Arbëreshë di Sicilia

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Arbëreshët e Siçilisë
Albanesi di Sicilia
Nomi alternativi Siculo-Albanesi
Luogo d'origine Albania Albania[1][2][3][4] Grecia Grecia (pop. albanesi provenienti dall'Epiro/Ciamuria e dalla Morea, oggi nell'attuale Grecia)
Popolazione 33 000[5][6] (Popolazione etnica: 64.000[7])
Lingua arbëreshë e italiano
Religione Cristianesimo orientale cattolico di rito bizantino
(Minoranza: cattolici di rito latino)
Gruppi correlati Arbëreshë, Arbërorët, Albanesi
Distribuzione
Sicilia Sicilia (Provincia di Palermo)

Gli Arbëreshë di Sicilia (Arbëreshët e Siçilisë[8] in albanese), ossia gli albanesi di Sicilia[9], altrimenti detti siculo-albanesi o siculo-arbëreshë, nonché greco-albanesi di Sicilia o semplicemente greci[10], sono una minoranza etno-linguistica originaria dell'Albania e dalla seconda diaspora albanese dal Peloponneso, che vive principalmente in alcuni centri dell'entroterra della Sicilia occidentale, tra i monti Sicani e i monti di Piana degli Albanesi, nel palermitano.

Queste comunità vivono in diverse zone tradizionalmente dette Albania di Sicilia o Sicilia albanese[11], da cui le espressioni in uso ancora oggi di "colonie albanesi di Sicilia", "comuni albanesi di Sicilia", "paesi albanesi della Sicilia" e "lingua albanese di Sicilia"[12][13]. Nel loro idioma Arbëria è il nome che definisce la loro "nazione" sparsa nell'isola e nel resto dell'Italia meridionale.

La popolazione Albanese d'Italia si stabilì esule in questi territori dal XV secolo sino al XVIII secolo, a seguito della morte dell'eroe nazionale Giorgio Castriota Scanderbeg, che per due decenni aveva respinto l'Impero ottomano, e per scampare alla dominazione turco-musulmana che ben presto occupò i Balcani: tuttavia, a differenza di quelli stanziatisi in Calabria, che tuttora rappresentano il nucleo numericamente più consistente, gli arbëreshë di Sicilia mostrano una componente genetica greca[14][15], in particolare a Contessa Entellina, meta - nel 1521 - dell'esodo di circa cento famiglie dall'isola greca di Andros[16].

Generalmente rifondarono villaggi preesistenti, in altri casi ne edificarono interamente di nuovi (es. Piana degli Albanesi). In Sicilia, come nel continente, gli arbëreshë mantennero un loro sistema politico, religioso oltre che linguistico e culturale, avendo una certa indipendenza dal territorio. Gli Italo-Albanesi continentali e insulari, cioè i Siculo-Albanesi, usano definirsi Gjaku i shprishur[17] (Sangue sparso), termine per definire la loro fratellanza e l'appartenenza ad un unico popolo, quello albanese, sparso nel mondo.

Nel corso dei secoli sono riusciti a mantenere e a sviluppare la propria identità albanese, grazie anche al ruolo culturale esercitato dai propri istituti religiosi di rito orientale con sede in Sicilia. La gran parte della popolazione arbëreshë conserva il rito bizantino e sono sotto la giurisdizione religiosa dell'Eparchia di Piana degli Albanesi. Nel corso dei secoli, a causa delle pressioni della chiesa cattolica limitrofa e d'altri motivi strettamente personali, una parte delle comunità è passata al rito latino (es. Santa Cristina Gela). Tuttavia, esiste una forte vitalità culturale negli arbëreshë di Sicilia e una ferma determinazione a difendere il patrimonio che i loro Padri hanno saputo difendere e trasmettere lungo questi cinque secoli di permanenza in Sicilia[18].

Distribuzione geografica[modifica | modifica wikitesto]

I territori della minoranza albanese
Piana degli Albanesi, il più grande comune albanese di Sicilia

Le comunità albanesi di Sicilia hanno duplice nomenclatura ufficiale: in albanese e in italiano. In alcuni casi esistono denominazioni non ufficiali in dialetto, utilizzati prettamente dagli individui non arbëreshë.

