Athlītikī Enōsis Kōnstantinoupoleōs (pallacanestro)
| Athlītikī Enōsis Kōnstantinoupoleōs AEK Athens B.C. Pallacanestro | |
|---|---|
| «Vasilissa (La Regina)
Énosis (L'Unione) Kitrinómavri (I Gialloneri) Dikéfalos Aetós (L'Aquila a due teste)» | |
| Segni distintivi | |
| Uniformi di gara | |
| Colori sociali | |
| Dati societari | |
| Città | Atene |
| Nazione | |
| Confederazione | FIBA Europe |
| Federazione | HEBA |
| Campionato | A1 Ethniki |
| Fondazione | 1924 |
| Denominazione | AEK (1924-presente) |
| Proprietario | Vertical Solutions (24%)[1] |
| Presidente | |
| General manager | |
| Allenatore | |
| Impianto | SUNEL Arena (9 025 posti) |
| Sito web | www.aekbc.gr/ |
| Palmarès | |
| Titoli nazionali | 8 A1 Ethniki 1 A2 Basket League |
| Coppe nazionali | 5 Coppa di Grecia |
| Coppe Intercontinentali | 1 |
| Coppe europee | 2 Coppe delle Coppe 1 Basketball Champions League |
L'AEK (gr. Αθλητική Ένωσις Κωνσταντινουπόλεως - Athlitiki Enosis Konstantinoupoleos) è una società di pallacanestro greca con sede ad Atene. È la sezione cestistica della polisportiva AEK Atene. Il club fu fondato ad Atene nel 1924 da profughi greci provenienti da Costantinopoli all’indomani della Guerra greco-turca (1919-1922).
L’AEK Atene è considerata uno dei tre migliori club greci di pallacanestro e il miglior club sportivo greco, poiché mantiene oltre 30 sezioni sportive. L’AEK fu la prima squadra greca di basket non solo a raggiungere la finale di una competizione europea, quella della Coppa delle Coppe 1967-1968, ma anche a vincere un titolo continentale, sconfiggendo il 4 aprile 1968, la USK Praga con il punteggio di 89–82, ad Atene davanti a 80.000 spettatori. Ha vinto il campionato greco 8 volte (1957-58, 1962-63, 1963-64, 1964-65, 1965-66, 1967-68, 1969-70, 2001-02) e la Coppa di Grecia 5 volte (1980-81, 1999-00, 2000-01, 2017-18, 2019-20), oltre ad aver conquistato due volte la Coppa Saporta (ex Coppa delle Coppe) (1967-68 e 1999-00). L’AEK ha anche vinto la Basketball Champions League 2017-2018, battendo il AS Monaco per 100–94 nella finale, e la Coppa Intercontinentale FIBA il 17 febbraio 2019, superando il Flamengo per 86–70.[2]
Lo sponsor principale della squadra, dal 2020, e il suo sponsor nel nome dal 2023,[3] è la multinazionale del gioco d'azzardo online Betsson.[4]
Storia
[modifica | modifica wikitesto]Primi anni
[modifica | modifica wikitesto]All'inizio del XX secolo, la numerosa popolazione greca di Costantinopoli, così come quelle degli altri centri urbani dell'Impero ottomano, continuò le proprie tradizioni atletiche sotto forma di numerosi club sportivi. Club come l’Enosis Tataoulon (Ένωσις Ταταούλων), del quartiere di Tatavla, il Megas Alexandros (Μέγας Αλέξανδρος), l’Hermes (Ερμής) di Galata, l’Olympias (Ολυμπιάς) di Therapia, e il Kati Kioi (Κατί Κίοϊ) di Calcedonia, esistevano per promuovere gli ideali atletici e culturali ellenici. Questi facevano parte di una dozzina di club sostenuti che dominarono la scena sportiva negli anni precedenti la Prima guerra mondiale. Dopo il conflitto, con l’afflusso a Costantinopoli di soldati soprattutto francesi e inglesi, molti club cittadini iniziarono a partecipare a competizioni regolari contro squadre formate da truppe straniere. Piazza Taksim, Pera e Tatavla divennero i luoghi di gare settimanali non solo di calcio, ma anche di atletica leggera, ciclismo, pugilato e tennis.
Tra i club cittadini, però, il calcio era dominato dall’Enosis Tataoulon e dall’Hermes. L’Hermes, uno dei club più popolari, fondato nel 1875 dalla comunità greca di Pera (Galata). Costretto dal regime kemalista a cambiare nome in Pera Club nel 1923, molti dei suoi atleti fuggirono in Grecia, stabilendosi ad Atene e Salonicco. Proprio un gruppo di profughi costantinopolitani, tra cui alcuni ex atleti del Pera Sports Club e di altri club di Costantinopoli, si riunirono, il 13 aprile 1924, presso il negozio sportivo "Lux", di proprietà di Emilios Ionas e Konstantinos Dimopoulos, in via Veranzerou, nel centro di Atene, e fondarono il club polisportivo dell'Athlitikí Énosis Konstantinoupóleos (Unione Sportiva di Costantinopoli).[5] La loro intenzione era quella di creare un club che offrisse svago atletico e culturale alle migliaia di profughi, in prevalenza costantinopolitani e dell’Anatolia, che si erano stabiliti nei nuovi sobborghi di Atene (tra cui Nea Filadelfeia, Nea Ionia, Nea Chalkidona, Nea Smyrni).
1924–1959
[modifica | modifica wikitesto]Kostas Dimopoulos, uno dei fondatori del club polisportivo AEK e calciatore dei primi anni, ebbe l’idea di creare anche una squadra di pallacanestro. I suoi sforzi furono subito condivisi da altri appassionati di basket. Dimopoulos assunse la guida della sezione cestistica del club e, insieme ai fratelli Simeonidi, a Eumenes Athanasiadis e ad altri, formò la prima squadra di pallacanestro dell’AEK. All’inizio, la squadra prese parte solamente a partite amichevoli, dove si mise in buona luce. Successivamente, l’AEK vinse il primo campionato regionale di basket disputato ad Atene, organizzato dalla locale YMCA, nel 1924.

Nel 1928 l’AEK prese parte al primo campionato greco di basket, cioè il campionato regionale Atene-Pireo 1927-28. Nel 1929 il campionato greco non fu disputato e l’AEK non giocò in nessuna lega. Nel 1930 la sezione di basket non fu iscritta a nessuna competizione organizzata, poiché gli sforzi di Dimopoulos e dei suoi collaboratori non ebbero esito. La sezione cestistica del club rimase quindi nell’ombra per molti anni. Tuttavia, nel 1949, riapparve e la dirigenza dell’epoca costituì una nuova squadra competitiva. Nella stagione 1952-53, l’AEK giocò di nuovo nel campionato greco, per la prima volta dal 1928, concludendo al quarto posto in classifica. Nel campionato successivo, quello della stagione 1954-55, l’AEK ebbe un percorso impressionante, ma terminò al secondo posto dietro al Panellinios.
