Monte Cimino

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Monte Cimino
StatoItalia Italia
RegioneLazio Lazio
ProvinciaViterbo Viterbo
Altezza1 053 m s.l.m.
CatenaMonti Cimini (nell'Antiappennino laziale)
Coordinate42°24′25.92″N 12°12′04.32″E / 42.4072°N 12.2012°E42.4072; 12.2012Coordinate: 42°24′25.92″N 12°12′04.32″E / 42.4072°N 12.2012°E42.4072; 12.2012
Mappa di localizzazione
Mappa di localizzazione: Italia
Monte Cimino
Monte Cimino
Particolare di un faggio.

Il monte Cimino (1.053 m s.l.m.) è la cima più alta della catena dell'Antiappennino laziale dei monti Cimini, e di tutta la provincia di Viterbo. Sovrasta il paese di Soriano nel Cimino.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

La faggeta del monte Cimino si trova nel comune di Soriano nel Cimino (VT) ed ha una estensione di circa 58 ha, tra i 925 ed i 1053 m s.l.m.[1], è tra le più maestose ed imponenti dell'Italia centrale.

Il 2 febbraio 2015 la faggeta è stata proposta, dalla delegazione permanente italiana presso l'UNESCO, nella tentative list per l'inclusione tra i siti Patrimonio Mondiale Naturale (criterio di selezione (IX): "per essere un esempio eccezionale di significativo corso dei processi ecologici e biologici nell'evoluzione e lo sviluppo degli ecosistemi terrestri, di acqua dolce, costieri e marini e le comunità di piante e animali marini". Il 7 luglio 2017 il World Heritage Committee, riunito a Cracovia[2], ha ricosciuto la faggeta di Monte Cimino come sito UNESCO Patrimonio Mondiale Naturale dell'Umanità inserendola nella Unesco's World Heritage List (ID. 1133ter-047).[3]

La sommità dell'altura fu occupata da un importante abitato della tarda età del bronzo, di cui si conserva quasi interamente la vasta fortificazione perimetrale, risalente all'età del bronzo finale (1150 a.C. circa) e che racchiude un'estensione di circa 50.000 metri quadrati; il vasto recinto artificiale di pietre, forse diviso in due settori, di cui uno comprende una ulteriore e più piccola area fortificata di circa 5.000 metri quadrati (presso la torre moderna), fu identificato dagli archeologi già intorno al 1890, ma la sua esplorazione scientifica è stata affrontata solo a partire dal 1976.

Dal 2009 il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e l'Università Sapienza di Roma conducono campagne di scavo estive nel villaggio protostorico; oltre a notevoli risultati riguardanti le conoscenze della comunità insediata sul Cimino nell'età del bronzo, queste ricerche hanno consentito di individuare due fasi etrusche di rioccupazione dell'area, con edificazione di un fortilizio: la prima fase, di epoca arcaica (circa VI sec. a.C.), attesta l'importanza del possesso strategico della sommità nel corso della prolungata e anche conflittuale dialettica tra le metropoli tirreniche; la seconda fase può invece essere messa in diretta relazione con le guerre mosse da Roma agli Etruschi dopo a presa di Veio altresì documentata dalle fonti letterarie (IV secolo a. C.).[4]

Massi trachitici di diverse e svariate dimensioni creati dall'attività vulcanica di lave quarzo-latitiche oltre un milione di anni fa

Dalla sommità del monte la vista, attualmente ostacolata, specie nella buona stagione, dalla vegetazione arborea, spazia sulla valle del Tevere e sui borghi circostanti: in primo luogo Soriano nel Cimino, Vitorchiano, Bomarzo e Bassano in Teverina; sembra che dalla sommità della torre che si trova sulla vetta, nei giorni di cielo sereno sia possibile scorgere la cupola di San Pietro a Roma, il monte Cavo e la parte nord-occidentale della catena montuosa dei Lepini. A nord è possibile scorgere il monte Amiata, alla sua destra il monte Cetona e, in lontananza, il monte Nerone.

Agli antichi romani la "silva Ciminia" appariva come un luogo tetro, sacro ed invalicabile, ed è probabilmente per questo motivo che nei monti Cimini, sono stati trovati resti di antichi tempietti probabilmente dedicati a Giove Cimino.

Durante la guerra contro gli Etruschi, per i Romani guidati dal console Quinto Fabio Massimo Rulliano fu fondamentale raggiungere la sommità dei monti Cimini; infatti tale impresa permise loro di scorgere gli insediamenti etruschi presenti nella valle del Tevere che sarebbero poi caduti sotto la pressante avanzata romana.

Da Soriano nel Cimino camminando seguendo il percorso CAI 103[5] è possibile arrivare alla vetta di Monte Cimino (1053 m s.l.m.). Nella faggeta seguendo il percorso CAI 123C[6] si incontrano grandi massi trachitici di diverse e svariate dimensioni creati dall'attività vulcanica di lave quarzo-latitiche oltre un milione di anni fa.[7] I "sassi" trachitici sono famosi tra i praticanti di boulder.

La rupe tremante[modifica | modifica wikitesto]

La rupe tremante.

Al limitare del bosco di faggi si trova il grande masso di trachite noto come rupe tremante o sasso menicante, meglio conosciuto agli abitanti del posto come sasso naticarello (attestate anche le antiche forme "sasso menicatore" e "sasso trenicatore").

Celebrato già da Plinio il Vecchio come naturae miraculum (miracolo della natura) nel suo Naturalis historia, è un grosso masso di forma ovoidale di circa 8 metri di lunghezza, 6 metri di larghezza e 3 metri di altezza, del volume di circa 100 m³ e del peso di circa 250 tonnellate, sospeso in equilibrio su una sporgenza rocciosa del suolo, caratteristica che fa sì che possa essere fatto oscillare sensibilmente e in modo abbastanza agevole utilizzando un grosso bastone a mo' di leva[8].

Set cinematografico[modifica | modifica wikitesto]

Il bosco di faggi è stato il set di alcuni celebri film, tra cui Il Marchese del Grillo (1981) di Mario Monicelli e Yado (1985) di Richard Fleischer.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Di Filippo A., Piovesan G. e Schirone B., Le foreste vetuste: criteri per l’identificazione e la gestione, DAF, Università della Tuscia, 2004. URL consultato il 26 gennaio 2018.
  2. ^ Faggete vetuste d’Europa Patrimonio Mondiale dell’Umanità: il DAFNE c’è! Università della Tuscia, su unitus.it. URL consultato il 26 gennaio 2018.
  3. ^ Ancient and Primeval Beech Forests of the Carpathians and Other Regions of Europe ID=1133ter-047, UNESCO World Heritage, su whc.unesco.org. URL consultato il 26 gennaio 2018.
  4. ^ In vetta alla Tuscia prima degli Etruschi. Testimonianze dell'età del bronzo sul Monte Cimino, su etruriameridionale.beniculturali.it. URL consultato il 18 gennaio 2018.
  5. ^ CAI 103 Soriano nel Cimino-Cura di Vetralla, su hiking.waymarkedtrails.org. URL consultato il 26 gennaio 2018.
  6. ^ CAI 123C Aula didattica-Massi trachitici, su hiking.waymarkedtrails.org. URL consultato il 18 gennaio 2018.
  7. ^ Antico vulcano Cimino, su parchilazio.it. URL consultato il 18 gennaio 2018.
  8. ^ Lazio. Guida d'Italia, Milano, Touring Club Italiano, 1981.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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