Lingua arbëreshe

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Lingua arbëreshe
Lingua albanese (d'Italia)
Parlato in Italia
Regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia
Locutori
Totale 100.000 parlanti (nel 2007)[1]
Altre informazioni
Scrittura Alfabeto latino
Tipo SVO
Tassonomia
Filogenesi Lingue indoeuropee
 Albanese
  Tosk
   Arbëresh
Statuto ufficiale
Ufficiale in Italia
Codici di classificazione
ISO 639-3 aae (EN)
Glottolog arbe1236 (EN)

La lingua arbëreshe[2] (gluha arbëreshe o arbërishtja in albanese) è la lingua parlata dalla minoranza etno-linguistica albanese d'Italia. Appartenente al gruppo della lingua albanese, è una varietà linguistica della parlata del sud dell'Albania (tosk) da dove ha avuto origine in massa la diaspora.

Gli arbëreshë, discendenti delle popolazioni albanesi che in varie ondate, a partire dalla seconda metà del XV secolo, migrarono dall'Albania, dell'Epiro e dalle numerose comunità albanesi della Morea verso l'Italia Meridionale e insulare, sono circa 100.000 persone.

La lingua albanese in Italia è tutelata dallo Stato in base alla legge-quadro n. 482 del 15 dicembre 1999[3].

Distribuzione geografica[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Arbëria e Comuni dell'Arberia.

La lingua albanese in Italia è tutelata nelle seguenti regioni:

  1. Abruzzo Abruzzo, provincia di Pescara (1 comunità)
  2. Basilicata Basilicata, provincia di Potenza (5 comunità)
  3. Calabria Calabria, provincia di Catanzaro, Cosenza e Crotone (33 comunità)
  4. Campania Campania, provincia di Avellino (1 comunità)
  5. Molise Molise, provincia di Campobasso (4 comunità)
  6. Puglia Puglia, provincia di Foggia e Taranto (3 comunità)
  7. Sicilia Sicilia, provincia di Palermo (3 comunità)

Comunità albanesi d'Italia[modifica | modifica wikitesto]

Le comunità italo-albanesi si trovano dislocate in sette regioni d'Italia: in Abruzzo, provincia di Pescara; Basilicata, provincia di Potenza; in Calabria, provincia di Catanzaro, Cosenza e Crotone; in Campania, provincia di Avellino; in Molise, provincia di Campobasso; in Puglia, provincia di Foggia e di Taranto; e in Sicilia, provincia di Palermo. Nelle 50 comunità l’arbërisht è ancora la lingua madre, continuando a essere ampiamente parlato e diffuso; in alcuni casi, insieme all'italiano, è lingua comunale co-ufficiale.

Secondo le stime del linguista statunitense Leonard Newmark, nel 1963 i parlanti arbëresh erano 80.000 persone su una popolazione totale, secondo lo scrittore gallese Meic Stephens, di 260.000 persone (dato del 1976)[4], mentre secondo il linguista Fiorenzo Toso si tratterebbe di 100 000 persone[5][6], di cui una percentuale tra il 70 e l'80% in grado di parlare una delle varietà dell'arbëresh.

Dal dizionario arbëresh-italiano del 1963 di Papàs Emanuele Giordano, il Fjalor i Arbëreshvet t’Italisë (Dizionario degli Albanesi d’Italia), si evince che i paesi albanofani sono 55 (50, con 5 oscillanti[7]: Cervicati, Mongrassano e Rota Greca in Calabria; Mezzojuso e Palazzo Adriano in Sicilia) con 135.811 abitanti, ed i paesi albanesi ormai italofoni, che hanno perso la lingua d'origine, sono 40, con 182.128 abitanti.

All'interno di alcune comunità dell'Arbëria viene purtroppo segnalata una generale tendenza alla dismissione dell'uso della lingua albanese, causata da vari fattori (dal non insegnamento della lingua nelle scuole locali, dai matrimoni misti, da altre situazioni particolari). Secondo stime recenti si assegna tra l'80% e il 90% dei residenti una competenza linguistica totale a livello di comprensione orale, mentre il restante 10% parlerebbe l'italiano mantenendo una comprensione passiva dell'albanese. Ancora oggi continua ad essere una lingua tutto al più tramandata oralmente. C'è, comunque, oggi la controtendenza dei giovani non solo di esprimersi e di riscoprire la lingua, ma di scriverla, di solito adottando l'alfabeto italiano.