Le comunità sono cinque, tutte in provincia di Palermo, tuttavia solo tre paesi hanno conservato la lingua (Contessa Entellina, Piana degli Albanesi e Santa Cristina Gela), mentre negli altri due la lingua e la cultura originaria è del tutto estinta, essendo stati assimilati culturalmente da quella circostante e quindi caratterizzate da una marcata eredità storica e culturale arbëreshe (Mezzojuso/Munxifsi e Palazzo Adriano/Pallaci). Nelle suddette comunità, però, si è mantenuto il rito bizantino, elemento religioso ed etnico che ricorda l'origine albanese.

Una nutrita comunità di arbëreshë, 15.000 battezzati registrati alla Parrocchia Italo-Albanese di San Nicolò dei Greci alla Martorana, vive nella città di Palermo. Nel resto del mondo, in seguito alle migrazioni del XX secolo in paesi come il Canada, Stati Uniti, Argentina e Brasile, esistono forti comunità che mantengono vive la lingua e le tradizioni albanesi.

Provincia di Palermo
Nome italiano Nome albanese Abitanti Note
Contessa Entellina-Stemma.png
Contessa Entellina
Kundisa 2.076 - Prima colonia albanese fondata,
mantiene la lingua albanese, il rito bizantino e la cultura d'origine. I costumi sono stati recentemente ripresi.
Piana degli Albanesi-Stemma.png
Piana degli Albanesi
Hora e Arbëreshëvet 6.429 - Comunità arbëreshe di Sicilia più grande e popolosa,
mantiene intatta la lingua albanese, il rito bizantino, i costumi tradizionali, gli usi e la cultura d'origine.
Santa Cristina Gela-Stemma.png
Santa Cristina Gela
Shëndastina 924 - Più piccola comunità albanese di Sicilia,
mantiene la lingua albanese e si conservano alcuni abiti tradizionali. Il rito bizantino è decaduto[19].

Comunità d'origine albanese[modifica | modifica wikitesto]

Furono fondate da esuli albanesi Biancavilla (Callìcari), Bronte, San Michele di Ganzaria (CT) e Sant'Angelo Muxaro (AG), ma persero le loro caratteristiche etniche molto presto (intorno al XVII secolo).

Immigrazione albanese nelle comunità albanesi di Sicilia[modifica | modifica wikitesto]

Con la caduta del regime comunista d'Albania (1990), una florida comunità albanese di recentissima immigrazione convive ed è bene integrata nel tessuto sociale delle comunità siculo-albanesi (a Contessa Entellina, Mezzojuso, Santa Cristina Gela, Piana degli Albanesi in modo particolare), con la creazione di una comunità di arbëreshë che raccoglie al suo interno un nucleo radicato di shqiptarë.

Tra il 1997 e il 2002 il Comune e l'Eparchia di Piana degli Albanesi hanno dato accoglienza e aiuto agli albanesi del Kosovo colpiti dalla guerra. Ancora oggi sono rilevanti i trasferimenti di nuclei familiari albanesi d'Albania nelle comunità albanesi di Sicilia, casi di matrimoni fra arbëreshë e shqiptarë e riconversioni nel Cristianesimo.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

(AAE)

« O mburonjë e Shqipërisë Virgjëreshëz e dëlirë, Mëma e lartë e Perëndisë Çë na jep këshillë të mirë; Ti, çë ruajte Gjyshrat tanë Të mos zbirjën shejten besë, Te ku ndodhen edhe janë, Arbëreshvet kij kujdes. Sot edhe si kurdoherë një dëshirë ka zëmbra jonë, arbëresh e të krështerë të qëndrojmë për gjithmonë. Sa t'i falemi t'in Zoti Po me gluhën çë na dha, Po si i falej Kastrioti E gjëria nga zbresjëm na. »

(IT)

« O protettrice dell'Albania Piccola vergine pura, Alta madre di Dio Che ci dai buoni consigli; Tu, che hai protetto i nostri Avi, Perché non perdessero la fede, Ovunque si trovino e siano, Proteggi gli Albanesi. Oggi come prima un desiderio ha il cuor nostro, albanesi e cristiani di rimaner sempre. Adoriamo Iddio Con la lingua che ci ha dato, Così come lo adorava Kastriota E la stirpe da cui discendiamo. »

