Trivigno

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Trivigno
comune
Trivigno – Stemma Trivigno – Bandiera
Trivigno – Veduta
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Basilicata-Stemma.svg Basilicata
ProvinciaProvincia di Potenza-Stemma.png Potenza
Amministrazione
SindacoMarco Guarini (lista civica "Nuova alba per Trivigno") dal 26-05-2019
Territorio
Coordinate40°35′N 15°59′E / 40.583333°N 15.983333°E40.583333; 15.983333 (Trivigno)Coordinate: 40°35′N 15°59′E / 40.583333°N 15.983333°E40.583333; 15.983333 (Trivigno)
Altitudine725 m s.l.m.
Superficie26 km²
Abitanti614[1] (30-11-2019)
Densità23,62 ab./km²
Comuni confinantiAlbano di Lucania, Anzi, Brindisi Montagna, Castelmezzano
Altre informazioni
Cod. postale85018
Prefisso0971
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT076093
Cod. catastaleL439
TargaPZ
Cl. sismicazona 2 (sismicità media)
Nome abitantitrivignesi
Patronosan Pietro
Giorno festivo29 giugno
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Trivigno
Trivigno
Trivigno – Mappa
Posizione del comune di Trivigno all'interno della provincia di Potenza
Sito istituzionale

Trivigno è un comune italiano di 614 abitanti[1] della provincia di Potenza in Basilicata.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Sorge a 725 m s.l.m. nella parte centro-orientale della provincia. Il centro abitato sorge su un colle posto a 735 m sul livello del mare, a confine con le Dolomiti lucane racchiusa da vari paesi più alti, pertanto Trivigno sorge in una zona a media sismicità e sulla destra del fiume Basento, inaccessibile da est e da sud-est. La superficie è solcata da torrenti che scendono verso il Basento; a ovest il vallone Brutto parte dalla cima del monte Cute a 1190 m; congiungendosi quasi alla fine con quello di San Giovanni, che delimita il confine con Brindisi di Montagna; a est il torrente Camastra segna il confine con Castelmezzano e infine a nord-est il vallone dell'Inferno, per un breve tratto separa i territori di Trivigno da quelli di Anzi.[2].

Trivigno

Origine del nome[modifica | modifica wikitesto]

Trivigno deriva da "trivinea", nome con il quale il feudo è menzionato per la prima volta nel Registro dei Baroni del XII secolo. È un nome composto da "tri", che potrebbe derivare da "trilla", "trela", o "trila" ossia cancelli ingraticciati da cui il francese "treille". Il "trillata vinea" dal latino basso era una vigna a pergolato; da tale nome derivò "Trivinea" cioè pergolato o ordini di viti che stendono i tralicci su pertiche orizzontali o legati su arbusti di pioppi capitozzati[3].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Medioevo[modifica | modifica wikitesto]

Le prime notizie sul feudo di "Trivinea" risalgono al periodo normanno, tra il 1000 e il 1500. I Normanni sono presenti in Basilicata già nella Contea di Melfi fin dal 1043 con Guglielmo d'Altavilla e i suoi figli Ruggiero e Roberto, che alla sua morte si espansero fino alla Sicilia e poi verso nord. Nel 1101 a Ruggiero I succede Ruggiero II che riunì vari territori e a Palermo si fece incoronare Re di Puglia e Sicilia. In ofni regione sotto il suo dominio si faceva rappresentare dai Giustizieri e dai Camerari che amministravano il potere e la giustizia di tale regione. Per rendere l'amministrazione statale più efficiente nel 1150 vennero istituiti i "Defetari"(registri amministrativi) in cui furono annotati e descritti i singoli i singoli feudi e i "servitia" gravati su essi. Sulla base di questi dati fu possibile suddividere il regno in "Comestabulie" (circoscrizioni territoriali) che a sua volta comprendeva una o più contee. Si susseguì il re Guglielmo il Buono che dispose la revisione delle rendite di ogni feudo e l'aumento del "servitium militum" a lui dovuto da parte dei feudatari. Da altre notizie si sono in parte trovati dei nomi di feudi esistenti in Basilicata nel secolo XII, la loro consistenza economica e il barone che era il possessore. Ed è uscito fuori che nella Contea di Tricarico, inclusa nel Principato di Taranto, con a capo Ruggiero Sanseverino, tra i feudi dipendenti dalla "Curia Regis" risultò anche "Trivinea" infeudato e concesso alla moglie di Guglielmo Monaco con la prestazione di un milite armato e dotato di cavallo[4].

Brigantaggio postunitario[modifica | modifica wikitesto]

Nel novembre 1861 le bande della Basilicata, capitanate da Carmine Crocco e dal generale catalano José Borjes, si diressero verso Potenza attaccando il 3 novembre la cittadina di Trivigno. Sugli avvenimenti di quella giornata esistono numerose testimonianze tra cui quelle annotate nel diario del Borjes, quelle riportate nelle memorie di Crocco, quelle pubblicate da Basilide Del Zio e infine quelle rese note da Giacomo Racioppi nel suo volume Storia dei moti di Basilicata e delle provincie contermini nel 1860.