Nel 1958 l’AEK B.C., guidato dal giocatore-allenatore Kostas Karamanlis, vinse il suo primo titolo nazionale conquistando il Campionato panellenico 1957-1958, dopo aver battuto nella settima ed ultima giornata il Panellinios, con il punteggio di 67–54.
Nel corso degli anni cinquanta, il club fondò anche una sezione femminile, che però ebbe vita breve. Tale sezione ottenne successi grazie alle quattro sorelle Chorianopoulou. Tuttavia, la società non dedicò al reparto la necessaria attenzione, e in seguito la squadra venne sciolta.
L’era di Amerikanos (1960–1970): 6 campionati e un titolo europeo
[modifica | modifica wikitesto]L’Unione, nei primi anni Sessanta, vinse per due volte consecutive (1960 e 1961) il campionato regionale Atene-Pireo, senza però riuscire a conquistare il titolo nazionale. Gli anni ’60 si rivelarono però il decennio più importante nella storia della sezione di pallacanestro dell’AEK. L’allenatore dell’epoca, Missas Pantazopoulos, creò una grande squadra e la portò ai vertici del basket greco. La figura simbolo di quegli anni fu Giōrgos Amerikanos, soprannominato “Global”.
Nella stagione 1962-63 l’AEK vinse il primo di quattro campionati greci consecutivi; Nella stagione successiva, la 1963-1964, trascinata dal miglior realizzatore della squadra Antōnīs Chrīsteas, il club si confermò campione di Grecia dopo aver vinto la partita di spareggio per il titolo, con il punteggio di 94-74, contro l'Iraklis. Nella stagione 1964-1965, Giōrgos Amerikanos fu capocannoniere del campionato, e l’AEK vinse nuovamente il titolo.
Nella stagione 1965-66, l’AEK conquistò il suo quarto titolo consecutivo, sconfiggendo l'Aris Salonicco nella partita decisiva dell'ultima giornata per 89-80. Nella stessa stagione la squadra diventò la prima squadra greca di pallacanestro a raggiungere le semifinali della Coppa dei Campioni (oggi Eurolega), disputando la Final Four della Coppa dei Campioni 1965-1966, che si tenne a Bologna, in Italia; la squadra però perse sia la semifinale contro lo Slavia Praga per 103-73, sia la sfida per il terzo posto contro il CSKA Mosca. Questi successi furono accompagnati da una grande perdita: uno dei giocatori della squadra, Giorgos Moschos, colpito da un cancro, riuscì comunque a partecipare ad alcune competizioni di quell’anno, prima di morire il 29 dicembre 1966 a soli 29 anni.
La stagione seguente l’AEK perse il titolo del campionato greco, concludendo la stagione al secondo posto, dietro il Panathīnaïkos. Tuttavia, solamente un anno più tardi, sotto la guida dell’allenatore Nikos Milas, l’AEK tornò al vertice del campionato greco vincendo la A Nazionale 1967-1968 senza subire sconfitte, facendo realizzare ventidue vittorie in altrettante partite. Anche in quell’occasione, Giōrgos Amerikanos fu il miglior realizzatore del campionato.
Due anni dopo aver raggiunto le Final Four della Coppa dei Campioni, nella stagione 1967-1968 l'AEK Atene divenne la prima squadra della Grecia non solo a raggiungere una finale europea, ma anche a conquistare un titolo europeo.[6] Il 4 aprile 1968 nella finale della Coppa delle Coppe 1967-1968, l’AEK sconfisse la Slavia VŠ Praga con il punteggio di 89–82, ad Atene, davanti a 80.000 spettatori nello Stadio Kallimarmaron, stabilendo un Guinness dei primati per il record mondiale di presenze per una partita di pallacanestro.[7]
Nel 1970, l’AEK raggiunse le semifinali della Coppa delle Coppe, dove venne eliminato dal JA Vichy, in Francia, chiudendo così quella che viene ricordata come la prima “Era d’oro” della storia del club. L’AEK dominò infatti il basket greco negli anni Sessanta, vincendo il campionato nazionale per quattro anni consecutivi (1963, 1964, 1965 e 1966), oltre che nel 1968 e nel 1970, per un totale di 6 titoli in 8 anni.
Benché non esistano registri ufficiali della Coppa di Grecia prima del 1975, secondo alcune fonti l’AEK vinse la Coppa anche negli anni 1967 e 1971[8].
1970–1990
[modifica | modifica wikitesto]Nei due decenni successivi, l’AEK perse parte del suo prestigio e riuscì a conquistare un solo trofeo: la Coppa di Grecia nel 1981 dopo la vittoria in finale per 84–78 contro l'Iraklis, sotto la guida dell’allenatore americano Fred Develey e con la superstar Nikos Galis in campo. Oltre alla vittoria nella Coppa di Grecia del 1981, l’AEK raggiunse la finale della competizione anche nel 1976, 1978, 1980, 1988 e 1992, senza però riuscire a trionfare in nessuna di queste occasioni.
Il ritorno della “Regina”
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L’AEK tornò protagonista alla fine degli anni Novanta, quando partecipò a sei Final Four consecutive della Coppa di Grecia (1996, 1997, 1998, 1999, 2000, 2001), raggiungendo per quattro volte di fila la finale (1998, 1999, 2000, 2001) e vincendo il trofeo nel 2000 e nel 2001, dopo aver sconfitto in entrambi i casi il Panathīnaïkos in finale; nella prima per 59-57, mentre nella seconda per 66-64.
Nella stagione 2001-2002, l’AEK tornò a conquistare il campionato nazionale per la prima volta dopo 32 anni. La squadra guidata in panchina da Dragan Šakota e trascinata in campo dall'MVP del campionato, Dīmos Ntikoudīs, e da un giovanissimo Nikos Zīsīs, diventarono la prima squadra a vincere il titolo greco dopo aver perso le prime due partite in una serie playoff al meglio delle cinque. L’AEK infatti perse i primi due incontri della serie finale contro l’Olympiakos, ma riuscì a vincere i successivi tre, aggiudicandosi così la serie e il titolo per 3–2[9][10].
Finalista di Eurolega 1998 e vincitrice della Coppa Saporta 2000
[modifica | modifica wikitesto]L’AEK visse una vera e propria "epoca d’oro" all'interno del panorama della pallacanestro europea tra la fine degli anni Novanta e i primi Duemila, raggiungendo traguardi di grande prestigio nelle competizioni internazionali. L’apice arrivò nel 1998, quando l’AEK raggiunse la Final Four della FIBA Euroleague 1997-1998 a Barcellona. La squadra, allenata da Giannis Ioannidis, lottò con determinazione, battendo la Benetton Treviso per 69–66 in semifinale, prima di arrendersi alla Kinder Bologna per 58–44 in finale[11]. Si trattò della prima apparizione assoluta dell’AEK in una finale di Eurolega, che consacrò il club tra l’élite del basket europeo dell’epoca.

