Virtus Pallacanestro Bologna

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Virtus Pallacanestro Bologna
Pallacanestro Basketball pictogram.svg
Logo Virtus Pallacanestro Bologna.png
Vu nere
Segni distintivi
Uniformi di gara
Kit body blacksides.png
Kit body basketball.png
Kit shorts blacktop.png
Kit shorts.svg
Casa
Kit body whitesides.png
Kit body basketball.png
Kit shorts whitetop.png
Kit shorts.svg
Trasferta
Colori sociali Bianco e Nero.svg Bianco e nero
Inno "Virtus, Virtus"
Andrea Mingardi
Dati societari
Città Bologna
Paese Italia Italia
Confederazione FIBA Europe
Federazione FIP
Campionato Serie A
Fondazione 1929
Presidente Italia Renato Villalta
General manager Italia Gianluca Berti
Allenatore Italia Giorgio Valli
Impianto Unipol Arena
Casalecchio di Reno (BO)
(8 650 posti)
Sito web www.virtus.it
Palmarès
Star*.svgScudetto.svgScudetto.svgScudetto.svgScudetto.svgScudetto.svgCoccarda Italia.svgCoccarda Italia.svgCoccarda Italia.svgCoccarda Italia.svgCoccarda Italia.svgCoccarda Italia.svgCoccarda Italia.svgCoccarda Italia.svgSupercoppa di pallacanestro.svgIcona Euroleague.pngIcona Euroleague.png
Scudetti 15
Coppe Italia 8
Supercoppa italiana 1
Euroleghe 2
Coppe europee 1 Coppa delle Coppe
1 EuroChallenge
Altri titoli 1 Prima Divisione
Basketball current event.svg Stagione in corso

La Virtus Pallacanestro Bologna è un club italiano di pallacanestro; fondato nel 1929, dopo l'Olimpia Milano è la squadra più titolata d'Italia, avendo vinto quindici scudetti (il primo nel 1946) e otto Coppe Italia, nonché due coppe dei Campioni.

Ha sede a Bologna, in Via dell'Arcoveggio, e gioca alla Unipol Arena di Casalecchio di Reno.

In serie A fino al 2003, allorché la Federazione ne decise l'esclusione dal campionato per via della sua deficitaria situazione economica, la Virtus si reiscrisse sotto un nuovo nome al campionato di Legadue e riguadagnò la promozione in massima serie, nella quale milita tuttora, nel 2005.

Tradizione[modifica | modifica wikitesto]

« La tradizione della Virtus è come ogni altra tradizione: c'è voluto tempo, pagato in cose che non sono tangibili. Questa è la storia di quella conquista, e di altre della squadra che è stata il mio primo amore cestistico. E sarà anche l'ultimo, perché la Virtus è una fede. »
(Dan Peterson, presentazione di "Virtus - Cinquant'anni di basket" di Tullio Lauro)

Fin dagli anni del secondo dopoguerra la Virtus Bologna ha apportato un contributo fondamentale alla crescita della pallacanestro italiana, grazie al continuo impulso allo sviluppo del sistema fortemente impresso dalle varie dirigenze che si sono susseguite nel tempo (da Porelli, a Cazzola, al recente Sabatini) sempre attente alla valorizzazione del basket giovanile ed ai ruoli "secondari" ma non meno importanti dei preparatori. In questo modo sono nati dal vivaio bianconero talenti immensi e si sono creati personaggi celebri come il prof. Grandi, preparatore della Virtus e della Nazionale, e Giordano Consolini, unanimemente riconosciuto come il miglior allenatore d'Italia per il settore giovanile.

La Virtus ha sempre avuto un vasto seguito ed il pubblico è aumentato negli anni raccogliendo numerosissimi tifosi in tutta Italia grazie alle sue "bandiere", da Villalta a Bonamico, da Brunamonti a Danilović, da Emanuel Ginóbili a Marko Jarić, e all'abnegazione messa in campo da tutti i giocatori nel tentativo di onorare una delle maglie più blasonate d'Europa.

La platea dei palazzetti virtussini è la più numerosa d'Italia, e supera di gran lunga piazze più ricche e popolose come Milano, Roma o la stessa rivale storica bolognese, la Fortitudo.

L'attaccamento alla squadra invece non si è mai affievolito nonostante le gravi difficoltà e la necessità di ripartire, nel 2003, dopo una grave crisi societaria, da una fusione con il Progresso Castelmaggiore, allora militante in Legadue, riempiendo il palasport in moltissime occasioni grazie anche a numerosi biglietti in omaggio concessi soprattutto ai ragazzi delle scuole, iniziativa promossa dal patron Claudio Sabatini allo scopo di far appassionare a questo sport anche i più giovani.

I colori bianconeri sono quindi unanimemente riconosciuti come sinonimo di una tradizione sportiva vincente, che negli anni '90 ha raggiunto il suo apice quando su 19 finali disputate tra campionato di serie A, Coppe Europee e Coppa Italia, ne vinse ben 14.

Da non dimenticare il suo settore giovanile, da sempre uno dei migliori d'Italia, che insieme a quello dell'Olimpia Milano costituiscono i due settori giovanili più premiati in Italia, con 41 scudetti giovanili in due.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Gli albori[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: SEF Virtus Bologna.
L'ex chiesa di Santa Lucia[1]

È il 17 gennaio 1871, cioè pieno XIX Secolo, quando Emilio Baumann, maestro elementare e insegnante di ginnastica, da nove anni in Emilia, fonda la Società Sezionale di Ginnastica in Bologna, con lo scopo di promuovere in città le "arti ginniche". Lo statuto della società è sottoposto ai soci e approvato in un'adunanza appositamente convocata nei locali della scuola serale San Domenico, in via Drapperie, centro storico di Bologna. La prima storica sede della polisportiva fu un vero e proprio "tempio", e non solo in senso metaforico: per iniziativa dello stesso Baumann, il comune destinò la chiesa di Santa Lucia, una chiesa sconsacrata nel 1866 durante la terza guerra di indipendenza, alle attività ginniche della neonata società. "Ginnasti, saltatori, cultori della pesistica, della lotta greco-romana, della scherma, si allenavano tenacemente, in un'atmosfera cordiale e di sana emulazione; cosicché la buona scuola non mancava di dare frutti attesi" si legge in uno scritto dell'epoca a proposito delle attività alla "Santa Lucia"[2].

