Senegalesi in Italia

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Senegalesi in Italia
Luogo d'origineSenegal Senegal
Popolazione110 242 (2019)
LinguaWolof, francese, italiano, lingua pulaar
ReligioneIslam sunnita
Gruppi correlatiDiaspora senegalese

La presenza di senegalesi in Italia risale agli anni '80.

Nel 2014 c'erano 94 030 persone immigrate regolari dal Senegal in Italia, in crescita rispetto alle 59 857 nel 2006. Le tre città con la maggior presenza di senegalesi in Italia sono Milano, Roma e Genova.[1]

Confraternite religiose[modifica | modifica wikitesto]

Il 75% degli immigrati in Italia provenienti dal continente africano appartiene alla confraternita muride e conserva forti legami con le proprie radici. Quindi circa due terzi dei quasi trentamila senegalesi (tra regolari e clandestini) presenti in Italia appartengano alla Muridiyya. Centri importanti in Italia si trovano a Pontevico e Bovezzo nel bresciano e a Zingonia nel bergamasco. Una parte minore dei senegalesi residenti in Italia appartiene alla confraternita Tijaniyya.

La vita di gruppo e gli incontri festosi di rito mettono in luce il loro attaccamento ai costumi e alla cultura tradizionale. I marabutti effettuano visite in Italia per raccogliere offerte e per offrire benedizioni ai fedeli accentuando in questo modo i legami con la terra madre. Alcuni immigrati, riescono a tornare a Touba durante il Grand Maggal, il grande pellegrinaggio annuale in ricordo di Ahmadou Bamba.

Violenze contro senegalesi in Italia[modifica | modifica wikitesto]

  • Idy Diene, 54 anni, ucciso da Roberto Pirrone sul ponte Vespucci di Firenze nel marzo 2018.[2]
  • Il 13 dicembre 2011 a piazza Dalmazia a Firenze il militante di CasaPound Gianluca Casseri uccide Samb Modou e Diop Mor, due ambulanti senegalesi e ne ferisce altri tre. Sulla strage il regista italo-etiope Dagmawi Yimer, ha realizzato il documentario Va’ pensiero.[2]

Italiani di origine senegalese e senegalesi in Italia[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Comuni Italiani, in Comuni, 11 gennaio 2014. URL consultato il 9 febbraio 2014.
  2. ^ a b Internazionale

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]