Falerii

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Coordinate: 42°17′59″N 12°21′34.32″E / 42.299722°N 12.359533°E42.299722; 12.359533

Falerii
Falerii Novi - Porta di Giove 2.JPG
La porta di Giove
Civiltà etrusca e romana
Utilizzo Città
Localizzazione
Stato Italia Italia
Provincia Viterbo Viterbo
Amministrazione
Visitabile Libera fruizione
Posizione di Falerii nell'età regia di Roma.
Le absidi della chiesa di Santa Maria di Falleri
Resti del teatro di Falerii Novi
Resti delle mura di Falerii Novi

Falerii, è il nome una delle dodici città principali dell'Etruria, in seguito alla sua distruzione ad opera dei romani nota come Falerii Veteres, in seguito ricostruita dagli stessi romani, su di un altro sito, e per questo indicata come Falerii Novi.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Falerii o Falerii Veteres (ora Civita Castellana), era una delle dodici città principali dell'Etruria, situata a circa due km a occidente dell'antico tracciato della via Flaminia, ca. 50 km a nord di Roma.

Secondo una leggenda, era stata fondata da coloni provenienti da Argo[1] e l'asserzione di Strabone che la popolazione, i Falisci, fossero di una stirpe diversa dagli Etruschi è dimostrata dalla lingua delle iscrizioni trovate qui.

Secondo lo storico Dionigi di Alicarnasso essa fu fondata dai Siculi, a cui successivamente fu strappata dai Pelasgi, che vi si insediarono.[2]

Ciò nonostante è probabile che Falerii, trovandosi per secoli sotto l'influenza etrusca, sia diventata in epoca tarda all'interno della lega etrusca, quando le prime locumonie dell'Etruria meridionale caddero contro Roma. Le guerre fra Roma e Falisci sembrano essere state frequenti. Ad una delle prime appartiene la leggenda del maestro di scuola che voleva consegnare i suoi ragazzi a Camillo; ma questi rifiutò la sua offerta e subito dopo gli abitanti della città si arresero. Alla fine della prima guerra punica, i Falisci si sollevarono, ma la città fu subito riconquistata (241 a.C.) e perse metà del proprio territorio.

Ci furono due guerre e Roma ebbe la meglio in entrambe. A seguito dell'ultima guerra, Falerii fu distrutta, ricostruita in pianura e battezzata Falerii Novi.

Dopo questi eventi Falerii appare raramente nella storia. Divenne una colonia (Junonia Faliscorum) forse sotto Augusto. Ci furono vescovi di Falerii fino al 1033, quando cominciò la desertificazione del posto a favore del sito attuale e l'ultima menzione data al 1064 d.C.

Localizzazione[modifica | modifica wikitesto]

Giovanni Zonara (viii. 18), uno studioso bizantino del XII secolo afferma che la città antica, costruita su una collina ripida, fosse stata distrutta ed un'altra costruita su un luogo più accessibile in pianura. La descrizione dei due luoghi concorda bene con la teoria diffusa che la città originale occupasse il sito dell'attuale ''Civita Castellana e che le rovine di Falerii Novi siano quelle della città romana che era stata così trasferita di ca. 5 km a nord-ovest.

Il sito originale di Falerii è un plateau, di circa 1100 metri per 400, non più elevato del territorio circostante (ca. 140 metri) ma separato da esso da gole profonde più di 60 m e collegato solo dal lato occidentale, che era fortemente fortificato con un terrapieno ed un fossato; il resto della città era difeso da pareti costruite con blocchi rettangolari di tufo, di cui ancora esistono dei resti. I resti di un tempio sono stati trovati allo Scasato, il punto più alto della città antica, nel 1888; altri ne sono stati trovati in altri scavi.

L'attribuzione di uno di questi a Giunone è incerta. Queste costruzioni erano di legno, con fini decorazioni di terracotta colorata. La presenza di un tempio dedicato a Giunone, di epoca molto antica, è comunque attestata da fonti documentali di epoca romana.[3]

Numerose tombe tagliate nella roccia sono visibili da tutti i lati della città e vi sono state fatte scoperte importanti; molti oggetti provenienti sia dai tempi che dalle tombe sono nel Museo di Villa Giulia a Roma. Ritrovamenti simili inoltre sono stati fatti a Calcata, una decina di km a sud ed a Corchiano, una decina di chilometri a nord-ovest.

La via Flaminia non attraversava Falerii Veteres ed aveva due stazioni di posta nelle vicinanze, una ad Aquaviva, a circa 5 km a sud est ed una a Aequum Faliscum, ca. 6 km a nord-nord-est; il secondo è molto probabilmente lo stesso sito Etrusco che G. Dennis (Cities and Cemeteries of Etruria) identificava con Fescennium.

Sito archeologico[modifica | modifica wikitesto]

Falerii Novi, la città romana, si trova sull'attuale territorio comunale di Fabrica di Roma a circa metà strada tra Fabrica di Roma e Civita Castellana.

Il sito archeologico della città romana dipende ora dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici per l'Etruria meridionale. È su una strada che forse potrebbe essere la via Annia (cfr. H Nissen, Italische Landeskunde, ii. 361), una deviazione della via Cassia; questa strada si avvicina da sud venendo da Nepet (ora Nepi), mentre il suo proseguimento a nord certamente prende il nome di via Amerina, la via che conduceva ad Amelia. Il circuito della città era di 2108 metri, la sua forma è approssimativamente triangolare e le mura sono un esemplare notevolmente fine e ben conservato di architettura militare romana.

C'erano circa 80 torrette, di cui circa 50 sono ancora conservate. Inoltre due delle porte, che erano otto, sono notevoli. Delle costruzioni all'interno delle mura appena qualche cosa è conservato sopra terra, comunque il foro ed il teatro (come anche fuori delle mura l'anfiteatro e l'arena che misurava 55 per 33 metri) sono stati del tutto scavati nel XIX secolo. Quasi l'unica struttura ora che si leva in piedi è la chiesa abbaziale cistercense di Santa Maria di Falleri, costruita alla fine del XII secolo per iniziativa di monaci provenienti dalla Savoia. Al portale lavorarono anche alcuni marmorari "cosmati" che probabilmente si ispirarono ad antichi monumenti già in zona.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, III, 51; Catone il Censore, Origines, fr.47.
  2. ^ Dionigi di Alicarnasso, Antichità romane, I 21.1
  3. ^ A Falerii in epoca romana, esista un tempio dedicato a Giunone, costruito sul modello di quello presente ad Argo, Dionigi di Alicarnasso, Antichità romane, I 21.1

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