Inizialmente la società si occupa di ginnastica e scherma, ma col tempo la polisportiva (ribattezzata dapprima Società Ginnastica Bologna e, dal 1922, Società di Educazione Fisica Virtus) diventerà la "madre" dello sport bolognese, arrivando a comprendere praticamente tutte le principali discipline sportive tra cui, ovviamente, la pallacanestro[3]. Nel 1929 De Luigi, Simoni, Padovani, Grigioni e Chiaffarelli sono i cinque ragazzi, provenienti dall'atletica leggera, che formano la sezione pallacanestro e costituiscono il primo quintetto delle V nere[3].

Gli anni '30[modifica | modifica wikitesto]

La Virtus 1945-46: Marinelli, Dondi, Calza, Foschi, Bersani, Vannini, Girotti, Rapini, Cherubini[4]

Il primo campionato ufficiale della Virtus risale al 1934, anno in cui vinse il torneo di prima divisione, ottenendo la promozione in massima serie dopo un combattutissimo girone di spareggio contro l'Unione Sportiva Milanese e la Ginnastica Roma. Merita però di essere ricordato quello che, visti i tempi in cui accadde, può essere considerato un vero e proprio "evento" sportivo: nel mese di gennaio del 1931, assai misteriosamente, una rappresentativa estone, il Kalev di Tallinn, giocò a Bologna contro una selezione bolognese (non solo Virtus, quindi). L'incontro finì con un inglorioso 86 a 12 per i maestri dell'est, nonostante il prodigarsi di un tennista prestato alla pallacanestro: Pier Giovanni Canepele, per lungo tempo il miglior tennista italiano[2].

Dopo la promozione la Virtus si insediò stabilmente ai vertici del basket nazionale, ma inanellò soltanto una lunga serie di piazzamenti onorevoli: nei nove campionati disputati dal 1935 allo scoppio della Seconda guerra mondiale, le Vu nere collezionarono infatti 6 secondi posti, 2 terzi posti e un sesto posto, rimanendo sempre alle spalle di squadre come Ginnastica Roma, Borletti Milano o Reyer Venezia. I protagonisti di quella "palla al cerchio" ancora pionieristica sono giocatori dai nomi d'altri tempi, come Venzo Vannini, primo capitano, Napoleone Valvola, Athos Paganelli, Galeazzo Dondi, Giancarlo Marinelli, Giuseppe Palmieri, specialista del salto in alto, e tanti altri. A proposito di quella prima Virtus ha scritto Adalberto Bortolotti su "Giganti del Basket": "Parte da qui la leggenda della Vu nera: sono tutti bolognesi, anzi del quartiere di Castiglione. Gianfranco Bersani, che tiene una bottega nei pressi, li vede passare ed entrare in palestra. Li segue, si innamora di quello sport in sboccio, lui che è nato con una malformazione ad un braccio e non ha mai fatto attività. Chiede: Mi prendete a giocare? , impara, si specializza, diventerà una delle più fulgide glorie Virtussine, pluricampione d'Italia e nazionale. Era un basket casereccio, umano e genuino. Prima dell'inizio, ci si riuniva a centrocampo e, stretti l'uno all'altro, si lanciava il grido di guerra. Quello del Santa Lucia scandito da voci possenti sotto le volte antiche diceva: E par la mi bela bala/ un occ' am bala/ un occ' am bala/ am bala un occ'/ un occ', un occ' un occ' "[2].

Anni '40 e '50: I primi scudetti[modifica | modifica wikitesto]

La Virtus in Sala Borsa. Al tiro Gigi Rapini.[5]

Alla fine del conflitto mondiale, una doccia fredda attende gli appassionati bolognesi: la "Santa Lucia", destinata a corsi per aspiranti muratori, non è più disponibile. Dopo un breve intermezzo di partite all'aperto, su un campo in Via del Ravone, il basket bolognese si trasferisce in un'altra "cattedrale", anche se dedicata agli affari: la Sala Borsa di Piazza Nettuno.Lo spazio che la mattina ospita gli agenti di cambio, è riadattato la sera per gli incontri di basket. Questa insolita sede, con le sue gallerie e le sue celebri piastrelle a rombi, diventò il marchio distintivo di una nuova stagione del basket, non solo bolognese. Lo spiegò bene il giornalista Leo Turrini: "Alla Sala Borsa la pallacanestro ha cambiato nome, è diventata basket. Una pallacanestro che parla straniero e fa un po' la schizzinosa. Nasce la parola "pivot": alla Santa Lucia infatti avevamo creduto che Marinelli fosse semplicemente un centrattacco"[2]. Con un bel paragone, il giornalista Tullio Lauro paragonò le piastrelle della Sala Borsa, marchio di fabbrica delle Vu nere, al celeberrimo parquet incrociato del Boston Garden, sede di una squadra mitica della pallacanestro mondiale, i Boston Celtics.

Quella della Sala Borsa fu per la Virtus una straordinaria stagione di successi: una nuova generazione di giocatori, tra tutti Achille Canna, Gigi Rapini e Antonio Calebotta, con il capitano Marinelli a fare da trait d'union con il gruppo dell'anteguerra, portò quattro scudetti consecutivi, dal 1946 al 1949, e altri due nel 1955 e nel 1956. Negli anni '50 iniziarono la lunga rivalità con l'Olimpia Milano e le prime caldissime sfide stracittadine contro Gira e Moto Morini.