Fino al secolo scorso i centri a radice albanese in Italia erano un centinaio. Successivamente, molte di esse, più di trenta, dall'Emilia-Romagna fino in Sicilia, hanno perso l'uso della lingua e delle tradizioni d'origine. Attualmente le località dove si parla la lingua albanese sono circa cinquanta, di cui la maggior parte nella provincia di Cosenza.

Le comunità di lingua albanese in Italia sono le seguenti:

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'evoluzione linguistica[modifica | modifica wikitesto]

Classificazione dei dialetti albanesi

La lingua arbëreshe, anche detta "arberesco"[8][9], si è conservata e poco evoluta in cinquecento anni, mantenendo la struttura fonetica e morfosintattica d'origine. L'aspetto interessante è che, essendosi distaccata dall'Albania e dalla Grecia durante le diaspore albanesi avvenute a partire dalla fine del Quattrocento, essa si presenta sostanzialmente immutata, con tratti arcaici della lingua albanese e altre caratteristiche del tosco, con prestiti linguistici dal greco, e più recentemente dai dialetti meridionali, ma non influenzata dalla lingua degli invasori turchi, come invece è accaduto per l'albanese parlato in Albania.

Le comunità arbëresh si presentano come isole etniche e linguistiche, nel mezzo di un ambiente linguistico romanzo diretta erede del latino, ma che mantengono tenacemente la propria lingua madre. Le parlate arbëreshe, differenti già inizialmente dai luoghi di provenienza degli esuli albanesi, nell'arco dei secoli hanno registrato piccole variazioni, rendendo unici e particolari termini che, a volte, tra loro mutano da paese a paese arbëreshë. Così le parlate arbëreshe, pur mantenendo nella loro struttura fonetica, grammaticale e lessicale tratti comuni, registrano piccole variazioni. Partendo dal lessico si può costatare che l'arbëreshë ha saputo conservare la base del lessico fondamentale. Tale fatto si può chiaramente osservare non solo nella lingua parlata popolare e nel folclore, ma anche nelle pubblicazioni di vari autori italo-albanesi. La conservazione di questo fondo lessicale ha anche garantito il mantenimento e il ripristino della lingua, e ha fornito, da tempo e in vasta scala, unità lessicali della lingua scritta, contribuendo così allo sviluppo della letteratura albanese. Recentemente ha avuto contatti diretti e continui con altre parlate. Influenzano notevolmente i vari dialetti regionali e la lingua italiana. Per tali ragioni, pur mantenendo nella loro integrità la lingua, costantemente a rischio d'estinzione, è pienamente riconosciuta come lingua di minoranza etno-linguistica dallo stato, nell'ambito delle amministrazioni locali e dalle scuole dell'obbligo. La consapevolezza della necessità di una valorizzazione e tutela della cultura albanese ha favorito la nascita di associazioni e circoli culturali, e ha dato luogo a iniziative e manifestazioni culturali; anche se tra gli aspetti fondamentali della tradizione degli arbëreshë, un posto decisivo spetta alla religione cristiana di rito orientale. Si ritiene che l'arberesh abbia il 45% delle parole in comune con la lingua albanese parlata oggi in Albania[10][11][12], e che il 15% del lessico sia composto da neologimi creati dagli scrittori arberesh, entrati anche nell'albanese moderno. Il resto dei vocaboli arberesh deriva da prestiti linguistici.

Svolgimento della letteratura[modifica | modifica wikitesto]

La letteratura arbëresh fa parte organicamente della letteratura albanese. Gli scrittori e i poeti italo-albanesi hanno contribuito alla genesi e all'evoluzione di tutta la letteratura albanese. Sia per i contenuti sia per il valore poetico, gli autori arbëreshë, compaiono con grande rilievo in tutte le storie della letteratura dell'Albania. Tra l'altro le parlate arbëreshë hanno avuto anche un ruolo di fonte di arricchimento lessicale della lingua letteraria albanese.

La letteratura albanese nella variante tosca, nasce con "E Mbësuame e Krështerë"[13] del 1592, scritta da Luca Matranga (Lekë Matrënga), papàs di rito bizantino-greco e scrittore arbëreshë di Piana degli Albanesi in Sicilia. In questa opera si trova la prima poesia religiosa in arbëreshë. Vari letterati e poeti produrranno poi componimenti con motivi religiosi e, più raramente, popolari, anche se i due elementi spesso si intrecciano.