Due anni dopo, l’AEK compì un'altra impresa storica conquistando la Coppa Saporta per la seconda volta nella sua storia, grazie al trionfo dell'edizione 1999-2000, arrivato dopo la vittoria in finale contro la Kinder Bologna 83–76. Sotto la guida dell’allenatore Dušan Ivković, questo successo rappresentò anche una sorta di rivincita per la sconfitta subita due anni prima nella finale di Eurolega. Il trionfo regalò all’AEK il secondo grande trofeo europeo della sua storia.
L’anno seguente, l’AEK confermò il suo livello competitivo raggiungendo le semifinali della Euroleague Basketball 2000-2001. Tuttavia, venne eliminato nella sfida dal Tau Cerámica, che vinse la serie per 3–0. Nella stagione 2001-2002, l’AEK raggiunse ancora una volta la fase delle Top 16, consolidando la propria reputazione a livello europeo. Questo risultato però rappresentò l'ultima apparizione nella seconda fase dell’AEK in Eurolega in quel periodo, poiché nelle due annate successive infortuni e prestazioni discontinue segnarono il percorso della squadra nella competizione europea, e il club non riuscì a qualificarsi per i playoff in entrambe le occasioni.
La Retrocessione del 2011
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Dopo la stagione 2005-06, il proprietario del club e principale azionista interruppe i finanziamenti, e di anno in anno diverse gestioni si assunsero gli obblighi finanziari della società. Di conseguenza, il roster si indebolì progressivamente, la squadra scivolò ogni anno in posizioni sempre più basse del campionato e ottenne risultati sempre più deludenti anche nelle competizioni europee. I debiti accumulati divennero impossibili da saldare.
Il 20 aprile 2011 l’AEK concluse al 13º posto nel A1 Ethniki 2010-2011 e retrocesse per la prima volta nella sua storia in A2 Ethniki. Dopo la fine del torneo, l’AEK presentò ricorso contro l’Ilysiakos, poiché il presidente del club era contemporaneamente anche procuratore di giocatori che militavano in A1, circostanza considerata incompatibile. Il giudice sportivo dell’Hellenic Basketball Association (HEBA) diede ragione all’AEK, mantenendola in A1 e retrocedendo in A2 l’Ilysiakos.[12]
L’Ilysiakos fece immediatamente ricorso presso il Consiglio supremo per la risoluzione delle controversie sportive, che accolse l’appello, annullando la decisione dell’HEBA e retrocedendo definitivamente l’AEK in A2, con il rischio anche di essere esclusa da tutti i campionati.[13][14]
Gli anni nelle categorie inferiori
[modifica | modifica wikitesto]Un nuovo consiglio di amministrazione, con Nikos Georgantzoglou come presidente, fu nominato dal tribunale di Atene il 12 settembre 2011 per salvare il club e consentirne la partecipazione alla A2 Ethniki. Nella stagione 2011-2012 l’AEK concluse con un bilancio di 20 vittorie e 10 sconfitte, piazzandosi al quarto posto finale.
Nell’estate 2012 però il direttivo alla guida della squadra annunciò che, a causa della precaria situazione economica in cui il club versava, la squadra per la stagione successiva non si sarebbe iscritta alla Seconda Divisione, ripartendo come società dilettantistica dalla B Ethniki, la terza divisione del campionato greco per la stagione 2012-13. Con 22 vittorie e 3 sconfitte, l’AEK concluse al secondo posto il girone sud del campionato ottenendo la promozione alla A2[15].
Nella stagione 2013-2014 l’AEK tornò così a giocare dopo un solo anno di assenza nella A2 Ethniki e riuscì immediatamente a conquistare la vittoria del titolo, ottenendo la promozione in A1 Ethniki dopo tre anni di assenza, con un record di 23 vittorie e 3 sconfitte[16].
Il ritorno in massima serie
[modifica | modifica wikitesto]Nel settembre 2014, l’AEK riuscì a superare i gravi problemi finanziari grazie all’acquisto della quota di maggioranza del club da parte di Makis Angelopoulos, con l’obiettivo di riportare la squadra ai massimi livelli del basket greco e di rilanciarne tradizione e ambizioni in Grecia e in Europa. Nella stagione del ritorno in massima serie, la 2014-2015, l’AEK concluse al quinto posto nella stagione regolare, con un bilancio di 15 vittorie e 11 sconfitte, conquistando anche l'accesso ai palyoff dove però vennero eliminati al primo turno.[17]

Nella stagione 2015-2016, l’AEK tornò a disputare una competizione europea, prendendo parte alla Eurocup 2015-2016, per la prima volta dalla stagione 2006-2007. La qualificazione arrivò dopo un’annata di rilancio, in cui la squadra si era classificata al quinto posto nel campionato greco, raggiungendo i playoff dopo sette anni di assenza.[18][19]
L'annata successiva, l’AEK prese parte alla prima edizione della neonata Basketball Champions League, nella stagione 2016-2017.[20][21] La squadra raggiunse gli ottavi di finale della Basketball Champions League, ma venne eliminata nel doppio confronto dall'A.S. Monaco.
Il ritorno al successo in patria ed Europa (2018-2019)
[modifica | modifica wikitesto]Il 17 febbraio 2018 l’AEK vinse la finale della Coppa di Grecia 2018 contro l’Olympiakos, con il punteggio di 88–83, presso l’Heraklion Indoor Sports Arena, sull’isola di Creta, trascinata dal giocatore statunitense Manny Harris, nominato MVP della competizione.[22][23][24] Questo successo rappresentò il primo titolo di vertice vinto dall’AEK dopo oltre quindici anni, l'ultimo trionfo era stato quello nell'A1 Ethniki 2001-2002.

