Tolve

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Tolve
comune
Tolve – Stemma Tolve – Bandiera
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Basilicata-Stemma.svg Basilicata
ProvinciaProvincia di Potenza-Stemma.png Potenza
Amministrazione
SindacoPasquale Pepe (lista civica di centro-destra) dal 31-5-2015
Territorio
Coordinate40°42′N 16°01′E / 40.7°N 16.016667°E40.7; 16.016667 (Tolve)Coordinate: 40°42′N 16°01′E / 40.7°N 16.016667°E40.7; 16.016667 (Tolve)
Altitudine568 m s.l.m.
Superficie128,69[1] km²
Abitanti3 240[2] (31-12-2016)
Densità25,18 ab./km²
Comuni confinantiAlbano di Lucania, Cancellara, Irsina (MT), Oppido Lucano, San Chirico Nuovo, Tricarico (MT), Vaglio Basilicata
Altre informazioni
Cod. postale85017
Prefisso0971
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT076090
Cod. catastaleL197
TargaPZ
Cl. sismicazona 2 (sismicità media)
Nome abitantitolvesi
Patronosan Rocco
Giorno festivo16 agosto - 16 settembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Tolve
Tolve
Tolve – Mappa
Posizione del comune di Tolve all'interno della provincia di Potenza
Sito istituzionale

Tolve è un comune italiano di 3 240 abitanti[2] della provincia di Potenza in Basilicata.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Tulbium è l'antico nome di Tolve. Il paese, 30 km a nord-est di Potenza, sorge su uno sperone arenario su cui si sviluppa il rione castello, a 568 metri sul livello del mare, alla confluenza dei corsi del torrente Castagno con la fiumara del Bosco. La collina è circondata da monti alti fino a 1000 metri, ricoperti di boschi abitati da una fauna variegata, tra cui vanno segnalati il lupo appenninico ed il cinghiale.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Età preistorica[modifica | modifica wikitesto]

Dell'età preistorica sono giunte a noi, almeno finora, solo tracce. Due insediamenti neolitici, risalenti al 2800-2500 a.C. sono stati ritrovati alle falde del monte Moltone (816 m) e in località Magritiello. Si tratta di villaggi composti di capanne neolitiche con materiali di risulta di scarso valore, importanti tuttavia perché attestano la frequentazione del luogo già nel III millennio a.C. grazie alla sua posizione strategica.

Alcuni studiosi hanno ipotizzato frequentazioni neolitiche delle numerose grotte che caratterizzano il territorio, come farebbero pensare incisioni rupestri ritenute autentiche e ritrovate sulle pareti delle grotte stesse.

Età arcaica[modifica | modifica wikitesto]

Le testimonianze di età arcaica sono decisamente più ricche, sono stati infatti ritrovati numerosi insediamenti, anche di notevole interesse storico ed archeologico. La Basilicata nell'epoca arcaica era abitata dal popolo dei Lucani, che si fa risalire al mitologico re Italo, da cui deriverebbe l'attuale nome di Italia.

I ritrovamenti più noti sono quello della tomba di un guerriero lucano, in località Cappuccini, del quale restano un elmo di tipo corinzio, uno schiniere in bronzo ed un frammento della spada. Si tratta sicuramente della tomba di un personaggio di rango, vissuto tra il VII ed il V secolo a.C.

Età ellenica[modifica | modifica wikitesto]

Tra il VII ed il IV secolo a.C. la presenza umana a Tolve si fa più importante, in relazione alle numerose ed evolute comunità nel territorio. Nella vicina Serra di Vaglio il tempio della Dea Cibele è una testimonianza dei culti di divinità di tradizione italica a cui si affiancavano le tradizioni di origine greca. A questo periodo (IV secolo a.C.) risalgono le ville del Moltone e di piana San Pietro, case coloniche di grandi dimensioni, dotate di comfort evoluti per l'epoca (al momento del ritrovamento il bagno della villa del Moltone era il più antico esempio al mondo di bagno con condotte di scarico), autonome per la produzione di suppellettili e abbellite con elementi decorativi che, seppur rozzi, testimoniano lo spirito evoluto degli abitanti. Sono stati ritrovati elementi fittili e decorazioni che dovevano regalare al prospetto della villa una visione elegante ed imponente a chi vi si avvicinava dalle pendici del Moltone. La villa aveva un cortile con impluvium su cui gravitavano un'area residenziale con 4 stanze ed un piccolo ma funzionale impianto termale ed un'area di servizi per la produzione di suppellettili (una fornace attiva sino al momento dell'incendio che distrusse la villa stessa) e per la custodia degli animali.