Anni '60 e '70[modifica | modifica wikitesto]

Jim McMillian, il Duca Nero[6]

Il finire degli anni '50 è contrassegnato dal biennio tricolore '55-'56 ma anche dal trasferimento del campo di gioco dalla Sala Borsa al Palazzo dello sport di piazza Azzarita, inaugurato dal sindaco Giuseppe Dozza nel 1957. Il nuovo, modernissimo palazzetto, più tardi soprannominato Madison perché, come il Madison Square Garden di New York, si trovava nel cuore della città, inizialmente non portò fortuna ai colori bianconeri: la Virtus attraversò un decennio povero di soddisfazioni, nonostante la presenza di talenti come "Dado" Lombardi, Gambini, Pellanera e Zuccheri. Il gotha della pallacanestro italiana si era spostato stabilmente in Lombardia, dove, accanto alla solita Olimpia, si stava affermando l'astro nascente dell'Ignis Varese[3], e la Virtus si trovò persino, alla fine degli anni '60, a lottare per non retrocedere.

La svolta si ebbe a partire dal 1968, quando l'Avvocato Gian Luigi Porelli fu nominato dall'allora presidente della polisportiva, Elkan, alla guida della sezione basket. Soprannominato alternativamente "Torquemada" o "Robespierre" per i suoi metodi spicci e spesso dittatoriali, o, più semplicemente, "l'Avvocato", Porelli è stato una delle figure di maggiore spicco della storia della Virtus Pallacanestro, che ha, attraverso iniziative spesso impopolari ma quasi sempre vincenti, definitivamente traghettato verso il professionismo.

Villalta, Ćosić e McMillian festeggiano il nono tricolore[7]

Appena arrivato, a solo 38 anni, l'avvocato fece piazza pulita dei vecchi dirigenti e cedette il miglior giocatore del tempo, Dado Lombardi, scatenando una rivolta popolare che finì addirittura in tribunale[8]. Subito dopo, nel 1970, la Virtus Pallacanestro si staccò dalla polisportiva e si costituì in Società per Azioni. Grazie a questa scelta, anch'essa molto criticata, Porelli risanò definitivamente le finanze e nel 1973 aprì una nuova stagione di trionfi, con l'abbinamento milionario con la Sinudyne e soprattutto con l'ingaggio del giovane coach Dan Peterson, proveniente dalla panchina della Nazionale del Cile, non certo una potenza del basket mondiale.

Grazie al binomio Porelli-Peterson le sorti bianconere si risollevarono nettamente portando in bacheca la prima coppa Italia nel 1973/74 e il settimo scudetto due anni dopo sotto il segno di giocatori come Terry Driscoll, Charly Caglieris, Gianni Bertolotti, Marco Bonamico, Gigi Serafini, Massimo Antonelli e Massimo Sacco. Gli scudetti numero 8 e 9 arrivarono nel biennio 79-80, con Dan Peterson stavolta avversario sulla panchina del Billy Milano, sconfitta in finale nel 1979[3]. Sulla panchina bianconera sedeva l'ex allievo dell'uomo di Chattanooga, cioè Terry Driscoll, e in campo giocatori come Generali, Villalta, Caglieris, il "Duca nero" Jim McMillian, e il "Vescovo", ovvero il campione jugoslavo Kreso Ćosić.

Gli anni '80: la stella[modifica | modifica wikitesto]

« Tifare Virtus a Bologna è di moda? »
« Tifare la regina in Inghilterra è di moda? »
(Gian Luigi Porelli, intervistato da Gianfranco Civolani)
La Virtus 1980/81: Caglieris, Cantamessi, Martini, Villalta, Marquinho, Generali, Bonamico, Goti, McMillian, Valenti
L'Avvocato Porelli Con Sugar Richardson[8]

Tornate ai vertici in Italia, le Vu nere tentarono la scalata all'Europa, che sfumò di un soffio, con la finale di Coppa dei Campioni del 1981 persa di un solo punto a Strasburgo contro il Maccabi Tel Aviv. L'addio di Driscoll, che lascia la panchina dopo due scudetti in due anni, e la delusione cocente della sconfitta in Coppa, pongono le basi per un'altra rifondazione. Se ne vanno Bertolotti, che lascia il ruolo di capitano a Villalta, Ćosić e Caglieris, e arrivano il mago della panchina Aza Nikolić, Roberto Brunamonti, Augusto Binelli, Marco Bonamico, di ritorno da Milano, oltre a una serie di stranieri non indimenticabili, ad eccezione forse di quel Jan van Breda Kolff che sarà protagonista dello scudetto della stella, che arriva nel 1984 con Alberto Bucci e un giovane Ettore Messina in panchina. Il decimo tricolore, insieme a tre Coppe Italia ed una Coppa delle Coppe, costituì il principale trofeo del decennio, che si concluse comunque con il passaggio sotto le Due Torri di Micheal Ray Richardson, giocatore dal talento immenso, già All Star negli USA, giunto in Italia ancora nel pieno della sua parabola agonistica, protagonista della serie finale di Coppa delle Coppe nel 1989 conclusasi con la vittoria in Finale a Firenze contro il Real Madrid.

Anni '90: Gli anni d'oro[modifica | modifica wikitesto]

Si apriva dunque il decennio più glorioso della sua storia, mentre saliva alla poltrona di presidente Alfredo Cazzola (nell'anno 1992) ed Ettore Messina, l'allenatore italiano più vincente di sempre, sedeva in panchina conquistando l'ennesimo scudetto. La Virtus Bologna, guidata da Brunamonti, da un giovane Predrag Danilović e diretta da Alberto Bucci, si ripete infilando tre scudetti consecutivi, dal 1993 al 1995. Proprio nel 1993 e nel 1995 la squadra prende parte al celebre Mc Donald's Open, in cui incontra le franchigie della NBA. Alla Virtus si affermano grandi giocatori italiani: Alessandro Abbio, Augusto Binelli, Flavio Carera, Claudio Coldebella, Riccardo Morandotti, Paolo Moretti.

