Tre Fontane (Greci)

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Tre Fontane
Greci (Av) - Frazione di Tre Fontane.JPG
Veduta del portale d'accesso
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneCampania
LocalitàGreci
Indirizzotratturello Camporeale-Foggia
Coordinate41°15′53.64″N 15°08′23.89″E / 41.2649°N 15.139969°E41.2649; 15.139969
Informazioni generali
Condizionidiscrete
CostruzioneXVI secolo
Usoagro-pastorale

Tre Fontane è un complesso architettonico rurale di epoca rinascimentale ubicato lungo la linea spartiacque appenninica, a cavallo fra la valle del Cervaro e l'alta valle del Miscano a un'altitudine di 725 m s.l.m.. Da un punto di vista amministrativo l'insediamento ricade per la maggior parte in tenimento di Greci, pur essendo situato a stretto confine con i territori comunali di Ariano Irpino e Castelfranco in Miscano.[1]

Il complesso si articola in una grande masseria fortificata a pianta quadrangolare con un'ampia corte centrale, in un'altrettanto imponente taverna di forma rettangolare, e in un più modesto casale ubicato alle falde di un'antica cava di pietra. Ognuno dei tre edifici, situati a quasi 200 m l'uno dagli altri, disponeva di una propria fonte sorgiva[1]; da qui l'origine del toponimo.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

L'insediamento delle Tre Fontane sorse all'incrocio fra tre antiche direttrici di traffico[2]

Assai scarse sono tuttavia le tracce della frequentazione del sito in epoca imperiale e medievale; l'edificazione del complesso avvenne infatti solo nel Cinquecento[6], al termine delle devastanti guerre d'Italia del XVI secolo. Fin dagli inizi l'insediamento fu occupato dal gruppo etnico arbëreshë, lo stesso che risiede anche a Greci e che ben conserva la cultura e la lingua d'origine, ma non il rito bizantino[7].

Sorto in corrispondenza dell'allora principale crocevia tra Campania e Puglia, l'insediamento in una prima fase dovette essere assai florido grazie all'intenso traffico di pastori, viandanti, cavalieri e mercanti; a tal riguardo è significativo che la taverna fosse situata esattamente sul tratturello e munita ai due estremi di portali che consentivano il totale controllo dei transiti[2]. Tuttavia, dopo che nel corso del Seicento fu inaugurata la nuova strada regia delle Puglie (la quale penetrava direttamente nella valle del Cervaro passando dalla più meridionale sella di Ariano), ebbe inizio l'inevitabile fase della decadenza.[8]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Istituto geografico militare, Carta d'Italia, M 891, 1ª ed., 1954-1955, foglio "Castelfranco in Miscano" 174 IV NE.
  2. ^ a b c Archeoclub di San Severo, Armando Gravina, Un segmento della via Traiana poco conosciuto e i collegamenti culturali. Il percorso Aequum Tuticum-Troia (PDF), 35º Convegno nazionale sulla Preistoria - Protostoria -Storia della Daunia, Foggia, settembre 2015. URL consultato il 24 aprile 2018 (archiviato il 24 aprile 2018).
  3. ^ Centro Studi Romei, La via Appia Traiana nel Medioevo (PDF), su Renato Stopani (a cura di), Vie Francigene del Sud, 1992, p. 4. URL consultato il 26 febbraio 2018 (archiviato l'11 ottobre 2013).
  4. ^ Natalino Paone, La transumanza, immagini di una civiltà, Cosmo Iannone, giugno 1987, ISBN 88-516-0013-9.
  5. ^ Natalino Paone, Carta dei tratturi, tratturelli, bracci e riposi, Cosmo Iannone, giugno 1987.
  6. ^ Archeoclub d'Italia (sede di Casalbore), Progetto itinerari turistici Campania interna - La Valle del Miscano, a cura di Vincenzo Rubino, Regione Campania (Centro di Servizi Culturali - Ariano Irpino), vol. 2, Avellino, 1995, p. 241.
  7. ^ AA.VV., I Dauni-Irpini, Napoli, Generoso Procaccini, 1990, p. 125.
  8. ^ Nicola Flammia, Storia della città di Ariano, Ariano di Puglia, Tipografia Marino, 1893, pp. 114-119.

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