Il 6 maggio 2018 l’AEK tornò anche al successo in una competizione internazionale, con la vittoria della Basketball Champions League 2017-2018, arrivata dopo la finale vinta contro il club francese dell'A.S. Monaco con il punteggio di 100–94, al Nikos Galis Olympic Indoor Hall di Atene.[25][26][27][28][29]
Con la conquista del trofeo della Basketball Champions League, l’AEK ottenne il diritto di aggiungere la terza stella sul proprio stemma, in virtù dei tre successi europei ottenuti dal club e si qualificò per la successiva edizione della Coppa Intercontinentale FIBA.[30]
Nella Champions League dell’anno seguente, l’AEK però non riuscì a difendere il titolo venendo eliminato ai quarti di finale dai tedeschi del Brose Bamberg.[31][32][33]
Tuttavia, poco prima dell'eliminazione, sempre nella stagione 2018-19, l’AEK divenne campione mondiale per la prima volta nella sua storia, vincendo la Coppa Intercontinentale FIBA 2019 nella finale contro il club brasiliano del Flamengo, con il punteggio di 86–70, alla Arena Carioca 1 di Rio de Janeiro.[34][35][36]
Fu la terza Coppa Intercontinentale FIBA conquistata da un club greco, dopo il Panathinaikos nel 1996 e l’Olympiakos nel 2013.[37][38]
Vittoria della Coppa di Grecia 2020 e finale della Champions League 2020
[modifica | modifica wikitesto]Il 16 febbraio 2020 l’AEK vinse la Coppa di Grecia 2020 contro il Promitheas Patrasso, dopo aver vinto la finale con il punteggio di 61–57, conquistando così per la seconda volta in tre anni la vittoria della coppa nazionale.[39][40][41]
Il 4 ottobre 2020 l’AEK perse per 85–74 contro gli spagnoli del San Pablo Burgos nella finale della FIBA Champions League 2019-20, disputata al Nikos Galis Olympic Indoor Hall di Atene.[42] Si trattò della seconda finale di FIBA Champions League in tre anni per l’AEK. La squadra detiene inoltre il record di affluenza nella competizione, con i 17.984 spettatori presenti alla finale della stagione 2017-18 al Nikos Galis Olympic Indoor Hall.[43]
Il trasferimento ad Ano Liossia e campagne altalenanti (2021-2024)
[modifica | modifica wikitesto]Dopo quasi 100 anni di storia e oltre dieci diverse arene utilizzate, nel 2021 l’AEK B.C. trovò finalmente una propria arena di casa stabile con il trasferimento all’Ano Liossia Olympic Sports Hall. Originariamente costruito per i Giochi olimpici di Atene 2004, l’impianto era uno dei tanti lasciati inutilizzati dopo l’evento. L’AEK intraprese importanti lavori di ristrutturazione e riqualificazione, ottenendo infine, nel settembre 2021, la licenza ufficiale per l'utilizzo dell'arena: una tappa fondamentale che consentì al club di stabilire lì in via permanente le proprie attività cestistiche.[44]
Successivamente, l’impianto divenne anche il primo tra le strutture olimpiche del 2004 a ottenere un accordo di sponsorizzazione commerciale per il nome dell'arena, assumendo ufficialmente il nome di "SUNEL Arena", grazie a una partnership che segnò un passo storico sia per l’arena, sia per il più ampio sforzo di rivitalizzare l’eredità olimpica greca.[45]

Nel dicembre 2021 la società dell'AEK fu colpita da una improvvisa tragedia con la scomparsa dell’ala serba Stevan Jelovac, morto a seguito di complicazioni dovute a un’emorragia cerebrale. In gesto di rispetto, l’AEK ritirò la maglia numero 13 e intitolò la palestra di allenamento della nuova arena allo stesso giocatore, ribattezzandola “Stevan Jelovac Gymnasium”.[46]
Cambi di allenatori e campagne altalenanti (2021–2024)
[modifica | modifica wikitesto]Nella stagione 2021-22, la squadra iniziò con Stefanos Dedas in panchina, ma dopo pochi mesi l’allenatore lasciò l’incarico per entrare nello staff tecnico di Dimitrios Itoudis al CSKA Mosca, venendo sostituito da Curro Segura. Nonostante innesti importanti, l’AEK non riuscì a competere seriamente per i titoli nell'arco della stagione.[47]
Nel 2022-23 fu nominato capo allenatore Ilias Kantzouris, e il club allestì un roster promettente con diversi giocatori di caratura internazionale. Akil Mitchell emerse come uomo simbolo, guadagnandosi un posto nel First Team della Basketball Champions League 2022-2023, ma varie fasi di discontinuità ed alcuni infortuni ad elementi chiave della squadra portarono a un'altra stagione poco brillante, sia in patria sia in Europa.
La stagione 2023-24 si aprì con Joan Plaza alla guida tecnica e con l’arrivo di diversi giocatori di esperienza, ma instabilità interna e risultati negativi condussero a un nuovo cambio in panchina a stagione in corso, e ancora una volta la squadra chiuse l’anno senza successi rilevanti.
Il ritorno di Dragan Sakota (2024–presente)
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Un punto di svolta arrivò nell’estate del 2024, quando lo storico allenatore Dragan Šakota tornò alla guida della squadra. Šakota, che aveva condotto l’AEK alla vittoria dell'ultimo titolo nazionale nel 2001-2002, ed al successo in Coppa di Grecia 2018 e nella Basketball Champions League 2017-2018, aveva legami profondi con il club ed era considerato la figura ideale per restituire identità, disciplina e ambizione. Il suo ritorno fu accolto con grande entusiasmo dai tifosi e segnò l’impegno rinnovato della società a riportare l’AEK ai vertici del basket greco ed europeo.[48]
Sotto la sua guida, la stagione 2024-25 si rivelò positiva: l’AEK concluse al terzo posto la stagione regolare della Basket League greca. Nei playoff nazionali, l’AEK dopo aver superato il primo turno vennero sconfitti per 2-0 nella serie delle semifinali contro l'Olympiakos, conquistando la terza piazza finale dopo aver battuto il Promitheas Patrasso con un netto 91–67 nella finalina di piazzamento.[49]
In Europa, l’AEK raggiunse la Final Four della Basketball Champions League 2024-2025, disputata proprio alla SUNEL Arena di Atene. Dopo una sconfitta di misura per 71–65 contro l’Unicaja Málaga in semifinale, la squadra seppe reagire in modo straordinario, rimontando 17 punti di svantaggio e superando il Lenovo Tenerife per 77–73 nella finale per il terzo posto.[50]
Cronistoria
[modifica | modifica wikitesto]| Cronistoria dell'Athlītikī Enōsis Kōnstantinoupoleōs | |
|---|---|
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Stemma e colori
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Nel 1924 l’AEK adottò come proprio emblema l’immagine dell’aquila bicipite. Quando l’AEK fu fondato dai profughi greci provenienti da Costantinopoli, negli anni successivi alla guerra greco-turca e al successivo Scambio di popolazioni tra Grecia e Turchia, l’emblema e i colori (giallo e nero) furono scelti come richiamo alle terre perdute e come simbolo dei legami storici del club con Costantinopoli. L’aquila bicipite, infatti, compare nella bandiera della Chiesa ortodossa greca, il cui patriarcato ha sede a Costantinopoli, ed è stata lo stemma imperiale sotto la dinastia dei Paleologi.