Il ritorno di Danilović[modifica | modifica wikitesto]

Tre anni dopo, con il ritorno di Messina si registrano il rientro di Danilović dall'esperienza NBA nonché l'arrivo di Radoslav Nesterovič, Antoine Rigaudeau, Hugo Sconochini e Alessandro Frosini che affiancano i veterani nell'assalto all'Italia e all'Europa. La prima impresa si compie nella decisiva finale-scudetto contro gli eterni rivali della Fortitudo: a una ventina di secondi dalla fine, con la Fortitudo sopra di 4, Danilović mette a segno un tiro da tre punti e al contempo subisce un fallo da Dominique Wilkins; il serbo centra il tiro libero aggiuntivo e pareggia i conti spianando la strada al supplementare terminato con il trionfo bianconero. Poco tempo prima, al Palau St. Jordi di Barcellona, la Virtus (guidata da un grande Zoran Savić) aveva conquistato la sua prima Eurolega, superando in finale i greci dell'AEK Atene (58-44), dopo aver battuto in semifinale il Partizan Belgrado.

Anni 2000: gloria, baratro, rinascita[modifica | modifica wikitesto]

Il Grande Slam[modifica | modifica wikitesto]

Il Derby
Un Virtus-Gira degli anni '50.

Due volte all'anno, o anche di più nelle stagioni più fortunate, la città delle torri dimostra tutto il suo amore per lo sport dei canestri, che le è valso l'appellativo di basket city. È il derby, ovvero la sfida tra le due principali squadre di Bologna. Si tratta di un evento unico, senza eguali nel basket italiano, e in grado di monopolizzare l'attenzione di un'intera città come pochi altri eventi sportivi in Italia, partite di calcio a parte. Per questa ragione, e per la sua capacità di unire e dividere insieme, è stato più volte paragonato al Palio di Siena[9]. Come a Siena infatti la città si ferma e il derby diventa, nei luoghi di lavoro, per le strade, nei bar e sotto i portici, l'unico argomento di discussione. Le prime infuocate sfide stracittadine risalgono agli anni ’50. In quel periodo a contendersi la supremazia cittadina nell'arena della Sala Borsa erano, oltre alla Virtus, che già allora era identificata con la Bologna borghese e un po' snob, squadre come il Gira, nato tra gli studenti dell'Università, o il Mazzini-Moto Morini[10]. Dagli anni '80 in poi però il derby è sempre stato Virtus-Fortitudo, o, se si preferisce, Fortitudo-Virtus. Tra i 103 derby disputati finora tra queste due squadre (il bilancio registra 57 a 44 per le Vu nere), e tra i mille aneddoti possibili, almeno due episodi sono da ricordare: il primo è l'edizione del campionato 1988-89, derby di andata: Virtus Knorr - Fortitudo Arimo 70-102, 32 punti di scarto per la Fortitudo, fino a quel momento massimo scarto per un derby. Per l'occasione Nino Pellacani, giocatore-tifoso, amatissimo dalla Fossa dei Leoni biancoblu, invase la città con le sue magliette con la scritta “il grande freddo” (“-32”, appunto)[11]. Per i colori bianconeri invece il derby per eccellenza è quello del 1998, quinta e decisiva finale scudetto: a 20 secondi dalla fine la Fortitudo è avanti di 4 punti e sembra volare verso il suo primo scudetto. Predrag Danilović, dopo un passaggio di Abbio, tira da tre punti e subisce anche il fallo di Dominique Wilkins. Canestro e tiro libero. Quattro punti, supplementari e trionfo Virtus. Vu nere euforiche e dilaganti, fortitudini increduli e affranti[12].

Virtuspedia - Cronologia dei Derby
 

Il nuovo millennio vede succedere alla presidenza bianconera Marco Madrigali, con il quale il club toccherà la gloria più alta e cadrà irrimediabilmente nel baratro della radiazione.

La dirigenza decide di puntare su forze fresche e arruola giovani talenti come Emanuel Ginóbili (ora All-star NBA, 3 anelli in 5 anni con San Antonio), Marko Jarić e Matjaž Smodiš (campione europeo 05/06 e 07/08 con il CSKA Mosca). Sasha Predrag Danilović, re delle Vu Nere imperiali degli anni '90, lascia la squadra e la pallacanestro all'inizio della stagione 2000/01, annunciando il ritiro dall'attività agonistica.

L'assenza di un leader emotivamente accentratore come il serbo e in seguito la squalifica per doping di un altro grande senatore come Hugo Sconochini costringono ogni singolo elemento a responsabilizzarsi, ma al contempo apre spazi agli acerbi e talentuosi esterni, liberi di mostrare le loro capacità e fare esperienza ad alto livello.

È con tali premesse che si avvia il campionato ed il percorso vincente della corazzata di Ettore Messina, che dopo un inizio di stagione difficoltoso svolta la stagione nel Derby di Natale, un 99-62 che stordisce la Fortitudo Bologna e lancia la squadra in scia per una impressionante striscia di ben 33 risultati utili consecutivi, presentandosi con questo biglietto da visita alla Final Eight di Coppa Italia, dove porta a casa il primo trofeo stagionale ai danni dalla Scavolini.

Da lì in avanti è un rullo compressore: la Fortitudo cerca di interrompere il cammino sia verso la finale di Eurolega che nell'ultima serie dei playoff, ma si deve arrendere ad un gruppo irripetibile capace di battere ogni record e divenire a pieno titolo una delle più forti squadre europee di tutti i tempi. Dopo la doppietta "Scudetto-Eurolega" del 1998, nel 2001 arriva infatti il Grande Slam. In soli quattro anni diventa un'impresa mai riuscita a nessun'altra società italiana[13][14].