(Giuseppe Schirò, l'Inno degli Albanesi di Sicilia, da Canti Tradizionali ed altri Saggi delle Colonie Albanesi di Sicilia, pp. 86-119, Napoli, 1907[20][21])

Dopo il 1468, anno di morte di Giorgio Castriota Scanderbeg, ebbe inizio la disfatta della resistenza albanese, che strenuamente aveva combattuto l'invasore turco. In maniera massiccia una grande migrazione portò numerosi esuli albanesi a stabilirsi in Italia, sia nel Regno di Napoli che nel Regno di Sicilia. L'invasione della penisola balcanica da parte dei turchi ottomani nel XV secolo costrinse così numerose famiglie a cercare rifugio nelle vicine coste della Sicilia e dell'Italia meridionale.

Dopo le emigrazioni dall'Albania del 1448, del 1461, del 1468, del 1478, del 1482, del 1491 e del 1534, che aprì la cosiddetta diaspora del popolo albanese, un ulteriore ondata migratoria, da territori abitati da albanesi (quelli oggi detti arvaniti dai greci) della zona veneziana della Morea, si ebbe tra il 1500 e il 1534. Molti impiegati come mercenari dalla Repubblica di Venezia, gli arbëreshë dovettero evacuare le colonie del Peloponneso con l'aiuto delle truppe di Carlo V, ancora a causa della costante invasione turca. Carlo V stanziò questi soldati in Italia meridionale, per rinforzarne le difese proprio contro la minaccia degli Ottomani. Stanziatisi in villaggi isolati (il che permise loro di mantenere inalterata la propria identità e cultura fino ad oggi), gli arbëreshë divennero tradizionalmente soldati del Regno di Napoli, del Regno di Sicilia e della Repubblica di Venezia, dalle guerre di religione tra cristiani e musulmani fino all'invasione napoleonica.

Gli esuli albanesi, provenendo dall'oriente cristiano, erano di tradizione ortodossa - posti sotto la giurisdizione del patriarcato ecumenico di Costantinopoli - ma riconoscenti del papato, in quanto essi erano reduci dal Concilio di Firenze, che riuniva nuovamente le due Chiese d'Oriente e d'Occidente. Per qualche tempo dopo il loro arrivo, gli albanesi furono affidati al metropolita di Agrigento, nominato dall'arcivescovo di Ocrida, con il consenso del Papa. Dopo il concilio di Trento le comunità albanesi vennero poste sotto la giurisdizione dei vescovi latini del luogo, determinando, così, un progressivo impoverimento della tradizione bizantina. Fu in questi anni che molti paesi albanesi si videro costretti ad abbandonare il rito bizantino. Oggi gli albanesi d'Italia, gli arbëreshë, conservano tradizione, struttura e liturgia ortodossa, ma sono in comunione con il Papa. La lingua utilizzata nelle liturgie è il greco, utilizzata perlopiù nelle occasioni più solenni (derivante dall'antica tradizione di utilità pratica, sino al XV secolo, secondo cui per l'oriente la lingua veicolare generale per tutti i popoli era il greco e per l'occidente il latino), e l'albanese, utilizzata abitualmente nelle comunità in cui la lingua viene ancora parlata.

L'ondata migratoria dalla Sicilia verso l'America negli anni tra il 1900 e il 1910 ha causato quasi un dimezzamento della popolazione dei paesi arbëreshë e ha messo la popolazione a rischio di scomparsa culturale, nonostante la recente rivalutazione.

Lingua[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: lingua arbëreshe.
Albanese
Arbërisht
Parlato in Sicilia
Locutori
Totale 30.000
Altre informazioni
Tipo SVO
Tassonomia
Filogenesi Lingue indoeuropee
 Albanese
  Toskë
Statuto ufficiale
Ufficiale in lingua comunale
Regolato da Piana degli Albanesi (PA)
Codici di classificazione
ISO 639-1 sq
ISO 639-2 (B)alb, (T)sqi
ISO 639-3 AAE (EN)
Segnaletica stradale bilingue italiano-albanese in Piana degli Albanesi

La lingua albanese (gluha arbëreshe) parlata delle comunità albanesi in Sicilia è la variante albanese toskë parlato nell'Albania centro meridionale. Dal secondo XXI secolo la lingua della minoranza arbëreshe ha subito sempre più, a causa dei nuovi media, l'influenza dell'italiano, e si va incontro oggi al rischio sempre costante della sua scomparsa linguistica, specialmente nel comune di Contessa Entellina.

