Cinesi in Italia

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Cinesi in Italia
ViaSarpi4.jpg
Via Paolo Sarpi, centro della Chinatown di Milano
 
Luogo d'origineCina Cina
Popolazione309 110 dalla Cina (2018)
LinguaCantonese, mandarino, inglese, italiano
ReligioneAteismo/Agnosticismo, Religione popolare cinese, Buddhismo, Cattolicesimo romano
Gruppi correlatiCinesi, Diaspora cinese

La comunità cinese d'Italia, secondo i dati Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, al 1 gennaio 2018 è composta da 309 110 residenti con cittadinanza cinese,[1] a cui si aggiungono 683 taiwanesi (nel 2019),[2] pari allo 0,4% del totale della popolazione residente in Italia. La comunità di origine cinese quindi è la quarta per numero di residenti, dietro a quella romena, albanese e marocchina.[3]

Demografia[modifica | modifica wikitesto]

La migrazione cinese sarebbe iniziata dopo la prima Guerra Mondiale, quando arrivò a Milano il primo gruppo di cinesi dello Zhejiang, probabilmente attraverso la Francia, dove avevano lavorato nelle fabbriche durante la guerra.[4][5] Attraverso catene migratorie a carattere familiare, altri cinesi dalla stessa regione arrivarono in Italia nei decenni successivi; in ogni caso, la migrazione rimase limitata, considerato che nel 1975 erano registrati solo 402 adulti di nazionalità cinese in Italia.[5]

Un secondo importante flusso migratorio sarebbe iniziato negli anni 80, quando si registrò un importante influsso di migranti dalla regione del Fujian[4], seguiti da emigranti provenienti dal nord-est della Cina negli anni 90[5] e, nei primi anni 2000, da un ulteriore flusso causato dalla chiusura delle grandi industrie e miniere di stato nel Nord del Paese.[4]

Secondo il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, al primo gennaio 2018, "i cittadini di origine Cinese [...] in Italia risultano 309 110, pari all'8,3% del totale dei cittadini non comunitari"[1]. Di questi, circa il 25% sono minori; il 67,5% della manodopera cinese è occupata nei ristoranti o nel commercio, e il 20% nell'industria; oltre la metà della comunità cinese risiede nel Nord Italia, ma ben il 16% dei cinesi in Italia risiede tra le province di Firenze e Prato[1]. Tra le comunità di immigrati, quella cinese è quella che presenta il tasso di disoccupazione più basso, con il 4,5%.[1]

Piemonte[modifica | modifica wikitesto]

Secondo uno studio condotto nel 2010 congiuntamente dal CESNUR e dall'Università di Torino su oltre 4 000 individui della sola comunità cinese di Torino, il 48% di essi sono donne e il 30% minori; il 90% viene dallo Zhejiang. Per quanto riguarda l'occupazione, il 70% lavora nella ristorazione e più del 20% nel commercio.[6]

Religione[modifica | modifica wikitesto]

Religione dei cinesi in Italia
CESNUR 2010[7][8] ISTAT 2011-2012[9]
Religione Percentuale
Religione popolare cinese
  
38,4%
Buddismo
  
13,7%
Chiesa cattolica
  
3,6%
Protestantesimo
  
3,3%
Testimoni di Geova
  
1,1%
Non religiosi
  
39,9%
Religione Percentuale
Buddismo
  
44,4%
Chiesa cattolica
  
5,0%
Protestantesimo
  
2,3%
Testimoni di Geova
  
1,1%
Altre religioni
  
3,8%
Non religiosi
  
44,5%
Sala del Tempio Putuoshan in via Ferruccio, Esquilino, Roma.

Secondo un sondaggio del CESNUR, la maggioranza dei cinesi (59,3%) dichiara di non seguire alcuna religione, il 38,4% seguono la religione cinese, il 31,6% sono buddhisti (il 13,7% buddhisti puri, mentre il resto buddhisti in seno alla religione cinese), l'8% sono cristiani (di cui cattolici 3,6%, protestanti 3,3% e testimoni di Geova 1,1%) e i taoisti sono l'1,1%.[10] Secondo i dati raccolti dall'ISTAT relativi a tutti i cinesi residenti in Italia, il 44,4% sono buddhisti, il 5% cattolici, il 2,3% protestanti, l'1,1% testimoni di Geova e il 3,8% di altre religioni, mentre il 44,5% non sono religiosi.[9]

Molti cinesi, anche quelli che si dichiarano non religiosi, praticano nel privato i culti di varie divinità, quali il Dio del Suolo (Tǔshén 土神) e il Dio della Prosperità (Fúshén 福神) cui sono dedicati riti all'inaugurazione delle attività imprenditoriali, e le cui statue sono presenti negli altari domestici, degli esercizi commerciali e dei ristoranti, insieme alle statue di altri dèi quali gli Otto Immortali (Bāxiān 八仙) e la Dea della Misericordia (Guānyīn 观音). Tra i Cinesi d'Italia è molto presente anche la tradizione rituale taoista-sciamanica della Dama di Linshui (Línshuǐ fūren 临水夫人), che è endemica della zona di provenienza della maggior parte di essi (Zhejiang).[11]

