Maratea

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Maratea
comune
Maratea – Stemma Maratea – Bandiera
Maratea – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Basilicata-Stemma.svg Basilicata
Provincia Provincia di Potenza-Stemma.png Potenza
Amministrazione
Sindaco Domenico Cipolla[1][2] (lista civica Maratea viva[2]) dal 25-5-2014[2]
Territorio
Coordinate 40°00′N 15°43′E / 40°N 15.716667°E40; 15.716667 (Maratea)Coordinate: 40°00′N 15°43′E / 40°N 15.716667°E40; 15.716667 (Maratea)
Altitudine 300 m s.l.m.
Superficie 67,84 km²
Abitanti 5 133[16] (31-3-2016)
Densità 75,66 ab./km²
Frazioni Acquafredda, Brefaro, Castrocucco, Cersuta, Fiumicello-Santavenere, Marina, Massa, Porto, Santa Caterina[3]
Comuni confinanti Rivello, Sapri (SA), Tortora (CS), Trecchina[4]
Altre informazioni
Cod. postale 85046
Prefisso 0973
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 076044
Cod. catastale E919
Targa PZ
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Cl. climatica zona C, 1 325 GG[17]
Nome abitanti marateoti o marateesi[5]
Patrono san Biagio[5]
Giorno festivo dal primo sabato alla seconda domenica di maggio[5]
Soprannome la Perla del Tirreno[6][7][8][9][10][11]
la città delle 44 chiese[12][13][14][15]
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Maratea
Maratea
Maratea – Mappa
Posizione del comune di Maratea all'interno della provincia di Potenza
Sito istituzionale

Maratea (IPA: [maraˈtɛa][18][19], Marathia in dialetto marateota, [maraˈtia][18]) è un comune italiano di 5 133 abitanti[16] della provincia di Potenza, unico della Basilicata ad affacciarsi sul Mar Tirreno.

Per i suoi pittoreschi paesaggi costieri e montani, e per le peculiarità artistiche e storiche, Maratea è una delle principali mete turistiche della regione, tanto da essere conosciuta anche come "la Perla del Tirreno"[6][7][8][9][10][11].

Viene anche chiamata "la città delle 44 chiese"[12][13][14][15] per le sue numerose chiese, cappelle e monasteri, costruite in epoche e stili diversi, molte delle quali rappresentano un notevole patrimonio artistico-religioso.

Il 10 dicembre 1990 il presidente della Repubblica Francesco Cossiga ha insignito il comune di Maratea con il titolo onorifico di "Città",[20] titolo che la cittadina già vantava dal 1531 per decreto di Carlo V d'Asburgo.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

« Forse in Italia non c'è paesaggio e panorama più superbi. Immaginate decine e decine di chilometri di scogliera frastagliata di grotte, faraglioni, strapiombi e morbide spiagge davanti al più spettacoloso dei mari, ora spalancato e aperto, ora chiuso in rade piccole come darsene. La separa da una catena dolomitica, tutta rocce color carnicino, punteggiata di villaggi semiabbandonati, di castelli diruti e antiche torri saracene, un declivio boscoso rotto da fiumiciattoli e torrenti e sepolto sotto le fronde dei lecci e dei castagni. »
(Indro Montanelli[21])
Tramonto invernale sul golfo di Policastro visto da Maratea, con l'abitato di Fiumicello e un tratto della costa in basso.

Unico comune della provincia ad affacciarsi sul mare, si estende per circa 32 km sul Mar Tirreno. La sua costa, incastonata in una singolare posizione geografica ed ambientale, è variegata di insenature e grotte, scogli e secche.

Numerose e caratteristiche le spiagge costiere, di fronte ad una delle quali emerge l'isola di Santo Janni.

Degni di attenzione sono i fondali e le 131 grotte marine e terrestri, delle quali alcune hanno restituito fossili e reperti preistorici. Su tutte spicca la Grotta di Marina con stalattiti e stalagmiti.

In più, le montagne dell'entroterra, arrivando con i loro costoni direttamente sul mare, creano un forte contrasto visivo di mare e monti, che dà vita a pittoreschi panorami e scorci visivi.

Geologia e morfologia[modifica | modifica wikitesto]

Il caratteristico contrasto di mari e monti visto da Marina. Si distingue, al largo, l'isola di Santo Janni.

La storia della geologia del territorio di Maratea è iniziata durante l'Anisico e il Miocene inferiore. Esso evidenzia diverse zone, che si sono succedute attraverso episodi di metamorfismo durante l'Appiano; i cui depositi terrigeni più antichi si presentano fortemente tettonizzati. Questa conformazione si è originata tra il Langhiano ed il Tortoniano e ha interessato i depositi accostandoli, sovrapponendoli ed elevandoli sino alla formazione della dorsale carbonatica che caratterizza l'area.

I depositi presso la costa sono formati da calcilutiti, calcareniti grigie e brune con marne, e calcari conglomeratici.

La dorsale è allungata in direzione appenninica, da nord-ovest a sud-est, delimitata verso il mare e verso l'interno da versanti ripidi che dalla costa si innalzano sino a raggiungere i 1505 metri con il monte Coccovello.[23]

Orografia[modifica | modifica wikitesto]

La gran parte del territorio di Maratea è costituito da montagne e colline, essendo l'unica zona pianeggiante quella dove sorge la frazione Castrocucco, in prossimità della foce del fiume Noce.

I rilievi montuosi della zona nord, compresa tra Fiumicello-Santavenere e Acquafredda, presenta episodi orografici plastici e di alto livello paesaggistico, con i versanti montuosi che calano direttamente sul mare. I rilievi sono costituiti per lo più da calcari dolomitici,[24] e le pareti rocciose presentano caratteristiche variazione cromatiche, passando dal verde boschivo al rosso della nuda roccia calcarea. I principali monti di questo sistema sono:[25]

Il monte più alto di Maratea, il Monte Coccovello
  • Monte Coccovello: alto 1505 m, è il rilievo più alto del territorio. Il monte poggia su una vallata con il monte Cerrita, detta I Pozzi, di paesaggio tipicamente montano. Il monte allunga un versante verso il mare, con delle punte dette monte Spina e Serra del Tuono, che sovrastano Acquafredda.
  • Monte Cerrita: alto 1083 m, detto anche Cerreta o Angiuleddi, è un grande rilievo che distende un fianco lungo tutta la vallata del torrente Fiumicello. Il versante meridionale del monte è spoglio di vegetazione, che si riduce a gariga, mentre quello settentrionale ospita qualche piccolo bosco.

La parte centrale del territorio, compresa tra la frazione Fiumicello-Santavenere e il Porto e su cui insistono i rioni della valle di Maratea, è caratterizzata da un sistema montuoso a forma di Y, anch'essi costituiti da formazioni di calcare dolomitico. I rilievi di questo sistema sono:[25]

  • Monte Crivo: alto 1277 m, si distingue per la sua struttura con tre punte, con quella centrale caratterizzata dalla presenza di una croce votiva in ferro battuto. Ai piedi del monte si apre una faglia che con un fenomeno di sackung crea una lenta e costante frana fa scivolare, nel corso dei secoli, la valle sottostante verso il mare.[26]
  • Monte San Biagio: alto 623 m, è il prolungamento sul mare del sistema montuoso del monte Crivo, con la sua caratteristica conformazione allungata verso il mare è l'episodio montuoso più rilevante del territorio di Maratea.[24] Sebbene non altissimo, la sua posizione, al centro del territorio, rende la sua cima un notevole punto panoramico sulla costa e sull'entroterra. Anticamente detto monte Minerva, sulla sua cima ospita le rovine dell'antica Maratea detta «Castello», la grande statua del Redentore e la basilica del santo da cui prende il nome.
  • Serra Capeddera: alta 1067 m, sovrasta il settentrione della frazione Brefaro.
  • Serra Pollino: alta 1099 m, sulla cima ospita il santuario della Madonna di Trecchina.
  • Monte Maiorino: alto 1003 m, si trova a est di Brefaro. Ha dei versanti molto boscosi.

La parte più meridionale del territorio, sulla cui costiera si trovano i villaggi di Marina e Castrocucco e nell'entroterra Massa e Brefaro, apre grandi vallate attraversate da torrenti alluvionali. Le formazioni montuose, di grande valore paesaggistico, costituiscono tre piani di visione: la costa rocciosa, con al largo le isolette della Matrella e di Santo Janni, la zona costiera quasi pianeggiante, caratterizzata da un verde boschivo e le pareti rocciose perpendicolari alla costa.[24] Solo due gli episodi montuosi notevoli:[25]

Bosco di ogliastri sulla punta omonima della costa di Maratea, nello sfondo il monte San Biagio, con in cima la statua del Redentore, e l'abitato di Marina.
  • Monte Rotonda: alto 852 m, si trova tra Massa e Brefaro. La cima del monte ospita un piccolo bosco.
  • Serra di Castrocucco: alta 743 m, ha una caratteristica forma a piramide. Sul lato nord, che ospita per lo più gariga e una solitaria pineta, si posa l'abitato di Marina. Il lato ovest, più boscoso, posa sul mare due promontori: uno ospita un bosco di cedri, l'altro la Torre Caina. Il versante sud ospita, su un costone roccioso, il Castello di Castrocucco. La parte settentrionale del monte si prolunga in piccole vette, che separano la costa di Marina da Massa.

Idrografia[modifica | modifica wikitesto]

Nel territorio di Maratea scorre un solo fiume, il Noce, che sfocia nei pressi della frazione Castrocucco.

