Via Egnatia

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search
Via Egnatia
Via Egnatia-en.jpg
Percorso della via Egnatia
Localizzazione
Stato attualeAlbania Albania
Macedonia del Nord Macedonia del Nord
Grecia Grecia
Turchia Turchia
Informazioni generali
Tipostrada romana
Costruzione146 a.C.-età imperiale
CostruttoreGneo Ignazio
InizioApollonia
FineCostantinopoli
Informazioni militari
UtilizzatoreRepubblica romana poi Impero romano
Funzione strategicacollegamento tra il mar Adriatico, l'Egeo settentrionale e Costantinopoli
voci di architetture militari presenti su Wikipedia

La Via Egnatia o Via Ignazia (greco: Ἐγνατία Ὁδός Egnatía Hodós) è un'antica via di comunicazione la cui costruzione (nel 146 a.C.) è da collegare ad un certo Egnatius[1], presumibilmente Gneo Egnazio, proconsole di Macedonia, da cui prese il nome[2]. Con tale opera gli antichi romani realizzarono, a partire dalla seconda metà del II secolo a.C., una millenaria direttrice di comunicazione est-ovest tra il basso Adriatico e l'Egeo settentrionale, che attraversava i territori anticamente noti come Illiria (Illyricum), Macedonia e Tracia, attualmente parte di Albania, Macedonia del Nord, Grecia e Turchia europea, a continuazione della Via Appia.

In totale, la strada copriva una distanza di circa 1 120 km (696 miglia/746 miglia romane). Come altre strade romane principali, misurava circa 6 metri (19,6 piedi) di larghezza ed era lastricata con grossi basoli lapidei poligonali o coperta da uno strato di sabbia compatta[3].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le principali fonti testuali sulla costruzione della Via Egnatia sono la Geografia di Strabone e una serie di pietre miliari trovate lungo il percorso che lo segnano per una lunghezza di 860 chilometri fino al confine tra la Macedonia e la Tracia.

Potrebbe inoltre aver sostituito una strada militare di epoca precedente che collegava l’Illiria a Bisanzio e che i romani apparentemente ricostruirono e/o migliorarono[4], come riportato da Polibio e Cicerone.

La Via Egnatia fu costruita per collegare una serie di colonie romane che si estendevano dal Mar Adriatico al Bosforo. Gli estremi della Via Egnatia e della Via Appia, che aveva origine a Roma, si trovavano quasi direttamente uno di fronte all'altro sulle due sponde del Mar Adriatico. In questo modo, la strada era un collegamento diretto da Roma alle colonie dei Balcani meridionali. Era anche un legame essenziale per i territori romani più a est; finché non fu aperta un’altra strada più a nord attraverso l’Illiria durante il regno di Augusto, la Via Egnatia rimase il legame principale di Roma con il resto del suo impero nel Mediterraneo orientale. Fu riparata ed espansa molte volte, ma fu spesso anche trascurata per lunghi periodi a causa delle varie guerre civili che interessavano l’impero.

La strada, come testimonia Strabone, aveva come punto di diramazione alla sua estremità occidentale, sulla costa adriatica, la città di Apollonia (nei pressi dell'odierna Fier in Albania). Sulla via Egnazia si innestava una strada proveniente da Epidamnos (o Dyrrachium, odierna Durazzo in Albania), denominata convenzionalmente negli studi "ramo settentrionale della via Egnazia" o più comunemente e semplicemente "via Egnazia", in un punto, valutato da Strabone equidistante tra le due città che, perlomeno nel periodo in cui furono scritti due itinerari contenuti nel complessivo Itinerarium Provinciarum, coincideva o comunque aveva come statio immediatamente successiva la località di Clodiana.

Via Egnatia a Librazhd

Riunitesi le due vie in un unico percorso questo imboccava la media valle dello Shkumbin risalendola sin nei pressi dell'altura di Sopi Polis, nella zona di Haxhi Beqarit, dove la strada antica era costretta dalla morfologia della valle a passare dalla riva destra a quella sinistra dello Shkumbin. Sicuramente da questa zona, ma forse anche da più a valle, la via era detta, scrive Strabone, la strada della Candavia, dal nome di una montagna illirica. Questa parte della strada attraversava per l'appunto una regione montuosa che dobbiamo ritenere per gli antichi si estendesse almeno sino alla regione dei laghi di Lychnidòs (lago di Ocrida, lago di Prespa).

