Vincenzo Irolli

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Voluttà, 1900 ca. (Fondazione Cariplo)

Vincenzo Irolli (Napoli, 30 settembre 1860Napoli, 27 novembre 1949) è stato un pittore italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Si avvicinò alla pittura a diciassette anni quando si iscrisse alla Accademia di belle arti di Napoli, dove ebbe per maestri Gioacchino Toma e Federico Maldarelli. In quello stesso anno (1877) la sua curiosità d’artista fu colpita dall'opera Corpus Domini di Francesco Paolo Michetti esposto alla Mostra Nazionale di Napoli.

Passò gli anni giovanili nella casa paterna di Calvizzano, recandosi spesso a Napoli presso il mercante d'arte Ragozzino, che curava la distribuzione delle sue opere.

Nel 1878 con l'opera Ritratto del pittore Izzo si fece notare da Domenico Morelli per l’impiego di una forte tavolozza e, nel 1879, fu presente per la prima volta alla Promotrice di Napoli con l’opera Felice Rimembranza; lo stesso anno vinse il primo premio alla XV Mostra della Promotrice Salvator Rosa, evento che lo rese noto al grande pubblico, e ne favorì una notevole fortuna artistica e commerciale.

Dal 1880 in poi, libero dall’Accademia, iniziò la lunga e ininterrotta carriera artistica.

Alla Promotrice napoletana del 1886 suscitò ancora una volta l’ammirazione del Morelli per i ritratti di Carmine Franchi e dell’Avvocato Monaci. Fu spesso presente nelle esposizioni della Società Promotrice napoletana: nel 1881 con Una testa, nel 1883 con Studio dal vero, nel 1885 con Per l’onomastico dello zio, Impressione del contrabbassista Franchi e Si diventa così, nel 1891 con Primavera, nel 1892 con Mezza figura.

Nel 1887 partecipa all'Esposizione Nazionale Artistica di Venezia con le opere Dal vero, Chiaroscuro e Studio. Più tardi sempre a Venezia esporrà alla XIII Biennale (1922) le opere Pesci, L'inascoltato, L'invito, La trapunta.

Negli anni 1889-1890 partecipò con gli altri artisti Luca Postiglione, Pietro Scopetta, Vincenzo Volpe, Edoardo Matania, Attilio Pratella, Giuseppe Alberto Cocco, Giuseppe Casciaro, Vincenzo Caprile, Gaetano Esposito,Vincenzo Migliaro ed altri alla decorazione degli interni della Birreria Gambrinus a Napoli. I rapporti tra l’Irolli e questi artisti si strinsero ancora di più nella comune tendenza verso un’arte dichiaratamente decorativa. Irolli eseguì per il Gambrinus il riquadro Piedigrotta con una fanciulla in veste di Venere e uno Cupido (dalle sembianze di uno scugnizzo napoletano) che, invece di sfiorare la lira, si cimenta con un putipù.

Espose a Monaco di Baviera nel 1890, a Genova e Berlino nel 1892, a Roma nel 1893. Nel 1894 a Milano presentò Le prime mammole e Cavalleria Rusticana; nuovamente a Berlino presentò la tela Il Natale a Napoli (che fu venduta per la straordinaria somma di ventitremila lire e fu illustrata nel Modern Kunst).

A Parigi, dove già nel 1890 aveva presentato le opere Maddalena Moderna, Dolore e Consolazione, fu chiamato ad esporre al Salon nel 1907, al Salon d’Automne nel 1909 (dove l’opera Spannocchiatrici fu acquistata dal Comune per il Museo Municipale degli Champs-Elisées), sempre nel 1090 al Salon per la Société Nazionale des Beaux-Arts (XIX esposizione) con Donna con Polli e Tenerezza.

La sua fortuna, eccezionale all'estero, tardava ad affermarsi in Italia dove giunse a scontrarsi coi Novecentisti. La sua impronta tradizionalista non lo fece amare dai critici del tempo più interessati alle avanguardie, ma Irolli non fece mai nulla per adattare la propria pittura ai tempi. Anzi, teneva nel suo studio un quadro raffigurante un pittore intento a finire un brutto quadro cubista, di gran moda al tempo, dando prova di garbata ironia nei confronti delle nuove tendenze. Mentre Le Figaro del 1908 spendeva per Irolli parole come “extremement habile” e “séduisant”, gli intellettuali italiani (e napoletani in special modo) lo reputavano un artista venduto al facile mercato e alla committenza della borghesia incolta. Mentre a Parigi, negli anni 1910-1915, veniva definito il pittore del sole e considerato eccellente da Léon Talboum alla Galleria Alderéte, in Italia, nello stesso periodo, venne escluso dalla Biennale di Venezia e, nel 1929, sottoposto ad una dura critica da parte di Ardengo Soffici.