Molti i torrenti che scorrono tra i monti del territorio, ma solamente quello detto Fiumicello, che sfocia in mare presso l'omonima frazione, non ha carattere stagionale e alluvionale. I più lunghi corsi d'acqua sono di questo tipo sono il canale di Montescuro, che scorre alle falde del Coccovello, e quello del Carròso, che nasce presso Brefaro e sfocia nel Noce.[25]

Il reticolo idrografico della zona a nord del monte San Biagio è scarsamente sviluppato in superficie, ma ben presente nel sottosuolo,[24] che nella valle di Maratea dà origine a numerose sorgenti, tra le quali si ricordano quella di Sorgimpiàno, di San Basile, e di Cavalero.[25]

La zona a sud presenta invece un più evidente reticolo superficiale, con numerosi torrenti alluvionali che scorrono in profondi valloni verso il mare o verso il Noce.

Flora e fauna[modifica | modifica wikitesto]

« [...] È un paese meraviglioso, [...] è magnifico. [...] Non c'è nessun altro luogo che io conosca che sia valido in me come questo che vedi. I colori, l'aria di questa terra, il paesaggio così combinato. I colori soprattutto, sono colori primordiali. »
(Cesare Pavese e Bianca Garufi, Fuoco grande, Torino, Giulio Einaudi Editore, 1959,)
Un esemplare di Primula palinuri al giardino botanico di Göteborg. A Maratea è presente un endemismo, in maniera puntiforme, di questo fiore, l'unico in Basilicata.

La flora spontanea del territorio di Maratea è tipica macchia mediterranea. A nord della costa, presso la frazione Acquafredda, si incontra una folta pineta, anche se decimata da due incendi, uno sviluppatosi tra l'8 e il 9 settembre 2009[27] e uno il 9 giugno 2012[28][29]. La tipica vegetazione è costituita prevalentemente da lecci; come presso la frazione Marina, dove si trova il bosco de Ilicini, formato da caratteristici lecci in miniatura resi nani dalla salsedine;[24] insieme a esemplari di fillirea, lentisco, cisti, mirto, carrubo, corbezzolo, carpinella e siliquastro.[30] Sui monti si trovano macchie di arbusti sparsi, accompagnati da carrubi, fichi d'India, ulivi, e viti. I versanti dei monti in parte riparati dall'eccessiva illuminazione del Sole ospitano anche boschi fitti, come tra i due nuclei di Maratea, dove si sviluppa un carpineto.

In più, a Marina, si trova un endemismo floristico degno di nota: la presenza, sulle rocce di Punta Caina, di una stazione puntiforme (l'unica presente in Basilicata) di Primula di Palinuro (Primula palinuri),[31] un raro e protetto endemismo delle coste tirreniche, il cui fragile areale si presenta estremamente ridotto e puntiforme.

Per quanto riguarda la fauna, sull'isola di Santo Janni si registra un altro endemismo, di tipo zoologico, unico: il cosiddetto Drago di Santo Janni, una lucertola bruno-azzurra, che vive confinata sugli anfratti rocciosi dell'isolotto, sottoposta a specifiche tutele.[32]

Nel resto del territorio, oltre alle specie comuni, si possono trovare simpatici cuccioli di cinghiali nei boschi e il grande falco pellegrino che svetta nel cielo sopra la costa.

Misure di protezione ambientale[modifica | modifica wikitesto]

Per la protezione delle fitocenosi e dei preziosi endemismi sono state istituite nel territorio comunale di Maratea ben quattro aree SIC (Sito di importanza comunitaria), facenti parte della rete europea Natura 2000:[33]

Gli habitat di pregio, di interesse comunitario, sono i seguenti:

  • Praterie di Posidonia (Posidonion oceanicae), habitat prioritario (codice Natura 20001120) rappresentato sui fondali compresi nelle aree SIC
  • Grotte marine sommerse o semisommerse (codice Natura 2000 8330)
  • Scogliere con vegetazione delle coste mediterranee, con Limonium ssp. (codice Natura 2000 1240)
  • Pareti rocciose calcaree con vegetazione casmofitica (codice Natura 2000 8210)
  • Matorral arborescenti di Juniperus ssp. (codice Natura 2000 5210).

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Stazione meteorologica di Maratea.

Secondo i dati medi del trentennio 1961-1990, la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta a +8,7 °C, mentre quella del mese più caldo, agosto, è di +23,4 °C[34].

MARATEA Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Inv Pri Est Aut
T. max. mediaC) 12,0 12,2 14,3 17,0 20,9 25,1 28,2 28,5 25,9 21,6 17,0 14,0 12,7 17,4 27,3 21,5 19,7
T. min. mediaC) 5,4 5,3 7,0 8,9 12,2 15,7 18,2 18,2 16,2 12,8 9,6 7,0 5,9 9,4 17,4 12,9 11,4

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Storia di Maratea.
Origini del Nome

Diverse sono le interpretazioni date dagli storici all'origine e al significato del toponimo Marathìa, antico nome ancora conservato nel dialetto. Molti di questi hanno concordato che il nome è di chiara derivazione greca,[37] ed è quasi universalmente accettata la tesi di Giacomo Racioppi, che vuole il nome derivante dalla parola greca marathus ("finocchio selvatico") e quindi col significato di «terra del finocchio selvatico».[38] Altra tesi, che ha riscosso per un certo periodo un discreto seguito, è quella che il nome sia invece il composto del latino màris e del greco théa,[37] cioè «dea del mare» o «spettacolo del mare»,[37] a seconda del significato attribuibile alla seconda parola.

Il territorio di Maratea è abitato almeno sin dal Paleolitico medio, epoca a cui risalgono le prime testimonianze archeologiche. Un primo insediamento stabile nacque sul promontorio di Capo la Timpa, a ridosso del moderno Porto, dove è stato ritrovato un villaggio dell'età del Bronzo.

Contemporaneamente alla colonizzazione magnogreca, gruppi indigeni di stirpe enotria continuarono ad abitare almeno la costa e da qui intrattennero rapporti di scambio e commercio con i navigatori del Mediterraneo. Il modello insediativo cambiò con la conquista romana, nel III secolo a.C., quando ai villaggi indigeni si sostituirono le villae patrizie. I commerci perdurarono: le villae producevano prodotti agricoli e ittici e li smistavano attraverso l’approdo naturale costituito dall’isola di Santo Janni, sui cui fondali esiste il più grande sito archeologico subacqueo di epoca romana del Mediterraneo.

Nel Medioevo, le esigenze difensive e la nuova centralità di agricoltura e pastorizia spinsero le popolazioni a fissare dimora sulla cima dei monti. Sulla cima del monte San Biagio nacque il centro di Marathia, attestato per la prima volta nella storia scritta nel 1079. Durante la guerra del Vespro l'antica Maratea sul monte resistette a numerosi attacchi da parte degli almugaveri aragonesi.

Assedio dei francesi
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Assedio di Maratea.
Dal 4 al 10 dicembre 1806 il Castello di Maratea fu attaccato da una truppa di oltre quattromila soldati napoleonici comandati da Jean Maximilien Lamarque. Leader dei difensori fu Alessandro Mandarini, colonnello marateota, che per le sua sua straordinaria abilità tenne in scacco gli assedianti nonostante la penuria di mezzi e risorse.

La cittadina fortificata sul monte (poi chiamata popolarmente Castello) però non era in grado di soddisfare i ritrovati stimoli commerciali offerti dal mare in epoca moderna. Un secondo centro sorse su un versante della stessa montagna: è l’attuale centro storico, detto anche Borgo. Qui si concentrò gradualmente la vita economica e culturale della comunità: qui si raccoglievano e smistavano le merci provenienti o diretti da Napoli e dall’entroterra lucano.

Alla conquista napoleonica del Regno di Napoli Maratea subì un drammatico assedio al suo Castello, difeso eroicamente da Alessandro Mandarini, colonnello borbonico marateota egli stesso. Dopo sei giorni di resistenza, Mandarini ottenne l'armistizio e la vita salva per tutti gli insorti.

Nel resto del secolo, la scena della vita culturale e politica della comunità di Maratea fu calcata da numerosi patrioti, martiri del Risorgimento, tra cui si segnala Costabile Carducci, deputato di Capaccio ucciso da sicari borbonici sulla spiaggia di Acquafredda nel 1848, e da uomini di profilo nazionale, quale fu, nel Regno d'Italia, cardinale Casimiro Gennari.

Maratea entrò nel XX secolo con debole modernizzazione: nel 1894 era arrivata la ferrovia, nel 1921 l'energia elettrica. Maratea divenne però una stazione balneare già prima delle guerre mondiali, e, a partire dal Dopoguerra, entrò nel panorama nazionale quale meta turistica ambita e rinomata.

Stemma civico[modifica | modifica wikitesto]

« Tre torri sovrastate da aquila bicipite su onde del mar.[39] »
Il gonfalone civico di Maratea
« D'azzurro alla torre castellata di tre pezzi d'argento, movente da un mare in punta dello stesso, fluttuoso del campo; al capo dell'impero, d'oro all'aquila bicipite spiegata di nero.[40] »
(Giuseppe Gattini, Delle armi de' comuni della provincia di Basilicata, Matera 1910)
« D'azzurro di cielo, alle tre torri di argento, murate di nero, merlate alla guelfa di quattro, finestrate di due, di nero, chiuse dello stesso, munite di due forti marcapiani, fondate sulla pianura di azzurro, mareggiata di argento, la torre centrale cimata dall'aquila bicipite, di nero. Ornamenti esteriori da Città.[41] »
(Blasonatura dello stemma comunale secondo la Repubblica Italiana)

Lo stemma civico di Maratea fu adottato nel XVI secolo, in sostituzione di uno più antico, che raffigurava una sirena sdraiata nuda sugli scogli.[37]

La Sirena di Romano.

Il nuovo e l'antico stemma comunale sono stati sintetizzati nell'artistica fontana de La Sirena, opera in bronzo dello scultore Alessandro Romano, che troneggia al centro di piazza Vitolo.