Via Egnatia a Kavala

Da Lychnidòs la via proseguiva verso i passi montani lungo i quali correva il confine tra Illyricum e Macedonia. Attraverso di essi il percorso consentiva l'accesso ad un distretto della Macedonia settentrionale, la Lincestide, e al suo centro principale, Eraclea Lincestide (nei pressi dell'odierna Bitola), dove approdava anche un percorso dall'importante nodo viario di Stobi. La via Egnazia toccava poi Edessa, e quindi, attraverso la pianura macedone, per Pella giungeva a Thessalonica (odierna Salonicco). La città del golfo termaico era situata però solamente a metà del percorso che terminava a Cipsela sul fiume Evros (l'odierna Marica) e che in età imperiale venne proseguito sino a Bisanzio - Costantinopoli. Due miliari ritrovati rispettivamente presso Thessalonica e presso Filippi e recanti il nome del proconsole Cneo Egnazio, figlio di Caio[5], dimostrano che la via Egnatia rientra tra quelle vie romane che prendono nome, invece che dalla funzione o dalla località di destinazione, dal loro costruttore o meglio da colui che le ha lastricate.

Per quanto riguarda gli interventi successivi di manutenzione e restauro l'esame dei milliari e dei manufatti stradali mette in evidenza le attività di Augusto alla cui epoca possono essere riferiti la costruzione di almeno due ponti, quello sullo Strymon e quello di Topçias. Sempre dai milliari emerge un indubbio interesse per il percorso da parte di Caracalla e di Settimio Severo. Infine indiziano di ultime manutenzione della via Egnazia la riutilizzazione dei milliari più antichi con iscrizioni di età costantiniana.

La strada fu percorsa dall’apostolo Paolo durante il suo secondo viaggio missionario, svoltosi tra Filippi e Salonicco (Atti 16-17). Giocò anche un ruolo fondamentale durante diversi momenti cruciali della storia romana: gli eserciti di Giulio Cesare e Pompeo marciarono lungo la Via Egnatia durante la guerra civile (49-45 a.C.) e in seguito Marco Antonio e Ottaviano inseguirono Cassio e Bruto lungo la stessa via fino all'incontro fatale della battaglia di Filippi. Le pietre miliari conservatesi testimoniano come l’imperatore Traiano intraprese ampie riparazioni della Via prima della sua campagna del 113 contro i Parti. Tuttavia, già nel V secolo d.C. la strada era largamente caduta in disuso come risultato delle violente instabilità della regione[6]. Uno storico del periodo notò che i tratti occidentali della Via Egnatia erano in condizioni tali da ostacolare il passaggio dei viaggiatori [7].

Negli anni successivi, la Via Egnatia fu ripristinata come una delle vie principali dell’Impero romano d’Oriente; Procopio ne documenta le riparazioni fatte dall’imperatore bizantino Giustiniano I durante il VI secolo, anche se persino allora la strada, ormai spogliata della lastricatura, era descritta come pressoché impraticabile quando pioveva [7].

Rilevante il ruolo giocato dalla via Egnatia come medium della diffusione del Cristianesimo ed in età medievale ed ottomana, oltre all'importanza strategica ed economica che ebbe per secoli: quasi tutti gli scambi dell'Impero bizantino con l'Occidente passavano per questa strada, usata inoltre più volte dai Crociati, i cui eserciti che viaggiavano verso est via terra la seguivano fino a Costantinopoli prima di giungere in Asia Minore. A seguito della quarta crociata, il controllo della strada divenne vitale per la sopravvivenza dell’Impero latino d’Oriente, come anche degli stati che succedettero ai bizantini, l’Impero di Nicea e il Despotato d’Epiro.

Utilizzo in epoca post-romana[modifica | modifica wikitesto]

Durante le prime conquiste europee dei turchi ottomani, il sol kol (lett. braccio sinistro) seguiva la Via Egnatia[8].

L'odierna Egnatia Odos, che ricalca grossomodo il percorso della via Egnatia.

La funzione e il percorso di quella che una volta si chiamava via Egnatia è oggi ricalcata, anche se leggermente più a sud nella parte iniziale rispetto alla strada storica, dall'autostrada Egnatia Odos, un progetto iniziato nel 1990 e completato nel 2009. L'autostrada in questione collega il porto di Igoumenitsa alla frontiera tra Grecia e Turchia passando per le regioni greche dell'Epiro, della Macedonia e della Tracia, per una lunghezza complessiva di 670 km.

