Sede e appartenente alla regione ecclesiastica Calabria. Nel 2016 contava 32.800 battezzati su 32.900 abitanti. È retta dall'eparca Donato Oliverio.

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

L'eparchia di Lungro degli albanesi dell'Italia continentale comprende le comunità italo-albanesi rimaste fedeli al tradizionale rito religioso bizantino-greco, sparse in 4 regioni dell’Italia continentale e 5 province (Cosenza, Potenza, Bari, Lecce, Pescara), per un totale di 26 comunità con 30 parrocchie:

Sede eparchiale è la città di Lungro, dove si trova la cattedrale di San Nicola di Mira.

Il territorio dell'eparchia più lontano da Lungro è Villa Badessa (PE)[1]. I comuni albanesi che praticano il rito bizantino sono perfettamente integrate in un rapporto interculturale con i vari contesti territoriali delle diocesi di rito latino.

A Cosenza è attivo il seminario eparchiale italo-albanese, già seminario minore a San Basile. Il primo collegio per la formazione del clero albanese di rito greco-bizantino fu il collegio Corsini di San Benedetto Ullano (1732), poi succeduto dal Collegio Sant'Adriano a San Demetrio Corone, importante sede anche per gli studi storici-letterari degli albanesi di Calabria.

Rilevanti gli storici contatti culturali e religiosi con l'altro seminario eparchiale di Piana degli Albanesi. Per il liceo-ginnasio gli alunni sono accolti al seminario Benedetto XV di Grottaferrata e infine, per completare gli studi universitari, nel Pontificio collegio greco di Sant'Atanasio di Roma.

Nel territorio eparchiale sono presenti ordini religiosi di rito orientale: la congregazione delle piccole operaie dei Sacri Cuori[2], la congregazione delle suore basiliane figlie di Santa Macrina e i monaci basiliani di Grottaferrata.

La lingua maggiormente utilizzata nelle pratiche liturgiche è l'albanese, sempre in uso ma resa formale e unificata ufficialmente dal 1968, mentre l'altra lingua liturgica utilizzata è il greco antico, così come nella pratica della tradizionale delle Chiese orientali, prima dell'avvento dell'adozione delle lingue "nazionali".

Storia[modifica | modifica wikitesto]

«I fedeli albanesi di rito bizantino-greco, che abitavano l’Epiro e l’Albania, fuggiti a più riprese dalla dominazione dei turchi, [...] accolti con generosa liberalità [...] nelle terre della Calabria e della Sicilia, conservando, come del resto era giusto, i costumi e le tradizioni del popolo avio, in modo particolare i riti della loro Chiesa, insieme a tutte le leggi e consuetudini che essi avevano ricevute dai loro padri ed avevano con somma cura ed amore conservate per lungo corso di secoli. Questo modo di vivere dei profughi albanesi fu ben volentieri approvato e permesso dall’autorità pontificia, di modo che essi, al di là del proprio ciel, quasi ritrovarono la loro patria in suolo italiano [...].»

(Costituzione Apostolica “Catholici fideles”, con la quale il 13 febbraio 1919 Papa Benedetto XV istituiva l’Eparchia di Lungro per gli albanesi dell’Italia continentale[3].)

Con la prima diaspora albanese nel XV secolo, gli albanesi in Italia preservarono il proprio patrimonio etnico, linguistico, culturale e spirituale orientale. Le comunità albanesi, a causa della loro professione di fede, ebbero progressivamente conflitti e rapporti ostici con i latini, che diffidavano delle comunità albanofone. Nel primo periodo gli albanesi d'Italia, inoltre, dipendevano ancora dal Patriarcato di Ocrida e dal metropolita ortodosso. Successivamente al Concilio di Trento (1563), che determinò l'entrata delle comunità arbëreshe nelle giurisdizioni latine, i rapporti andarono inasprendosi, e non pochi furono i contrasti e le incomprensioni con i vescovi latini dell'epoca che cercarono di "latinizzare" in ogni modo la fede degli albanesi d'Italia. Di lì a poco avrebbero perso definitivamente il rito greco a favore di quello latino molte comunità albanesi.

Nel XVIII secolo si poneva prepotentemente il problema della preparazione culturale, teologica e pastorale dei sacerdoti italo-albanesi. Dal 10 giugno 1732, con la bolla Superna Dispositione di papa Clemente XII, era possibile avere propri vescovi per la funzione di ordinare i sacerdoti di rito greco-bizantino per le comunità albanesi di Calabria e Sicilia.

Solo agli inizi del XIX secolo la Santa Sede rivolse una maggiore attenzione alla situazione dei fedeli albanesi di rito bizantino in Italia, da più di quattro secoli strettamente legati al rito degli orientali ortodossi, per le continue richieste da essi avanzate nella nomina di un vescovo proprio di rito greco in Calabria e in Sicilia con pieni poteri territoriali.

L'eparchia di Lungro degli albanesi dell'Italia continentale è stata eretta il 13 febbraio 1919 con la bolla Catholici fideles di papa Benedetto XV. Il riconoscimento costituì il primo passo per una analoga soluzione per gli albanesi di Sicilia, che ebbero poco dopo, per varie cause realizzata più tardi, l'eparchia per i fedeli insulari. Esse segnarono per gli albanesi d'Italia una tappa importante per una ripresa oltre che rituale anche delle tradizioni albanesi. In precedenza gli italo-albanesi di rito bizantino erano soggetti all'ordinario di rito latino e dal 10 giugno 1732 le ordinazioni sacerdotali erano celebrate da un vescovo titolare appositamente nominato secondo la bolla Superna dispositione di papa Clemente XII.