Blasonatura del gonfalone:

« Drappo di bianco con la bordatura di azzurro recante lo scudo comunale »

Lo stemma è completato dalla scritta sottostante «Regia Civitas, Marisque Dea», che ricorda lo stato storico di Città Regia goduto da Maratea sin dal XV secolo e ricorda l'antico stemma della sirena (che si può considerare una dea del mare).

Lo stato di Città Regia è ribadito anche dalla corona, e il legame della città con il mare dal fatto che le torri poggiano proprio sulle onde.

Diverse sono invece le interpretazioni sull'identità delle torri. Tutte poste nel Borgo, secondo alcune fonti sarebbero state costruite nel 1573[37] per difendere l'abitato che era privo di mura difensive, ma questa tesi non mette d'accordo tutti gli storici.[42] Quella centrale è molto probabilmente la torre inglobata nel corpo della Chiesa di Santa Maria Maggiore,[37] quella di destra viene identificata con la torre del Palazzo Eredi Picone, mentre quella di sinistra è stata identificata con la Torre d'Alitto, posta nel rione Galata, ai piedi dell'abitato.[42]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Titolo di Città. - nastrino per uniforme ordinaria Titolo di Città.
«Antico diritto»
— 1531

Il comune di Maratea si fregia del titolo di città ottenuto con D.P.R. n. 6529 del 10 dicembre 1990, titolo che la cittadina già vantava dal 1531 per decreto di Carlo V d'Asburgo[37][43].

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

La Statua del Redentore.

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Statua del Redentore[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Statua del Redentore (Maratea).

Si trova sulla vetta più alta del monte San Biagio, sovrastante il centro storico di Maratea. È stata completata nel 1965, con un impasto di cemento misto a marmo di Carrara, da Bruno Innocenti, scultore fiorentino, su idea di Stefano Rivetti.

Con i suoi 22 metri di altezza circa, è la statua più alta d'Italia e la sessantaseiesima più alta del mondo, nonché il più famoso monumento di Maratea. Raffigura il Cristo Redentore, dopo la Resurrezione, in una iconografia molto distante da quella tradizionale. In più, un particolare effetto ottico fa sì che osservandola da lontano pare guardare il mare, mentre invece ha lo sguardo rivolto verso i monti della Lucania.

Chiese[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Chiese di Maratea.

Per le sue innumerevoli chiese, cappelle e monasteri, Maratea è detta la città delle 44 chiese.

Le principali chiese, sia per ordine storico che per patrimonio artistico, sono:

Monumenti minori[modifica | modifica wikitesto]

Colonna di San Biagio
La colonna di San Biagio, eretta nel 1758 dalla popolazione di Maratea.

La colonna votiva a San Biagio, posta in fronte alla chiesa dell'Annunziata nella piazza di Maratea, fu eretta per volere di popolo nel 1758.[37] Essa si compone di tre corpi: una base squadrata, un'antica colonna di marmo (che tradizione vuole essere stata ripescata al largo della costa presso Marina[44]) e la statua del santo a figura intera. Sulla base si trova l'iscrizione:

D.O.M. / DIVO BLASIO MARTYRI INVICTO / MARATHENSIUM CIVITATIS / PATRONO ATQUE OPITULATORI / PRO MERITIS IN SE OMNI INDULGENTHIA / EXMIAQUE LARGITATE COLLATIS / ORDO POPULUSQUE

Obelisco dell'Addolorata
L'obelisco dell'Addolorata.

Il piccolo e semplice monumento, eretto nel 1788 dal cittadino Gerardo Laurelli a memoria della scomparsa di uno dei suoi figli,[45] si trova di fronte alla chiesa dell'Addolorata. È composto da una guglia su cui trova posto una piccola statua della Madonna Addolorata, raffigurata nella classica iconografia.

Sulla base si trovano incise le parole:

VIATOR / SI QUICQUAM HUMANITUS IN TE EST / SISTE PAULULUM DONEC / DOLOREM MEUM LUGEAM / NULLUS DOLOR AMARIOR / NAM NULLA PROLES CARIOR / EGO SOLA MAESTAS CELEBRAVI VIGILIAS

Croce commemorativa

Il semplice monumento, in pietra e cemento, fu costruito nel 1941 per iniziativa del podestà Biagio Vitolo sulla cima del monte San Biagio. Nel 1963 la croce fu smontata per far posto al cantiere del monumento al Redentore e ricostruita, insieme all'annesso belvedere, su un'altura nella valle di Maratea, nei pressi del cimitero centrale.

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Palazzi e residenze nobiliari[modifica | modifica wikitesto]

Villa Nitti ad Acquafredda.
Villa Nitti
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Villa Nitti.
È una struttura di grande valore storico e architettonico. Fu residenza di Francesco Saverio Nitti, meridionalista e presidente del consiglio dei ministri durante il Regno d'Italia, progetatta come rivisitazione neogotica-decò di una tipica casa rurale da Vincenzo Rinaldo, architetto veneziano. È situata in posizione panoramica, presso il litorale della frazione Acquafredda.
Palazzo De Lieto. Si distingue la terrazza arcata.
Palazzo De Lieto
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Palazzo De Lieto.
Donato alla comunità nel 1734 da Giovanni De Lieto, divenne il primo vero e proprio ospedale di Maratea. Mantenne questa funzione fino all'inizio del XX secolo, quando il nosocomio cittadino fu trasferito nell'ex-convento di San Francesco di Paola.[37] Posto sotto la tutela del Ministero dei beni culturali nel 1979,[46] è stato restaurato ed ospita mostre perenni ed eventi museali. La struttura presenta una terrazza con tre arcate.
Palazzo Calderano
Si trova nel rione più antico del Borgo di Maratea, detto Capo Casale. Il palazzo del XVIII secolo, posto sotto la tutela del Ministero dei beni culturali nel 1990,[46] presenta una bella loggia con colonne e un grande portale in pietra quarzitica. Sulla doppia facciata, traforata, si innesta un sistema di scale e ponti volanti.[24]
La torre accorpata a Palazzo Eredi Picòne.
Palazzo Eredi Picone
Sul ciglio del rione Pietra del Pesce, il palazzo si distingue per la caratteristica loggia a forma di torre, tradizionalmente identificata come una di quelle presenti nello stemma comunale.[42] La struttura, di proprietà privata, è stata posta sotto la tutela del Ministero dei beni culturali nel 1981,[46] ma non ancora restaurata.
Palazzo Marini-D'Armenia

Sito nel rione Casaletto, ha un bel portale, sopra cui si trova un bassorilievo raffigurante un angelo. Sottoposto alla tutela del Ministero dei beni culturali nel 1991,[46] ha un caratteristico angiporto che permette il passaggio sotto un piano.

Palazzo baronale Labanchi

Si trova in località Secca di Castrocucco. Fu costruito nel XVI secolo,[24] e, nel 1860, ospitò per una notte Giuseppe Garibaldi, di passaggio durante la spedizione dei Mille.[42] L'edificio si distingue per la presenza di due massicce torri circolari, che rendono l'aspetto di una fortificazione. Il palazzo è sotto la tutela del Ministero dei beni culturali dal 1979.[46]

Architetture militari[modifica | modifica wikitesto]

Castello di Castrocucco[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Castello di Castrocucco.
Il castello di Castrocucco.

Sito nei pressi della frazione omonima, si trova su un grande costone di roccia sospeso sopra la SS 18. Nel 2005 è stato sottoposto a tutela dal Ministero dei beni culturali.[46] e proclamato monumento nazionale.[47] Tutta l'area circostante è stata anche individuata quale Sito di Interesse Comunitario dall'Unione europea. Il castello fu abbandonato nel XVII secolo, e pertanto presenta un pessimo stato di conservazione. Sono comunque ancora distinguibili alcuni elementi, come la porta, i bastioni e alcuni tratti della mura.[24]

Mura, torri e porte di Maratea Castello[modifica | modifica wikitesto]

Rudere di una torre del Castello.

L'antica Maratea, posta sulla cima del monte San Biagio, è soprannominata dai marateoti Castello perché era un tempo fortificata con mura, bastioni e torri.[44]

Questi elementi non sono più ben distinguibili nell'ammasso di rovine che costituisce il sito, ma sono ancora presenti resti di alcune di queste strutture, di cui fu ordinata la distruzione dopo l'assedio napoleonico del 1806.[37] Nulla rimane delle due porte d'accesso alla cittadina,[26] mentre i tratti delle antiche mura sono ancora esistenti.

Di fronte alla basilica di S. Biagio, sono presenti due torri diroccate, originariamente poste a guardia di una delle due porte.[26] Un'altra struttura simile si può scorgere nella parte alta dell'antico nucleo urbano, mentre nei pressi dell'attuale asse viario si vede chiaramente il rudere di una torre quadrangolare con una grande feritoia sul lato esterno.

Torri Costiere[modifica | modifica wikitesto]

Sulla costa di Maratea si notano, disposte come fari, sei torri costiere anti-corsare, risalenti alla fine del XVI secolo.[42]

Torre dei Crivi
Si trova a nord di Acquafredda, su un costone di roccia sopra il 221,5 km della SS 18. È in stato di rudere, sebbene ben conservatasi nella sua forma esterna.
La torre dei Crivi, posta su una roccia sopra il mare, nei pressi di Acquafredda.
Torre di Acquafredda
Si trova ad Acquafredda, sul promontorio della Rotondella, presso il 225,5 km della SS 18. È la torre peggio conservata.
Torre Apprezzami l'Asino
Si trova a nord della frazione Cersuta, su un costone di roccia sopra il 229 km della SS 18. Ha subito un intervento di restauro,[48] e deve il suo nome a un episodio della tradizione popolare, che racconta di quando, nell'unica e strettissima strada che passa sotto la torre, due contadini si incrociarono con i loro asini nel punto dove non c'era lo spazio materiale per far passare tutti e due gli animali. Non restò altro che apprezzare quale animale avesse minor valore e, per fare strada libera all'altro, precipitarlo in mare.[42]
Torre Santavenere
Giudicata da Giovan Battista Pacichelli la più bella torre del Regno di Napoli,[49] si trova nella frazione Fiumicello-Santavenere. È stata riadattata come abitazione nel XX secolo, ma questo intervento ne ha modificato radicalmente la struttura.
Torre di Filocaio
Era la torre a guardia del porto. È stata restaurata nel XX secolo e adattata ad abitazione privata.
Torre Caina
Si trova in posizione pittoresca su un grande promontorio a picco sul mare, presso il 240 km della SS 18, a sud della frazione Marina.