L'albanese parlato in Sicilia è comune alla lingua parlata dagli altri albanesi in Italia (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia), e un albanese di Sicilia riesce a comunicare senza grossi problemi con un altro di diversa regione, ma non vi è un arbëreshë letterario comune a cui ricorrere. Ad esempio, qualora si incontrino due italo-albanesi uno della Sicilia e uno del Molise, in questo caso ciascuno di essi userà la propria parlata[22]. Non è più raro oggi che, per rimpiazzare parole inesistenti nell'albanese antico, sia utilizzato l'albanese standard parlato in Albania e nei territori albanofoni dei Balcani, come Kosovo, Macedonia, Grecia, Montenegro, ecc, così come avevano fatto studiosi e linguisti nei secoli precedenti (Demetrio Camarda, Nicolò Chetta, Nicola Figlia, Giuseppe Schirò, Gaetano Petrotta, Gjergji Schirò)

A partire dai primi decenni del secondo dopoguerra, con la stessa accelerazione dell'italianizzazione della Sicilia, la lingua delle comunità siculo-albanesi è stata seriamente minacciata da un costante processo di assimilazione e da un progressivo passaggio alla diglossia italiano-arbëreshë con l'arbëreshë in posizione sempre più subordinata. Inoltre, le forti pressioni omologatrici in corso, esercitate dalla globalizzazione attraverso i nuovi sistemi tecnologici di comunicazione, sono divenute ancora più aggressive con rischi ulteriori per la sopravvivenza delle peculiarità culturali e linguistiche della comunità arbëreshë di Sicilia.

Da qui la necessità e l'imprenscindibilità di una battaglia culturale sempre più impegnativa e costante. Una battaglia iniziata nel 1950 con la presentazione del primo progetto di legge per l'insegnamento della lingua arbëreshë nella scuola elementare nei comuni arbëreshë della Sicilia.

Gli albanesi in Italia sono stati riconosciuti dallo Stato italiano come minoranza etnica linguistica il 15.12.1999, in base alla legge-quadro n.482. Solo recentemente ha quindi ottenuto il riconoscimento giuridico a livello europeo, nazionale e regionale come minoranza linguistica, con la possibilità di insegnare nelle scuole primarie e secondarie la propria lingua albanese, oltre il suo utilizzo ufficiale in luoghi dell'amministrazione pubblica, biblioteche, banche, ecc.

L'amministrazione comunale di Piana degli Albanesi utilizza da decenni cartelli stradali e documenti ufficiali in lingua albanese, affiancata all'italiano. La lingua albanese in questo comune è pienamente riconosciuta e utilizzata come lingua ufficiale nell'ambito delle amministrazioni locali e delle scuole dell'obbligo, ed è storicamente utilizzata come lingua principale dalle istituzioni religiose.

La lingua albanese è molto utilizzata nelle comunità di Piana degli Albanesi e Contessa Entellina anche in radio private (es. Radio Hora, Radio Jona, Radio Kundisa) e in alcune riviste e periodici (es. Fiala e t'In Zoti, Lajmtari i Arbëreshvet, Jeta Arbreshe, Mondo Albanese, Biblos, Mirë Ditë).

Religione[modifica | modifica wikitesto]

I territori ciscoscritti nell'Eparchia di Piana degli Albanesi

Fin dall'inizio gli arbëreshë di Sicilia diedero prova di fedeltà alla Sede apostolica, che però ebbe problemi con altre comunità di rito bizantino. Questi rapporti tesi con le comunità di rito bizantino diedero occasione a papa Clemente VIII di approvare un'istruzione che limitava fortemente l'attività religiosa degli italo-albanesi (31 maggio 1595). I provvedimenti furono confermati da papa Benedetto XIV con la bolla Etsi pastoralis del 26 maggio 1742.