Città principali lungo la Via Egnatia[modifica | modifica wikitesto]

Elencate da ovest a est:

Nome antico Nome moderno Stato odierno
Dyrrhachion, poi Epidamno Durazzo Albania
Claudiana Pequin Albania
Apollonia Presso il paese di Pojan (7 km a ovest di Fier) Albania
Neokastron Elbasan Albania
Lychnida Ocrida Macedonia del Nord
Damastion Resen Macedonia del Nord
Eraclea Lincestide Bitola Macedonia del Nord
Florina Florina Grecia
Edessa Edessa Grecia
Pella Pella Grecia
Thessaloniki Salonicco Grecia
Pidna Possibilmente Kitros, 6 km a sud-ovest della moderna Pydna Grecia
Anfipoli Anfipoli Grecia
Filippi 14 km a nord-ovest di Kavala Grecia
Neapolis Kavala Grecia
Anastasiopolis-Peritheorion Grecia
Traianopoli Traianopoli Grecia
Kypsela Ipsala Turchia
Aenus Enez Turchia
Arpos Paese di Kermeyan Turchia
Adrianopoli Edirne (non sulla Via Egnatia principale) Turchia
Perinto, poi Eraclea Paese di Marmara Ereğlisi Turchia
Caenophrurium Sinekli nel distretto di Silivri Turchia
Selymbria Silivri Turchia
Melantias Turchia
Rhegion Küçükçekmece, 15 km a ovest di Istanbul Turchia
Bisanzio, poi Costantinopoli Istanbul Turchia

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ EGNAZIA, VIA in "Enciclopedia Italiana", su www.treccani.it. URL consultato il 23 dicembre 2020.
  2. ^ Onorato Bucci, Le provincie orientali dell'impero romano: una introduzione storico-giuridica, Pontificia universitas Lateranensis, 1998, p. 52, ISBN 9788846501967.
  3. ^ Elena Koytcheva, "Logistical problems for the movement of the early crusaders through the Balkans: transport and road systems", p. 54 in Proceedings of the 21st International Congress of Byzantine Studies, ed. Elizabeth Jeffreys. Ashgate Publishing, Ltd, 2006. ISBN 0-7546-5740-X.
  4. ^ Ben Witherington III, 1 and 2 Thesssalonians: A Socio-Rhetorical Commentary, fn. 11 p. 3. Wm. B. Eerdmans Publishing, 2006. ISBN 0-8028-2836-1.
  5. ^ CIL I, 02977
  6. ^ G. H. R. Horsley, New Documents Illustrating Early Christianity, Vol. 1, p. 81. Wm. B. Eerdmans Publishing, 1982. ISBN 0-8028-4511-8
  7. ^ a b Haldon, John (1999). Warfare, State and Society in the Byzantine World, 565–1204. London: UCL Press. p. 54. ISBN 1-85728-495-X.
  8. ^ Kılıç, Ayşegül; Bir Osmanlı Akın Beyi Gazi Evrenos Bey İthaki Yay. İstanbul 2014, ISBN 978-605-375-345-2 p. 16. (in Turkish)