Altro[modifica | modifica wikitesto]

Villa comunale Casimiro Gennari
È la villa comunale intitolata al cardinale Casimiro Gennari fu voluta dal sindaco Biagio Vitolo e realizzata grazie a una donazione territoriale dello stesso cardinale. Fu inaugurata il 16 agosto 1953[50] con una grande partecipazione popolare. La villa, più volte restaurata e ri-valorizzata, ospita un busto marmoreo del cardinale e uno di Alessandro Mandarini, nonché una scultura che rappresenta lo stemma comunale corredata di laghetto artificiale. Dalla villa si apre un belvedere verso la valle e il centro storico.

Siti archeologici[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Area archeologica di Capo la Timpa, Area archeologica dell'isola di Santo Janni e Area archeologica della Secca di Castrocucco.

Maratea ospita numerosi siti di interesse archeologico.[51]

Il promontorio detto Capo la Timpa è stato a lungo oggetto di ricerche archeologiche, che hanno riportato alla luce un insediamento indigeno in capanne che visse, a più riprese, dal XV secolo a.C. fino al III secolo a.C.. I rinvenimenti del periodo romano si concentrano principalmente intorno all'isola di Santo Janni, dove è stato scoperto il più grande giacimento del Mediterraneo di ancore e anfore di questo periodo.[52] Altro sito dello stesso periodo storico è quello presso la Secca di Castrocucco, dove è stata rinvenuta una villa marittima romana. Per la storia medioevale i protagonisti sono il sito del Castello e il Castello di Castrocucco, entrambi siti non ancora oggetto di ricerche sistematiche. Degne di attenzione sono anche le sei torri costiere presenti sul territorio, di cui tre restaurate.

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[53]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Sebbene la presenza straniera sia ridotta rispetto alla media nazionale, i residenti di nazionalità non italiana sono 114, pari al 2,18% della popolazione marateota. L'unica comunità nazionale numericamente significativa è quella rumena con 68 residenti.[54]

Dialetto[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Dialetto di Maratea.

Il dialetto di Maratea, pur appartenente alla famiglia dei dialetti lucani, si discosta sensibilmente da quelli dei paesi circostanti per fonetica che per grammatica.[42] I vocaboli derivano principalmente dal greco antico e dal latino, da cui il dialetto prende in blocco le desinenze nella coniugazione dei verbi. Inoltre non mancano etimologie spagnole, osche e addirittura arabe.

Tradizioni e folclore[modifica | modifica wikitesto]

Festa della traslazione delle reliquie di San Biagio[modifica | modifica wikitesto]

La statua argentea di San Biagio.

Le manifestazioni più note e diffuse del folklore di Maratea sono legate alle feste religiose. Su tutte spicca la festa dell'anniversario della traslazione delle reliquie di San Biagio, che dura un'intera settimana, dal primo sabato di maggio fino alla seconda domenica del mese.

Questa festa, che si affianca quella religiosa del 3 febbraio,[37] ha origini remote, e vuole celebrare l'arrivo delle reliquie del santo a Maratea, avvenuta, secondo alcuni, nel mese di maggio del 732.[42] Nel 1695 venne istituito, con il consenso del vescovo della diocesi di Cassano allo Ionio, il protocollo della manifestazione.[37]

La statua del santo coperta dal panno rosso.

Il primo sabato del mese si tiene la prima processione della statua argentea del santo, detta San Biagio va per la terra, che si svolge per le strade del Castello. Dopo alcuni giorni di preghiera, il secondo giovedì del mese si svolge la seconda processione, detta San Biagio scende dal Castello, in cui la statua viene trasportata, attraverso un antico sentiero, dal Castello al Borgo. Questa è una processione davvero particolare, in quanto il simulacro del santo viene coperto da un panno rosso fino all'arrivo alla località detta Capo Casale: ciò avviene poiché l'atto del passaggio della statua tra le due parrocchie di Maratea è qualcosa di strettamente privato, come stabilito nel 1781 dopo una lite tra i due parroci,[44] infatti il prete che porta la statua non indossa né cottastola. A Capo Casale la statua viene spogliata e consegnata alla responsabilità del sindaco,[37] che qui consegna al santo le chiavi della città, rendendolo simbolicamente la massima autorità di Maratea. Subito dopo la statua viene trasportata nella chiesa di Santa Maria Maggiore.

Il secondo sabato di maggio si tiene la terza processione, in cui il busto argenteo di San Biagio attraversa in pompa magna le strade del Borgo. Arrivati alla domenica che segue, si tiene l'ultima processione, detta San Biagio torna al Castello, in cui la statua, nuovamente coperta dal manto rosso, ripercorre all'indietro l'antico sentiero per ritornare alla Basilica al Castello, sua sede abituale. In seguito alla ricollocazione della statua nella Basilica, avviene saltuariamente il fenomeno della Manna, certificato già in una bolla papale del 1562.

Leggende popolari[modifica | modifica wikitesto]

Note folkloristiche interessanti si trovano nelle leggende popolari, riguardanti creature mitiche come il Mommachicchiu, un dispettosissimo folletto, o le Mahàre, creature di aria calda che minaccerebbero la salute dei neonati.[55]

Istituzioni, enti e associazioni[modifica | modifica wikitesto]

Sanità[modifica | modifica wikitesto]

Il plesso ospedaliero e l'ex convento dei Paolotti.

L'ospedale civile di Maratea fu fondato per volere di Giovanni Di Lieto, che il 12 aprile 1734 lasciò in testamento una rendita e un palazzo per dare il via alla primitiva struttura. Ripristinato dopo esser stato soppresso per motivi poco chiari durante il decennio francese, nel 1831 il re Ferdinando II delle Due Sicilie lo proclamò ospedale distrettuale per tutta l'area del Lagonegrese.[37] Nei primi anni del Novecento fu spostato nell'ex convento dei Paolotti e li rimase fino agli anni settanta del secolo. Nel 2001 molti reparti furono chiusi, con il progetto di far trasformare l'ospedale in un polo multispecialistico per la riabilitazione da parte dell'INAIL. Tale progetto fu duramente contestato dalla popolazione e, in parte, dall'amministrazione comunale scaturita dalle elezioni di quell'anno. Negli ultimi tempi tale progetto è stato rivalutato ed è ampiamente sostenuto: negli incontri tra comune e regione tenutisi il 23 agosto 2009 e il 3 febbraio 2010 ne venne assicurata la messa in opera,[56][57] con una gara di bando conclusasi il 22 giugno 2012.[58] Nell'ospedale marateota sono funzionanti i reparti e i laboratori di chirurgia oculistica, Residenza Sanitaria Assistenziale e fisioterapia[59] oltre ai servizi di pronto soccorso, radiologia, dialisi e farmacia.[60]

Dal 1965 esiste anche una casa di riposo intitolata a "Maria Consolatrice". Edificio più nuovo ma di certo molto importante per la sanità di Maratea è l'RSA (Residenza Sanitaria Assistenziale) che rappresenta un'eccellenza nel territorio ed ospita molti pazienti (ragazzi con disturbi intellettivi) lungodegenti.

Qualità della vita[modifica | modifica wikitesto]

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Istruzione[modifica | modifica wikitesto]

Scuole[modifica | modifica wikitesto]

La scuola elementare statale.

Fino a poco tempo fa in Maratea figuravano ben quattro plessi di scuola elementare, dislocati dislocate nel capoluogo comunale e nelle frazioni Acquafredda, Porto e Massa. A partire dal 16 settembre 2010 queste sono state riunite in un'unica scuola elementare, che per la prima volta raccoglie gli scolari di tutto il comune. Altra scuola elementare è quella del Sacro Cuore, scuola parificata dell'antico istituto di educazione De Pino.[71]

La locale scuola media statale, invece, fu avviata nel 1952 ed è intitolata al cardinale Casimiro Gennari.

Per l'istruzione superiore figurano:

Esiste, inoltre, una scuola di alti studi sullo sviluppo gestita dalla Fondazione Francesco Saverio Nitti - associazione compartecipata dalla Regione Basilicata, dal Comune di Maratea e da quello di Melfi - con sede nella villa dello statista lucano nella frazione Acquafredda. Questa scuola, aperta il 4 marzo 2012, offre per tre mesi a trenta allievi (giovani studenti laureati, preferibilmente in possesso di master o dottorato, paganti retta o borsisti) 360 ore di formazione su temi inerenti allo sviluppo del Mezzogiorno, ed ha acquisito presto un certo prestigio grazie alla presenza, nel corpo docenti e comitato scientifico, di personalità come Giuseppe Galasso, Antonio Lerra e Fabrizio Barca.[75]

Musei[modifica | modifica wikitesto]

Nel Palazzo De Lieto è presente una mostra archeologica subacquea dove si possono ammirare le ancore e le anfore di epoca romana ritrovate nei fondali di Maratea. Inoltre il palazzo viene utilizzato come sede di eventi espositivi.

Biblioteca comunale[modifica | modifica wikitesto]

Sede della biblioteca di Maratea.

La biblioteca comunale è sita nel cosiddetto Parco Tarantini. La biblioteca conserva molti volumi rari inerenti allo studio della storia di Maratea e ospita l'archivio storico del centro culturale locale. Nel dicembre 2011 è stata aggiunta anche una sezione per i bambini.