Intanto nel 1734 era stato istituito a Palermo il Seminario greco-albanese, che diede l'opportunità di formare un clero nel solco della tradizione orientale, ma nel tempo stesso fedele alla gerarchia siciliana. Quest'opera di conciliazione fu fortemente voluta da padre Giorgio Guzzetta.

Il 26 ottobre 1937 la bolla Apostolica Sedes di papa Pio XI segnò l'erezione dell'Eparchia di Piana dei Greci, con giurisdizione sui fedeli di rito bizantino di Sicilia. Il 25 ottobre 1941 l'eparchia assunse il nome attuale. L'Eparchia di Piana degli Albanesi è una sede della Chiesa cattolica italo-albanese di rito orientale immediatamente soggetta alla Santa Sede e appartenente alla regione ecclesiastica Sicilia. L'eparchia è stata affidata all'amministrazione apostolica degli arcivescovi di Palermo, sotto l'aiuto di un eparca ausiliare interno, fino al 1967, anno in cui fu eletto ufficialmente il primo eparca.

L'Eparchia di Piana degli Albanesi comprende i comuni di matrice albanese: Piana degli Albanesi, Contessa Entellina, Mezzojuso, Palazzo Adriano, Santa Cristina Gela, più la parrocchia di San Nicolò dei Greci alla Martorana.

Nel 2004 contava 28.500 battezzati su 30.000 abitanti. È attualmente retta dall'eparca Vescovo: S.E. Rev. Mons Giorgio Demetrio Gallaro.

Personalità arbëreshe di Sicilia[modifica | modifica wikitesto]