Nel 1933 Irolli organizzò una personale a Bari dove le sue opere andarono a ruba fra i collezionisti. Nell'ottobre del 1936, alla Mostra d’Arte Sacra di Napoli, espose dieci opere a soggetto sacro: Pesca miracolosa, La lavanda dei piedi, La guarigione del cieco nato, La Deposizione, La Comunione, Cristo alla tomba di Lazzaro, La Vergine in adorazione, La Madonna dell’aviazione, Il chierichetto in preghiera, La festa del Redentore, La festa del Cieco nato.

Accanto ai temi religiosi, che sono ben rappresentati nella collezione Granturco di Napoli, Irolli continua a registrare scene di vita quotidiana, a ritrarre bambini, donne in atteggiamenti maliziosi, per le quali utilizzò come modella la sua figlioccia Sisina.

Vincenzo Irolli oltre che un grande artista che ha segnato la pittura partenopea in Italia come all'estero, viene ricordato anche per il suo alto livello intellettuale; fu amico e frequentatore di importanti personaggi della cultura, fra cui Ferdinando Russo e Salvatore Di Giacomo.

Fu socio del Circolo Artistico Politecnico di Napoli.

Nella sua casa di Capodimonte a Napoli, in via Cagnizzi (oggi via Vincenzo Irolli), si spense sul finire del 1949 ad ottantanove anni. Pochi giorni prima della sua morte, il critico d'arte Paolo Ricci attaccò duramente la pittura di Irolli, definendola "ricca di sentimentalismo, intenerimento pietoso, leziosaggine e moralismo demagogico, il tutto in una tavolozza spietatamente accesa e grossolana, approssimativa [...]".

Ritratto di fanciulla (La figlioccia Sisina)[modifica | modifica wikitesto]

Vincenzo Irolli ha utilizzato sovente la sua “figlioccia” Sisina, come modella nei soggetti di ispirazione “popolare”, adattata anche in scene eleganti o religiose.

Ritratto di Fanciulla Olio su tela, 45,5 x 37 cm, (Lucca) Centro studi D'Arte Lorenzo Pacini

Il ritratto è fortemente cromatico e privo di indecisioni. L’uso del rosso (colore particolarmente amato da Irolli), viene spennellato sulla veste con decisione, ad effetto spatola. Rosse e carnose sono le labbra schiuse in un coinvolgente sorriso, a mostrare una magnifica dentatura, lo stesso colore accentua l’aspetto gioioso del soggetto con morbide velature sulle gote . Gli occhi grandi, scuri e penetranti si illuminano insieme al sorriso, grazie alla luce del sole che inonda il dipinto. Certamente la “napoletaneità” di questo viso solare ed espressivo, stimolava la sua creatività.

Infatti, il dipinto in questione, nelle intenzioni dell’artista, non si può identificare soltanto come ritratto di persona conosciuta. Diventa analisi antropologica di un certo tipo di figura femminile; non semplice raffigurazione di specifica bellezza, ma rappresentazione di un ideale di felicità, descritto con un volto dai tratti somatici tipici delle donne della sua città.

E’ come se invitasse l’osservatore a compenetrare lo sguardo intenso della fanciulla per donargli un lungo momento di serenità. Felicità, amore e passione, questo è il messaggio che Irolli vuole dare, insieme ad una aperta dichiarazione d’amore e ammirazione per quella terra che ha visto tutto lo svolgersi della sua vita e della sua arte.


Opere[modifica | modifica wikitesto]

La produzione di Irolli è estremamente copiosa, oltre 5.000 opere [1] (fra oli, acquarelli e gouaches), grazie alla sua indole di infaticabile lavoratore. Al fine di avere un quadro organico, è utile suddividere le sue opere a seconda della manifestazione artistica in cui sono apparse per la prima volta.