I Cinesi d'Italia hanno fondato diversi luoghi di culto nella penisola, di cui quelli formali comprendono:

  • Templi del buddhismo cinese:
    • "Tempio Buddhista del Monte Putuo" (Putuoshan si 普陀山寺) a Roma, Esquilino, di tradizione Chán — fondato nel 2005 da cinesi del continente, affiliato allo Zhongtai Chansi 中台禪寺 a Taiwan e ai templi del sacro Monte Putuo nello Zhejiang — nel 2013 la comunità ha fondato il "Tempio della Virtù Fiorente" che ne è divenuta sede principale, mentre il Putuoshan si rimane come tempio sussidiario;[12]
    • "Tempio Buddhista del Fiore Universale" (Puhua si 普花寺) a Prato, di tradizione Terra Pura — fondato nel 2009, affiliato allo Shuilu si 水陸寺 di Wenzhou, Zhejiang;[12][13]
    • "Tempio Buddhista della Virtù Fiorente" (Huayi si 華義寺, ma Huayi si presta anche all'interpretazione "Cina-Italia", essendo Hua e Yi anche i nomi brevi per i due Paesi) a Roma, Prenestino, di tradizione Chán — fondato nel 2013 come sede maggiore per la comunità del Putuoshan si;[12][14]
    • "Tempio Buddhista del Luminoso Splendore" (Huigao si 慧杲寺) a Desio, Monza e Brianza — fondato nel 2015;[15]
    • "Tempio Chan del Risveglio (Bodhi)" (Puti chanxiu zhongxin 菩提禪修中心) a Prato, di tradizione Chán — fondato nel 2016, è un tempio sussidiario dello Huayi si di Roma;[12]
    • "Tempio Longquan di Napoli" (Nabulesi Longquan daochang 那不勒斯龍泉道場), non-settario — fondato nel 2016, è un tempio sussidiario del Tempio Longquan (Longquan si 龍泉寺) di Pechino e del Tempio Jile (Jile si 極樂寺) in Fujian;[12]
    • "Tempio Longquan di Firenze" (Fuluolunsa fotang 佛羅倫薩佛堂), non-settario — fondato nel 2018, è un altro tempio sussidiario del Tempio Longquan di Pechino e del Tempio Jile in Fujian.[12]
    • "Monastero Buddhista del Tesoro del Loto" (Huazang si 花藏寺) a Campi Bisenzio, Firenze, di tradizione Chán — in costruzione nel 2019, sarà un grande monastero affiliato allo Zhongtai Chansi 中台禪寺 di Taiwan.[16]
  • Templi dell'organizzazione religiosa popolare cinese Yiguandao (一贯道) — chiamati 佛堂 fotang, "sale del risveglio":
    • "Tempio Yiguandao dei Cinesi di Palermo" (Balemo Huaren fotang 巴勒莫华人佛堂) — fondato nel 2008;
    • "Tempio Yiguandao della Grazia" a Roma, Torpignattara — fondato nel 2011.[17][18]

Più rappresentata che nella stessa Cina e nella provincia di origine della maggior parte dei Cinesi d'Italia è la comunità cinese cristiana, specialmente affiliata alla Chiesa evangelica cinese, la quale gestisce varie sale di culto in diverse città italiane.[11] Allo stesso modo hanno una buona presenza tra i cinesi residenti in Italia i testimoni di Geova.[11] Inoltre, molte centinaia di cinesi residenti in Italia sono rifugiati appartenenti a organizzazioni religiose considerate socialmente pericolose e dichiarate illegali dal governo della Cina, quali la Chiesa di Dio Onnipotente d'ispirazione cristiana e il Falun Gong d'ispirazione buddhista-taoista.[11]

Integrazione[modifica | modifica wikitesto]

Uno scorcio della Chinatown di Roma, nel Quartiere Esquilino. Roma, insieme a Milano e Prato, ospita la più numerosa comunità cinese in Italia.
La "Chinatown di Prato", che insieme a quelle di Roma e Milano è la più grande e importante d'Italia.