La villa venne abitata stabilmente fino al III secolo a.C., quando, anche a causa delle razzie delle truppe di Annibale, il territorio fu progressivamente abbandonato dalle numerose unità rurali di cui si ha traccia.

Epoca romana[modifica | modifica wikitesto]

Dalla fine del III secolo al I secolo le tracce di presenza umana stabile sono piuttosto scarse. Si deve arrivare al periodo imperiale per ritrovare segni di una presenza stabile documentata dalla già citata villa di San Pietro, corredata anch'essa di un impianto termale e di pavimentazioni a mosaico dell'età tardo-imperiale e della villa di Piforni. La villa di San Pietro, il cui impianto originale risale al IV secolo a.C., viene abitata a più riprese, soprattutto nel III secolo d.C. e sono state ritrovate tracce di frequentazioni fino al XIII secolo. Numerosi frammenti di colonne romane, di iscrizioni funerarie e di monete di età augustea sono la testimonianza della riabitazione del territorio da parte di autoctoni che ritornano nelle campagne ridiventate sicure dopo l'affermazione dell'Impero di Roma.

Un elemento molto discusso è il cosiddetto Ponte Vecchio o Ponte del Diavolo la cui struttura originaria è di chiaro impianto romano e modificata in epoca medioevale. Alcuni studiosi affermano che è stato costruito in epoca medioevale, ma altri ritengono che vi siano passate le truppe di Gaio Terenzio Varrone di ritorno a Roma, sconfitte nella battaglia di Canne da Annibale.

Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

In epoca medioevale, Tolve conosce un'ampia espansione dell'attuale abitato. Lo stemma del comune, con un castello a tre torri, ha fatto pensare all'esistenza nel paese di una struttura castellare, ma Tolve non ha mai avuto un castello bensì una fortificazione muraria che avvolgeva tutto il borgo antico, l'attuale centro storico. All'interno del borgo numerose abitazioni e botteghe artigiane raccontano una vita attiva che ne struttura definitivamente le caratteristiche di centro agricolo-pastorale-artigiano conservato fino ai giorni nostri. La dominazione longobarda lascia molte tracce negli usi e nelle abitazioni dei centri fortificati lucani, poi modificati durante la dominazione normanna. A quest'epoca risale la fortificazione dell'attuale rione castello, di cui restano le scarse tracce sopravvissute ai terremoti e all'incuria dell'uomo. Un altro documento importante è datato 1001: si tratta di un documento bizantino, sottoscritto dal catapano Gregorios Tarkaneiotes[3], che nell'ambito di una contesa territoriale con la vicina città fortificata (kastron) di Tricarico cita Tolve (Toulbas) riportando anche i nomi di cinque suoi cittadini. Tra essi, oltre a Goinandos, Pancratios, Giovanni di Kara e suo figlio, spicca un Sighenoulphos (nome che tradisce la sua origine longobarda). Tra il IX e l'XI secolo il paese rappresenta insieme ad Acerenza la linea di confine tra il mondo cattolico e il mondo bizantino, di cui si conserva traccia nell'antica chiesa del Purgatorio del IX secolo.

In epoca successiva il paese è occupato dai Normanni e nel 1250 il feudatario di Tolve è il conte Galvano, zio materno di Manfredi.

Dal Medioevo al Rinascimento[modifica | modifica wikitesto]

Tra il 1300 ed il 1500 il feudo di Tolve passa di mano in mano dagli ungheresi ai francesi, e conosce un periodo di prosperità per la fervida attività artigianale nella produzione di armi da fuoco.

Centro fortificato gotico e longobardo, venne successivamente inglobato dai Normanni nella Contea di Tricarico. Nel 1647/48 partecipò ai moti antispagnoli, e nel 1799 all'insurrezione repubblicana.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[4]

Festa tradizionale di San Rocco[modifica | modifica wikitesto]

