Via Herculea

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Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando l'altra via Herculea che in Campania collegava l'antica città di Puteoli a Baiae e Misenum, vedi Lago di Lucrino.
In blu il tratto conosciuto della via Herculea, in rosso la via Traiana, in bianco la via Appia

La via Herculea (detta anche Herculia o Erculea) è un'antica strada romana che collegava il Sannio alla Lucania. Realizzata alla fine del III secolo per volere di Diocleziano, deve il suo nome a Massimiano Erculio, cesare e augusto durante la Tetrarchia, il quale ne curò il completamento[1].

Permangono molte incertezze sul tratto settentrionale e su quello meridionale dell'arteria, mentre meglio conosciuto è il tratto intermedio che dal Sannio irpino, e precisamente dalla città di Aequum Tuticum, giungeva fino a Grumentum, in Lucania. All'altezza di Aequum Tuticum (nella valle del Miscano) la via Herculea si distaccava infatti dalla via Traiana per varcare la sella di Ariano, attraversare l'alta valle del Cervaro e procedere poi in direzione sud-est, verso la Lucania. Qui toccava i centri di Venusia (ove incrociava la via Appia), Potentia e Grumentum.

Per quanto riguarda il tratto settentrionale una colonna miliare, reperita nella valle del Cervaro (presso Ariano Irpino) nel 1984 e custodita nel lapidarium della Villa comunale, indica in 8 miglia la distanza ab Aequo (ossia da Aequum Tuticum) e in 83 miglia la distanza ab Aufidena (da Aufidena, nella val di Sangro)[2], il che attesta che la via Herculea iniziava il suo percorso non nella valle del Miscano, ma assai più a nord, tanto da attraversare tutto il Sannio prima di giungere ad Aequum Tuticum. Il tracciato esatto rimane però ignoto, benché l'ipotesi più plausibile configuri una possibile sovrapposizione, totale o parziale, tra la via Herculea e l'antico tratturo Pescasseroli-Candela.[3]

In quanto al tratto meridionale, rimane incerta la direzione presa dalla strada a sud, dopo Grumentum. L'ipotesi più condivisa, già a partire da indagini del Ottocento, vedrebbe la via Herculea proseguire verso sud, passando per la stazione di Semuncla, fino alla città di Nerulum, nelle cui vicinanze sarebbe confluita nella via Popilia che collegava Capua a Regium (Reggio Calabria)[4]. Altri studiosi, invece, ritengono che, arrivata a Grumentum, l'arteria volgesse a est in direzione di Heraclea sulle sponde del Mar Ionio[5]. Indipendentemente da ciò, la via Herculea è considerata la strada di maggiore importanza che percorreva la Lucania in epoca romana, in virtù del diretto collegamento con le vie consolari Appia e Traiana[6].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ C. Castronovi, P. Rescio, pag. 60.
  2. ^ AA.VV., I Dauni-Irpini, Napoli, Generoso Procaccini, 1990, p. 68.
  3. ^ Archeoclub d'Italia (sede di Casalbore), Progetto itinerari turistici Campania interna - La Valle del Miscano, a cura di Roberto Patrevita, Regione Campania (Centro di Servizi Culturali - Ariano Irpino), vol. 2, Avellino, 1995, p. 41.
  4. ^ M. Baratta, P.Fraccaro, L. Visintin, tav. 14; G. Radke, pp. 155-156.
  5. ^ L. Giardino, pag. 514.
  6. ^ C. Castronovi, P. Rescio, pag. 50.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Mario Baratta, Plinio Fraccaro, Luigi Visintin, Atlante storico. Evo Antico-Medio Evo-Evo Moderno, Novara, De Agostini, 1938.
  • Giuseppe Barone, Olivo Barbieri, Le vie del Mezzogiorno: storia e scenari, Donzelli Editore, 2002, ISBN 88-7989-684-9.
  • (EN) R.J. Buck, The via Herculia, in "Papers of the British School at Rome" XXXIX, 1971.
  • Cosimo Castronovi, Pierfrancesco Rescio, capitolo 3, Case e strade romane: l’evoluzione di una società, in La Vita quotidiana in Basilicata nell'Età Romana, Consiglio Regionale della Basilicata, 2004 (archiviato dall'url originale il 24 maggio 2009).
  • Liliana Giardino, Prime note sull'urbanistica di Grumentum, in Attività archeologica in Basilicata, 1964-1977. Studi in onore di Dinu Adameșteanu, Matera, 1980.
  • Lorenzo Quilici, Stefania Quilici Gigli, Carta archeologica della valle del Sinni. Vol. X, L'Erma di Bretschneider, 2003, ISBN 88-8265-230-0.
  • Gerhard Radke, Viae publicae romanae, Bologna, Campitelli, 1981.