La perdita dell'affiliazione e la rinascita[modifica | modifica wikitesto]

Sebbene la Virtus sia considerata la squadra più forte d'Europa[senza fonte], all'inizio della stagione 2001/2002 il presidente Madrigali pensa di rafforzarla ulteriormente con l'ingaggio milionario (quinquennale da 7 milioni di dollari) dello sloveno Sani Bečirovič ma nel corso dell'anno, nonostante la conquista della Coppa Italia vinta in finale sulla Montepaschi Siena, l'apparente solidità societaria viene minata da risultati negativi che mettono in crisi, agli occhi del presidente Madrigali, le posizioni dell'allenatore Ettore Messina e del vicepresidente e general manager Roberto Brunamonti. Tali dissidi sfociano nel clamoroso esonero del tecnico, avvenuto l'11 marzo 2002 a poche ore da una pesante sconfitta a Pesaro, in cui la squadra aveva toccato addirittura il -41. La decisione viene fieramente avversata dal pubblico virtussino, la cui pacifica invasione di campo, che ritarda l'inizio del match di campionato contro la Telit Trieste, induce Madrigali a reintegrare l'allenatore. Ma gli equilibri e, di conseguenza, il rendimento della squadra ne escono irrimediabilmente segnati. La Virtus raggiunge la finale di Eurolega, che si disputa proprio a Bologna, ma viene inopinatamente sconfitta dai greci del Panathinaikos, in una gara condotta per metà dalla squadra bolognese. L'esito del campionato è ugualmente amaro per la squadra bianconera che nella serie di semifinale viene superata per 3-1 dalla Benetton Treviso allenata da Mike D'Antoni, vincente a Casalecchio in gara 4.

Sani Bečirovič in maglia Panathinaikos

A fine stagione il presidente Madrigali allontana definitivamente Brunamonti (diretto alla Virtus Roma) e Messina (Treviso) ed affida la guida tecnica al general manager Gianfranco Lombardi ed all'allenatore Bogdan Tanjević, i quali tentano un improbabile e radicale rifondazione della squadra. La svolta non viene accettata dal pubblico e si registra il crollo degli abbonamenti; anche lo sponsor Ferrero, che col marchio Kinder aveva firmato i recenti successi, e che stringeva un rapporto di ferro con coach Messina, volta le spalle alla società. La stagione 2002/2003 è sicuramente la più amara e tormentata dell'intera storia virtussina: dopo una serie di risultati estremamente negativi, incluso un -35 a Fabriano, e senza luce nemmeno in Eurolega, il cambio di coach da Tanjević a Valerio Bianchini ultima lo sfacelo. E il club, per la prima volta nella storia, non entra nei play off scudetto. Ma i risvolti peggiori sono di carattere finanziario: il giocatore Sani Bečirovič, costretto all'inattività da problemi al ginocchio, apre una vertenza con la società (il cosiddetto "lodo Becirovic"), lamentando la mancanza del pagamento degli emolumenti da parte della Virtus. Nel corso dell'estate, parallelamente alla causa Becirovic sopraggiungono altre richieste di "lodo", nei giorni in cui scricchiola anche l'azienda di Madrigali, la C.T.O. s.p.a.. Tutto precipita il 4 agosto 2003, giorno in cui il Consiglio Federale della Federazione Italiana Pallacanestro decreta la radiazione della Virtus e la sua esclusione dal tutti i campionati nazionali per la stagione 2003/2004: la posizione di Sani Bečirovič rimaneva infatti insoluta.

Il fallimento societario della Virtus viene scongiurato dall'intervento dell'imprenditore Claudio Sabatini (già organizzatore del Futurshow), che transa tutti i debiti della società, ottiene le liberatorie dei creditori e rileva la società da Madrigali a pochi giorni dall'udienza innanzi al Giudice fallimentare. Sabatini, che rivelerà fin dall'inizio un notevole attivismo, acquisisce anche la società Progresso Castelmaggiore (un paese dell'hinterland bolognese), militante nel campionato di Legadue (cioè la divisione inferiore alla serie A) e la sponsorizza con il marchio "Futur Virtus", garantendo quindi la continuità del glorioso nome Virtus nonostante l'esclusione dai campionati. La Futur Virtus non raggiunge l'obiettivo promozione, sconfitta per 3-0 nella serie finale dei playoff dall'Aurora Jesi, ma ottiene la riaffiliazione alla Federazione Italiana Pallacanestro per la Virtus Pallacanestro in vista della successiva stagione e, fatto moralmente importante, non disperde le migliaia di appassionati che riempivano il PalaMalaguti prima del crack Madrigali. Allo stesso tempo era nata anche un'altra società, la Virtus 1934, iscritta al campionato di B1, che dopo due anni non si iscrisse al campionato trasferendosi a Foligno.

Nella stagione 2004/2005, Sabatini affida la guida tecnica a Giordano Consolini, storico vice allenatore di Ettore Messina e per questo amato e stimato dal pubblico virtussino. La Virtus, sponsorizzata "Caffè Maxim", conclude la stagione regolare in seconda posizione, dietro all'Upea Capo d'Orlando e si vede costretta ad affrontare i playoff. Trascinata da alcuni giocatori di livello superiore come Mario Boni e Samuele Podestà ed in netta crescita atletica, come Corey Brewer e Bennett Davison, la Virtus ottiene la promozione battendo per 3-0 in finale la Premiata Montegranaro il 3 giugno 2005, rientrando così nel massimo campionato dopo due stagioni.

Il ritorno in Serie A[modifica | modifica wikitesto]

Nel gennaio 2006 la Virtus Bologna Pallacanestro acquista lo sponsor Caffè Maxim, e giunge all'accordo con la ditta di occhiali VidiVici, per la sponsorizzazione fino a fine stagione.

Nel campionato del ritorno alla massima serie la nuova squadra, guidata dal coach macedone Zare Markovski, pur disputando una bella stagione decisamente al di sopra delle aspettative, non partecipa alle Final Four di Coppa Italia ed ai Playoff a causa di spareggi sfavorevoli all'ultima giornata sia del girone d'andata sia del girone di ritorno.