Processione di San Rocco a Tolve

Tra i tanti paesi del Mezzogiorno d'Italia in cui il Santo di Montpellier è venerato e festeggiato, un posto di rilievo va senza dubbio riconosciuto a Tolve, vista la lunga tradizione e la vivacità del culto per il santo che ogni anno richiama, nella duplice ricorrenza della festa, 16 agosto e 16 settembre, decine di migliaia di pellegrini da tutta la regione e dalle regioni vicine, come testimoniano le migliaia di ex voto conservati nella "Casa del Pellegrino". In entrambe le occasioni, a mezzogiorno, si svolge una solenne processione per le vie del paese. La statua di San Rocco è portata a spalla dai devoti per le vie cittadine in un solenne corteo che si apre con i Confratelli del Purgatorio in tunica bianca e mantellina rossa. Seguono i pellegrini scalzi, con i ceri delle varie compagnie di appartenenza, artisticamente disposti su basi di legno e raffiguranti chiese, campanili e altre strutture sacre. La vera folla dei pellegrini, di cui alcuni pure scalzi, è quella che segue la Statua e accompagna la processione con un canto tradizionale; La storij r' Sand'Rocc', composto da cento versetti sulle traversie della vita umana e sulla gloria del Santo patrono. In occasione dell'evento festivo la statua è ricoperta da un manto d'oro realizzato componendo i numerosissimi ex voto donati al Santo per testimoniare il particolare legame di devozione e testimoniare le Sue virtù taumaturgiche. Scrive in proposito Carlo Levi nel suo Cristo si è fermato a Eboli:

«Il discorso cadde così sui santuari e sui santi, e sul San Rocco di Tolve, un Santo di cui io stesso ho potuto conoscere, per prove e favori personali, la particolare virtù. Tolve è un villaggio vicino a Potenza, e c'era stato in quei giorni un pellegrinaggio, come tutti gli anni, al principio di agosto. Uomini, donne e bambini vi concorrono da tutte le province circostanti, a piedi, o sugli asini camminando il giorno e la notte. San Rocco li aspetta, librato nell'aria, sopra la Chiesa. “Tolve è mia, e io la proteggo” dice San Rocco nella stampa popolare che lo rappresenta, vestito di marrone con la sua aureola d'oro, nel cielo azzurro del paese».

La festa di San Rocco di Tolve è celebrata anche in alcune città estere, come Santiago del Cile[5].

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Tolve nella letteratura[modifica | modifica wikitesto]

Tolve viene menzionato in almeno 3 libri: in Cristo si è fermato a Eboli di Carlo Levi, in Rosso cardinale di Peter Nichols, in I fuochi del Basento di Raffaele Nigro.

Nelle pagine che seguono è tracciata in linee estremamente sommarie la storia di chiese, monasteri extramoenia e cappelle rurali esistenti nell’ambito del territorio di Tolve che anche se abbandonate all’incuria e al degrado sono una forte testimonianza della vitalità religiosa e civile della comunità Tolvese nei secoli passati; una inequivocabile conferma che da Tolve sono passati lasciandone traccia Bizantini, Romani e monaci greco-ortodossi provenienti da Costantinopoli. Viene così smentita l’immagine di una Tolve serrata negli usi, tagliata fuori dalla civiltà, ma al contrario Tolve appare come una terra di passaggio fin dai remoti tempi della Magna Grecia. Esse sono state oggetto di svariate indagini, ciò nonostante sulla ricostruzione della storia di alcune permangono zone d’ombra.