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Michele Fasolo, La via Egnatia I. Da Apollonia e Dyrrachium ad Herakleia Lynkestidos, Istituto Grafico Editoriale Romano, II ediz., Roma 2005
  • 1994. "94/692/EC: Commission Decision of 17 May 1994 Concerning the Grant of Assistance from the Cohesion Financial Instrument to the Stage of Project Concerning the Construction of Via Egnatia - Igoumenitsa-Pedini Section - Subsection Vrosina (Psilorachi)-Pedini in Greece". Official Journal of the European Communities. Legislation. 37, no. 277: 66.
  • Amore, M G, L Bejko, Y Cerova, and I Gjipali. 2005. "Archaeological Reports and Notes - Via Egnatia (Albania) Project: Results of Fieldwork 2002". Journal of Roman Archaeology. 18: 336.
  • Attekum, Marietta van, and Holger de Bruin. Via Egnatia on Foot: A Journey into History. Driebergen: Via Egnatia Foundation, 2014.
  • Collart, Paul. 1935. "Une réfection de la « Via Egnatia » sous Trajan". Bulletin De Correspondance Hellénique. 59, no. 1: 395-415. ISSN 0007-4217 (WC · ACNP).
  • Gunaropulu, Lukrētia, and Miltiadēs B. Chatzopulos. Les milliaires de la voie égnatienne entre Héraclée des Lyncestes et Thessalonique. 1985. Modern Greek. Series: Meletēmata / Kentron Hellēnikēs kai Rōmaïkēs Archaiotētos, 1. OCLC: 159882150.
  • Heywood, Colin, and Elizabeth Zachariadou. The Via Egnatia in the Ottoman Period: The Menzilhānes of the Ṣol Ḳol in the Late 17th/Early 18th Century. Rethymnon: Crete UP, 1996.
  • Kazazaki, Zoe. Monasteries of the Via Egnatia. [Heraklion Crete (Greece)]: [Greek Ministry of Culture], 1999. ISBN 9603860042 (v.1); ISBN 9789603860044 (v.1).
  • Kollaros, G. A., E. G. Varagouli-Xidaki, A. G. Athanasopoulou-Kollarou, and G. S. Xidakis. 1988. "Via Egnatia: A Modern Engineering Approach to an Ancient Highway". The Engineering Geology of Ancient Works, Monuments and Historical Sites, Rotterdam, 1988. 3: 1705-1713.
  • Lolos, Yannis. 2007. "Via Egnatia after Egnatius: Imperial Policy and Inter-regional Contacts". Mediterranean Historical Review. 22, no. 2: 273-293. ISSN 0951-8967 (WC · ACNP). Abstract: The Via Egnatia, which linked Dyrrachium to Kypsela and ultimately to Byzantium/Constantinople, was the first Roman highway to be built east of the Adriatic. The studies published so far on this important road are devoted almost exclusively to its military importance, particularly during the Roman Republic. This author's goal instead was to assess the importance of the Egnatia at a political, social, and cultural level, by examining written sources (literary and epigraphical) and material remains. The article looks into the policy of Roman emperors regarding the Egnatia, and the role of the Via as a factor of commercial, social, and cultural interaction between the Italian peninsula and the Greek world, as well as among the cities and regions that it crossed. It also shows the contribution of the Egnatia to the spectacular development of certain cities and the parallel weakening of others, together with its impact upon the rural landscape.
  • O'Sullivan, Firmin. The Egnatian Way. Newton Abbot: David and Charles, 1972. 264 pages.
  • Romiopoulou, Catherine. 1974. "Un nouveau milliaire de la Via Egnatia". Bulletin De Correspondance Hellénique. 98, no. 2: 813-816.
  • Samsaris, Dim. [1] Δ. Κ. Σαμσάρης, Pennana, Ένας ρωμαϊκός σταθμός (mutatio) της Εγνατίας οδού, Dodona 15 (1986), 1, σ. 69-84.
  • Sande, Siri. 2004. "The Petropigi Fortress: A Late Byzantine and Early Ottoman "Statio" on the Via Egnatia". Interaction and Isolation in Late Byzantine Culture / Ed. by Jan Olof Rosenqvist. 89-99. ISBN 91-86884-12-3.
  • Tafel, Gottlieb Lukas Friedrich. De via Romanorum militari Egnatia qua Illyricum Macedonia et Thracia iungebantur: diss. geographica. 1837.
  • Votýpka-Pecha, Josef, and Ladislav Vidman. 1959. "VIA EGNATIA MEZI ELBASANEM A OCHRIDSKÝM JEZEREM". Listy Filologické / Folia Philologica. 82, no. 2: 187-196. ISSN 0024-4457 (WC · ACNP). Language: Czech. Abstract: Cette étude est l'œuvre de deux auteurs dont l'un (J. Votýpka-Pecha), en tant que médecin de l'expédition géologique tchécoslovaque en Albanie en 1957, Template:Not a typo eu l'occasion de prospecter le terrain sur place. La première partie présente un bref compte-rendu de sa part, tandis que les deux auteurs répondent en commun de la partie suivante dans laquelle ces observations sont appréciées et confrontées avec la littérature. Il s'agit de l'établissement du tracé de la route romaine Via Egnatia et de l'identification des stations mantionnées dans différents itinéraires, entre l'actuel Elbasan et le Lac d'Okhrida, donc dans un secteur en bien des endroits d'accès difficile, qui pour cela avait été jusqu'ici peu prospecté. D'Elbasan (l'antique Scampa) la route longeait tout d'abord la rive droite du Shkumbin jusqu'au pont appelé aujourd'hui Ura e Haxhi Bëgarit (eventuellement Beqarit; station Genesis flumen, eventuellement mutatio Treiecto). De là, elle poursuivait le long de la rive gauche du fleuve, à travers le massif Polis, jusqu'à la commune de Qukës, où elle rencontrait à nouveau le Shkumbin; elle