L’emblema della sezione di pallacanestro dell’AEK si è evoluto nel tempo. Dal 1924 al 2015 rimase simile a quello della sezione calcistica. Dal 2015, l’AEK B.C. ha adottato una nuova versione del logo, con l’aggiunta di due stelle al centro a simboleggiare i 2 titoli europei vinti in Coppa Saporta; dopo la vittoria della Basketball Champions League 2017-2018 è stata aggiunta una terza stella.
I colori giallo/oro, nero e il porpora imperiale furono scelti per sottolineare i legami dell’AEK con Costantinopoli e con l’Impero bizantino.[52]
Sponsor tecnici ed ufficiali
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| Periodo | Sponsor Tecnico | Sponsor Ufficiale |
|---|---|---|
| 1976–82 | Adidas | Akai |
| 1982–85 | Diadora | Syrtex |
| 1985–87 | asics | Akai |
| 1987–88 | Converse | Casio |
| 1988–89 | Nike | Strong Security |
| 1989–90 | PRO-PO | |
| 1990–91 | Robe di Kappa | Syrtex |
| 1991–92 | Fujitsu | |
| 1992–93 | Converse | Fyrogenis |
| 1993–94 | Kronos | — |
| 1994–95 | KANAKI Dough Products | |
| 1995–97 | Pony | Banca Generale di Grecia |
| 1997–01 | Nike | |
| 2001–02 | Champion | |
| 2002–04 | Piraeus Bank | |
| 2004–07 | Fage | |
| 2007–08 | Wilkinson Sword | |
| 2008–09 | k1x | Husqvarna Motorcycles |
| 2009–10 | Reebok | Sixt |
| 2010–11 | Champion | Chillo Energy Drink |
| 2011–12 | Nickan | Byzantine Incorporated |
| 2012–14 | Diamonds Shipping and Trading | |
| 2014–15 | Skrats | |
| 2015 | Adidas | |
| 2015–2018 | Fila[53] | |
| 2018–2021 | betshop.gr | |
| 2021–2023 | Betsson | |
| 2023–2028 | Macron[54] | Betsson |
Presidenti
[modifica | modifica wikitesto]| Presidente | Anni |
|---|---|
| (1924–1932) | |
| (1932–1933) | |
| (1933–1935) | |
| (1935–1937) | |
| (1937–1938) | |
| (1938–1940) | |
| (1945–1949) | |
| (1949–1950) | |
| (1950–1952) | |
| (1952) | |
| (1952–1957) | |
| (1957–1963) | |
| (1963–1966) | |
| (1966) | |
| (1966–1967) | |
| (1967) | |
| (1967–1968) | |
| (1968–1969) | |
| (1969–1970) |
| Presidente | Anni |
|---|---|
| (1970–1973) | |
| (1973) | |
| (1973–1974) | |
| (1974–1979) | |
| (1979–1986) | |
| (1986–1987) | |
| (1987–1988) | |
| (1988–1989) | |
| (1989–1990) | |
| (1990–1991) | |
| (1991–1993) | |
| (1993–1994) | |
| (1994–1995) | |
| (1995–2006) | |
| (2006–2007) | |
| (2007–2008) | |
| (2008–2011) | |
| (2011–2014) | |
| (2014–oggi) |
Proprietà e Consiglio di amministrazione
[modifica | modifica wikitesto]| Ruolo | Nome |
|---|---|
| Proprietario | |
| Presidente & CEO | |
| Vicepresidente |
Fonte: AEK B.C..
Dirigenti
[modifica | modifica wikitesto]Fonte: AEK B.C..
Tifoseria
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L’AEK vanta una vasta base di sostenitori in tutta la Grecia. La maggior parte dei tifosi è composta da profughi o discendenti dei rifugiati provenienti da Costantinopoli, nonché da persone legate allo scambio di popolazioni seguito alla catastrofe dell’Asia Minore.
Il principale gruppo di tifo organizzato è l’Original 21. Il primo tentativo di organizzazione risale però al 1975 con la nascita della Gate 21, che prese il nome dal settore dello Stadio Nikos Goumas di Nea Filadelfia, dove si riunivano i sostenitori più caldi della squadra. Tuttavia, presto emersero conflitti interni riguardo alle attività e all’orientamento del gruppo. Così, nel 1982, la Gate 21 si divise: i membri che sostenevano una presenza più attiva nella vita dell’organizzazione si staccarono e fondarono la Genuine Gate 21', guidata da Dimitris Hatzichristos, che poi divennero gli Original 21[55].

Nel 2008, quando l’AEK si trovava all’inizio delle proprie difficoltà finanziarie, il gruppo degli Original 21 entrò ufficialmente nell’amministrazione del club, assumendo la gestione dell’AEK Athletic Club dopo le elezioni, con l’obiettivo principale di iscrivere 10.000 nuovi soci.[56]
L’AEK conta inoltre numerosi tifosi in tutto il mondo, in particolare tra gli immigrati greci residenti in Nord America, Regno Unito, Australia e Cipro.
Rivalità
[modifica | modifica wikitesto]Le principali rivalità dell’AEK sono quelle con Panathinaikos e Olympiakos. Con il Panathinaikos la contrapposizione nacque non solo per la competizione diretta nella lotta ai titoli, ma anche per motivi sociali: i tifosi dell’AEK di origine rifugiata si contrapponevano a un club considerato rappresentante della vecchia aristocrazia ateniese. La rivalità con l’Olympiakos è invece legata soprattutto alla storica contrapposizione calcistica tra le due società.
Arena
[modifica | modifica wikitesto]Nel corso della sua lunga storia, l’AEK ha cambiato più volte impianto, adattandosi alle esigenze del momento e alle trasformazioni del basket greco. Negli anni ’50 le prime partite ufficiali furono disputate al piccolo impianto all’aperto di Nea Filadelfeia, con appena 500 posti. Negli anni ’60, nel pieno della sua ascesa, la squadra si trasferì al monumentale Kallimarmaron Stadium, capace di accogliere oltre 80.000 spettatori, teatro del celebre trionfo europeo del 1968.

Negli anni successivi, il club fece tappa in varie arene coperte: lo Sporting Sports Arena e l’Ionikos Indoor Hall negli anni ’70 e ’80, fino al breve utilizzo del grande Stadio della Pace e dell'Amicizia nel 1988-89. Dal 1989 l’AEK ebbe finalmente una casa più stabile con la palestra “Georgios Moschos” di Nea Filadelfeia, rimasta il suo campo fino al 1995.
L’ingresso nell’era moderna coincise con lo spostamento al Stadio Olimpico Nikos Galis (OAKA), utilizzato a più riprese tra il 1995 e il 2021, ma non mancarono altre sedi temporanee come lo Zofria Indoor Hall, il Chalkiopoulio di Lamia, il Galatsi Olympic Hall e l’Hellinikon Olympic Arena.