Alla fine del XII secolo, Tolve ospitò delle fondazioni verginiane presenti in numero massiccio nella Basilicata. Nella vicina Tricarico San Guglielmo da Vercelli aveva fondato uno dei primi monasteri della nuova congregazione monastica, dopo la fondazione di Montevergine nell’Irpinia i nuovi monaci saranno presenti con numerose chiese nei paesi lucani. Una Bolla di Papa Celestino II del 1197 autorizzava due comunità monastiche a risiedere a Tolve, e ad erigere due chiese extramoenia, quella di Santa Maria Dell’Olivo e quella di Santa Margherita con annessi due monasteri. Delle due chiese non sono rimaste molte tracce, ma sia il toponimo, sia parte di edifici ancora esistenti portano ad identificare quella di Santa Maria dell’Olivo con la chiesa triabsidata, abbandonata ancora visibile all’entrata del paese nei pressi di un’antica mulattiera. Della Chiesa di Santa Margherita, invece, non sono pervenute nemmeno queste labili tracce. Ma la sua presenza risulta da alcuni documenti quali alcuna sottoscrizione e una decretale di un abate del 1220 dove risultava che le due chiese in oggetto erano cresciute grazie alla costituzione di un priorato diretto da un certo frate Bartolomeo Pegnia di Sarmiento. Di particolare valore e importanza storica è il diploma di Federico II del 1220 che attesta la presenza di entrambe le chiese nel territorio di Tolve. Altre fonti che testimoniano l’esistenza delle due chiese sono le bolle di Alessandro IV e Urbano IV. “In territoriae Tulbiae ecclesias Sanctae Mariae de Olivos et Sanctae Margheritae cum domibus, redditibus et possessionibus suis” Regg. ( 2108-2131 ). La vita dei due monasteri verginiani scorreva lenta e operosa, non avvertendo niente dei continui turbamenti politici cui era soggetto il Regno di Napoli, dovuti alle scorribande degli Aragonesi e al passaggio della dominazione dei francesi e degli spagnoli. La religiosità e la spiritualità del paese erano vivacizzati insieme dalle due comunità monastiche. Un’intesa profonda e radicata legava quei monaci alla gente di Tolve. La vita all’interno e all’esterno dei due piccoli monasteri era amministrata con fermi e rigorosi principi. All’interno dei due monasteri oltre all’ufficio divino con continue orazioni e celebrazioni di messe conventuali, molta importanza veniva data al lavoro manuale, un aspetto della Regola sconosciuto alle precedenti comunità monastiche. Il lavoro costituiva un mezzo per vincere l’ozio, per allontanare le insidie della vita sedentaria, oltre che per garantire l’indipendenza economica del monastero. Questo rilievo dato al lavoro permise ai monasteri verginiani di entrare con determinazione nel tessuto sociale, e la cultura del lavoro venne vista come strumento di lotta e di propaganda per fare proseliti alla Chiesa. Il mondo esterno non andava detestato, né si doveva sfuggire da esso come pretendeva la regola francescana ma al contrario era necessario affrontarlo. All’ascesi i monaci delle due chiese preferivano l’azione e il confronto delle idee. La presenza dei monaci verginiani a Tolve si era arricchita delle moderne professioni teologiche. Questo indirizzo dell’attività monastica a Tolve fu di vitale importanza per lo sviluppo economico del paese e per il rinnovamento dell’assetto sociale. Venne ribaltato infatti il vecchio equilibrio sull’acceso dualismo fra il Feudo e la Municipalità. Il monastero di Santa Maria dell’Olivo resistette a tutti i turbamenti politici del regno di Napoli; ma purtroppo i documenti che lo riguardano sono andati tutti dispersi o distrutti. Si sa però che nell’agosto del 1543 priore delle due chiese era fra Paolo Saracino, il quale si trovò al centro di un increscioso episodio. L’episodio è narrato in un memoriale inviato dallo stesso frate alla Santa Sede. Da questo memoriale si evince che un podere confinante con il monastero fu sottratto dal priore Saracino ad un colono che in precedenza aveva trascurato alcuni lavori e fu affidato ad altre persone. Il primo colono non rassegnato a subire quella provocazione poiché voleva ritornare in possesso del fondo, si recò là mentre un gruppo di operai lo stava lavorando. Dopo averne offesi alcuni ne scaturì una rissa nella quale rimase ucciso un operaio per opera del colono. Il frate, intervenuto personalmente riuscì a catturare l’omicida consegnandolo nelle carceri del feudatario Fabrizio Pignatelli, il quale, lo mise a morte dopo un sommario processo. Il monastero di Santa Margherita dell’Olivo fu prima profanato e poi soppresso nel 1567 a seguito della riduzione dei monasteri, e fu venduto al magnifico Francesco Trasente di Tolve, la ratifica della vendita avvenne a Montevergine il 5 gennaio 1569. Quando poi l’8 marzo del 1569 una parte del ricavato di questa vendita fu impiegata in un capitale fruttifero, fu stabilito espressamente che si trattava del ricavato della vendita del monastero di Santa Margherita dell’Olivo. Il 1 agosto del 1580, il Vicario Generale della congregazione dei verginiani, D. Scipione Silvestro, ritenendo la vendita incauta in quanto effettuata a danno e pregiudizio della congregazione medesima, cercò di recuperare i beni venduti e di riportare il monastero alla sua antica funzione. A questo scopo Scipione Silvestro costituì come suo procuratore frate Paolo Letizia di Tolve che si era offerto di recuperare quei beni addossandosi le spese. Il fatto poi che il monastero non figurava più nei registri delle famiglie verginiane né di esso vi era traccia, sia nella “riduzione” del 1596, sia nel “breve” di Paolo V del 1611, e sia ancora in quelli di Urbano VIII del 1629 e di Innocenzo X del 1652, testimonia che il tentativo di recupero fatto dall’ultimo priore di Santa Maria dell’Olivo non ebbe nessun effetto e quindi la storia di quel monastero si chiude definitivamente il 5 gennaio del 1569 con la ratifica. Il monastero di Santa Margherita invece molto probabilmente fu incendiato a causa di contrasti sorti tra i monaci e la municipalità. Delle due chiese è tutt’ora visibile solo quella di Santa Maria, nell’omonima contrada fuori dall’abitato di Tolve. Attualmente la chiesa è in proprietà a privati, è di difficile accesso ed è stata adibita ad ovile. È triabsidata, le navate minori avevano una volta a crociera, la maggiore con molta probabilità aveva una struttura a capriate lignee. Gli archi sono ancora esistenti, le crociere e gli archivolti delle navate sono a sesto acuto e testimoniano, nella pietra, lo splendore della chiesa stessa. Inoltre della chiesa sono ancora visibili il bassorilievo medievale della Madonna della neve, e due acquasantiere in pietra.