Media[modifica | modifica wikitesto]

Letteratura[modifica | modifica wikitesto]

Romanzi, racconti e raccolte di poesie ambientati a Maratea:[76]

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Film ambientati o girati a Maratea:[76]

Film indipendenti e cortometraggi:

  • 751 Tommaso Campanella (2008) di Andrea Nuzzi e Marco Zanelli.
  • Veritatis Splendor (2013) di Nino Cramarossa[77].
  • Mille lire (2015) di Angelo Calculli[78].

Televisione[modifica | modifica wikitesto]

Telefilm e telenovele ambientati o girati a Maratea:

Radio[modifica | modifica wikitesto]

Dal 26 luglio 2010 sono iniziate le trasmissioni di Maratea Web Radio, la prima web radio della Basilicata. Questa emittente ha la particolarità di trasmettere solo musica autoprodotta di giovani o aspiranti artisti.

In passato, a Maratea è nata ed ha prosperato, con grande seguito negli anni ottanta, l'emittente Radio 91 Maratea, una delle prime radio libere lucane. Sorta nella seconda metà degli anni settanta, edita dalla SCM 91, Radio 91 aveva sede in via Casimiro Gennari 21 e trasmetteva su 94,4 mHz, 103 mHz, e 103,7 mHz. Ha cessato l'attività nel 2006, cedendo testata, concessione ed impianti ad una società potentina che però non ha proseguito nell'originario progetto editoriale.

Cucina[modifica | modifica wikitesto]

La cucina tipica di Maratea è un misto di sapori di frutti della terra e del mare. Le antiche ricette marateote, di cui alcune sono scomparse perché sostituite dalle moderne abitudini alimentari, sono basate su tradizioni che legavano un determinato piatto a un certo periodo dell'anno o a una occasione particolare. Tra le varie pietanze, meritano una menzione particolare le lagàne: queste sono un particolare impasto di farina, olio, sale e uova, tagliato in strisce di 2,5 cm di larghezza. Queste derivano direttamente dalle lagàni degli antichi Romani.[42] Tra le ricette più comuni, troviamo:

  • Zirpule («zeppole»): dolce tipico della tradizione natalizia marateota, unico nel panorama regionale per impasto e preparazione, si presenta a forma di 8 oppure di e, vanno consumate calde, ricoperte di miele locale oppure di zucchero a granelli.
  • Mozzarelle di Massa: Un tipo particolare di mozzarella, lavorata con metodo artigianale ed intrecciata stretta, va consumata nell'arco di un giorno dalla preparazione.
  • Lagàne e ciciri («lagàne e ceci»): dopo aver fatto stare a mollo i ceci per una notte intera con l'aggiunta di un cucchiaio di bicarbonato, si lessano in acqua abbondante e a fuoco lento insieme a del sedano. Successivamente friggere della pancetta con olio, aglio, pomodoro e prezzemolo. Poi unire le lagàne ai ceci e far cuocere per qualche minuto, quindi servire con peperone e pepe. Questo piatto veniva tradizionalmente consumato il mercoledì delle Ceneri.
  • Frittata 'i cipuddine («frittata di cipolline»): si prepara come una frittata con patate fritte, sostituendo alla patate le cipolline. Questo piatto veniva tradizionalmente consumato il giorno di pasquetta.
  • Vermicelli cu' i patedde («vermicelli con le patelle»): preparare il sugo con le patelle ripulite, e poi servire con i vermicelli.
  • Alici a' scapice («alici alla scapece»): friggere le alici fino a che diventino dorate. Successivamente versare sopra una marinata di olio, aglio, origano e pepe. Dopodiché aggiungere menta fresca e fare riposare per un giorno. Così preparato, il piatto può conservarsi per oltre una settimana. Questo piatto veniva tradizionalmente consumato durante le festività di San Biagio.

Eventi[modifica | modifica wikitesto]

Maratea ospita numerose manifestazioni culturali, che prendono luogo principalmente nella stagione estiva o nelle sue vicinanze. A partire dal 2011, l'insieme degli eventi estivi viene riassunto nel cartellone del «Maratea Scena», il festival di eventi più lungo d'Italia,[80] coordinato da un direttore artistico nominato dal municipio.[81] Gli eventi vertono per lo più nell'ambito culturale, come rassegne letterarie, musicali, teatrali e cinematografiche, ma vengono programmati anche seminari e convegni di studi e manifestazioni organizzate che mirano alla promozione e alla scoperta del patrimonio naturalistico della cittadina.

In ordine di anzianità, le principali manifestazioni sono:

Persone legate a Maratea[modifica | modifica wikitesto]

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio comunale di Maratea ospita numerosi nuclei urbani, che spesso tendono addirittura a far identificare il centro come una vera e propria città-territorio con delle realtà urbane estremamente disgregate.

In realtà, Maratea si compone di due nuclei, posti sulla cima e sul fianco del monte San Biagio, a cui fanno capo nove frazioni, dislocate sulla costa e nell'entroterra.

Il nucleo superiore di Maratea è la città antica, chiamata tradizionalmente «Castello» perché fu fortificata con mura e bastioni, mentre quello inferiore è il centro storico, chiamato invece «Borgo» in quanto privo di fortificazioni particolari. Questa duplicità urbana di Maratea era puntualmente notata dai viaggiatori che hanno descritto la città nel corso dei secoli:

« È divisa in due parti: una detta il Borgo, o Maratea inferiore, messa tra due monti, […] l'altra più in alto e in collina detta il Castello, o Maratea superiore, che è la più antica, gode bellissima vista. »
(Gustavo Strafforello, La Patria, vol. XXVII, 1899)

Ai piedi del monte si trova poi una deliziosa valle, popolata di molte contrade.

Al comune di Maratea appartengono poi numerose frazioni. Sei quelle sulla costa: Castrocucco, Marina, Fiumicello-Santavenere, Porto, Cersuta ed Acquafredda. Nell'interno, oltre le montagne che si affacciano sul mare, si trovano le frazioni montane Santa Caterina, Massa e Brefaro.

Suddivisioni storiche[modifica | modifica wikitesto]

I due nuclei di Maratea si svilupparono in tempi e modi diversi, non del tutto noti agli storici. La città superiore, posta sulla cima del monte San Biagio, è per immemore tradizione la più antica, e i suoi abitanti fondarono quella inferiore sul versante settentrionale dello stesso monte durante l'età medioevale.

I due appellativi derivano dalle fortificazioni della città antica, così come puntualizzato dalle fonti letterarie:

« la superiore è cinta di mura e bastioni, la dicono Castello, mentre l'altra chiamano Borgo. »
(Attilio Zuccagni-Orlandini, Corografia fisica, storica e statistica dell'Italia e delle sue Isole, vol. XI, Firenze, 1845.)

I due centri presentano notevoli differenze nell'impianto urbano l'una dall'altra, dovuti alle caratteristiche dei loro siti e all'epoca del loro sviluppo. Solo la città inferiore è popolata; mentre la superiore è abbandonata e in rovina.

Il Castello[modifica | modifica wikitesto]

« Più antica è la prima Maratea, chiusa con mura per mille passi e munita di inespugnabili bastioni e vari pezzi di artiglieria, con due porte esposte alla furia dei venti, e le case picciole di un sol Quarto, nominandosi volgarmente Castello »
(Giovan Battista Pacichelli, Il Regno di Napoli in Prospettiva, Napoli 1702)

Il Castello è il nome con cui i marateoti indicano colloquialmente la città vecchia di Maratea,[44] sita sui costoni rocciosi della cima del monte san Biagio. Questo antico centro, disabitato e in gran parte ridotto in stato di rudere, nacque probabilmente in età alto-medioevale,[86] sebbene sul sito non manchino tracce archeologiche di un insediamento di età romana.[52] A differenza di altri luoghi lucani con lo stesso appellativo, il soprannome Castello non si deve alla presenza di una fortezza o di un vero e proprio maniero sul sito, ma al fatto che la cittadina fosse posta in cima a una rupe inespugnabile e protetta da mura di cinta, bastioni e torri, che la difesero dagli attacchi subiti del 1440 e del 1495, ma che furono distrutti dopo la resistenza del 1806.

I ruderi delle case del Castello di Maratea.
« quando era circondata di Muraglie, e Torrioni, faceva una bella, luminosa, magnifica comparsa. Non ostante che adesso di Torrioni, e di Muraglie, è priva; pure da lontano bella comparisce; ma al di dentro è deserta »
(Carmine Iannini, Di S. Biase e di Maratea. Discorso Istorico. Libri II., Napoli, Istituto Grafico Italiano, 1985.)