Il 2021 ha segnato un nuovo capitolo con il trasferimento all’Ano Liossia Olympic Sports Hall, ribattezzato SUNEL Arena, che dopo ampi lavori di ristrutturazione è diventato la casa definitiva del club. Questo impianto, da oltre 9.000 posti, rappresenta oggi il simbolo della stabilità e delle ambizioni future dell’AEK[57].[58]
L’AEK iniziò a utilizzare l’impianto a partire dalla stagione 2021-22. L’esordio non ufficiale avvenne con un’amichevole vinta 102-81 contro i London Lions, mentre il debutto ufficiale in campionato arrivò con il successo 81-69 contro il Larisa.[59] L’obiettivo strategico del club era quello di creare una nuova identità culturale e un marchio riconoscibile per l’intera area, con il progetto a lungo termine di riqualificare la zona circostante al Centro Olimpico.
Il giocatore serbo Stevan Jelovac, scomparso improvvisamente mentre militava nell’AEK, fu onorato dal club con un gesto destinato a durare nel tempo: la palestra interna dell’arena venne intitolata “Stevan Jelovac Gymnasium” (in greco: «ΓΥΜΝΑΣΤΗΡΙΟ STEVAN JELOVAC») e la maglia numero 13 fu ritirata ufficialmente il 14 dicembre 2021, durante una cerimonia commemorativa.[60]
Nel novembre 2024 l’AEK completò la realizzazione di una struttura pressostatica (air dome) nel parcheggio della SUNEL Arena. Il nuovo complesso, dotato di due campi da pallacanestro e di un edificio con spogliatoi, è destinato ad accogliere le attività del settore giovanile e le sessioni di allenamento della prima squadra.[61]

| Stadio | Capienza | Utilizzo |
|---|---|---|
| Nea Filadelfeia Outdoor Hall (Stadio all’aperto) | 500 | 1952 – primi anni 1960 |
| Kallimarmaron Stadium (Stadio all’aperto) | 80.000 | Metà – fine anni 1960 |
| Sporting Sports Arena | 1.862 | Anni 1970, 2008–2009 |
| Ionikos Indoor Hall | 1.500 | Anni 1980 |
| Stadio della Pace e dell'Amicizia | 14.940 | 1988–89 |
| Georgios Moschos Indoor Hall | 2.000 | 1989–1995 |
| O.A.K.A. Olympic Indoor Hall | 18.989 | 1995–2002, 2006–2008, 2014–2021 |
| Zofria Indoor Hall | 2.500 | 2002–2004, 2011–2014 |
| Chalkiopoulio Sports Hall | 2.600 | 2002–2003 |
| Galatsi Olympic Hall | 5.141 | 2004–2006 |
| Hellinikon Olympic Arena | 8.000 | 2009–2011 |
| SUNEL Arena | 9.025 | 2020– |
Organico attuale
[modifica | modifica wikitesto]Roster 2025-2026
[modifica | modifica wikitesto]Aggiornato al 25 settembre 2025.
| |||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
Staff tecnico
| Ruolo | Nome |
|---|---|
| Capo allenatore | |
| Assistente | |
| Assistente | |
| Assistente | |
| Preparatore atletico | |
| Team Manager | |
| Magazziniere |
Palmarès
[modifica | modifica wikitesto]Competizioni nazionali
[modifica | modifica wikitesto]Competizioni internazionali
[modifica | modifica wikitesto]Finali disputate
[modifica | modifica wikitesto]Competizioni nazionali
- 1976, 1978, 1980, 1988, 1992, 1998, 1999.
Competizioni europee
- 1998 Vs. Virtus Bologna
- 2020 Vs. San Pablo Burgos
Cestisti
[modifica | modifica wikitesto]Numeri ritirati
[modifica | modifica wikitesto]| Numeri ritirati AEK B.C. | ||||
| Num. | Giocatore | Ruolo | Stagione/i | Giorno ritiro maglia |
|---|---|---|---|---|
| 6 | C | 1963–1980 | – | |
| 10 | SG | 1959–1975 | – | |
| 13 | PF | 2021 | 14 dicembre 2021 | |
Cestisti celebri
[modifica | modifica wikitesto]Grecia
Konstantinos Karamanlis (1951–59)
Vangelis Dermanoutsos (1955–67)
Georgios Amerikanos (1959–75)
Georgios Moschos (1961–66)
Lakis Tsavas (1962–69)
Antonis Christeas (1962–70)
Eas Larentzakis (1962–72)
Christos Zoupas (1962–74)
Stelios Vasileiadis (1962–75)
Georgios Trontzos (1963–80)
Nikos Nesiadis (1964–76)
Michalis Giannouzakos (1974–81)
Minas Gekos (1976–91, 1994–95)
Vangelis Fotsis (1977–88)
Pavlos Stamelos (1979–81)
Vassilis Goumas (1979–85)
Thanasis Skourtopoulos (1982–91)
Apostolos Kontos (1983–87)
Kostas Patavoukas (1985–93)
Nasos Galakteros (1989–93)
Dīmītrīs Papadopoulos (1995–99)
Michalis Kakiouzis (1995–02)
Nikos Chatzis (1995–05, 2007–09)
Makis Nikolaidis (1996–99, 2006–07, 2009–11)
-
Jake Tsakalidis (1996–00)
Angelos Koronios (1998–00)
Dimos Dikoudis (1998–03, 2010–11)
Vasilīs Kikilias (2000–03)
Nikos Zisis (2000–05, 2020–21)
Christos Tapoutos (2001–04, 2006–09)
Ioannis Bourousis (2001–06)
Andreas Glyniadakis (2003–05, 2007)
Michalis Pelekanos (2004–06)
Giannis Kalampokis (2005–06, 2015–16)
Nestoras Kommatos (2006–07)
Dimitris Papanikolaou (2007–09)
Akis Kallinikidis (2009–11)
Michalis Polytarchou (2012–15)
Leonidas Kaselakis (2014–15)
Ioannis Athinaiou (2014–15)
Loukas Mavrokefalidis (2015–16, 2017)
Dimitrios Katsivelis (2015–16, 2020–21)
Dimitrios Mavroeidis (2015–18, 2019–23)
Kostas Vasileiadis (2016–17)
Giannoulis Larentzakis (2016–19)
Manos Chatzīdakīs (2016–19, 2023–24)
Vassilis Kavvadas (2017–19)
Vassilis Xanthopoulos (2017–19)
Nikos Rogkavopoulos (2017–21)
Panagiotis Vasilopoulos (2018)
Charis Giannopoulos (2018–20)
Nikos Gkikas (2019–21)