 Un’altra chiesa extramoenia era il convento cappuccino di Sant’Antonio da Padova che, in prosieguo di tempo con l’espansione del centro abitativo è stato inglobato all’interno del nucleo urbano del paese. Tale convento fu fondato a Tolve da Crisostamo da Rivello, nel 1568, anche se altre fonti riportano il 1583 e il 1588. L’istanza per avere tale convento fu avanzata dalla municipalità locale che si era appena svincolata dai Pignatelli di monte Leone, che mise a disposizione il suolo per il fabbricato e per l’orto, e si addossò tutte le spese per la costruzione. Una volta ottenuto il permesso dal generale dell’ordine e dall’arcivescovo di Acerenza, Sigismondo Saraceno iniziarono i lavori che andarono avanti con alacrità. L’impianto era costituito da due piani. Al piano terreno furono sistemate le foresterie, la cucina, il refettorio e la cantina; al piano superiore invece diciannove cellette per l’abitazione di altrettanti frati. La chiesa, piccola e semplice, ma pulita e arredata di quanto necessario per lo splendore del culto fu dedicata alla Madonna dell’Olivo, la cui immagine era impressa nel sigillo del convento ereditando la dedicazione della chiesa verginiana di Santa Maria dell’Olivo chiusa al culto nel 1567 tant’è che il Convento veniva chiamato convento di Santa Maria dell’Olivo o di Sant’Antonio dei frati cappuccini. Tutto l’arredo sacro acquistato da Francesco Trasente venne passato al convento dei cappuccini insieme al terreno dove lo stesso fu edificato. La distanza del Convento dal centro abitato secondo una relazione del 1650 fu misurata “Contando dall’abitato due tiri di archibugiate”. Il convento presenta una facciata semplice e l’interno è costituito da due navate con ampi e solidi archi. Il convento ebbe momenti importanti tanto che già nel Seicento era presente una scuola, uno studium, che preparava i novizi della provincia al sacerdozio. La popolazione tolvese aveva stabilito con questi monaci conventuali un profondo legame ed era molto devota tanto da ornare la chiesa con stucchi e donare molti altari lignei di fattura pregevole. Inoltre erano molte le persone che preferivano essere sepolte sotto la cappella del convento. Questi frati conventuali erano tenuti in grande considerazione perché obbedivano alla regola di San Francesco. Dal 1650 al 1671, si avvicendarono superiori e guardiani tolvesi tra cui padre Ludovico (Andrea Porfidio) e padre Antonio (Scipione d’Acuzzo), sotto la cui direzione il convento raggiunse l’espressione più significativa. La vita dei monaci era improntata alla preghiera e al lavoro. Essi furono infatti maestri di mestieri e di cultura, erano dediti alla povertà e all’umiltà. I cappuccini furono mandati via con l’esproprio fatto dallo stato italiano nel 1861, ed il convento fu prima adibito a caserma dei carabinieri, poi a mattatoio, alcuni terreni del convento vennero utilizzati per fondare il cimitero. Al momento della soppressione c’erano sette frati dichiarati politicamente pericolosi perché “reazionari”. Recentemente la Comunità di Tolve con l’intervento della Soprintendenza Archeologica di Basilicata che ha effettuato opera di consolidamento e restauro, si è riappropriata di quest’ultima Chiesa-Convento.