Giuseppe Schirò (1865 – 1927)
  • Papàs Luca Matranga (1567 – 1619), sacerdote e letterato, autore della prima espressione letteraria degli albanesi della diaspora (1592).
  • Andrea Reres (? - 1609), principe albanese, figlio del nobile Demetrio Reres, fondatore del monastero basiliano di Mezzojuso (1648?)[23][24].
  • Padre Giorgio Guzzetta (1682 – 1756), Servo di Dio e Apostolo degli Albanesi di Sicilia, si prodigò nella difesa del rito orientale e fondò il Seminario Italo-Albanese di Palermo (1734).
  • Papàs Antonio Brancato (1688 – 1760), sacerdote e poeta, fondatore del Collegio di Maria per giovanette siculo-albanesi (1731).
  • Papàs Nicolò Figlia (1693 – 1769), sacerdote e poeta.
  • Papàs Paolo Maria Parrino (1710 – 1765) è stato un sacerdote di rito bizantino e letterato, allievo prediletto di P. Giorgio Guzzetta, rettore del Seminario Italo-Albanese di Palermo e parroco della chiesa di San Nicolò, contigua al Seminario medesimo. Scrisse varie opere rimaste inedite, compiendo altresì un'opera storica «su 'dei Macedoni, o sian Epiroti", sotto la guida del Guzzetta e del Chetta. Primo ad esporre le notizie sulle colonie albanesi, è stato iniziatore dell'ideologia romantica albanista[25].
  • Mons. Giorgio Stassi (1712 – 1801), primo vescovo ordinante di rito bizantino per gli albanesi di Sicilia.
  • Papàs Nicolò Chetta (1741 – 1803), sacerdote, ellenista, orientalista, storico, etnografico, teologico e partriota, promotore della rinascita albanese.
  • Mons. Giuseppe Crispi (1781 – 1859) è stato un vescovo ordinario degli albanesi di rito orientale in Sicilia, vescovo di Lampsaco e filologo, autore di una delle prime monografie sulla lingua albanese: "Memoria sulla lingua albanese (Palermo, 1831)"[26]. Fu zio di Francesco Crispi, al quale diede una prima educazione.
  • Demetrio Camarda (1821 – 1882), sacerdote, linguista, grammatologo, storico e filologo, il più importante studioso della lingua albanese dell'Ottocento.
  • Gabriele Dara Junior (1826 – 1885) è stato un politico e poeta. Egli è considerato come uno dei primi scrittori della Rilindja, la rinascita nazionale albanese[27].
  • Giuseppe Spata (1828 - 1901) è stato un magistrato, autore di parecchi saggi[28].
  • Antonino Cuccia (1850 - 1938), cultore poeta popolare, le cui opere costituiscono una testimonianza significativa della lingua albanese[29].
  • Francesco Musacchia (1852 – 1931), fondatore della Lega Nazionale Albanese (1902) poi Lega Italo-Albanese di Palermo, che diede un singolare contributo presso le cancellerie degli stati europei a favore del movimento per l'indipendenza dell'Albania dall'Impero Ottomano[30].
  • Cristina Gentile Mandalà (1856 – 1919), novellista, cultrice dell'arte del ricamo patrio e della lingua albanese[31].
  • Nicola Barbato (1856 – 1923), politico e medico, fondatore e dirigente dei Fasci Siciliani, tra le figure più importanti del socialismo del secondo Ottocento.
  • Giuseppe Schirò (1865 – 1927), poeta, storico, linguista, pubblicista e patriota arbëreshë, fautore e continuatore del movimento indipendentista albanese e maggior rappresentante della tradizione culturale e letteraria albanese di Sicilia.
  • Mons. Paolo Schirò (1866 – 1941), vescovo ordinante degli albanesi di rito bizantino in Sicilia, albanologo, pubblicista e studioso, che scoprì il Meshari di Gjon Buzuku, la prima opera della letteratura albanese (1555).
  • Padre Nilo Borgia (1870 – 1942), monaco basiliano, bibliofilo, filologo, scrittore, letterato e teologo.
  • Trifonio Guidera (1873 – 1936), scrittore, poeta e patriota, sostenitore dell'indipendenza dell'Albania[31].
  • Papàs Gaetano Petrotta (1882 – 1952), sacerdote, albanologo, filologo bizantino, scrittore e linguista, fondò e insegnò alla Cattedra di Lingua e letteratura albanese di Palermo.
  • Papàs Marco La Piana (1883 – 1958), sacerdote, teologo, scrittore e studioso, si occupò di importanti studi storici e critici sulla lingua albanese[32].
  • Padre Lorenzo Tardo (1883 – 1967), jeromonaco basiliano della Badia di Grottaferrata, studioso di musica bizantina e pioniere nella scoperta, lettura, trascrizione, interpretazione, pubblicazione ed esecuzione delle melodie antiche bizantine, specie delle comunità albanesi d'Italia[33][34].
  • Rosolino Petrotta (1894 – 1969), medico, politico, studioso, editorialista e pubblicista, si dedicò con convinzione alla conservazione del patrimonio culturale e religioso degli albanesi di Sicilia e nella difesa dei diritti di indipendenza della nazione albanese. Pioniere e sostenitore dell'ecumenismo nonché dell'istituzione della Eparchia di Piana degli Albanesi per gli albanesi dell'Italia insulare di rito bizantino[31].
  • Leonardo Lala Narduci (1906 – 2000), poeta popolare e scrittore, esperto di lingua, storia e tradizioni folcloristiche albanesi[35].
  • Eparca Giuseppe Perniciaro (1907 – 1981), primo vescovo ordinario dell'Eparchia di Piana degli Albanesi[36].

Alcune delle personalità contemporanee albanesi di Sicilia più rappresentative sono:

  • Papàs Giorgio Schirò (1907 – 1992), sacerdote di rito bizantino, arciprete della cattedrale dell'Eparchia, teologo, albanologo, scrittore, pubblicista e traduttore[31].
  • Papàs Matteo Sciambra (1914 – 1967), sacerdote e albanologo, docente di lingua e letteratura albanese all'Università di Palermo.
  • Esarca Marco Petta (1921 – 2007), monaco criptense basiliano, docente e studioso, archimandrita del Monastero di Grottaferrata.
  • Eparca Sotìr Ferrara (1937), vescovo emerito di Piana degli Albanesi della Chiesa Italo-Albanese in Sicilia.
  • Giuseppe Schirò Di Modica (1938), poeta, scrittore e pubblicista, conosciuto come Struballi[37].
  • Calogero Raviotta (1941), avvocato, pubblicista, studioso del patrimonio culturale degli italo-albanesi[38][39].
  • Giuseppe Schirò Di Maggio (1944), poeta, giornalista, traduttore, saggista e drammaturgo, conosciuto come Pa Fundi.
  • Zef Chiaramonte Musacchia (1946), bibliotecario, albanologo, saggista.[40][41][42].
  • Pasquale Renda (1955 – 2014), poeta, attivista per l'indipendenza del Kosovo[43].
  • Papàs Kola Cuccia (1959), sacerdote di rito bizantino, bizantinista e pubblicista, che si adopera al mantenimento dell'identità albanese[44][45].
  • Matteo Mandalà (1958), albanologo, professore ordinario di Lingua e Letteratura Albanese presso l'Università di Palermo[46][47][48].
  • Papàs Marco Vincenzo Sirchia (1958), archimandrita dell'Eparchia di Piana degli Albanesi, iconografo e bizantinista[49].
  • Papàs Jani Pecoraro (1962), sacerdote di rito bizantino e studioso, appartenente al clero uxorato della Chiesa Italo-Albanese[50].
  • Zef Giuseppe Barone (1968), iconografo[51][52].
  • Giuseppina Demetra Schirò (1970), bibliotecaria e poetessa[53][54].
  • Pierpaolo Petta (1974?), fisarmonicista e compositore[55].

Di ascendenza albanese erano Enrico Cuccia e Francesco Crispi. Ercole Lupinacci, arbëresh di Calabria, è stato eparca degli albanesi in Sicilia dal 1981 al 1987.

