Camminanti

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Camminanti
Camminanti (1989).png
 
Luogo d'origineprobabilmente India del Nord
LinguaBaccagghiu[1]
Distribuzione
Italia Noto 2000

I camminanti (caminanti in siciliano), o siciliani erranti[2], sono un gruppo nomade diffuso in Sicilia (la comunità più cospicua si trova nel comune di Noto, in provincia di Siracusa), ma semi-stanziale anche a Milano, Roma e Napoli[senza fonte], i cui appartenenti generalmente rifiutano di identificarsi con i rom. La loro origine non è nota con certezza. Al riguardo, sono state formulate delle ipotesi, come quella secondo cui sarebbero dei discendenti dei sopravvissuti al terremoto del Val di Noto del 1693 o la tesi che i loro antenati remoti fossero schiavi d'origine Rom mescolati con altre etnie e affrancati grazie alla fine della schiavitù in Sicilia. La prima ipotesi è stata avanzata da Rita Paola Toro, mentre si deve la seconda ad alcuni atti notarili del XVI secolo riguardanti la compravendita di schiavi, che sono denominati, negli stessi documenti, col termine gizo, parola che deriverebbe dal termine aegyptius, il cui uso per indicare i rom era dovuto alla convinzione che discendessero da popoli dell'Egitto[3].

Aspetti socio-culturali[modifica | modifica wikitesto]

Molti di loro si dedicano alla vendita ambulante o a mestieri come l'arrotino, lo stagnino, l'ombrellaio; molti si sono specializzati nella riparazione di cucine a gas.

Sono tuttora nomadi, visto che passano la maggior parte dei mesi invernali nelle loro abitazioni, mentre nei restanti mesi si spostano in modo da poter offrire le proprie prestazioni nei vari luoghi dell'Italia, arrivando talvolta anche nell'Italia settentrionale con le loro roulotte al traino di automobili o con i camper[4].

Il baccagghiu, ovvero il linguaggio tradizionalmente usato, che è molto più simile al dialetto siciliano rispetto alle lingue dei rom, sta progressivamente scomparendo a favore del dialetto del posto e dell'italiano, lingua usata soprattutto da coloro che hanno intenzione di avere rapporti col resto della società, anche se, all'interno della comunità, affissi come -kas e -oňňa vengono talvolta utilizzati per rendere meno comprensibili le parole del dialetto[3].

Come del resto i Rom e i Sinti, anche i Camminanti stanno lentamente perdendo la loro caratteristica nomade, soprattutto perché le attività tradizionali da loro praticate sono in declino e non costituiscono più una fonte adeguata di sostentamento. Sono così indotti a integrarsi nel mondo del lavoro che, da una parte, richiede un'attitudine stanziale e dall'altra un certo grado di istruzione, difficile da ottenere da bambini o ragazzi impegnati in continui spostamenti. Sono così già numerose le famiglie che hanno fatto la scelta di essere come i "paesani", come vengono da loro chiamati i non appartenenti al proprio gruppo etnico.

Le donne,non indossano i pantaloni,ma solo gonne strette

Difficoltà di integrazione[modifica | modifica wikitesto]

La condizione di emarginazione sociale dei Camminanti è simile a quella degli altri gruppi rom in Italia.

Alla grave precarietà della condizione abitativa e igienico-sanitaria rilevabile in molti dei loro stanziamenti, si aggiunge anche una difficile situazione economica. Essa deriva dalla già citata problematica del declino dei loro mestieri tradizionali a cui si aggiunge una marcata discriminazione da parte dei datori di lavoro, basata sugli stereotipi attribuiti a tale etnia.

Tutto ciò è peggiorato dalla scarsa valenza attribuita dai camminanti stessi all'istruzione scolastica, che porta i minori al disinteresse nei riguardi della scuola e i genitori a una scarsa propensione al motivarli alla frequenza e all'impegno nello studio, tant'è che numerosi sono i ragazzi che abbandonano la scuola anche prima del termine dell'istruzione obbligatoria.

A ciò si aggiunge la scarsa propensione delle istituzioni scolastiche a progetti educativi e di integrazione sociale mirati a tale minoranza, nonostante si siano compiuti alcuni sforzi in tal senso. Peraltro, anche i camminanti sono oggetto di numerose manifestazioni di intolleranza, manifestatesi spesso in coincidenza di ondate emotive scatenate da particolari eventi che coinvolgono persone romaní.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Aa.vv., Antropologia (2004), Volume 4, Meltemi Editore, 2004, p. 134; Sebastiano Rizza, Tabbarari a mašcu: viaggio nel gergo dei caminanti siciliani, in "Quaderni di Semantica", Bologna, CLUEB, 2/2012, pp. 291-308.
  2. ^ https://books.google.it/books?id=x4KWCgAAQBAJ&printsec=frontcover&dq=inauthor:%22Francesco+Luca+Zagor+Borghesi%22&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwig1O_j-f7ZAhUssaQKHUBwDZcQ6AEIJDAA#v=onepage&q=Siciliani%20erranti&f=false
  3. ^ a b Sebastiano Rizza, Mistero e fascino dei "Camminanti", su academia.edu, Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura di Siracusa, dicembre 1992. URL consultato il 17 febbraio 2017.
  4. ^ Maria Grazia Mazzola, Binocolo: I Camminanti, 12 dicembre 1989. URL consultato il 17 febbraio 2017.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]