Mostra Promotrice napoletana:

  • Una testa; (1881)
  • Studio dal vero; (1883)
  • Ritratto di Carmine Franchi; (1886)
  • Ritratto dell'Avvocato Monaci; (1886)
  • Primavera; (1891)
  • Mezza figura; (1892)

Esposizione di Belle Arti di Roma:

Esposizione Nazionale Artistica di Venezia:

XIII Biennale di Venezia:

Mostra Minerva d'Arte Sacra di Napoli (1936):

  • Pesca miracolosa;
  • La lavanda dei piedi;
  • La guarigione del cieco nato;
  • La Deposizione;
  • La Comunione;
  • Cristo alla tomba di Lazzaro;
  • La Vergine in adorazione;
  • La Madonna dell'aviazione;
  • Il chierichetto in preghiera;
  • La festa del Redentore;
  • La festa del cieco nato;

Tra le sue opere ricordiamo ancora:

  • Gioioso Ritorno, olio su tela, cm 95x47, collezione privata
  • Ritratto della Signora Emilia Laide Tedesco (Napoli, collezione privata);
  • La preghiera (Napoli, collezione Tramontano);
  • Ritratto di fanciulla (la figlioccia Sisina) Lucca, Collezione Lorenzo Pacini
  • Il sorriso di Dio;
  • Culla vuota;
  • Incertezza;
  • Sulla casa;
  • In cucina;
  • In attesa dell'apparizione;
  • Ferdinando Russo al balcone;
  • Il corriere dei piccoli (Napoli, Municipio);
  • Amore e dovere;
  • Luce e ombra;
  • Buffone;
  • Confidenze;
  • Ragazza in preghiera;

Altre opere:

  • Matrimonio acquerello su tela, cm 31x42, (Collezione privata);
  • Volto di fanciullo olio su tavola, cm 22,5x17, (Collezione privata);
  • Fanciulla seduta olio su tela, cm 51x39, (Collezione privata);
  • Donna con bimbo acquerello su carta, cm 51x41, (Collezione privata);
  • La scolaretta olio su tela cm 70x50, (Collezione privata);
  • La ragazzina con il piccione acquerello su carta, cm 26X14,7, (Collezione privata);
  • Donna in cortile olio su tavola, cm 42x26, (Collezione privata);
  • Bambina sorridente olio su tavola, cm 17,8x23,5, (Collezione privata);
  • La donna seria olio su tela, cm 42x36, (Collezione privata);
  • Contadina con cesto galli olio su tela, cm 78x48, (Collezione privata);

Opere nei Musei[modifica | modifica wikitesto]

