Via Tiberina

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La via Tiberina era un'antica strada romana, che da Roma, risalendo la valle del Tevere, attraversava l'Agro falisco-capenate, l'Umbria, puntando verso Ocriculum.

Nel corso del IV secolo a.C., dopo la conquista di Veio, i Romani si mossero alla conquista dell'Agro falisco-capenate. Per agevolare l'accesso al territorio, essi realizzarono una strada che costeggiava il fiume Tevere riutilizzando percorsi preesistenti[1].

Oggi, nella Città metropolitana di Roma Capitale, il suo percorso coincide con la SP 15/A Tiberina.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

In origine, la via Tiberina ricalcava i tratturi preistorici, collegando i centri arcaici della valle del Tevere. In epoca romana repubblicana partiva da Ponte Sublicio costeggiando la sponda occidentale del Tevere.

Successivamente alla realizzazione della via Flaminia (223 o 220 a.C.)[2], da Ponte Milvio e fino a Prima Porta (Ad gallinas albas), il percorso delle due strade era comune.

Quindi, la via Tiberina si staccava dalla Flaminia subito dopo il ponte sul Fosso di Prima Porta[1]. Dopo aver costeggiato il Tevere sulla sponda occidentale, entrava nel territorio capenate, raggiungendo e attraversando Lucus Feroniae[1].

Dopo Ponzano Romano, una branca proseguiva costeggiando il Tevere fino a oltrepassare il fiume Treja ricongiungersi con la via Flaminia in località Borghetto, un'altra branca oltrepassava il Tevere (probabilmente mediante traghetto) collegando il centro arcaico di Poggio Sommavilla e, in seguito, lo costeggiava sulla sponda orientale. Infine, si ricongiungeva alla Flaminia poco a sud di Ocriculum[1].

Lungo il suo percorso sorgevano innumerevoli ville, delle quali la più celebre è la Villa dei Volusii Saturnini nei pressi di Lucus Feroniae.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d Via Tiberina - Imperium Romanum
  2. ^ Via Flaminia e Via Tiberina - Iter Conficere

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • AMMINISTRAZIONE PROVINCIALE DI ROMA - ASSESSORATO SPORT E TURISMO, Via Flaminia e Tiberina, Bonsignori, Roma, 1993, vol. 2, p. 12
  • REGIONE LAZIO - ASSESSORATO ALLA CULTURA, Il territorio capenate, Quasar, Roma, 1992.
  • G. Giacomo Pani & al., Capena e il suo territorio, Centro regionale per la documentazione dei beni culturali e ambientali del Lazio, Edizioni Dedalo, 1995, ISBN 88-220-4149-6, pagg. 108-110.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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