Per tutto il XVIII secolo gli scrittori e i poeti arbëreshë mantengono come fonte di ispirazione il motivo religioso folkloristico. Nel secolo successivo la letteratura degli arbëreshë si arricchisce di contenuti civili e politici. Con Girolamo De Rada, poliedrico letterato di Macchia Albanese, i motivi della rinascita del popolo albanese e della indipendenza della madre patria, l'Albania, si incrociano con l'interesse per lo studio della lingua albanese e della conservazione della tradizione folkloristica. Sulla stessa scia di De Rada, si costituisce un gruppo di intellettuali italo-albanesi che pongono al centro della loro opera la necessità di rafforzare la identità arbëreshë e il suo collegamento con le vicende dell'Albania. Attraverso scritti di vario genere (saggi linguistici, poemi epico-lirici, raccolte di canti popolari e di pubblicazioni di carattere estetico e grammaticale), la questione albanese raggiunge così ambiti nazionali ed europei.

Altra personalità, tra le più rappresentative della letteratura arbëreshë, è Giuseppe Schirò, che partecipò attivamente alla rinascita albanese e arricchì significativamente la tradizione culturale e letteraria arbëreshë di Sicilia. Con l'indipendenza dell'Albania (1912) si esauriscono i motivi patriottici propri della Rilindja (Rinascita) albanese.

In seguito molti intellettuali italo-albanesi si trovano a fiancheggiare le mire nazionalistiche ed espansionistiche del fascismo, anche a scapito della vicina Albania. Solo dopo la fine della seconda guerra mondiale la letteratura arbëreshë riacquista vigore e vitalità. A partire dalla prima metà del XX secolo, e ancora più chiaramente negli anni '60 e '70 e fino ai giorni nostri, si ha un'attenzione sempre crescente per un risveglio culturale e per la valorizzazione della minoranza italo-albanese. Accanto alla consueta presenza del motivo della diaspora, si affiancano motivi legati all'attualità e a temi esistenziali di valore universale, presenti nell'ambiente culturale esterno. Alcuni tra i più rappresentativi ricordiamo, per esempio, Carmine Abate e Giuseppe Schirò Di Maggio.

Lessico[modifica | modifica wikitesto]

L'arbëresh (plurale maschile) ha sei vocali: a, e, ë, o, i, u. A differenza dell'albanese parlato in Albania il sistema vocalico arbëreshe manca del fonema y, che viene rimpiazzato da i (che, seppur non detta, oggi si adotta scrivere comunque la y secondo le regole grammaticali dello standard). L'alfabeto è stato conformato definitivamente nel congresso di Monastir nel 1908, accettando l'alfabeto latino. Dal punto di vista del lessico si nota la mancanza di vocaboli per la denominazione di concetti astratti, sostituiti, nel corso dei secoli, con perifrasi o con prestiti dell'italiano. Ci sono comunque inflessioni che derivano dal ghego (geg), il dialetto parlato nel nord dell'Albania. Le colonie albanesi di Vaccarizzo Albanese e San Giorgio Albanese in Calabria hanno mantenuto molte caratteristiche arcaiche del dialetto geg.

Non si evincono differenze considerevoli tra l' arbëresh e il tosk letterario, se nonché alcune esistono in fonologia (cfr. il contrasto breve/lunga tra le vocali) e in parte in morfologia e nella sintassi. L'arbëresh ha una propria forma del futuro (costruita con ket o kat + te + presente congiuntivo). In molte varianti della lingua arbëreshe (come a Maschito e Ginestra in provincia di Campobasso) esiste una costruzione perifrastica dell'infinito costruito con pet + participio.

Rispetto all'albanese standard (parlato in Albania, Cossovo, Montenegro e in misura diversa in Macedonia e Grecia) l' arbëresh registra alcune caratteristiche fonologiche proprie che nel sistema consonantico sono le seguenti: c/x, c/xh, s/z, sh/zh, f/v, th/dh, h, hj/j. Nelle molteplici differenze dialettali dell'arbëresh in alcune comunità c'è una tendenza alla sostituzione di gh per ll, come a Piana degli Albanesi, Carfizzi, Ejanina e San Nicola dell'Alto; o dopo u accentata ll può anche scomparire come a Greci; e h diventa gh (fricativo) a San Demetrio Corone e Macchia Albanese.

Accento[modifica | modifica wikitesto]

L'accento degli albanesi d'Italia è un altro tratto che accomuna. Anche tra diverse regioni d'Italia, esso è immutato e suona uguale o simile, a meno che non ci sia stata una recente influenza dal territorio circostante non arbëresh. Di solito è sulla penultima sillaba, come in Albania e nel resto dei territori albanofoni.