le franchissait sur un pont dont les vestiges sont encore visibles. C'est à peu près au point culminant du passage à travers le massif Polis, près de la commune de Babjë, que se trouvait la station Ad Dianam (mansio Grandavia). Près du pont de Qukës se trouvait la station In Candavia (mutatio in Tabernas, Tres Tabernas). A propos de l'identification de ces stations et du tracé de la route d'Elbasan jusqu'à Qukës il ne peut y avoir de doute, et dans l'ensemble, les auteurs s'accordent à ce sujet avec Miller (Itineraria Romana) ainsi qu'avec les études du chercheur albanais Adam de 1953. Mais ils diffèrent foncièrement dans l'établissement du tracé du secteur suivant; ils estiment que la route ne passait par par l'affluent de rive droite du Shkumbin (Perroj i Lingajce), mais qu'aussitôt après le pont elle grimpait sur le massif, traversait le territoire des communes de Skroskë, Pishkash et Rajcë, après quoi elle ne rejoignait la route actuelle que sur les crêtes dominant le lac (Karakoll). C'est pourquoi ils situent la station Pons Servili vers le passage de la rivière dans la commune de Rajcë. Ils s'appuient ce faisant sur les trouvailles antiques de ce tracé (un fragment de statue de Skroskë, des pièces de monnaie au pied du Pishkash) ainsi que sur les traditions locales, mais avant tout sur les vestiges conservés de la route antique entre les communes de Pishkash et de Rajcë. — Sur le premier plan, la Via Egnatia est indiquée par une ligne interrompue (.—), sur le second, dessiné d'après une vue aérienne, son tracé est indiqué au pied du mont Pishkash.
  • Walbank, Frank W. 2005. "The Via Egnatia: Its Role in Roman Strategy". Da Apollonia E Dyrracgium Ad Herakleia Lynkestidos. OCLC: 887098540.
  • Werner, Louis. 2015. "Via Egnatia: To Rome and Byzantium. Saudi Aramco World. July/August 2015. Pages 20–31.
  • XEIDAKIS, G. S., and E. G. VARAGOULI. 1997. "Design and Construction of Roman Roads: The Case of Via Egnatia in the Aegean Thrace, Northern Greece". Environmental & Engineering Geoscience. III, no. 1: 123-132. Abstract: Romans, the first real road designers, designed and constructed the first organized road system in Europe. This system was in use for almost 2,000 years with some parts still in use as secondary roads. Via Egnatia, the first highway to cross the Balkan Peninsula, was the first road built by Romans outside Italy. It was constructed in the second century B.C. The road began in Dyrrachium (modern Durrës), by the Adriatic sea, and passed through Serbia, Macedonia (Thessaliniki) and Thrace terminating at Cypsela (east of Evros river) and later extended up to Konstantinoupolis. The total length of the road from Dirrachium to Cypsela was about 750 km. From the study of sections of the road surviving in the Thrace region, Greece, it appears that the design and the construction of the road (in the area under discussion) was based on well-known specifications. Specifically, the road was always adapted to local topography, geomorphology and ground conditions. Thus the road avoided the difficult and unstable ground, the close curves and the steep grades. The thickness and the layering of the pavement varied according to the foundation conditions. In stable, rocky ground, the pavement consisted of only one layer of well-fitted cobble stones; whereas, in soft and unstable ground the soft soil was excavated and replaced by several layers of cobbles, gravels and rubbles held together with compacted sandy soil or lime mortar. Up to four stone layers have been found in an archaeological excavation in the road pavement in the Thrace area. Some layers were made waterproof by well-compacted clay soil. The thickness of the pavement varied from 25 cm to more than 150 cm. The materials used were mainly of local origin. The width of the road ranged from 4 m to 8 m, depending on the ground conditions and the traffic demand. In cities its width reached up to 20 m to accommodate the increased traffic. The horizontal curvature (curves) of the road was usually more than 100 m (R>100 m). Only in a few cases in mountainous areas curvatures of R = 10–20 m were found. The grade of the pavement normally was 1 to 2 percent, but in mountain regions gradients of 16 to 18 percent were observed. Gradients up to 20 percent were measured in a stretch of the road 2 km west of Kavala. The cross section of the pavement was convex, with grades perpendicular to its axis from 5 to 10 percent, for rapid drainage. Large rock blocks were placed at the sides of the pavement, raised above the surface, to prevent lateral spreading of the pavement and deterring carts and wagons from sliding off the road. A series of elongated rock blocks were constructed in the middle of the pavement, possibly for separating the opposite traffic. It is suggested that the remnants of this Roman road be preserved not only for their historic value, but also for their engineering significance.
  • Zachariadou, Elizabeth A. The Via Egnatia under Ottoman rule (1380–1699). Rethymnon: Crete University Press, 1996.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]