Filangieri

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Stemma dei Filangieri di Napoli
Stemma Filangieri.JPG
Blasonatura
Di bianco alla croce latina azzurra.
E. Saporetti, Ritratto di Gaetano Filangieri, 1885 c.a.

Filangieri, Filangeri o Filingeri è una grande famiglia della nobiltà italiana di origine normanna; si radicò in buona parte del Mezzogiorno dopo la metà dell'XI secolo, occupando un ruolo importante nella storia del Regno di Sicilia e del Regno di Napoli, anche in seguito alla caduta degli Altavilla avvenuta alla fine del XII secolo per mano degli Hohenstaufen.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

All'origine il nome della famiglia fu un soprannome preso dai fratelli Roberto, Guglielmo, Ruggero e Tancredi, figli di Angerio (Filii Angerii in latino)[1].

Capostipite della famiglia sarebbe stato un certo Ruggero d'Arnes, un nobile normanno (soprannominato Tichel) che sarebbe appartenuto alla famiglia ducale normanna e a quella degli Altavilla[2]. Ruggero d'Arnes sarebbe morto il 2 novembre 1023.

Di lui si conoscono almeno tre figli, i quali lasciarono la Normandia per dirigersi verso l'Italia del sud: Turgisio, Angerio ed un certo Silvano avrebbero seguito Roberto il Guiscardo attorno al 1046.

Come spiegato, i quattro figli di Angerio si fregiarono del nome del famoso padre, dando origine alla famiglia dei Filangieri. L'ultimo dei fratelli, Tancredi è citato come facente parte del novero di principali baroni normanni presenti a Palermo all'incoronazione di Ruggero II di Sicilia, nel 1130.

Nella prima metà del XIII secolo Riccardo Filangieri, signore di Pozzuoli († 1244) fu maresciallo imperiale del Regno di Sicilia (sotto la dominazione degli Hohenstaufen), e del Sacro Romano Impero Germanico, sotto il re-imperatore Federico II, prendendo infine parte alla sesta crociata nel 1228 con 500 cavalieri del suo seguito. Nel 1229 divenne Governatore di Gerusalemme, mentre nel 1235 fu nominato Balì del Regno di Gerusalemme.

In seguito al matrimonio di Alduino Filangieri di Candida con Giordana Sanseverino di Tricarico la famiglia ottenne il controllo del paese di Solofra, curando l'ampliamento del territorio di Solofra e la stabilizzazione sul posto della concia delle pelli, che da attività pastorale divenne autonoma, legata al fiorente mercato di Salerno. Va ricordato il buon governo di Filippo Filangieri.

Secondo il de Spuches, la famiglia fu portata in Sicilia da Riccardo Filangieri, conte di Marsico e signore di S. Marco nel XII secolo. Guido Filangieri, conte di San Marco, fu tra i protagonisti della rivolta dei Vespri siciliani del 1282 e sostenne gli aragonesi[3]. Giordano Filingieri, capitan generale, prosegue la linea siciliana della famiglia. Il figlio Abbo Filangieri nel 1302 fu bajolo di Palermo. Maestro Razionale del Regno, per volontà di re Martino I di Sicilia già possessore della baronia di Isnello scambiata con la Contea di San Marco appartenuta a Federico d'Aragona, privato della proprietà, essendo riconosciuto reo di fellonia.[4]

Dal 1351 al 1360 la famiglia Filangieri ebbe in possesso il feudo di Sperlinga, che cedette per il feudo di Montemaggiore.

Rami[modifica | modifica wikitesto]

Dal capostipite discenderanno i quattro rami della famiglia Filangieri in Sicilia:

  • i conti di San Marco e principi di Mirto (alcuni suoi esponenti furono Grandi di Spagna);
  • i baroni Miserendino e principi di Cutò;
  • i conti di Suttafari e principi di Santa Flavia;
  • i duchi del Pino.[5]

I principi di Cutò[modifica | modifica wikitesto]

Il primo dei Filangeri ad essere investito del principato di Cutò, fu nel 1706 un Alessandro, marchese di Lucca che aveva sposato Giulia Platamone erede del feudo. Tra i Filangeri di Cutò si annoverano inoltre un altro Alessandro, capitano giustiziere di Palermo 1726. Un Girolamo fu capitano giustiziere nel 1743 e gentiluomo di camera di Carlo III. La famiglia ha vantato inoltre diversi Viceré di Sicilia e luogotenenti generali: Alessandro (1803-1806) e il figlio Niccolò Filangieri (1816-1817 e 1812-1824).

Principali residenze palermitane furono il grande edificio di via Maqueda a Palermo, opera di Giacomo Amato con uno straordinario scalone dell'architetto Giovanni Del Frago, e il palazzo Cutò di Corso Vittorio Emanuele, di fronte alla Cattedrale, il cui attuale prospetto si deve all'architetto Emmanuele Palazzotto nel 1836. Da notare che Donna Teresa Mastrogiovanni Tasca Filangieri di Cutò, fu la madre del poeta siciliano Lucio Piccolo (figlio di Giuseppe), barone di Calanovella. Sua sorella Beatrice, era la madre dello scrittore Giuseppe Tomasi di Lampedusa.

Famiglie Candida e Candida Gonzaga[modifica | modifica wikitesto]

Da una diramazione dei Filangieri ebbe origine la famiglia Candida, il cui capostipite fu Alduino Filangieri. Il ramo di Napoli, per essere succeduto al marchese Ferdinando Carlo Gonzaga, aggiunse il cognome Gonzaga al proprio. Tra i membri illustri si annovera Giovanni Candida, vescovo di Bovino nel 1477.[6]

Architetture legate ai Filangieri in Sicilia[modifica | modifica wikitesto]

Membri principali[modifica | modifica wikitesto]

XIII secolo[modifica | modifica wikitesto]

XVIII secolo[modifica | modifica wikitesto]

XIX secolo[modifica | modifica wikitesto]

XX secolo

Christiane Filangieri, attrice


Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Storia dei Filangieri di Cutò
  2. ^ L'incertezza è dovuta al fatto che non era raro che famiglie nobili di origine modeste, nel tempo, si inventassero origini prestigiose
  3. ^ Dizionario biografico
  4. ^ Pagina 175, Abate Francesco Sacco, "Dizionario geografico del Regno di Sicilia", [1], Volume 2, Palermo, Reale Stamperia, 1800
  5. ^ Treccani
  6. ^ Giovan Battista di Crollalanza, Dizionario storico blasonico delle famiglie nobili o notabili italiane estinte e fiorenti, Bologna, 1886, Vol.1.
  7. ^ a b Guido Fagioli Vercellone, «Filangieri Di Candida Gonzaga, Riccardo», in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 47 (1997), Istituto dell'Enciclopedia italiana Treccani, Roma (on-line)

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