L'accento degli italo-albanesi è simile a quello parlato nel sud d'Albania, oltre il fiume Shkumbini, e nella regione della Ciamuria, l'Epiro del sud, oggi parte dello stato greco e trova molte similitudini con gli arvaniti presenti in Grecia. Per i non albanofoni gli arbëreshë tendono a sembrare un po "sardi" quando parlano in albanese o in italiano. Si pronunciano le parole con un'enfasi che permette loro di distinguerli dagli altri italiani.

Confronto linguistico[modifica | modifica wikitesto]

Gli italo-albanesi possiedono un patrimonio linguistico con parole spesso andate perdute nella stessa Albania, qui ricordate dagli anziani o che si ritrovano solo in testi antichi. Queste parole si incontrano in entrambi i dialetti albanesi.

Gli arbëreshë, avendo avuto contatti sporadici anche con altri popoli prima della diaspora, possiede alcuni prestiti che derivano in origine dal latino, dallo slavo o dal bizantino-greco, o almeno condivide la stessa etimologia delle rispettive parole. Si tratta di poche parole presenti nel lessico abituale.

La gran parte delle parole albanesi con origine greca non sono del tutto adozioni antiche e derivano dall'uso della stessa nella liturgia bizantina, prese dopo la nascita delle colonie albanesi nella mancanza o scomparsa di verbi e di sinonimi.

Alcuni esempi sicuri, o presunti, dal greco sono:

  • haristís [xaɾisti i] (falënderoj in albanese) viene dal greco "εὐχαριστῶ" [e̞f ˌ xaristo̞] e ha significato di "grazie".
  • parkalés [paɾkalɛ i] (lyp in albanese) viene dal greco "παρακαλώ" [ˌ pa rakalo̞] e vuol significare "pregare".
  • hórë [xɔ'ɾə] (katund o fshat in albanese) si presume viene dal greco "χωρα" e vul significare "città", "città principale". In alcune zone dell'Albania viene ancora usato ed esiste un paese con questo nome: Horë Vranisht.
  • amáhj [ama'x ʲ] ("betejë" o "luftë" in albanese) si presume viene dal greco "μάχη" [ma'xi] e significa "battaglia" o "guerra".

I rapporti tra arbëresh e albanese standard sono vicini, in quanto quest'ultima è presa a modello dal tosk, in ogni modo le due non sono al 100% uguali e a volte un verbo o una parola ha cambiato senso in Albania, come per esempio:

Arbëresh Significato Albanese standard
Shërbenj Lavoro Punoj
Punoj/Punonj Aro/Coltivo il terreno Punoj toka
U nëng/ngë mënd Io non posso Unë nuk mund
Kopíl = djalë i ri, djalë i bukur Ragazzo, bel giovane Kopíl = djalë i paligjshëm (ragazzo illegittimo)
Brekë Pantalone Pantallona (Brekë = mutande)
Brumë Pasta Brumë/Makarona
Zienj Cucinare Gatuaj ushqim
Ushqim Cibo per animali Ushqim për kafshët
Të ngrënit Cibo per persone Ushqim për njerëzit

Tutela della lingua arbëreshe[modifica | modifica wikitesto]

La lingua arbëreshe è riconosciuta dallo Stato italiano in base alla legge-quadro n.482 del 15.12.1999, che porta la firma, tra gli altri, dell'on. Felice Besostri e dell'on. Mario Brunetti, quest'ultimo di origine arbëreshë. Ma non esiste ancora una struttura ufficiale politica, culturale e amministrativa che rappresenti la comunità arbëreshë. È da rilevare il ruolo di coordinamento istituzionale svolto in questi anni dalle province del Meridione con presenza italo-albanese, in primis quello della provincia di Cosenza e della provincia di Palermo, che hanno creato un apposito assessorato alle minoranze linguistiche.

Ufficialmente esiste l'insegnamento della lingua arbëreshe per le scuole dell'obbligo. Tra le principali norme emanate dalla legge con la legge-quadro del 1999, c'è l'introduzione della lingua minoritaria albanese come materia di studio nelle scuole e per lo svolgimento delle attività educative. Esistono cattedre di lingua e letteratura albanese presso il liceo-ginnasio di San Demetrio Corone e il magistrale psicopedagogico Giorgio Guzzetta di Piana degli Albanesi.