Georgios Bogris (2021–22)
Nikos Pappas (2021–22)
Antonis Koniaris (2021–23)
America
Carl English (2014–15)
Philip Scrubb (2015)
Xavier Rathan-Mayes (2018)
Andy Rautins (2022)
Mfiondu Kabengele (2023)
Braian Angola (2021–22)
Howard Sant-Roos (2018–20)
Akil Mitchell (2022–23)
Ramón Rivas (1997–98)
-
Kurt Rambis (1980–81)
Dean Tolson (1983)
Clint Richardson (1988–89)
Danny Vranes (1988–89)
Richard Rellford (1990)
Thomas Jordan (1990–92)
Carlton McKinney (1992)
Jack Haley (1993)
Kannard Johnson (1993)
Tony White (1993–94)
-
Rolando Blackman (1994–95)
Tony Campbell (1995)
Marcus Liberty (1995–96)
Bill Edwards (1996–97)
Ricky Pierce (1997)
Victor Alexander (1997–98)
Willie Anderson (1997–98)
Terence Stansbury (1997–98)
Ruben Patterson (1998)
Joe Arlauckas (1998–99)
Lloyd Daniels (1998–99)
Anthony Bowie (1999–00)
Dan O'Sullivan (1999–00)
Chris Carr (2001–02)
-
J. R. Holden (2001–02)
-
Roderick Blakney (2002–03)
Joe Crispin (2003)
Horace Jenkins (2003–04)
Toby Bailey (2004–05)
Lionel Chalmers (2005–06)
Brent Scott (2006–07)
William Avery (2007–08)
K'zell Wesson (2007–08)
-
Darrel Lewis (2008)
-
Taurean Green (2009–10, 2016)
-
Donnie McGrath (2009–10, 2017)
Anthony Grundy (2010–11)
-
Scottie Wilbekin (2015)
-
-
Malcolm Armstead (2015)
Malik Hairston (2015–16)
Dionte Christmas (2016)
Jawad Williams (2016–17)
-
Michael Dixon (2016–17)
Mike Green (2017–18)
Manny Harris (2017–18, 2021)
Vince Hunter (2018–19)
-
Jordan Theodore (2019)
Mario Chalmers (2019–20)
Kendrick Ray (2019–20)
Marcus Slaughter (2019–21)
Keith Langford (2019–21, 2022)
-
Tyrese Rice (2020)
Daryl Macon (2021)
Erick Green (2021–22)
Ian Hummer (2021–22)
Ben McLemore (2023)
Jordan McRae (2023–24)
Chasson Randle (2023–24)
Jordan Morgan (2023–24)
Brandon Knight (2024)
Ricky Ledo (2024)
Europa
-
Matt Lojeski (2020–21)
Milan Milošević (2014–17)
Edin Atić (2015–19)
Arijan Komazec (2001)
Davor Kus (2004–05)
Sandro Nicević (2004–05)
Slaven Rimac (2005–06)
Roko Ukić (2016–17)
Michael Andersen (1997–99, 2008–09)
Martin Müürsepp (1999–01)
Alexander Madsen (2022–23)
Jim Bilba (2001–02)
Andrew Betts (2000–03)
Pops Mensah-Bonsu (2014–15)
Roberto Chiacig (1996–97)
Claudio Coldebella (1996–98)
Jānis Strēlnieks (2022–23)
Tomas Delininkaitis (2014–15)
Jonas Mačiulis (2018–21)
Mindaugas Kuzminskas (2023–)
Blagota Sekulić (2003–04)
Nikola Ivanović (2016–17)
Geert Hammink (2000–01)
Vrbica Stefanov (2000–01)
Pero Antić (2001–05)
Miloš Babić (1992–93)
Rastko Cvetković (1993–94)
-
Bane Prelević (1997–99)
-
Milan Gurović (2000)
-
Dušan Šakota (2014–19)
Quino Colom (2021–22)
Africa
Yanick Moreira (2020–21)
Asia
Dror Hajaj (2005–06)
İbrahim Kutluay (2000–01)
Oceania
Brad Newley (2017)
Capitani del club
[modifica | modifica wikitesto]Capitani dell’AEK B.C. dalla stagione 1951–52,

| Periodo | Capitano |
|---|---|
| 1951–1959 | |
| ?–1975 | |
| 1975–1980 | |
| 1980–1991 | |
| 1991–1993 | |
| 1993–1994 | |
| 1994–1995 | |
| 1995–1997 | |
| 1997–1999 | |
| 1999–2005 | |
| 2005–2006 | |
| 2006–2007 | |
| 2007–2009 | |
| 2009–2010 | |
| 2010–2011 | |
| 2011–2012 | |
| 2012–2014 | |
| 2014–2015 | |
| 2015–2019 | |
| 2019–2020 | |
| 2020–2021 | |
| 2021–2023 | |
| 2023–oggi |
Allenatori
[modifica | modifica wikitesto]| Allenatore | Da | Al | Titoli |
|---|---|---|---|
| 1957 | 1958 | 1x Campionato greco (1958) | |
| 1962 | 1966 | 4× Campionati greci (1963, 1964, 1965, 1966) | |
| 1965 | 1966 | 1x Campionato greco (1966) | |
| 1967 | 1974 | 1x Coppa delle Coppe (1968) 2× Campionati greci (1968, 1970) | |
| 1974 | 1977 | Finalista Coppa di Grecia (1976) | |
| 1977 1978 |
1986 1987 |
Finalista Coppa di Grecia (1978) | |
| 1977 | 1979 | ||
| 1979 | 1980 | Finalista Coppa di Grecia (1980) | |
| 1980 | 1981 | 1x Coppa di Grecia (1981) | |
| 1982 1987 1989 1991 |
1986 1988 1990 1992 |
2× Finalista Coppa di Grecia (1988, 1992) | |
| 1986 | 1987 | ||
| 1987 | 1987 | ||
| 1988 1990 |
1989 1991 |
||
| 1988 1993 1996 |
1989 1993 1996 |
||
| 1993 | 1993 | ||
| 1992 | 1993 | ||
| 1993 | 1994 | ||
| 1994 | 1994 | ||
| 1994 1995 |
1995 1996 |
||
| 1996 | 1996 | ||
| 1996 | 1998 | Finalista Euroleague (1998) Finalista Coppa di Grecia (1998) | |
| 1998 | 1999 | ||
| 1999 | 1999 | Finalista Coppa di Grecia (1999) | |
| 1999 | 2001 | 1x Coppa Saporta (2000) 2× Coppa di Grecia (2000, 2001) | |
| 2001 2014 2017 |
2003 2015 2018 |
1x Basketball Champions League (2018) 1x Campionati greci (2002) 1x Coppa di Grecia (2018) | |
| 2003 | 2005 | ||
| 2011 | 2011 | ||
| 2011 | 2012 | ||
| 2012 | 2012 | ||
| 2012 | 2012 | ||
| 2012 | 2012 | ||
| 2012 | 2014 | ||
| 2015 | 2017 | ||
| 2017 | 2017 | ||
| 2018 | 2019 | 1x Coppa Intercontinentale FIBA (2019) | |
| 2019 | 2021 | 1x Coppa di Grecia (2020) | |
| 2021 | 2021 | ||
| 2021 | 2022 | ||
| 2022 | 2022 | ||
| 2022[62] | 2023[63] | ||
| 2023[64][65] | 2024 | ||
Note
[modifica | modifica wikitesto]- 1 2 (EL) Makis Angelopoulos, su news.gr. URL consultato il 23 febbraio 2018.