Negli anni non sono mancate situazioni di tensione, generate da un'integrazione talvolta difficile. Nel 2007, parecchie decine di cinesi hanno sfilato per le strade di Milano per protestare contro la discriminazione subita.[19] La città di Treviso ha ordinato ai negozi gestiti da cinesi di togliere le loro lanterne perché sembravano "troppo orientali".[20]

In generale, è nelle grandi città dove risiedono le comunità più numerose che contrasti e differenze tendono inevitabilmente ad amplificarsi, specie laddove le attività economiche cinesi entrano in concorrenza con quelle italiane, com'è accaduto a Prato nel settore tessile.[21][22] Al tempo stesso, è proprio in tali realtà che gli immigrati di seconda generazione, nati e cresciuti in Italia, cominciano a chiedere maggiore attenzione e a cercare di integrarsi sempre di più.[10]

Comunità cinesi per città[modifica | modifica wikitesto]

Noti italiani di origine cinese[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d La comunità Cinese in Italia (PDF), Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, 2018.
  2. ^ Taiwanesi in Italia, tuttitalia.it
  3. ^ Cittadini Stranieri. Bilancio demografico anno 2010 e popolazione residente al 31 dicembre - Tutti i paesi di cittadinanza Italia, Istat, 31 dicembre 2010. URL consultato il 1º novembre 2011 (archiviato il 25 gennaio 2012).
  4. ^ a b c Analisi ed elaborazione dati sull'immigrazione cinese in Italia (PDF), OIM – Organizzazione Internazionale per le Migrazioni - Missione di collegamento in Italia e di coordinamento per la Regione del Mediterranee, 2009.
  5. ^ a b c Anna Mardsen, Chinese descendants in Italy: emergence, role and uncertain identity, in Ethnic and Racial studies, vol. 37, 2014.
  6. ^ Torino: l'integrazione dei cinesi passa per le seconde generazioni. Indagine del Cesnur sulla comunità del capoluogo piemontese, su immigrazioneoggi.it. URL consultato il 28 agosto 2010 (archiviato dall'url originale il 22 luglio 2011).
  7. ^ Pierluigi Zoccatelli; Religione e religiosità fra i cinesi a Torino. "Religione cinese", identità secolare e presenze di origine cristiana. In: Luigi Berzano, Carlo Genova, Massimo Introvigne, Roberta Ricucci, Pierluigi Zoccatelli; Cinesi a Torino: la crescita di un arcipelago; Il Mulino, 2010. ISBN 9788815137913. p. 223: «In conclusione il risultato dell'indagine, per quanto riguarda l'atteggiamento religioso dei cinesi a Torino, sembra essere così descritto: l'identità secolare – 39,9% – ricomprende poco meno della metà della popolazione. Il resto ha qualche forma di credenza o di pratica religiosa. Circa la metà di costoro può essere inserito nella categoria della "religione cinese", all'interno della quale predomina il riferimento buddhista. L'"identità buddhista forte" interessa il 13,7% del campione, mentre il 3,6% è cattolico, il 3,3% protestante e l’1,1% Testimone di Geova.»
  8. ^ Pierluigi Zoccatelli. Religion and Spirituality among the Chinese Immigrants in Turin, Italy. 2009 CESNUR Conference, Salt Lake City, Utah, 11–13 giugno, 2009.
  9. ^ a b Appartenenza e pratica religiosa tra i cittadini stranieri, su www.istat.it, 30 ottobre 2014. URL consultato il 22 ottobre 2017.
  10. ^ a b Pierluigi Zoccatelli, Religione e spiritualità fra gli immigrati cinesi a Torino, in CESNUR, 31 novembre 2009. URL consultato il 1º novembre 2011.
  11. ^ a b c d Daniele Brigadoi Cologna. Le religioni dei cinesi in Italia. Torino World Affairs Institute, 6 maggio 2019.
  12. ^ a b c d e f Ester Bianchi (2020). The Puhua si 普華寺: Longing for Trustworthiness and Recognition – Transformations in the Religious Identity and Institutional Affiliation of the Chinese Buddhist Temple in Prato. Journal of Chinese Buddhist Studies, 33: 171–202. ISSN 2313-2000, e-ISSN 2313-2019.
  13. ^ "Tempio Buddista Pu Hua Si", tripadvisor.it
  14. ^ "Tempio Buddista Hua Yi Si", tripadvisor.it
  15. ^ "米兰慧杲寺", huarenjiewang.com
  16. ^ "Monastero Buddhista Tesoro del Loto", Monastero Chung Tai Chan, 6 ottobre 2019.
  17. ^ Roma: inaugurazione tempio a Torpignattara, www.tvreporter.it.
  18. ^ Giacomo Tessaro. I Kuan Tao: la via che conduce all'Uno. Metropolitan Community Church, 29 febbraio 2020.
  19. ^ Dacid Willey, Milan police in Chinatown clash, in BBC News, 13 aprile 2007. URL consultato il 22 aprile 2008.
  20. ^ Oriental decor not allowed, in Taipei Times, 8 maggio 2007. URL consultato il 22 aprile 2008.
  21. ^ Rachel Donadio, Chinese Remake the ‘Made in Italy’ Fashion Label, in New York Times, 12 settembre 2010. URL consultato il 04-05-20114.
  22. ^ Gabriele Villa, Chinatown, le città invisibili nel cuore d'Italia, in ilgiornale.it, 15 aprile 2007. URL consultato il 29 novembre 2011.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]