Si registra inoltre un'eccezionale affluenza ed un forte attaccamento del pubblico virtussino ai colori bianconeri, di gran lunga il più numeroso di tutto il panorama cestistico italiano con oltre 7.500 presenze ad ogni partita, ma anche un notevole ringiovanimento della platea sugli spalti del Palamalaguti grazie ad iniziative promosse dalla società rivolte ai ragazzi.[senza fonte]


Logo-Virtus.png
Cronologia degli sponsor ufficiali

Gli anni 2010[modifica | modifica wikitesto]

Cronistoria[modifica | modifica wikitesto]

Cronistoria della Virtus Pallacanestro Bologna



Ottavi di finale di Coppa Italia.
Quarti di finale di Coppa Italia.
Quarti di finale di Coppa Italia.

Ottavi di finale di Coppa Italia.
Quarti di finale di Coppa Italia.
Quarti di finale di Coppa Italia.
Coccarda Coppa Italia.svg Vince la Coppa Italia (1º titolo).
Finale di Coppa delle Coppe.

Finale di Coppa dei Campioni.
Coccarda Coppa Italia.svg Vince la Coppa Italia (2º titolo).
Quarti di finale di Coppa Italia.
Quarti di finale di Coppa Italia.
Quarti di finale di Coppa Italia.
Ottavi di finale di Coppa Italia.
Coccarda Coppa Italia.svg Vince la Coppa Italia (3º titolo).
Coccarda Coppa Italia.svg Vince la Coppa Italia (4º titolo).
Coppacoppe.png Vince la Coppa delle Coppe (1º titolo).

Quarti di finale di Coppa Italia.
Semifinali di Coppa Italia.
Finale di Coppa Italia.
3ª in Coppa Italia.
Quarti di finale di Coppa Italia.
Supercoppa di pallacanestro.svg Vince la Supercoppa italiana (1º titolo).
3ª in Coppa Italia.
Coccarda Coppa Italia.svg Vince la Coppa Italia (5º titolo).
Finale di Supercoppa italiana.
Semifinali di Coppa Italia.
Icona Euroleague.png Vince l'Eurolega (1º titolo).
Finale di Supercoppa italiana.
Coccarda Coppa Italia.svg Vince la Coppa Italia (7º titolo).
Finale di Eurolega.
Finale di Supercoppa italiana.
Finale di Coppa Italia.
Finale di Coppa Saporta.

Finale di Supercoppa italiana.
Coccarda Coppa Italia.svg Vince la Coppa Italia (7º titolo).
Icona Euroleague.png Vince l'Eurolega (2º titolo).
Semifinali di Supercoppa italiana
Coccarda Coppa Italia.svg Vince la Coppa Italia (8º titolo).
Finale di Eurolega.
  • 2002-2003 · 14ª in Serie A, Nuvola actions cancel.png non si iscrive alla stagione successiva per fallimento.
Finale di Supercoppa italiana.
Finale di Coppa Italia.
4ª in FIBA EuroCup.
Finale di Coppa Italia.
Finale di Coppa Italia.
Coppa del Campionato di Pallacanestro.png Vince l'EuroChallenge (1º titolo).
Finale di Supercoppa italiana.
Finale di Coppa Italia.

Finale di Supercoppa italiana.
Quarti di finale di Coppa Italia.
Quarti di finale di Coppa Italia.

Partecipazione ai campionati[modifica | modifica wikitesto]

Categoria Partecipazioni Debutto Ultima stagione
A/A1 71 1937-1938 2014-2015
Legadue 2 2003-2004 2004-2005

Colori e simbolo[modifica | modifica wikitesto]

I colori della Virtus sono, fin dalla fondazione, il bianco e il nero, e per le divise da gioco tali colori sono rimasti invariati fino ad oggi, in tutte le competizioni e con qualunque sponsor. Quasi sempre la maglia casalinga è bianca con risvolti e inserti neri, mentre quella da trasferta nera con risvolti e inserti bianchi.

Fanno eccezione le divise degli anni '60, giallo-verdi nel periodo del primo abbinamento Knorr, e rosso-azzurre in occasione dell'abbinamento Candy, da cui manca anche la classica Vu nera. Dal 1970 i colori sono tornati definitivamente al bianco-nero.

Tra le ultime piccole concessioni ai colori dello sponsor vi è stata quella per il marchio Kinder (sponsor ufficiale dal 1996 al 2002, scritto in rosso con la "K" nera): solitamente la divisa aveva inserti di colore rosso, sui fianchi o sui risvolti. Per la Final Four di Supercoppa italiana del 2000 a Siena, la Virtus ha indossato una divisa rossa con sfumature nere.[15]

Il 2 aprile 2006 la Virtus sponsorizzata Vidivici gioca infine con una divisa interamente rosa, in onore dei 110 anni della Gazzetta dello Sport:[15] l'esperimento piace alla società, tanto che viene ventilata l'idea di renderla la terza divisa ufficiale,[16] poi mai attuata.

La "Vu nera"[modifica | modifica wikitesto]

Il simbolo è sempre stato la lettera V, nera su sfondo bianco (o bianca su sfondo nero nella tenuta da trasferta).

Prima che la Virtus Pallacanestro Spa si rendesse autonoma dalla polisportiva SEF Virtus, il simbolo conteneva anche quattro effe disposte a croce, iniziali di Forte, Franco, Fermo e Fiero, le quattro virtù del vero sportivo.

Con l'esordio, nel 1934, in 1ª Divisione, la Virtus presenta sulle maglie un simbolo costituito da una V sovrastante una B.[17]

Negli anni quaranta il simbolo presente sulle divise era solitamente una semplice V dagli spigoli molto acuminati; a partire dalla stagione 1953/54 la Virtus Minganti presenta sulle maglie una V dall'aspetto vero e proprio di un carattere tipografico con grazie (occasionalmente utilizzato però anche in precedenza, ad esempio nella stagione 1939-40), mantenuto poi per tutti gli anni sessanta e settanta. Il passaggio tra i due tipi di simbolo non è netto, in quanto nella stagione 1958/59, ad esempio, sulla divisa si ripresenta la V più semplice.