 Subito dopo la costruzione del convento cappuccino di Sant’Antonio ci fu la costruzione dell’insediamento dei conventuali di San Francesco. La fondazione del convento della Santissima Annunziata di Tolve si può collocare nell’ultimo ventennio del XVI secolo, i lavori di realizzazione si protrassero per circa quaranta anni e, stando alla data riportata sull’architrave del portale della chiesa annessa, terminarono nel 1637. Ad esso fu annesso anche un importante studio di teologia. La differente concezione insediativa dei due ordini monastici è percepibile nell’ubicazione delle due strutture conventuali. La prima, quella dei cappuccini fu posizionata lontana dal centro abitato, in modo che i frati non fossero coinvolti nella vita sociale del paese, mentre i fedeli potevano percorrere un tragitto che rappresentava una trasposizione simbolica del pellegrinaggio verso un luogo Santo. Il Convento dei Francescani invece fu costruito ugualmente in posizione extramoenia ma a ridosso del centro urbano. Tale scelta non fu assolutamente casuale. Era una disposizione statuaria: i Conventuali Francescani volevano prendere parte alla vita sociale del paese. Il convento ha una struttura imponente che si dipana intorno ad un nucleo principale rappresentato da un chiostro quadrilatero al cui centro vi è una cisterna in cui confluiva l’acqua piovana che veniva purificata attraverso un meticoloso sistema di filtraggio. La facciata principale si affaccia sull’attuale corso Emanuele che si dirama proprio fuori le mura dell’antico centro abitato. Attigua vi è la chiesa che si presenta con un’unica navata a sei nicchie ospitanti dipinti seicenteschi del pittore tricanicese Pietro Antonio Ferro che operò per conto dei Francescani intorno al 1620. Questi dipinti rappresentano un’Annunciazione, lo svenimento della Vergine ai piedi della Croce di Sant’Antonio Abate, San Leonardo e Santa Chiara, la Madonna con bambino e Sant’Eligio, la Deposizione di Cristo, la Madonna con bambino e i Santi Ludovico e Agostino, Sant’Antonio e San Francesco. Pregevole è la cantoria che ospita un organo a canne perfettamente funzionante. La zona del coro è in posizione sopraelevata e chiusa dall’altare preconciliare con due aperture laterali che immettono nella sagrestia, dove sotto la pala absidale vi è il dipinto del martirio di Santo Stefano. La Chiesa per circa trent’anni fu anche sede dell’Arciconfraternita del Glorioso San Rocco. I confrati si erano trasferiti nel 1893 per problemi inerenti alla loro struttura e per il crollo della loro Chiesa, ad esse operarono alcune modifiche all’interno della nuova sede. Anche per questo complesso conventuale l’avvento del governo murattiano segnò la fine delle attività e l’abbandono della struttura da parte della comunità francescana. In seguito la struttura ha ospitato una serie di uffici pubblici quali il Municipio tolvese, la Pretura circoscrizionale e le vecchie scuole elementari. Dopo il sisma del 1980 che aveva fortemente danneggiato la Chiesa ed il convento, la struttura è stata oggetto di lavori di restauro terminati negli anni 90 che l’hanno riportata ad antichi splendori. Attualmente la chiesa è stata di nuovo chiusa al culto per lavori di restauro.

 Un’altra chiesa extramoenia di cui si hanno poche e labili informazioni è la chiesa di San Vito che afferiva alla commenda di San Giovanni di Barletta e San Sepolcro di Brindisi. La descrizione di tale chiesa, con la sua ubicazione, è riportata nel Cabreo della stessa commenda redatto nel 1741. Questo è un documento molto importante che fornisce informazioni circa l’ubicazione, le dimensioni e l’orientamento della chiesa. La chiesa era ubicata in posizione extramurale nella Contrada della Croce, su una piccola collinetta che si erigeva tra le attuali via Roma e largo Pisacane, e inglobava una parte dell’area dove attualmente sorge il palazzo della famiglia Mattia. Le dimensioni erano di circa 6,5 metri di lunghezza e 4,75 metri di larghezza. L’entrata era in direzione dell’attuale via Roma, al suo interno vi era solo un altare ed alcune suppellettili. I cittadini di Tolve la chiamavano anche chiesa della Croce, dal nome della contrada su cui sorgeva e di cui ancora oggi rimane il toponimo nell’indicazione del rione. Nel Cabreo del 1795 la chiesa non è più menzionata, e questo porterebbe a pensare che essa era andata distrutta. Di essa attualmente rimane solo un portale di una probabile entrata laterale, che è stato murato in quanto intorno ad esso si sono costruite delle abitazioni.