Vescovi ordinanti per gli Albanesi di Calabria[modifica | modifica wikitesto]

Dal XIX secolo un nutrito gruppo di monaci e ieromonaci albanesi di Calabria rinvigorirono il rito orientale dell'Abbazia territoriale di Santa Maria di Grottaferrata, ormai in decadimento e disuso, con archimandriti per la comunità basiliana (O.S.B.I.):

Cronotassi degli eparchi[modifica | modifica wikitesto]

Santi[modifica | modifica wikitesto]

Patroni[modifica | modifica wikitesto]

Santi e beati dell'eparchia[modifica | modifica wikitesto]

Statistiche[modifica | modifica wikitesto]

L'eparchia nel 2016 su una popolazione di 32.900 persone contava 32.800 battezzati, corrispondenti al 99,7% del totale.

anno popolazione sacerdoti diaconi religiosi parrocchie
battezzati totale % numero secolari regolari battezzati per sacerdote uomini donne
1950 40.900 41.000 99,8 38 30 8 1.076 4 34 24
1970 36.900 37.000 99,7 38 31 7 971 8 43 24
1980 34.500 34.866 99,0 34 29 5 1.014 6 55 26
1990 33.000 33.500 98,5 35 33 2 942 1 3 40 27
1999 32.500 32.965 98,6 31 30 1 1.048 1 1 35 27
2000 32.450 32.850 98,8 30 30 1.081 1 35 27
2001 32.200 32.600 98,8 30 30 1.073 1 35 27
2002 31.950 32.328 98,8 30 30 1.065 1 34 27
2003 31.850 32.200 98,9 30 30 1.061 1 33 27
2004 32.800 33.182 98,8 31 30 1 1.058 1 1 33 29
2009 32.900 33.000 99,7 41 41 802 1 28 29
2013 33.000 33.700 97,9 45 45 733 1 32 29
2016 32.800 32.900 99,7 44 44 745 32 29

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Villa Badessa di Rosciano (PE)
  2. ^ Nel 1928, il beato Francesco Maria Greco di Acri, fondatore della Congregazione delle Piccole Operaie dei Sacri Cuori - istituto religioso di rito bizantino tra gli albanesi d'Italia - chiese a padre Placido De Meester, ieromonaco benedettino e docente di Liturgia bizantina al Pontificio Collegio Greco di Roma, di redigere un piccolo catechismo liturgico per la preparazione delle suore che sarebbero state inviate nei centri italo-albanesi. Nel 1939 fu stampata la seconda edizione del "Catechismo liturgico del Rito bizantino italo-albanese" e nel 2016, una terza con 5 schede in appendice, in occasione della beatificazione di mons. Greco, un vero precursore ecumenico nel promuovere la formazione di «piccoli manovali» per l'assistenza spirituale nelle comunità italo-albanesi di rito greco.
  3. ^ L'Eparchia Italo-albanese di Lungro verso il I centenario, www.dimarcomezzojuso.it. URL consultato il 30 aprile 2016.
  4. ^ Arcivescovo titolare di Beroe in Tracia.
  5. ^ Vescovo titolare di Nemesi in Tracia.
  6. ^ Vescovo titolare di Gallipoli in Tracia.
  7. ^ Vescovo titolare di Tagaste nell'odierna Algeria.
  8. ^ Vescovo titolare di Sinope nell'odierna Turchia.
  9. ^ Vescovo titolare di Tiberiopoli in Frigia.
  10. ^ Vescovo titolare di Ermopoli Maggiore nell'odierno Egitto.
  11. ^ Vescovo titolare di Dausara in Osroene.
  12. ^ Vescovo titolare di Gadara in Giordania e poi arcivescovo titolare di Neocesarea del Ponto.
  13. ^ Vescovo titolare di Croia in Albania.
  14. ^ Superiore della missione in Albania: 1941-1943 (Elbasan); 1944-1945 (Argirocastro).
  15. ^ Eparca di Piana degli Albanesi dal 25 marzo 1981 al 30 novembre 1987.
  16. ^ L'icona, raffigurante la Madonna ed il Bambino Gesù, miracolosamente si staccò a fine '400 da un affresco di una chiesa di Scutari, città albanese, durante l'assedio dei Turchi-Ottomani. Da allora si trova a Genazzano, nel Lazio, ed è meta di numerosi pellegrinaggi da parte anche degli italo-albanesi.
  17. ^ Venerabile Macrina Raparelli. Fondatrice della Congregazione delle Suore Basiliane Figlie di Santa Macrina insieme allo jeromonaco Padre Nilo Borgia, su santiebeati.it
  18. ^ Beato Giuseppe Papamihali Sacerdote e martire, su santiebeati.it. URL consultato il 25 giugno 2017.
  19. ^ At Josif Papamihali, martiri që mbrojti Papën dhe Vatikanin, su observatorikujteses.al. URL consultato il 25 giugno 2017.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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