Dopo il 1984 è stata aggiunta la stella d'oro, simbolo del decimo scudetto: prima essa era apposta separatamente sul petto; con la stagione 1988/89 la Vu nera sovrastata dalla stella è stata racchiusa in un cerchio, ottenendo un logo dalle linee più arrotondate. I due bracci della V non sempre sono stati simmetrici: a metà anni novanta la V era più simile al carattere tipografico, con il braccio sinistro spesso e quello destro sottile.

Impianti di gioco[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Futurshow Station.
Il Madison di Piazza Azzarita[18]

Dalla sua fondazione, la Virtus ha cambiato parecchi impianti di gioco. Ognuno di essi è stato più di un semplice campo, piuttosto una vera e propria "casa" delle Vu nere, segnando, nel periodo in cui è stato utilizzato, una diversa epoca della lunga storia della società:

Rivalità[modifica | modifica wikitesto]

Nella sua lunga storia la Virtus ha vissuto numerose rivalità sportive con altre squadre italiane ed europee, tra queste spiccano:

Roster 2015-2016[modifica | modifica wikitesto]

  Naz.   Ruolo Nome Anno Alt. Peso  
1 Stati Uniti C Dexter Pittman 1988 211 140
3 Italia P Michele Vitali 1991 196 88
7 Italia A Roberto Vercellino 1997 202 86
8 Italia C Gino Cuccarolo 1987 222 125
9 Stati Uniti P Abdul Gaddy 1992 191 88
11 Stati Uniti AP Pendarvis Williams 1991 198 88
13 Italia AP Simone Fontecchio 1995 199 91
14 Italia AG Valerio Mazzola 1988 205 96
15 Italia G Tommaso Oxilia 1998 198 85
24 Stati Uniti AG Rod Odom 1991 206 98
25 Stati Uniti G Allan Ray 1984 188 86 C

Staff tecnico[modifica | modifica wikitesto]

Record e statistiche[modifica | modifica wikitesto]

Di squadra[modifica | modifica wikitesto]

Logo-Virtus.png
Statistiche generali

Campionato italiano

  • Stagioni in Serie A: 71
  • Partite disputate: 2135
  • Partite vinte: 1446
  • Partite perse: 687
  • Partite pareggiate: 2
  • Percentuale di vittorie: 67,70%

Dettaglio

Coppe italiane

  • Partite disputate: 152
  • Partite vinte: 108
  • Partite perse: 44
  • Percentuale di vittorie: 71,10%

Dettaglio

Coppe europee

  • Partite disputate: 393
  • Partite vinte: 244
  • Partite perse: 149
  • Percentuale di vittorie: 62,10%

Dettaglio

Logo-Virtus.png
Record[19]

Positivi

  • Striscia vincente più lunga: 21 partite (2000/01)
  • Massimo punteggio realizzato: 122 (Buckler Bologna-Viola Reggio Calabria dell'11/02/1996)
  • Minimo punteggio subito: 11 (Virtus Bologna-Reyer Venezia del 14/11/1948)[20]
  • Massimo scarto attivo: +55 (Virtus Bologna-Zoppas Gorizia del 03/12/1961)

Negativi

  • Striscia perdente più lunga: 12 partite (1971/72)
  • Minimo punteggio realizzato: 16 (Virtus Bologna-Reyer Venezia del 14/11/1948)
  • Massimo punteggio subito: 123 (Hitachi Venezia-Dietor Bologna del 20-/03/1988)
  • Massimo scarto passivo: -45 (Tropicali Pesaro-Norda Bologna del 14/03/1971)

Pubblico

  • Record di presenze: 8.741 spettatori (Kinder Bologna-Teamsystem Bologna del 31/05/1998)
  • Record di incasso: £. 418.062.000 (Kinder Bologna-Paf Bologna del 19/06/2001)[20]


Statistiche aggiornate alla stagione 2007/2008[21].

Giocatori[modifica | modifica wikitesto]

Presenze
Stagioni
Punti
Media punti
Punti in una partita


Brunamonti, il più grande secondo i tifosi[22]
Logo-Virtus.png
Top statistici dalla stagione 1975/76[23]
Logo-Virtus.png
I migliori di sempre[24]


Dati aggiornati alla stagione 2007/2008[21]

Allenatori[modifica | modifica wikitesto]

Logo-Virtus.png
Gli allenatori della Virtus (vinte-perse)
Presenze
Vittorie totali
Vittorie %
Vittorie % nei playoff


Dati aggiornati alla stagione 2008/2009[21].

Presidenti[modifica | modifica wikitesto]

Logo-Virtus.png
I presidenti della Virtus[25]
  • 1940: Carlo Fischer
  • 1946-47: Mario Negroni
  • 1948-1950: Giuseppe Miliani
  • 1951-1952: Elio Vancini
  • 1952-1957: Agostino Mezzetti
  • 1957-1959: Raffaello Zambonelli
  • 1959: Ettore Casella
  • 1959-1960: Giorgio Neri (commissario straordinario)
  • 1960-1961: Giuseppe Gazzoni Frascara (commissario straordinario)
  • 1961: Giorgio Neri (commissario straordinario)
  • 1961-66: Galeazzo Dondi Dall'Orologio
  • 1966-68: Raffaello Zambonelli
  • 1968-71: Gian Luigi Porelli
  • 1971-76: Fiero Gandolfi
  • 1976-78: Raffaele Lenzi
  • 1979-1983: Achille Canna
  • 1983-1984: Gino Galletti
  • 1984-1989: Gian Luigi Porelli
  • 1989-1990: Paolo Francia
  • 1990: Paolo Gualandi
  • 1990-1991: Paolo Francia
  • 1991-2000: Alfredo Cazzola
  • 1996: Alberto Bucci
  • 2000-2003: Marco Madrigali
  • 2003-2004: Claudio Sabatini
  • 2004-2011: Romano Bertocchi
  • 2011-2013: Alberto Marchesini
  • 2013- : Renato Villalta

Palmarès[modifica | modifica wikitesto]

Competizioni nazionali[modifica | modifica wikitesto]