Le schiere di Crocco, giunte nei pressi di Trivigno, furono accolte a fucilate dando vita a un combattimento che si protrasse per alcune ore, descritto da Crocco nelle sue memorie[5]:

«[...] la sera del 3 sull'imbrunire discendemmo sul paese prendendo posizione di attacco [...] La guardia nazionale, un centinaio di militi, avuta la notizia del nostro avanzare, era corsa arditamente alle armi e, non consapevole delle nostre forze, avanzò fuori paese per affrontarci [...] Durò per tre ore la lotta veramente accanita, poi i gagliardi difensori ridotti a mal partito dalla deficienza di munizioni, abbandonarono ogni pensiero di difesa, lasciando il paese in nostra piena balia [...] Quello che successe di poi lo seppero i disgraziati cittadini [...] Chi resisteva, chi rifiutava di consegnare il denaro od i gioielli era scannato senza pietà.»

Gli eccessi compiuti da Crocco e dai suoi uomini furono tali da disgustare Borjes, che nel suo diario riportó[6]:

«Furti, eccidii e altri fatti biasimevoli furono la conseguenza di questo assalto [...] Crocco Langlois e Serravalle hanno commesso le più grandi violenze [...] Di più, percorrevano la città e minacciavano di bruciare le case dei privati se non davano loro denaro.»

Il paese fu posto a ferro e fuoco, non solo dagli uomini di Crocco poiché «la plebe si aggiun[s]e ai predoni, il paese [andò] in fiamme e rapine; la colta cittadinanza o fugge o si nasconde, o muore con le armi alla mano»[6]. Secondo quanto ancora riportato da Basilide Del Zio, a Trivigno in quell'occasione furono massacrate sei persone: Domenico Antonio Sassano, Michele Petrone, Teresa Destefano, Giambattista Guarini, Cristina Brindisi e Rocco Luigi Volino.

Le bande cariche di bottino, lasciata il 4 novembre Trivigno, proseguirono la loro marcia verso Calciano dove giunsero nella giornata successiva.

Stemma[modifica | modifica wikitesto]

Al tempo della dominazione aragonese nel riordino delle province furono inventati gli stemmi per distinguersi. L'arma di Trivigno riproduceva in campo azzurro "tre monti: sul medio un abete, sugli altri due arboscelli". Tale stemma è presente nel fastigio posto alla sommità della cassa di risonanza dell'organo della Chiesa Madre, risalente al 1753 ed è riportato nell'Album offerto dalla Provincia di Basilicata al Re e alla Regina d'Italia in occasione della loro visita a Potenza nel 1882, sul monumento ai Caduti della I Guerra Mondiale sito nella IV Novembre e in un timbro custodito nell'archivio comunale. Mentre l'attuale stemma, così come è riprodotto anche sul gonfalone, ha disegnato un campo azzurro con "tre vigne o riti di verde, piantate su tre cime di un monte dello stesso, e fruttate d'oro". Tale Arma, definita agalmonica, è stata elaborata da Giuseppe Gattini all'inizio del XX secolo con l'intento di richiamare l'origine del nome del paese[7].

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

  • Chiesa Madre di San Pietro Apostolo
  • Chiesa campestre di Sant'Antonio di Padova (in località Epitaffio)
  • Cappella di Sant'Antonio Abate (1691)
  • Cappella di San Rocco (in località Infrascata)
Chiesa di San Rocco

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[8]

Lingua e dialetto[modifica | modifica wikitesto]

Nel periodo della dominazione normanna si ebbe una mescolanza tra il francese e il parlato presente allora e cambiarono addirittura nomi e cognomi di molte persone. Ci furono monte variazioni a partire dalla formazione dei cognomi con la trasformazione del "di" in "de" (es. di Marco in de Marco), con il diminutivo del nome del padre (es di Ciccio in Ciccariello, ecc.), oppure individuando i membri di una famiglia con il plurale del nome paterno (es. da Guarino, Guarini; da Volino, Volini, ecc.). I cognomi potevano anche essere matronimici: derivate da un antico soprannome della madre (la Pelosa in Peloso, Pelusi), o da un suffisso accrescitivo o diminutivo del nome materno (es. da Maria, Mariotta e Marotta, ecc.). Molto usati i cognomi derivati da nomi di persona (es. da Biase a Blasi, ecc.), dal mestiere di un antenato (es. Pellettieri, ecc.), da qualità o difetti fisici (Ciano, dagli occhi blu, ecc.), dal vestiario (Coppola, ecc.), da animali selvatici (Lence, ecc.), da uccelli (Jerinò, ecc.), da pesci (Raja, ecc.), da fiori (Gilio), da legumi (Cecere, ecc.), dal ceto sociale (Villano, ecc.), dai mesi dell'anno (Maggio, ecc.), dalle monete (Taccone, ecc.) e dai colori (Russo, da rosso dei capelli, ecc). Molti cognomi sono derivati da città o dai nomi di rispettivi luoghi (es. Brindisi, Vignola, ecc.), altri di origini straniere (es. Albanese, Musacchio; Catalana o Spagnola, Moles, ecc.), o derivano da nazioni (Grieco, ecc.) o da tradizioni religiose e cristiane (Prejte, ecc.). E infine altri cognomi derivanti dall'immigrazione piemontese, come Doto, Zito, ecc.)[9].