Le abitazioni dell'antica Maratea presentavano caratteristiche di «miniaturizzazione»,[26] completamente sconosciute nel resto del territorio: ogni vano era circa 1/4 più piccolo del normale, per economizzare lo spazio e ridurre al minimo la dispersione del calore, garantito da un forno per la panificazione di cui disponevano tutte le case.[37] In ogni dimora trovava posto anche una cisterna per l'acqua, in quanto sulla cima del monte non vi sono sorgenti. Non mancavano comunque palazzi e residenze più grandi, riservate alle famiglie più agiate, e su tutte spicca Palazzo Ventapane, grandioso edificio di cui si scorge ancora la loggia esagonale.[37]

La viabilità all'interno era costituita da stradine, vicoli, angiporti e scalinate, e solo due porte permettevano l'accesso alla cittadina fortificata: Porta Santa Maria, posta alle mura meridionali, e Porta dei Carpini, posta su quelle settentrionali.[26]

Le difficili condizioni abitative del sito, esposto alle intemperie e alla caduta di fulmini, unite al pendolarismo dei contadini che coltivavano le terre della valle sottostante, furono i presupposti per la nascita della nuova Maratea. Divenute queste città di pari dignità chiamate a governare congiuntamente il territorio nel XVI secolo, la cittadina, chiamata Maratea superiore nei documenti giuridici e sulle mappe, perse rapidamente peso politico in favore della consorella, ma si mantenne sempre cuore religioso della comunità, in quanto custode delle reliquie di San Biagio di Sebaste, patrono di Maratea. Dopo essere stata teatro della resistenza contro i soldati napoleonici, venuti a conquistare il Regno di Napoli, ed essere quindi stata mutilata delle sue fortificazioni artificiali, il processo di spopolamento accrebbe, e già nel 1808 la sua municipalità fu soppressa,[44] e la cittadina incorporata completamente a quella dell'altra Maratea con il nome popolare di Castello.[45]

Il Borgo[modifica | modifica wikitesto]

« [...] È situata alle falde di un monte a settentrione. Gode di un vago orizzonte, e di aria niente insalubre, sebbene da novembre fino a gennaio non gode affatto del sole venendo impedito dall'altezza della montagna. [...] »
(Lorenzo Giustiniani, Dizionario Geografico-Ragionato del Regno di Napoli, 1802, Napoli, Tomo V, pag. 357)
Il Borgo, centro storico di Maratea. Tra le case si distingue la figura della chiesa madre con il suo campanile romanico.

Il Borgo[44] (più frequentemente indicato come il Paese) è il centro storico della città di Maratea. Si trova arroccato su un costone di roccia del monte san Biagio che lo rende invisibile dal mare, e quindi, in antichità, al sicuro dalle insidie dei pirati Saraceni. Questa posizione ha il grave svantaggio di isolare la cittadina dai raggi solari nel mese di dicembre e di gennaio, bloccati dalla cima della montagna soprastante.

Nato come sobborgo dell'antica Maratea, questo è dal 1808 l'unico capoluogo comunale.[44] Fu edificato dagli abitanti del Castello che coltivavano le terre della valle sottostante. Questi, secondo la tradizione

« incominciarono, quando la Stagione lo permetteva, a trattenersi nelle Grotti, alla falda del monte. Ivi costruirono delle capanne: indi delle piccole case: e nello spazio di qualche tempo, queste piccole fabriche formarono un Casale: ed avendovi sperimentato del commodo: ed essendosi più moltiplicati, un altro Casale pure edificarono, non molto lontano dal primo; ma perché più piccolo, lo chiamarono Casaletto, dando al primiero la denominazione di Capo Casale. »
(Carmine Iannini, Di S. Biase e di Maratea. Discorso Istorico. Libri II., Napoli, Istituto Grafico Italiano, 1985.)

Espansosi con la costruzione di nuovi casali, nel 1434 il Borgo si emancipò dalla circoscrizione ecclesiastica di San Biagio al Castello, costituendo la chiesa di Santa Maria Maggiore parrocchia autonoma.[87] Nel XVI secolo si elevò a dignità di città, distinguendosi dall'altra con il nome di Maratea inferiore, formando una propria amministrazione che governava congiuntamente con l'antica Maratea il territorio.

Accresciuto ulteriormente, nel 1626 fu teatro di un assalto banditesco, sedato grazie all'intervento dei soldati del Castello.

Il Borgo presenta una struttura urbanistica diseguale e caotica, dovuta all'asperità del sito: i palazzi e le abitazioni più grandi, persino alcune chiese, sono formate con l'unione di piccole case e altre strutture. Oltre agli edifici sacri, tra cui figurano l'antica chiesa di San Vito, la settecentesca chiesa dell'Annunziata, la seicentesca chiesa dell'Addolorata, la chiesa dell'Immacolata e la chiesa di Sant'Antonio; le emergenze architettoniche principali sono gli antichi palazzi della nobiltà marateota: Palazzo De Lieto, che dal 1734 ospitò il primo ospedale di Maratea,[37] Palazzo Calderano, Palazzo D'Orlando, Palazzo De Filippo, Palazzo Eredi Picone e Palazzo Gennari.

La viabilità, chiusa in tortuosi ma pittoreschi vicoli, si apre in un lungo corso, detto la Piazza, alle cui estremità si trovano due colonne votive, ingrandito nel novecento con l'apertura di due piazzali: Piazza Biagio Vitolo e Piazza Gennaro Buraglia.

La valle[modifica | modifica wikitesto]

La grande valle compresa tra i monti San Biagio e Cerreta (o Cerrita), anticamente luogo dedicato alla pastorizia e all'agricoltura, negli ultimi cinquant'anni è stata oggetto di una massiccia azione di urbanizzazione. La valle di Maratea è infatti ricolma di una miriade di case sparse che, sebbene rappresentino un unico grande agglomerato senza una precisa identità urbana, sono convenzionalmente divise in rioni:

  • Caìni: si trova nella parte bassa, vicino a Fiumicello. Spesso viene accorpato con Campo Mulìni.
  • il Càmpo: si trova nella zona alta, presso il centro storico.
  • Campo Mulìni: si trova nella parte centrale della valle, a oriente rispetto a Caìni.
  • il Cùrzo: nella parte più alta, sulla via di Trecchina.
  • i Giardélli: plesso residenziale a poca distanza dal centro storico.
  • l'Ondàvo: piccolo rione posto al centro della valle.
  • i Profìti: chiamato anche Porto-Scalo, si trova nella parte bassa della valle, a ridosso del Porto. Ospita la stazione ferroviaria centrale.
  • San Basìle: si trova nella zona medio-alta della valle, a poca distanza dai Giadélli.
  • San Francésco: ai piedi del centro storico, si raggruppa in una piazzetta dove si trova la chiesa omonima.
  • San Nicòla: quasi un unico gruppo di case con San Francésco, ospita l'ospedale e una casa di riposo.
  • Sorgimpiàno: prende il nome da un piccolo torrente, si trova vicino a San Basìle.
  • i Trecchinàri: occupa la parte più a nord-ovest della valle.
  • la Vallìna: si trova a ridosso di Fiumicello.
La valle di Maratea.

Frazioni[modifica | modifica wikitesto]

Frazioni costiere[modifica | modifica wikitesto]

  • Acquafredda, è la frazione più a nord del comune, si trova incastonata tra una corona di monti, coperti da una fitta pineta, che la isolano dalle zone circostanti. Fu residenza estiva di Francesco Saverio Nitti, nonché luogo del martirio di Costabile Carducci nel 1848. Ha una chiesa ottocentesca di pregevole architettura, hotel e lidi balneari. Di fronte a una delle sue spiagge si trova una sorgente marina di acqua dolce, più fredda di quella del mare, donde il nome.
Cersuta
  • Cersuta, la piccola frazione, si sviluppa intorno a una chiesa seicentesca. Prende il nome dalla presenza di querce, in dialetto locale dette «cerse». Ha tre piccole spiagge limpide e incontaminate.
  • Fiumicello-Santavenere, sviluppatasi in tempi recenti con l'aggregazione dei due villaggi da cui prende il nome, è uno dei principali centri del turismo locale. È attraversata da un torrente che convoglia in mare le acque delle principali sorgenti della valle di Maratea.
  • Porto, borgo di pescatori, si sviluppa a forma di anfiteatro intorno alla struttura portuale, realizzata a partire dal 1962. È uno dei centri principali del turismo locale, durante la stagione estiva ospita manifestazioni di vario genere.
Castrocucco
  • Marina, è la frazione più grande per estensione superficiale, ma è composta per lo più da case sparse senza una precisa identità urbana. Il nucleo principale si raggruppa intorno alla stazione ferroviaria. Sul suo tratto di costa, dall'alto valore paesaggistico, ha numerose spiagge. Vi si trova la Grotta di Marina e il grazioso bosco de Ilicini.
  • Castrocucco, à la frazione più a sud, nonché unica zona pianeggiante del territorio comunale. Piccolo borgo, fu nel Novecento sede di molte attività agricole. Su un picco del monte retrostante si trova il grande Castello di Castrocucco, da cui prende il nome.

Frazioni montane[modifica | modifica wikitesto]

Massa
  • Santa Caterina, è la frazione più piccola e la meno popolata, si trova a breve distanza dal Castello e da Massa. Si sviluppa intorno, e prende il nome, da una chiesetta intitolata a Santa Caterina d'Alessandria.[87]
  • Massa, è la frazione più popolosa. Frequentata già nell'antichità, nell'alto-medioevo fu sede di masserie, donde il nome.[88] Vi si producono ancora mozzarelle e altri prodotti caserecci.
  • Brefaro, frazione isolata dalle montagne dell'entroterra marateota, si sviluppa intorno a una chiesetta ottocentesca dedicata alla Madonna della Mercede. Vi si produce del vino.

Comuni confinanti[modifica | modifica wikitesto]

Maratea confina con quattro comuni, due lucani, uno campano e uno calabrese: Rivello, Trecchina, Sapri e Tortora.

Una delle particolartà di Maratea è quella di avere, a nord e sud, linee di confine che delimitano contemporaneamente provincia e regione.

Il confine nord con Sapri è il cosiddetto Canale di Mezzanotte, attraversato da un piccolo ponte della SS 18 che permette il passaggio dalla Basilicata alla Campania. Il monte Coccovello delimita il confine con Rivello, mentre il passo della Colla segna il passaggio da Maratea a Trecchina, comune con cui confinano anche i monti presso Brefaro. Il confine sud con Tortora è delimitato dal fiume Noce che, sfociando nei pressi di Castrocucco, segna il passaggio dalla Basilicata alla Calabria.

Economia[modifica | modifica wikitesto]

Artigianato[modifica | modifica wikitesto]

Le radici dell'artigianato marateota affandano profonde nella cultura contadina lucana. Si basa principalmente su oggetti di uso quotidiano, come cestini, contenitori per cibi e gratelle di canna, costruiti con diverse qualità di fibre vegetali. La produzione in legno si concentra principalmente su bastoni e strumenti per l'agricoltura e la pastorizia. La ceramica, che vive una stagione di rinascita grazie a nuovi laboratori artistici, produce oggetti tradizionali e piccoli elementi per l'arredo della casa, come piatti e brocche decorate.