- ↑ AEK – Basketball Champions League, su championsleague.basketball. URL consultato il 2 ottobre 2020.
- ↑ (EN) AEK BETSSON BC: Una nuova era inizia con l’accordo per i naming rights tra Betsson e AEK, su Betsson Group, 13 ottobre 2023. URL consultato il 15 gennaio 2025.
- ↑ (EN) Niji Narayan, Betsson e AEK Betsson BC estendono la loro partnership, su European Gaming Industry News, 7 ottobre 2024. URL consultato il 15 gennaio 2025.
- ↑ Storia dell’AEK: Nato dalle ceneri, su aekfc.gr. URL consultato il 7 giugno 2012 (archiviato dall'url originale il 6 maggio 2012).
- ↑ FIBA Cup Winners' Cup 1967-68, su fibaeurope.com. URL consultato il 6 ottobre 2022.
- ↑ Record storici di affluenza, su euroleague.net. URL consultato il 30 settembre 2010.
- ↑ Le due Coppe dimenticate dell’AEK (in greco), su aek-live.gr.
- ↑ Όλοι οι τελικοί της Α1 και η χρυσή Βίβλος, su sport24.gr. URL consultato il 14 maggio 2015.
- ↑ Οι παλιοί MVP, su sport24.gr. URL consultato il 17 maggio 2015 (archiviato dall'url originale il 13 luglio 2015).
- ↑ Linguasport – SuproLeague / Champions Cup (C1) (B), su linguasport.com:80 (archiviato dall'url originale il 17 marzo 2022).
- ↑ Naftemporiki Δικαιώθηκε η ΑΕΚ και μένει στην Α1 (28 aprile 2011).
- ↑ ERT Στην Α2 ο Ηλυσιακός-δικαίωση για την ΑΕΚ! (29 aprile 2011).
- ↑ Kathimerini (archiviato dall'url originale il 9 febbraio 2012) Καταδικαστική για την ΑΕΚ, λυτρωτική για τον Ηλυσιακό η απόφαση του ΑΣΕΑΔ (21 giugno 2011).
- ↑ B Basket League (2012-2013), su eurobasket.com. URL consultato il 25 settembre 2025.
- ↑ Preview Greek Basketball League 2014-15: è l’anno dell’Olympiacos o si ripeterà il Pana per l’ennesima volta?, su basketuniverso.it, 4 ottobre 2014. URL consultato il 25 settembre 2025.
- ↑ The Return of the Queen.
- ↑ (EL) Ορέστης Συντελής, Στο Eurocup ΑΕΚ και Άρης, su novasports.gr, 29 giugno 2015. URL consultato il 7 ottobre 2022.
- ↑ (EL) Παύλος Παπαπαύλου, Basket League 2015-16 by Gazzetta, su gazzetta.gr. URL consultato il 7 ottobre 2022.
- ↑ (EL) Σε όμιλο του Champions League η ΑΕΚ, su contra.gr, 19 agosto 2016. URL consultato il 7 ottobre 2022.
- ↑ AEK Athens B.C in Basketball Champions League, su aekbc.gr. URL consultato il 7 ottobre 2022.
- ↑ (EL) Χάρης Σταύρου, Βασίλισσα ξανά και Κυπελλούχος Ελλάδας για το 2018 η ΑΕΚ, su sport24.gr. URL consultato l'11 settembre 2022.
- ↑ (EL) Κωνσταντίνος Μελάγιες, Ολυμπιακός - ΑΕΚ 83-88 (pics & vid), su gazzetta.gr. URL consultato l'11 settembre 2022.
- ↑ George Georgakopoulos, AEK rompe il duopolio greco e conquista la Coppa, su ekathimerini.com. URL consultato l'11 settembre 2022.
- ↑ AEK CROWNED CHAMPIONS!, su championsleague.basketball. URL consultato il 17 giugno 2019.
- ↑ AEK Athens crowned European Basketball Champions League champions after beating Monaco 100-94, su naftemporiki.gr. URL consultato il 7 ottobre 2022.
- ↑ AGONASport.com, AEK become FIBA Basketball Champions, su greekcitytimes.com. URL consultato il 7 ottobre 2022.
- ↑ Xinhua, AEK Athens beat Monaco 100–94 to seize Basketball Champions League title, su chinadaily.com. URL consultato il 7 ottobre 2022.
- ↑ Fani Toli, AEK Wins Basketball Champions League (video), su greekreporter.com. URL consultato il 7 ottobre 2022.
- ↑ FIBA Intercontinental Cup - Team in Focus: AEK, su fiba.basketball. URL consultato il 7 ottobre 2022.
- ↑ Mark Deeks, AEK Athens: Can the BCL Champs repeat?, su sportingnews.com, 27 marzo 2019. URL consultato il 7 ottobre 2022.
- ↑ (EL) Χάρης Σταύρου, ΑΕΚ - Μπάμπεργκ 69-67: Άγγιξε την πρόκριση, της την "έκλεψαν" Τέιλορ και Ράις, su sport24.gr. URL consultato il 7 ottobre 2022.
- ↑ (EL) Κάτια Πετροπούλου, ΑΕΚ - Μπάμπεργκ 69-67, su gazzetta.gr. URL consultato il 7 ottobre 2022.
- ↑ AEK and Flamengo at the steps of glory, su fiba.basketball. URL consultato il 7 ottobre 2022.
- ↑ AEK beat Flamengo in Final to win FIBA Intercontinental Cup, su fiba.basketball. URL consultato il 3 febbraio 2021.
- ↑ AEK gets silverware: Greek team beats Flamengo to become 2019 FIBA Intercontinental Cup Champion [VIDEO], su neoskosmos.com, 18 febbraio 2019. URL consultato il 7 ottobre 2022.
- ↑ ALL-TIME MEDALISTS, su fiba.basketball. URL consultato il 17 giugno 2019.
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Altri progetti
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Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- (EL) Sito ufficiale, su aekbc.gr.
- AEK B.C. (canale), su YouTube.
- Sito ufficiale degli sponsor, su aekbasket.eu. URL consultato il 6 dicembre 2010 (archiviato dall'url originale il 6 dicembre 2010).
- Sito ufficiale della polisportiva, su aek.gr. URL consultato il 17 novembre 2007 (archiviato dall'url originale il 3 febbraio 2011).