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

A Napoli, la strada in cui viveva a Capodimonte (all'epoca via Cagnazzi) è a lui intitolata; anche a Roma è presente via Vincenzo Irolli.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • G. Bovio, Pittura (a proposito di Vincenzo Irolli), Napoli 1887
  • A. Borzelli, Ricordi d’Arte, Casalbordino 1888, pp. 125-128
  • A. De Gubernatis, Dizionario degli artisti italiani viventi, Firenze 1906, p. 251
  • De Bettex, in Republique Francaise, 10 Marzo 1907
  • Delaguys, in Art Decoratif, 15 Aprile 1908
  • A. Franchi in, Le Figaro, 21 Marzo 1908
  • L. Talboum, in, Le journal du soir, 25 Marzo 1911
  • D.A. Serra, Catalogo della pregevole raccolta di opere d’Arte, Napoli 1916, p. 11
  • E. Giannelli, Artisti napoletani viventi, Napoli 1916, pp. 283-287
  • Catalogo della Fiorentina Primaverile, Firenze 1921, pp. 116-117
  • E. Quadrone, in Gazzetta del Popolo, 13 Ottobre 1923
  • Esposizione di Giuseppe Gabbiani, Napoli 1925, pp.121, 195
  • P. Russo, P. Momenti, Vincenzo Irolli, Bergamo 1925
  • U. Thieme-F. Becker, Allgemeines Lexikon der bildenden Kunstler, XIX, Leipzig 1926, p. 226
  • M. Sarfatti, Storia della pittura moderna, Roma 1930, p. 132
  • L. Postiglioni, Disegni a carbone, Napoli 1932, p. 85
  • L. Montanari, Come vedo e come sento Vincenzo Irolli, Bologna 1934
  • G. Colucci in, La Gazzetta di Bergamo, 16 Marzo 1934 e 16 Maggio 1934
  • A. M. Comanducci, I pittori italiani dell’Ottocento, Milano 1934, pp. 327-329
  • G. Ceci, Bibliografia per la storia delle arti figurative nell’Italia meridionale, II. Napoli 1937, pp. 3789, 4185, 4186, 4191, 4769
  • Bottega delle Arti: Vendita all’asta di un gruppo di opere di Luca Postiglione e di altri noti artisti dell’Ottocento, Napoli 1945, pp. 11, 13, 15, 16, 18, 19,
  • Collezione Conte Matarazzo di Limosa, Napoli 1950, p. 203, tavv. 231-245
  • M. Limoncelli, Napoli nella pittura dell’Ottocento, Napoli 1952, pp. 207-213
  • C. Lorenzetti, L’Accademia di Belle Arti di Napoli (1752-1952), Firenze 1952, p. 283
  • F. De Filippis, Ottocento napoletano: Il Gambrinus e la sua epoca, Napoli 1954, pp. 12, 43
  • D. Maggiore, Arte e artisti dell’Ottocento napoletano e Scuola di Posillipo, Napoli 1955, pp.. 142-144
  • Luigi Manzi, Vincenzo Irolli, Editrice " Rinascita Artistica, Napoli 1955
  • L. Autiello, La pittura napoletana del secondo Ottocento, Napoli 1958, p. 31, tavv. 38, 39
  • V. Mariani, Vincenzo Irolli, in Atti dell’Accademia Pontaniana, VII, Napoli 1959, pp. 315-317
  • A. Macchia, Vincenzo Irolli, in G. Scognamiglio, Enciclopedia del Centenario: Contributo della storia politica, economica, letteraria ed artistica dell’Italia meridionale nei primi cento anni di vita nazionale, Napoli 1960, pp. 397-400
  • A.M. Comanducci, Dizionario illustrato dei Pittori, Disegnatori e incisori Italiani moderni e contemporanei, II, Milano 1962, pp. 946-947
  • A. Schettini, La pittura napoletana dell’Ottocento, II, Napoli 1967, pp. 417-441
  • Ottant’anni di Circolo Artistico Politecnico 1888-1968, Napoli 1968, pp. 125, 133
  • Don Riccardo, Alla “Belle Epoque”I grandi pittori della Scuola napoletana dell’Ottocento,
  • Roma 1970, pp. 21, 102
  • Dizionario Enciclopedico Bolaffi dei Pittori e degli Incisori Italiani, VI, Torino 1972, pp. 275-276
  • L. e F. Luciani, Dizionariodei pittori italiani dell’Ottocento, Firenze 1974, p.249
  • L. Caramel, C. Pirovano, Museo e Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Milano 1975, p. 339
  • c. Varese Sperken, Le collezioni dell’Ottocento e primo Novecento, Fasano 1978, pp. 56-57
  • R. Schettini e M. Barbetta, Mercato della pittura napoletana, Napoli 1978, 315
  • R. Schettini, Cento pittori napoletani, II, Napoli 1978, pp.131-142
  • P. Ricci, Arte e Artisti a Napoli (1800-1943), Napoli 1981, pp. 86, 90, 91, 92, 162
  • M. A. Pavone, Catalogo dell’Arte italiana dell’Ottocento, n°30, Milano 1984, pp.30-31
  • M. A. Pavone, Napoli scomparsa nei dipinti di fine Ottocento, Roma 1987, pp. 58, 232, 277
  • Catalogo dell’Arte italiana dell’Ottocento, n°19, Milano 1990, pp. 186, 329
  • M. Picone, Napoli lungo un secolo, Napoli 1991
  • I. D’Agostino, La pittura in Italia l’Ottocento, Milano 1991, p. 511, 871, 872
  • Farzetti Arte, Artisti Toscani e Dipinti dell’Ottocento, Prato 2006, p.155
  • Enzo Savoia, Laura Savoia, Vincenzo Irolli. Il pittore del sole, 2002, Bottegantica, ISBN 8888820027
  • Laura Casone, Vincenzo Irolli, catalogo online Artgate della Fondazione Cariplo, 2010, CC-BY-SA.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Giuseppe Luigi MARINI, Il valore dei dipinti dell ottocento e del primo novecento, Torino, Umberto Alemandi & C., 2002, p. 803, ISBN.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN95784643 · SBN: IT\ICCU\SBLV\037694 · ULAN: (EN500016859