Turismo[modifica | modifica wikitesto]

Turisti in una serata estiva tra le strade di Maratea.

Le bellezze artistiche e naturali e l'ampia varietà delle proposte culturali, le infrastrutture alberghiere, spesso con animazione, di cui è dotata, rendono Maratea una meta turistica attraente ed apprezzata. Se i primi tentativi di lanciare la città nel campo turistico risalgono ai primi del secolo, solo a partire dalla fine degli anni cinquanta del XX secolo, grazie all'opera di Stefano Rivetti di Val Cervo, Maratea è diventata una delle principali mete turistiche della Basilicata, sviluppando una grande considerazione nel panorama nazionale.

In campo internazionale, il Sunday Times nel 2003 la indicò come una delle «dieci perle nascoste d'Europa»;[89][90] mentre nel 2006 il Financial Times la definì più semplicemente «una gemma».[91]

L'attrattiva si concentra principalmente sulla balneazione, ma negli ultimi anni Maratea è stata capace di attrarre turisti anche grazie ai suoi luoghi di interesse artistico. Praticamente inesistente però è il turismo legato ai beni storici, di cui il territorio è molto ricco.[92]

Gli arrivi e le presenze turistiche nel comune di Maratea sono quantificabili, per il periodo dal 2001 al 2015, come segue:[93]

2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015
Arrivi 36.082 38.992 45.859 45.235 44.983 43.869 42.732 46.872 47.291 47.858 46.766 48.552 48.263 49.590 53.602
Presenze 162.876 180.374 191.358 185.944 186.516 155.220 164.143 181.865 197.102 164.546 165.430 214.271 210.189 210.832 225.379

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Strade[modifica | modifica wikitesto]

Le principali arterie stradali nel comune di Maratea sono:

Ferrovie[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Stazione di Maratea, Stazione di Acquafredda e Stazione di Marina di Maratea.

Sulla linea Napoli-Reggio Calabria si trovano tre stazioni nel comune di Maratea: la stazione centrale, quella di Acquafredda e quella di Marina.

Porti[modifica | modifica wikitesto]

Il porto di Maratea.
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Porto di Maratea.

Il porto di Maratea, sito nella frazione omonima, è un approdo turistico.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Il municipio di Maratea
Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
26 maggio 2014 in carica Domenico Cipolla Lista civica Maratea Viva Sindaco [1][2]
7 giugno 2009 25 maggio 2014 Mario Di Trani Lista civica Per Maratea Sindaco [94]
1º luglio 2008 7 giugno 2009 Luca Rotondi - Commissario prefettizio
3 aprile 2005 30 giugno 2008 Francesco Ambrosio lista civica Alleanza di centro-sinistra Sindaco [95]
1º luglio 2004 4 aprile 2005 Angelo Di Caprio - Commissario straordinario
13 maggio 2001 30 giugno 2004 Giuseppe Schettino centro-destra Sindaco [96]
7 aprile 1997 12 maggio 2001 Mario Di Trani centro-sinistra Sindaco [97]
1º marzo 1997 6 aprile 1997 Alberico Gentile - Commissario prefettizio
24 aprile 1995 28 febbraio 1997 Francesco Sisinni centro-destra Sindaco
5 marzo 1993 23 aprile 1995 Giuseppe Della Morte Sindaco
16 maggio 1987 4 marzo 1993 Antonio Brando coalizione DC-PSI Sindaco
29 luglio 1986 15 maggio 1987 Pietro Limongi Democrazia Cristiana Sindaco
11 dicembre 1975 15 giugno 1986 Fernando Sisinni Democrazia Cristiana Sindaco

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

Sport[modifica | modifica wikitesto]

I principali sport praticati a Maratea sono il calcio e la pallavolo.

La principale squadra di calcio della città è F.C. Maratea 2004 che milita nel girone B lucano di 1ª Categoria. Nato nel 2004, ha come colori sociali il granata ed il bianco.

La squadra di calcio a 5 l'A.S.D. Real Maratea, milita con due squadre in serie C1 e nella categoria juniores.[103] I colori sociali sono il blu e il verde.

Parapendio sulla costa ad Acquafredda.

Maratea è stata scelta più volte per ospitare le gare del campionato nazionale di Beach Volley. A Maratea è stato inoltre stabilito, il 21 settembre 2002, il record mondiale di immersione in apnea, da parte di Alessandro Rignani Lolli.[104]

Sempre legate al mare sono le attività del Circolo Subacqueo Andrea Scoppetta, nato nel 2007, che organizza gare di pesca in apnea ed altre competizioni.

Ciclismo[modifica | modifica wikitesto]

Tappe del Giro d'Italia con arrivo/partenza a Maratea

Il comune ospita una gara ciclistica nel periodo della festa di San Biagio.

Altri sport[modifica | modifica wikitesto]

Nell'agro di Maratea viene praticato il parapendio, che utilizza la particolare orografia del territorio per decolli dai monti e dal mare, promossa in primo luogo dall'associazione Fly Maratea, fondata nel 2009, che si occupa anche di trekking, arrampicata, mountain bike, equitazione, immersioni e canoa.[105]

Nel 2010 è nata l'associazione Special Forces, per la pratica del softair.[106]

Impianti sportivi[modifica | modifica wikitesto]

Il comune di Maratea possiede diversi impianti tennistici e di calcetto.