Tradizioni e folclore[modifica | modifica wikitesto]

La chiesa di San Rocco

I costumi della popolazione trivignese si ispiravano molto ai colori e alle caratteristiche dell'oriente soprattutto della Grecia e dell'Albania. a) Il costume delle donne era molto ricco e decorato, costituito dalla gonna arricciata in vita e lunga fino al polpaccio di colore: viola, verde, rosso, grigio scuro. Le gonne invernali erano realizzati con tessuti come "scottino"(pannolana tessuto in casa), "filandina" (flanella) o di pesante damasco rosso (gippone). Mentre le gonne estive erano realizzate di "setiglia" (tessuto leggero colorato o a fiori). La gonna era un indumento che si portava al di sopra della sottana ed essa poteva essere dello stesso tessuto con due pettorali di "setiglia" rossa. Poi indossavano una camicia bianca di tela casereccia o fine, con scollatura talvolta orlata con "pizzi" (merletti) o "pinta" (ricamata). Al di sopra della camicia o solo esso, si portava un corpetto dello stesso tessuto della gonna o di seta, che copriva gran parte della spalla, mentre sul davanti era molto scollato e da esso uscivano i "pettorali" di seta "scarlattina". Le eventuali mezze maniche erano tenute ferme da fettucce o da nastri in modo da lasciare uscire lo sbuffo delle maniche. Completavano il costume il "vandesino" (grembiule), che poteva essere di lana, "scottino", soia, lino e di "taffittano" (taffettà), tutti colorati. Portavano in testa la legatura, cioè il fazzoletto di mussola, "orletta" o "orlettone", a volte guarnita di "pizzilli"; d'inverno si usava un panno di lana scarlettato. Gli indumenti venivano anche distinti da un ceto sociale all'altro perché le sottane, il panno per la testa e a volte le mezze maniche venivano guarnite con una fascia di seta per il ceto dei "mastri", con un gallone d'argento e per le donne dei "massari, notai, medici" o con un gallone d'oro per coloro che si ritenevano di nobiltà locale (luogotenenti e mastrodatti). Ovviamente non mancavano gli accessori come orecchini pendenti (sciaccaglie) o a cerchi (ghietti), anelli, spille e catene d'oro, mentre il collo era ornato da una girogola detta cannacchino, che poteva essere di granati, coralli o d'oro.[10]

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

I vari sindaci che si sono susseguiti dagli anni '80 al 2020

  • 1980-1994 Ilario Ungaro
  • 1994-2004 Antonio Molfese
  • 2004-2009 Antonio Fanelli
  • 2009-2019 Michele Marino
  • 2019 Marco Guarino

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 30 novembre 2019.
  2. ^ R. Brindisi Setari, Trivigno: dal Medioevo all'età contemporanea, Lavello, Finiguerra, 2001, pp. 11-12
  3. ^ R. Brindisi Setari, Trivigno: dal Medioevo all'età contemporanea, Lavello, Finiguerra, 2001, pp. 12-13
  4. ^ R. Brindisi Setari, Trivigno: dal Medioevo all'età contemporanea, Lavello, Finiguerra, 2001, pp. 13-14
  5. ^ Vedi Io, Brigante, con la controbiografia di Basilide Del Zio, supplemento a "Il Mattino", Capone Editore, Edizioni del Grifo.
  6. ^ a b Basilide Del Zio, Il Brigante Crocco e la sua autobiografia, ristampa dell'edizione di Melfi del 1903, Arnaldo Forni Editore.
  7. ^ R. Brindisi Setari, Trivigno: dal Medioevo all'età contemporanea, Lavello, Finiguerra, 2001, pp. 13
  8. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  9. ^ R. Brindisi Setari, Trivigno: dal Medioevo all'età contemporanea, Lavello, Finiguerra, 2001, pp. 53
  10. ^ R. Brindisi Setari, Trivigno: dal Medioevo all'età contemporanea, Lavello, Finiguerra, 2001, pp. 58-60

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Raffaella Brindisi Setari, Trivigno: dal Medioevo all'età contemporanea, Lavello, Finiguerra, 2001.
  • AA. VV., Guida Basilicata, Rionero (PZ), Edizioni TNV, 1989.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN237436860
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