1945-46, 1946-47, 1947-48, 1948-49, 1954-55, 1955-56, 1975-76, 1978-79, 1979-80, 1983-84 Star*.svg
1992-93, 1993-94, 1994-95, 1997-98, 2000-01
1973-74, 1983-84, 1988-89, 1989-90, 1996-97, 1998-99, 2000-01, 2001-02
1995
1934

Competizioni europee[modifica | modifica wikitesto]

1997-98, 2000-01
1989-90
2008-09

Settore giovanile[modifica | modifica wikitesto]

Under 19 (Juniores): 1972, 1982, 1986, 1988, 2010, 2012, 2013
Under 17 (Cadetti): 1984, 1985, 1990, 1991, 1999, 2008, 2012, 2014
Under 15 (Allievi): 1966, 1989, 1993, 1995
Propaganda: 1981
Under 14: 2015

Finali disputate[modifica | modifica wikitesto]

Campionato Italiano[modifica | modifica wikitesto]

Coppa Italia[modifica | modifica wikitesto]

Supercoppa Italiana[modifica | modifica wikitesto]

Coppa dei Campioni (Eurolega)[modifica | modifica wikitesto]

Coppa delle Coppe[modifica | modifica wikitesto]

Partecipazioni al McDonald's Open[modifica | modifica wikitesto]

1993, 1995

Numeri ritirati[modifica | modifica wikitesto]

Renato Villalta, la bandiera[26]

Sono tre i numeri ad essere stati ritirati nella storia delle Vu Nere. Il primo in ordine cronologico è stato il numero 4 di Roberto Brunamonti, nel 1997. In seguito, è stato il turno di Renato Villalta, il cui numero 10 è stato ritirato nel 2005. Infine, il 2 marzo 2014, è stato ritirato anche il numero 5 di Predrag Danilović.

Cestisti[modifica | modifica wikitesto]

Arrows-folder-categorize.svg Le voci sui singoli soggetti sono elencate nella Categoria:Cestisti della Virtus Bologna

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Virtuspedia. URL consultato il 22-1-2013.
  2. ^ a b c d Lauro, 1984
  3. ^ a b c d Il mito delle Vu nere in www.virtus.it. URL consultato il 3 febbraio 2009.
  4. ^ Virtuspedia, a cura di Roberto Cornacchia. URL consultato il 3 febbraio 2009.
  5. ^ Virtuspedia, a cura di Roberto Cornacchia. URL consultato il 3 febbraio 2009.
  6. ^ Virtuspedia, a cura di Roberto Cornacchia. URL consultato il 3 febbraio 2009.
  7. ^ Virtuspedia, a cura di Roberto Cornacchia. URL consultato il 3 febbraio 2009.
  8. ^ a b Virtuspedia, a cura di Roberto Cornacchia. URL consultato il 3 febbraio 2009.
  9. ^ Schiavina, 1999
  10. ^ Cronologia di Bologna dal 1900: 1955, biblioteca.salaborsa.it. URL consultato il 12 febbraio 2009.
  11. ^ Werther Pedrazzi, Black Nino, grande atleta e creativo dello sfottò, CorriereDellaSera.it, 4 gennaio 2008. URL consultato il 12 febbraio 2009.
  12. ^ Walter Fuochi, Fortitudo quasi scudetto Danilovic implacabile, La Repubblica.it, 12 giugno 2001. URL consultato il 12 febbraio 2009.
  13. ^ Flavio Vanetti, Virtus grande slam, lo scudetto dopo l'Europa in Corriere della Sera.it, 20 giugno 2001. URL consultato il 31 marzo 2009.
  14. ^ Dan Peterson, Da un grande slam a un altro Consegno lo scettro a Messina in Gazzetta.it, 21 giugno 2001. URL consultato il 31 marzo 2009.
  15. ^ a b Signori, la Vu en rose
  16. ^ http://www.gazzetta.it/commento/basket/2006/04_Aprile/04/Chiabotti.shtml La Virtus e l'omaggio alla rosea]
  17. ^ Il logo VB
  18. ^ bolognabasket.it. URL consultato il 6-2-2009.
  19. ^ Virtuspedia. URL consultato il 6 febbraio 2009.
  20. ^ a b record del campionato italiano
  21. ^ a b c Virtuspedia: classifiche. URL consultato il 5-2-2009.
  22. ^ Virtuspedia. URL consultato il 5-2-2009.
  23. ^ Dati Legabasket.
  24. ^ Sondaggio di Superbasket, 2005
  25. ^ Virtuspedia: Dirigenti. URL consultato il 5-2-2009.
  26. ^ Virtuspedia. URL consultato il 5-2-2009.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Michele Baccarini, La Virtus siamo noi, Libri di Sport, 2003.
  • Marco Tarozzi (a cura di), I canestri della Sala Borsa - storia e gloria del basket bolognese nel dopoguerra, Minerva, dicembre 2004, ISBN 88-7381-098-5.
  • Gianfranco Civolani (a cura di), Virtus, Il cammino verso la Stella, Bologna, Renografica, 1984.
  • Gianfranco Civolani, Alberto Bortolotti, I cavalieri della V nera: i 125 anni della SEF Virtus attraverso i suoi campioni, Bologna, Nuova Tempi Stretti, 1996.
  • Gianfranco Civolani, EuroVirtus, Bologna, Fuorithema, 1998, ISBN 978-88-8062-058-7.
  • Tullio Lauro, Virtus - cinquant'anni di basket, Forte Editore, 1984.
  • Werther Pedrazzi, 3 volte Virtus, Bologna, Libri di Sport, 1995.
  • Enrico Schiavina, Derby! Virtus-Fortitudo, Fortitudo-Virtus - storia di una rivalità senza fine, Bologna, Libri di Sport, 1999, ISBN 978-88-87676-03-7.
  • Renato Villalta, Il Basket – uno sport che può insegnare, Bologna, Zanichelli, 1990, ISBN 978-88-08-00278-5.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]