A livello universitario ci sono alcune università dove si insegna lingua e letteratura albanese: Università degli studi della Calabria, l'Università di Palermo, l'Università di Napoli, l'Università di Bari, e l'Università La Sapienza di Roma. Molto importante è stata la cattedra di lingua e letteratura di Napoli, eretta dal poeta Giuseppe Schirò. È da sottolineare il ruolo di promozione scientifica della diversità linguistica e culturale arbëreshë esercitato dalla cattedra di albanologia dell'Università di Palermo, grazie all'impulso dato da Papàs Gaetano Petrotta, dal professore Antonino Guzzetta e attualmente diretta dal professore Matteo Mandalà, e dalla sezione di albanologia dell'Università della Calabria, quest'ultima creata nel 1975 dal professore Papas Francesco Solano, e attualmente diretta dal professore Francesco Altimari.

Alcuni “sportelli linguistici” provinciali sono stati attivati in Calabria a Catanzaro e Cosenza in collaborazione con la Sezione di Albanologia del Dipartimento di Linguistica dell’Università della Calabria, presso la quale sono attualmente attivati gli insegnamenti di Lingua e letteratura albanese (dal 1973), Dialetti albanesi dell’Italia meridionale (dal 1980) e Filologia albanese (dal 1993).

Vi sono inoltre varie associazioni che cercano di proteggere e valorizzare questa cultura, in particolare nelle province di Cosenza, Palermo, Crotone, Potenza e Campobasso. Gli statuti regionali di Molise, Basilicata, Calabria e Sicilia fanno riferimento alla lingua e alla tradizione arbëreshë, ma gli Albanesi d'Italia continuano ad avvertire la propria sopravvivenza culturale minacciata.

La lingua arbëreshë è usata in radio private (Es. Radio Hora, Radio Shpresa, Radio Skanderbeg, Radio Arbëreshe International) e in diverse riviste e giornali locali (Es. Arbëria Catanzaro, Basilicata Arbëreshë, Besa, Biblos, Jeta Arbëreshe, Kamastra, Katundi Ymë, Kumbora, Lidhja, Mondo Albanese, Rilindja Jug, Uri, Zëri i Arbëreshëvet, Zgjimi, Zjarri).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Ethnologue Albanian, Arbëreshë (1963 L. Newmark)
  2. ^ Riconoscendo l'arbitrarietà delle definizioni, nella nomenclatura delle voci viene usato il termine "lingua" se riconosciute tali nelle norme ISO 639-1, 639-2 o 639-3. Per gli altri idiomi viene usato il termine "dialetto".
  3. ^ Legge 15 dicembre 1999, n. 482 > "Norme in materia di tutela delle minoranze linguistiche storiche", www.camera.it. URL consultato il 28 aprile 2000.
  4. ^ dati popolazione etnica di Ethnologue per l'arbëreshë (1976, Linguistic minorities in Western Europe, Meic Stephens).)
  5. ^ Fiorenzo Toso, Lingue d'Europa: la pluralità linguistica dei paesi europei fra passato e presente, Baldini Castoldi Dalai, Milano 2006, p. 90-91
  6. ^ Fiorenzo Toso, Le minoranze linguistiche in Italia, Il Mulino, Bologna 2008, p. 149 e seguenti.
  7. ^ Per oscillanti si intendono quelle comunità albanesi che non sono più albanofone, o almeno non integralmente, e i parlanti in lingua albanese sono pochi.
  8. ^ Giovanni Giudice, Poesie di Giuseppe Gangale, Rubbettino editore, 2003, pp. 29, 30, 93 e ss., 111 e ss., 316.
  9. ^ Enrico Ferraro, Intervista immaginaria al Prof. Giuseppe Gangale in occasione del centenario della morte di Girolamo De Rada (1903-2003), Arbitalia, 2003. URL consultato il 30 gennaio 2012.
  10. ^ dati parlanti di Ethnologue per l'arbëreshë "Lexical similarity: 45% with Tosk Albanian"
  11. ^ http://www.fp6migratoryflows.uniba.it/html/Italia/ProfiloCultAlbanese.pdf
  12. ^ Dizionario degli Albanesi d'Italia.
  13. ^ La "Dottrina Cristiana" Albanese > di Lekë Matrënga (PDF), www.albanianorthodox.com. URL consultato il 21 aprile 2006.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Emanuele Giordano, Fjalor: Dizionario degli Albanesi d'Italia, Vocabolario italiano-arberesh, 1963

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]