Il principale impianto sportivo è lo Stadio Europa, campo di calcio con pista di atletica, spogliatoi sotterranei e tribuna con copertura.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Sindaco - Comune di Maratea, comune.maratea.pz.it. URL consultato il 10 marzo 2014.
  2. ^ a b c d Comune di Maratea - Basilicata - Elezioni Comunali - 25 maggio 2014 - la Repubblica.it, repubblica.it. URL consultato il 26 giugno 2014.
  3. ^ dati Istat 2001
  4. ^ dati del ministero dell'ambiente
  5. ^ a b c Maratea (PZ), Comuni-italiani.it20 luglio 2012, comuni-italiani.it.
  6. ^ a b Maratea, la Perla del Tirreno di GranTourItalia, italiaviaggi.biz. URL consultato il 20 luglio 2013, 15:14 (CEST).
  7. ^ a b Maratea, la perla del Tirreno - Italia - Europa - Virgilio Viaggi, viaggi.virgilio.it. URL consultato il 20 luglio 2013, 15:14 (CEST).
  8. ^ a b Maratea - basilicatanet.com, basilicatanet.com. URL consultato il 20 luglio 2013, 15:14 (CEST).
  9. ^ a b Maratea. Perla del Tirreno, slowtourismclub.eu. URL consultato il 20 luglio 2013, 15:14 (CEST).
  10. ^ a b L'incantevole Maratea (PZ): la perla del Tirreno, basilicatavacanze.com. URL consultato il 20 luglio 2013, 15:14 (CEST).
  11. ^ a b Maratea, la perla del Tirreno - Virgilio - Viaggi - Libero 24x7, 247.libero.it. URL consultato il 20 luglio 2013, 15:14 (CEST).
  12. ^ a b Maratea città delle 44 chiese, italiamisteriosa.it. URL consultato il 20 luglio 2013, 15:54 (CEST).
  13. ^ a b APT Basilicata: Le 44 chiese, aptbasilicata.it. URL consultato il 20 luglio 2013, 15:54 (CEST).
  14. ^ a b MARATEA (PZ) - CHIESA DI SAN VITO - TEMPLARI A MARATEA?, luoghimisteriosi.it. URL consultato il 20 luglio 2013, 15:54 (CEST).
  15. ^ a b Vacanze nella “città delle 44 chiese” tra mare cristallino e feste tradizionali. Maratea: mare, arte e antiche tradizioni articolo di -Palermomania.it il giornale di Palermo a 360° - Testata Giornalistica registrata al Tribunale di Palermo n° 15 Del 27/04/2011, palermomania.it. URL consultato il 20 luglio 2013, 15:56 (CEST).
  16. ^ a b ISTAT, Bilancio demografico (provvisorio), demo.istat.it, 2016.
  17. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Ente per le Nuove Tecnologie, l'Energia e l'Ambiente, 1 marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  18. ^ a b DiPI Online - Dizionario di Pronuncia Italiana, dipionline.it. URL consultato il 29 marzo 2013, 14:55 (CET).
  19. ^ Dizionario di ortografia e di pronunzia, dizionario.rai.it. URL consultato il 14 luglio 2013, 23:33 (CEST).
  20. ^ Decreto n. 6529 del 10/12/1990.
  21. ^ articolo sul Corriere della Sera del 4 ottobre 1957
  22. ^ Classificazione sismica dei comuni lucani
  23. ^ Rocco Verrascina, La vita sui fondali della costa di Maratea. Leggi qui [1]
  24. ^ a b c d e f g h Aldo Garofano, Massimo Locci, Florangela Papa, Tania Sarli, Guida a Maratea: valenze e problemi del territorio, edizioni Dedalo, 1984.
  25. ^ a b c d e Pompeo Limongi, Mimmo Longobardi, Guida cartografica di Maratea, Maratea, Ed. Mondomaratea Servizi Turistici, 2005.
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  27. ^ Anas S.p.A. - Comunicati stampa, stradeanas.it. URL consultato il 20 lug 2013, 16:16 (CEST).
  28. ^ Corpo Forestale dello Stato - INCENDI: ROGO DIVAMPATO NEL POTENTINO MINACCIA LA PINETA DI ACQUAFREDDA, PAURA PER 13 ESCURSIONISTI DISPERSI E TRATTI IN SALVO DALLA FORESTALE, www3.corpoforestale.it. URL consultato il 20 lug 2013, 16:17 (CEST).
  29. ^ Sapri, un incendio sorprende un gruppo di escursionisti diretti ad Aquafredda, giornaledelcilento.it. URL consultato il 20 lug 2013, 16:18 (CEST).
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  31. ^ Massimo Ricciardi, Nuove stazioni di Primula palinuri Petagna lungo la costa tirrenica meridionale. Webbia, 28(2): 417-421, 1973.
  32. ^ Allegato II della Convenzione di Berna del 1979 sulla conservazione di fauna selvatica e habitat naturali e Allegato IV della Direttiva Habitat 92/43 CEE (Specie animali e vegetali di interesse comunitario che richiedono una protezione rigorosa). Si veda anche il seguente documento del Dipartimento ambiente della Regione Basilicata.
  33. ^ come elencate nel Decreto del 14 marzo 2011, G. U. della Repubblica Italiana n. 77 del 4 aprile 2011, S. O. n. 90
  34. ^ Tabella climatica mensile e annuale (TXT), in Archivio climatico DBT, ENEA.
  35. ^ Classificazione Climatica di Maratea, comuni-italiani.it. URL consultato il 15 febbraio 2012.
  36. ^ Classificazione Climatica dei comuni lucani, confedilizia.it. URL consultato il 15 febbraio 2012.
  37. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q Damiano
  38. ^ Giacomo Racioppi, Storia dei Popoli della Lucania e della Basilicata, Loescher, 1889.
  39. ^ Descrizione degli stemmi a cura di www.comuni-italiani.it URL consultato il 13-05-2008
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  41. ^ Decreto del Presidente della Repubblica del 27 febbraio 2009
  42. ^ a b c d e f g h i Errore nell'uso delle note: Marcatore <ref> non valido; non è stato indicato alcun testo per il marcatore cernicchiaro_conoscere_maratea
  43. ^ Carlo V d'Asburgo il 9 marzo 1531 concesse a Maratea il titolo di "città regia"
  44. ^ a b c d e f g Errore nell'uso delle note: Marcatore <ref> non valido; non è stato indicato alcun testo per il marcatore di_san_biase_e_di_maratea
  45. ^ a b Errore nell'uso delle note: Marcatore <ref> non valido; non è stato indicato alcun testo per il marcatore blanda_e_maratea
  46. ^ a b c d e f Beni culturali Maratea.
  47. ^ Il castello di Castrocucco è monumento nazionale, articolo de «Il Cittadino di Basilicata», n. 21 dicembre 2007, pag. 9.
  48. ^ Paola Bottini, Valeria Verrastro, Villa Nitti: il luogo del pensiero, Potenza 2002.
  49. ^ Giovan Battista Pacichelli, Il Regno di Napoli in Prospettiva, Napoli, 1702.
  50. ^ Sergio de Nicola, La Villa Comunale, 2001.
  51. ^ Paola Bottini, Valenze archeologiche del territorio di Maratea, in Maratea: il mare e la costa da proteggere, Lavello 1996.
  52. ^ a b Errore nell'uso delle note: Marcatore <ref> non valido; non è stato indicato alcun testo per il marcatore rotta_venus
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  54. ^ Statistiche ISTAT 31/12/2010. La presenza straniera a Maratea, demo.istat.it. URL consultato il 15 febbraio 2012.
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  57. ^ Regione Basilicata: vertice su problemi di Maratea con De Filippo.
  58. ^ Bandi lavori Regione Basilicata.
  59. ^ Comune di Maratea: Ospedale e sue prospettive.
  60. ^ ASP Basilicata: Servizi e reparti dell'ospedale di Maratea.
  61. ^ Guida Blu 2016 di Legambiente.
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  64. ^ Ansa: Maratea, Cinque Vele nel mare più bello.
  65. ^ Legambiente: La più bella sei tu, anno 2015.
  66. ^ Legambiente: La più bella sei tu, anno 2016.
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  69. ^ Le bandiere verdi del 2013.
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  71. ^ N. N., Sessantesimo, Sapri 1977.
  72. ^ a b c Carlo Calza, Cronologia della storia della Città di Maratea, Lagonegro, 2010
  73. ^ Comune di Maratea: Il LICEO SCIENTIFICO resta a MARATEA - MISSIONE COMPIUTA.
  74. ^ Anno Scolastico 2012/13.
  75. ^ Sito Ufficiale della Scuola di alti studi della Fondazione Nitti.
  76. ^ a b Maratea Cinema | Film | Libri
  77. ^ Veritatis Splendor di Cramarossa.
  78. ^ Sassi Live: Concluse le riprese del film 'Mille lire'.
  79. ^ Una telenovela a Maratea.
  80. ^ Maratea Scena 2001: il festival più lungo d'Italia.
  81. ^ Tale risoluzione è stata ratificata con la delibera di giunta comunale n.° 56 del 3 maggio 2011.
  82. ^ http://italia.allaboutjazz.com/italy/articles/arti0901_008_it.htm
  83. ^ Phonetica Jazz Festival
  84. ^ Maratea International Film Festival
  85. ^ Sergio De Nicola, Maratea, Pellegrini Editore, 2005, p. 152, ISBN 9788881012695.
  86. ^ Errore nell'uso delle note: Marcatore <ref> non valido; non è stato indicato alcun testo per il marcatore forma_italiae
  87. ^ a b AA.VV., Maratea Sacra, Roma 1999.
  88. ^ Pasquale Stoppelli, Maratea Greca, Maratea Romana, pubblicato nei Quaderni del Centro Culturale di Maratea.
  89. ^ Corriere della Sera: «Il lusso dei sapori veri. La piccola Maratea conquista l'Europa».
  90. ^ La Repubblica: «Perla del Mediterraneo parola del Sunday Times».
  91. ^ Financial Times, Piccoli passi verso la contemplazione, nel numero del 6/8/2006
  92. ^ Mario Faggella, La «vetusta» Maratea tra turismo e archeologia.
  93. ^ Dati statistici sul turismo in Basilicata 1999-2015.
  94. ^ ::: Ministero dell'Interno ::: - Archivio Storico delle Elezioni - Comunali del 7 giugno 2009, elezionistorico.interno.it. URL consultato il 10 marzo 2014.
  95. ^ ::: Ministero dell'Interno ::: - Archivio Storico delle Elezioni - Comunali del 3 aprile 2005, elezionistorico.interno.it. URL consultato il 10 marzo 2014.
  96. ^ ::: Ministero dell'Interno ::: - Archivio Storico delle Elezioni - Comunali del 13 maggio 2001, elezionistorico.interno.it. URL consultato il 10 marzo 2014.
  97. ^ ::: Ministero dell'Interno ::: - Archivio Storico delle Elezioni - Comunali del 27 aprile 1997, elezionistorico.interno.it. URL consultato il 10 marzo 2014.
  98. ^ J. Cernicchiaro, T. Polisciano, San Biagio a Sebaste e Maratea, Lagonegro, Zaccara, 2010, pag. 125.
  99. ^ Maratea e Carosino gemellate per San Biagio
  100. ^ Gemellaggio Maratea-Bolzano
  101. ^ Gemellaggio Maratea-Avetrana.
  102. ^ Comune di Chiaravalle Centrale, comunicato stampa sul gemelaggio con Maratea.
  103. ^ Sito ufficiale - Real Maratea.
  104. ^ Statistiche su Maratea
  105. ^ Presentazione Fly Maratea.
  106. ^ Special Forces Maratea.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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  • Dammiano Domenico, Maratea nella Storia e nella Luce della Fede, Sapri 1965.
  • Iannini Carmine, Di San Biase e di Maratea. Discorso Istorico, Maratea 1835.
  • Paolo D'Alitti, Della Vita e del Martirio di S. Biagio vescovo di Sebaste, e della sua Santa Manna, che scaturisce nella Città di Maratea, Napoli, Istituto Grafico Italiano, 2007.
  • José Cernicchiaro, Conoscere Maratea: guida storico-turistica, Napoli, Guide Editore, 1979.
  • José Cernicchiaro & Tina Polisciano, San Biagio a Maratea: Vescovo e Martire di Sebaste, patrono e protettore della città di Maratea, Maratea, Zaccara editore, 2010.
  • Josè Cernicchiaro & Mimmo Longobardi, Pietre nel Cielo: il Castello di Maratea, Lagonegro, Tipografia Zaccara, 1988.
  • Josè Cernicchiaro & Vincenzo Perretti, L'antica "terra" di Maratea nel secolo XVIII: note di storia civile e religiosa, Potenza, Il Salice Editore, 1992.
  • Domenico Damiano, Maratea nella storia e nella luce della fede, Sapri, Tipografia S. Francesco, 1965.
  • Carmine Iannini, Di S. Biase e di Maratea. Discorso Istorico. Libri II, Napoli, Istituto Grafico Italiano, 1985.
  • Michele Lacava, Del Sito di Blanda, Lao e Tebe Lucana, Napoli, 1891.
  • Biagio Tarantini, Blanda e Maratea: saggio di monografia storica, Napoli, 1888.
  • Ingeborg Bachmann, Tre sentieri per il lago e altri racconti, Adelphi Editore, 1994.
  • Marco Fagioli, Bruno Innocenti: l'anima e la forma, Firenze, Aion, 2006.
  • Gennaro Buraglia, Cenno intorno alla Traslazione del Sacro Torace di San Biagio in Maratea superiore o Castello, Lerida, Tipografia Mariana, 1896.
  • Giuseppe Ferrari, L'insurrezione calabrese e l'assedio di Amantea del 1806, Potenza, Nicola Bruno Editore, 2002.
  • Luigi Maria Greco, Annali di Citeriore Calabria, Roma, Edizioni del Tornese, 1979.
  • Tina Polisciano, Maratea: quando il pane aveva il sapore del mare, Roma, Newton Compton, 2004.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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