Rilevanti furono alcune personalità naturalizzate arbëreshe, così amanti della cultura albanese e dell'Albania da dedicarci la vita: Mons. Nilo Catalano (1637 – 1694), monaco basiliano e linguista, operante nelle comunità albanesi di Sicilia, in particolare a Mezzojuso, missionario in Albania e arcivescovo di Durazzo[56][57][58][59][60], o il noto Padre Giuseppe Valentini S.J. (19001979), gesuita, albanologo e bizantinista, iniziatore della moderna albanologia[61][62][63][64], residente tra Piana degli Albanesi e Palermo, dove fu professore universitario ordinario di Lingua e Letteratura Albanese.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ I primi albanesi giunti in Sicilia erano stradioti, militari dei vari Principati d'Albania al servizio degli Aragona. Dopo la prima ondata migratoria immediatamente seguente la morte dell'eroe Giorgio Castriota, detto Scanderbeg, la seconda ondata migratoria albanese - che hanno avuto luogo soprattutto nella seconda metà del XV secolo - fu caratterizzata da esuli provenienti dalle zone veneziane della Morea, l'attuale Peloponneso, abitato sin dal XII sec. da popolazioni albanesi che dall'Albania si spostarono più a sud. Esse, pur radicate nel territorio, formarono colonie albanesi che ancora oggi esistono (per saperne di più: Papàs Antonio Bellusci, Schegge di vita arberora : studio-dossier sugli albanesi in Grecia, Centro ricerche socio-culturali G. Castriota, Cosenza 1984 - Papàs Antonio Bellusci, Ricerche e studi tra gli arberori dell'Ellade; introduzione di Aristidhis Kolljas, prefazione di Gjovalin Shkurtaj, Centro ricerche socio-culturali G. Castriota, Cosenza 1994).
  2. ^ Francesco Giunta et al., in Matteo Mandalà (a cura di), Albanesi in Sicilia (PDF) (monografia), unibesa.it. URL consultato il 6 gennaio 2017.
  3. ^ Paolo Petta, Despoti d'Epiro e principi di Macedonia. Esuli albanesi nell'Italia del Rinascimento, Ed. Argo, 2000.
  4. ^ Salvatore Petrotta, Albanesi di Sicilia. Storia e cultura, ESA, Palermo 1966.
  5. ^ Annuario diocesano, Eparchia di Piana degli Albanesi, Palermo 1970.
  6. ^ Adam Robert Yamey, From Albania to Sicily, Londra, 2014, p. 61. URL consultato il 5 giugno 2017.
  7. ^ Guzzardi, Arbëria. Mappa., guzzardi.it. URL consultato il 5 giugno 2017.
  8. ^ In uso anche le varianti meno letterarie arbëreshët e Siçilljës o arbëreshët e Siqilisë.
  9. ^ Eros Capostagno, Gli Albanesi di Sicilia, oocities.org. URL consultato il 12 gennaio 2017.
  10. ^ Trovato 2013, p. 290: «Più che per la lingua, la loro identità e individualità viene percepita per il rito, quello greco-bizantino. Non è un caso, infatti, che a) gli Albanesi fin dal loro primo apparire in Sicilia sono chiamati e si fanno chiamare «Greci»; b) Piana si chiamò «dei Greci» fino al 1941; c) il primo provvisorio insediamento a Mezzojuso si chiamò «Casale dei Greci»; d) l'antico etnico della comunità albanese di Biancavilla è gricioti [...] mentre riciòti sono tuttora chiamati i biancavillesi dagli abitanti della vicina Santa Maria di Licodia. La stessa contrapposizione semantica tra latinu (e derivati) e grecu nel siciliano va riportata con ogni probabilità ai primi decenni della comparsa degli Albanesi in Sicilia».
  11. ^ Giuseppina Li Cauli, Leda Melluso, Storie albanesi di Sicilia. Conversazione con un'arbëreshe, Istituto Poligrafico Europeo, Palermo 2015.
  12. ^ Queste espressioni si possono trovare spesso nelle poesie e nei testi letterari colti, così come in saggi, studi e guide sulla lingua e i costumi degli albanesi di Sicilia e, in generale, degli albanesi. Da ricordare, tra gli studiosi, Zef Valentini (1900 – 1979), noto albanologo e bizantinista, che spesso utilizzava l'espressione Lembo d'Albania in Sicilia all'Università di Palermo o al Royal Institute of the Albanian Studies (Instituti Mbretnuer i Studimeve Shqiptare), l'istituto predecessore dell'Accademia delle Scienze d'Albania.
  13. ^ Guide Rosse, Albania, books.google.it. URL consultato il 6 gennaio 2017.
  14. ^ Claudia Grisanti, Le doppie origini degli albanesi d'Italia, in Internazionale, 9 luglio 2015. URL consultato il 7 gennaio 2017.
  15. ^ Shared language, diverging genetic histories: high-resolution analysis of Y-chromosome variability in Calabrian and Sicilian Arbereshe, nature.com, 1 luglio 2015. URL consultato il 7 gennaio 2017.
  16. ^ Giunta 2003, p. 33
  17. ^ Revue des études sud-est européennes, Volume 16, Academia Republicii Socialiste România, Academia Republicii Populare Romîne
  18. ^ ALBANIA NEWS: Piana degli Albanesi, dal 1488 una comunità albanese nel cuore della Sicilia.
  19. ^ Il rito bizantino continuò a mantenersi a Santa Cristina fino alla seconda metà del XIX secolo, quando la tradizione della messa "arbërisht" cedette a quella "litisht", come risulta dai registri parrocchiali consultati da Giuseppe Chiaramonte Musacchia. Nell'occasione della festa patronale, il 24 luglio, il rito bizantino è ripreso dalla comunità albanese di Santa Cristina. Nella ricorrenza il Vescovo dell'Eparchia di Piana degli Albanesi visita la comunità e la celebrazione religiosa si tiene in albanese.
  20. ^ O mburonjë e Shqipërisë, dal cd Canti Tradizionali degli Albanesi di Sicilia, youtube.com
  21. ^ Composto dal poeta Giuseppe Schirò, invoca la protezione della Madonna dell'Odigitria sugli arbëreshë e sull'Albania. Divenuto un celebre canto della comunità di Piana degli Albanesi, inno comune a tutti i siculo-albanesi, viene intonato ancora oggi in occasione delle feste religiose più significative. Il canto è eseguito su una melodia in tonalità maggiore con tempo 4/4. Esso non ha sostituito, pertanto, il più antico e famoso inno dell'esule albanese in Italia: O e bukura Moré (O bella Morea).
  22. ^ Perta, Carmela, Language decline and death in three Arbëresh communities in Italy. A sociolinguistc study. Phd Thesis, University of Edinburgh, 2004
  23. ^ Pietro Di Marco, Il Monastero Basiliano di Mezzojuso - Note storiche, jemi.it. URL consultato l'08 gennaio 2017.
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Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]