 Nella seconda metà del XVII secolo a seguito della peste che sconvolse le Province del Regno di Napoli la sepoltura dei morti divenne un problema per tutti i centri abitati e, quindi a protezione e tutela delle anime dei morti appestati fu costruita la cappella rurale della Madonna del Carmine. Questa piccola chiesa extramoenia venne ubicata in Contrada Fiumara, lungo la confluenza dei torrenti Bosco e Castagno. Quando cessò l’emergenza della sepoltura l’attenzione e la devozione dei tolvesi verso la Madonna continuarono e, si rafforzarono sempre di più. La tradizione vuole che il sedici luglio, i devoti si rechino in processione alla Cappella al seguito di diverse ragazze per offrire preghiere alla Madonna raffigurata in un bellissimo affresco dietro l’altare maggiore, che è visibile solo in parte. La piccola chiesa prima del lungo periodo di abbandono era anche un punto di riferimento e di sosta di breve preghiera per tutti i passanti che si recavano a lavorare nei campi. In questi ultimi anni la cappella è stata oggetto di studio di un progetto della scuola primaria di Tolve e, pertanto è stata restaurata con il contributo dell’intera comunità locale ritornando agli antichi splendori. Un ampio sagrato lastricato in pietra naturale anticipa l’ingresso al saccello con portale lapideo a timpano spezzato. Internamente la pianta è rettangolare con pavimentazione rivestita da mattonelle in cotto e copertura a volta a crociera intonacata. Sulla parete absidale a sinistra è inserito un altare di marmo del XIX secolo. Qui si conserva la statua della Madonna che viene portata in processione il giorno della sua festa. Davanti all’antico altare maggiore preconciliare, recentemente è stato posto un piccolo altare di legno. Un ambone mobile di legno a pianta esagonale, con la rappresentazione lungo il lato frontale di due cerve che si abbeverano al calice. Vi è poi un leggio con piano di lettura fortemente inclinato. La copertura esterna è a capanna in coppi di cotto. Sul tetto accanto all’edicola ospitante la statuetta della Madonna del Carmine, si erge la piccola cella della campanaria a capanna.

 Risalirebbe alla fine del XVII secolo la costruzione di un’altra chiesa extramoenia, quella di Sant’Antonio Abate dettata dalla necessità di avere un luogo dove pregare per un Santo protettore di quelli che erano i beni primari di una società contadina come quella tolvese: i terreni ed il bestiame. La chiesetta eretta in suo onore ha un’unica navata ed è posta sulla collinetta che sovrasta la zona in cui sono presenti i resti della chiesa verginiana di Santa Maria dell’Olivo. Ha una struttura in pietra dalla forma rettangolare e, la sua semplicità non rivela uno stile particolare. Ha un piccolo sagrato antistante che l’anticipa ed è circondata da una fitta vegetazione. La copertura è spiovente, sulla porta d’ingresso vi è un’apertura circolare con dentro una croce greca metallica. Sul tetto vi è una campanaria a vela che dà slancio alla costruzione, della campana che era sita in essa non vi è traccia, sulla sommità della campanaria vi è un’altra croce greca metallica. Internamente vi è un semplice altare ligneo, le pareti invece non sono affrescate. Essendo stata costruita sulle terre del convento dei monaci cappuccini, quasi sicuramente la cappella dipendeva dal convento di Sant’Antonio di Padova. Il culto verso questo Santo si è sempre manifestato con espressioni di religiosità popolare un po' folcloristiche. Il martedì di Pasqua sacerdote e fedeli si recavano alla cappella dove veniva celebrata una messa e dopo in processione, si trasferiva la statua del Santo nella Chiesa Madre del paese dove rimaneva fino a maggio. Quando il Santo veniva ricondotto nella sua collocazione oltre ai fedeli, venivano portati anche gli animali ornati a festa per la consueta benedizione. Dopo questo rituale i fedeli restavano nello spazio antistante la cappella e, nel boschetto sottostante per festeggiare. Sono anni ormai che questa festa popolare non ha più luogo, la chiesa è stata chiusa al culto e, versa in uno stato di abbandono in preda a sterpi e sterpaglie.

 Nella contrada San Simeone si conservano i ruderi dell’omonima chiesa medievale dipendente dal monastero benedettino di Sant’Angelo del bosco di Avigliano. La chiesa fu costruita fra il XVI e il XVII secolo, fra i ruderi si vedono due livelli, il più basso seminterrato pare fosse destinato alla sepoltura. Nei pressi alcuni resti di edifici testimoniano la presenza di fabbriche annesse alla chiesa databili al medioevo.

A Tolve si ricorda un’altra chiesa extramoenia che attesta la presenza nel territorio dell’ordine religioso cavalleresco di Malta. Tale chiesa era stata edificata al confine della “Difesa di Forleto” vicino la masseria Moles e quella di Cilenti. Di tale chiesa non abbiamo tracce, in quanto è stata distrutta da tempo immemorabile. Essa però è menzionata in un Cabreo redatto nel 1738 dal compassatore Arcangelo Perrucci di Gravina. Da un documento dell’Università di Tolve del 1735 spedito a Rodrigo Gaudioso si attesta la presenza nel territorio di Tolve della chiesa di Nazareth, l’abbadia di San Nicandro e San Gilio. Della chiesa di Nazareth non ci sono tracce né un toponimo, quindi non si può stabilire l’esatta ubicazione, ma da alcuni documenti di possedimenti giovanniti essa sorgeva ai piedi del monte Moltone. L’abbazia di San Nicandro e di San Gilio sono state invidiate nel confine tra il territorio di Tolve e quello di Oppido Lucano. Queste abbazie testimoniano la presenza nel territorio dell’ordine gerosolimitano.

Chiesetta della Madonna in contrada Difesa.jpg

 La piccola cappella della Madonna della “Difesa di piedi” situata nella omonima contrada del territorio di Tolve è dedicata al culto della Madonna. Essa venne edificata negli anni 50 del 900 da muratori autoctoni, durante i lavori di rimboschimento e consolidamento di una parete franosa della predetta contrada. Trova allocazione proprio nello spazio antistante il bosco, ed è anticipata da una piccola edicola votiva, ospitante una statuetta della Madonna. La cappella si presenta modesta sia all’interno che all’esterno, è la più umile di tutte le chiese rurali esistenti nel territorio di Tolve. Rispecchia i canoni tipici delle costruzioni rurali, infatti ha una pianta ad aula unica rettangolare con pavimentazione a pianella, si può paragonare ad una tipica casetta di campagna. La copertura è a tetto spiovente. Fu costruita con mattoni e altro materiale povero. La facciata è semplice e lineare, presenta un portone di ingresso forato con due croci. La semplicità della cappella è riscontrabile maggiormente all’interno, vi è un piccolo altare su cui sono stati messi arredi sacri modesti e, sulle pareti privi di decorazioni sono stati affissi alcuni quadri della Madonna, donati da privati cittadini. Lateralmente sulla parete di destra vi è una piccola acquasantiera in pietra e una campanella a corda. Abbandonata per molto tempo, si presentava in uno stato di degrado, con il tetto sfondato e invasa da rovi e

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sterpaglie. Recentemente grazie alla profonda devozione dei fedeli e ai loro contributi volontari è stata oggetto di interventi di miglioramento che l’hanno riportata agli antichi splendori. La chiesetta non è abilitata al culto, tuttavia è celebrata una messa una volta all’anno e precisamente il due giugno. Un particolare rilevante è che lungo il percorso che porta alla cappella vi sono delle grotte naturalei scavate nel tufo.

(Giuseppe Mattia, Tolve nella storia, stampato nel mese di luglio 1986)

(Nicola Montesano, Se non fosse per quel Santo, stampato nel mese di luglio 2011)

Studi su Tolve[modifica | modifica wikitesto]

  • Nicola Montesano, Se non fosse per quel santo. Tolve. La storia, il prete, il patrono.

Persone legate a Tolve[modifica | modifica wikitesto]

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Strade[modifica | modifica wikitesto]

  • Strada Statale 96 Italia.svg Barese, in collegamento con Bari
  • Strada Provinciale 35 Italia.svg Oppido-Tolve
  • Strada Provinciale 123 Italia.svg Pozzillo-Taccone
  • Strada Statale 407 Italia.svg Basentana - uscite per Vaglio Basilicata

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Calcio[modifica | modifica wikitesto]

La principale squadra di calcio della città è il Real Tolve che milita nel girone unico di Eccellenza Lucana, gloriosa società calcistica nata nel 2005, vanta un campionato di Promozione Lucana vinto nella stagione 2008/2009 e 2 finali di Coppa Italia Regionale disputate nel 2010 e 2014.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dati di riferimento alla superficie
  2. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 31 dicembre 2016.
  3. ^ Pubblicato nel Codice Vaticano Latino n° 7401 - fol. 247
  4. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28 dicembre 2012.
  5. ^ Michele Iannuzzi, La festa di San Rocco di Tolve a Santiago del Cile (PDF), in Mondo Basilicata, vol. 2005, 6/7, pp. 102-105.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

  • Sito dell'a.s.d. Real Tolve.
  • Sito degli Amici del Pellegrino Associazione di volontariato di Tolve.
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