Monte Cimino

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Monte Cimino
StatoItalia Italia
RegioneLazio Lazio
ProvinciaViterbo Viterbo
Altezza1 053 m s.l.m. e 1 069 m s.l.m.
Prominenza765 m
CatenaMonti Cimini (nell'Antiappennino laziale)
Coordinate42°24′25.92″N 12°12′04.32″E / 42.4072°N 12.2012°E42.4072; 12.2012Coordinate: 42°24′25.92″N 12°12′04.32″E / 42.4072°N 12.2012°E42.4072; 12.2012
Mappa di localizzazione
Mappa di localizzazione: Italia
Monte Cimino
Monte Cimino
Particolare di un faggio.

Il monte Cimino (1.053 m s.l.m.) è la cima più alta della catena dell'Antiappennino laziale dei monti Cimini, e di tutta la provincia di Viterbo. Sovrasta il paese di Soriano nel Cimino.

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

La faggeta del monte Cimino si trova nel comune di Soriano nel Cimino (VT) e ha un'estensione di circa 58 ha, tra i 925 ed i 1053 m s.l.m.[1], è tra le più maestose ed imponenti dell'Italia centrale.

Si sviluppa tutt'intorno ad un parcheggio facilmente raggiungibile e ottimamente utilizzabile, a quota 970 m s.l.m., dove è possibile sostare all'ombra dei faggi nelle calde giornate estive e usufruire del ristorante posto lì vicino.

È presente anche una stazione meteorologica, attiva dal 2011 e ripristinata nel 2018, che rileva quotidianamente i parametri meteorologi, consultabile al seguente link.

Dalla sommità del monte la vista, attualmente ostacolata, specie nella buona stagione, dalla vegetazione arborea, spazia sulla valle del Tevere e sui borghi circostanti: in primo luogo Soriano nel Cimino, Vitorchiano, Bomarzo, Montefiascone e Bassano in Teverina; sembra che dalla sommità della torre che si trova sulla vetta (attualmente non visitabile in quanto ospita numerose antenne e trasmettitori), nei giorni di cielo sereno sia possibile scorgere la cupola di San Pietro a Roma, il monte Cavo, il litorale laziale e la parte nord-occidentale della catena montuosa dei Lepini. A nord è possibile scorgere il monte Amiata, alla sua destra il monte Cetona e, in lontananza, il monte Nerone.

Accessibilità[modifica | modifica wikitesto]

Grazie alla rete escursionistica realizzata dalla sezione del CAI di Viterbo, è possibile raggiungere a piedi la faggetta e la vetta di Monte Cimino tramite quattro percorsi escursionistici.

Partenza Percorso Difficoltà Distanza Ascesa Discesa Note
Soriano nel Cimino 103[2] E[3] 4,3 km 629 m 0 m Partenza dalla Stazione di Soriano nel Cimino
Canepina 133B[4] - 103[2] E[3] 9,3 km 700 m 0 m
San Martino al Cimino 120D[5] - 103[2] E[3] 11,2 km 895 m 583 m
Bagnaia 123[6] - 103[2] E[3] 14,4 km 1144 m 939 m Partenza dalla Stazione di Bagnaia

Vulcanologia[modifica | modifica wikitesto]

Il monte Cimino si inquadra nel più ampio fenomeno del vulcanismo che ha interessato l'intera area della Tuscia. In particolare, il distretto cimino (quello del Monte Cimino) ha un’età più antica: la sua attività, infatti, è compresa tra 1.35 milioni e 800.000 anni fa. Durante questo ampio intervallo di tempo, la risalita lungo le fratture di magmi viscosi acidi ha originato più di 50 rilievi collinari facilmente riconoscibili (Palanzana, Montalto, San Valentino, Ciliano, Soriano …) tutt’intorno al domo principale, quello del Monte Cimino.

Massi trachitici di diverse e svariate dimensioni creati dall'attività vulcanica di lave quarzo-latitiche oltre un milione di anni fa

Età del bronzo[modifica | modifica wikitesto]

La sommità dell'altura fu occupata da un importante abitato della tarda età del bronzo, di cui si conserva quasi interamente la vasta fortificazione perimetrale, risalente all'età del bronzo finale (1150 a.C. circa) e che racchiude un'estensione di circa 50.000 metri quadrati; il vasto recinto artificiale di pietre, forse diviso in due settori, di cui uno comprende un'ulteriore e più piccola area fortificata di circa 5.000 metri quadrati (presso la torre moderna), fu identificato dagli archeologi già intorno al 1890, ma la sua esplorazione scientifica è stata affrontata solo a partire dal 1976.

Dal 2009 il Ministero per i Beni e le Attività Culturali e l'Università Sapienza di Roma conducono campagne di scavo estive nel villaggio protostorico; oltre a notevoli risultati riguardanti le conoscenze della comunità insediata sul Cimino nell'età del bronzo, queste ricerche hanno consentito di individuare due fasi etrusche di rioccupazione dell'area, con edificazione di un fortilizio: la prima fase, di epoca arcaica (circa VI sec. a.C.), attesta l'importanza del possesso strategico della sommità nel corso della prolungata e anche conflittuale dialettica tra le metropoli tirreniche; la seconda fase può invece essere messa in diretta relazione con le guerre mosse da Roma agli Etruschi dopo a presa di Veio altresì documentata dalle fonti letterarie (IV secolo a. C.).

Antichi Romani[modifica | modifica wikitesto]

Agli antichi romani la "silva Ciminia" appariva come un luogo tetro, sacro ed invalicabile, ed è probabilmente per questo motivo che nei monti Cimini, sono stati trovati resti di antichi tempietti probabilmente dedicati a Giove Cimino.

Durante la guerra contro gli Etruschi, per i Romani guidati dal console Quinto Fabio Massimo Rulliano fu fondamentale raggiungere la sommità dei monti Cimini; infatti tale impresa permise loro di scorgere gli insediamenti etruschi presenti nella valle del Tevere che sarebbero poi caduti sotto la pressante avanzata romana.

Riconoscimento UNESCO[modifica | modifica wikitesto]

UNESCO white logo.svg Bene protetto dall'UNESCO
UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
Faggeta Monte Cimino
Soriano nel Cimino (15571341877).jpg
TipoNaturale
CriterioIX
PericoloNon in pericolo
Riconosciuto dal[[2017]]
Scheda UNESCO(EN) Scheda
(FR) Scheda

Il 2 febbraio 2015 la faggeta è stata proposta, dalla delegazione permanente italiana presso l'UNESCO, nella tentative list per l'inclusione tra i siti Patrimonio Mondiale Naturale (criterio di selezione (IX): "per essere un esempio eccezionale di significativo corso dei processi ecologici e biologici nell'evoluzione e lo sviluppo degli ecosistemi terrestri, di acqua dolce, costieri e marini e le comunità di piante e animali marini". Il 7 luglio 2017 il World Heritage Committee, riunito a Cracovia[7], ha ricosciuto la faggeta di Monte Cimino come sito UNESCO Patrimonio Mondiale Naturale dell'Umanità inserendola nella Unesco's World Heritage List (ID. 1133ter-047).[8]

La rupe tremante[modifica | modifica wikitesto]

Sasso naticarello

Al limitare del bosco di faggi, nella parte sottostante il grande parcheggio, si trova il grande masso di trachite noto come rupe tremante o sasso menicante, meglio conosciuto agli abitanti del posto come sasso naticarello (attestate anche le antiche forme "sasso menicatore" e "sasso trenicatore").

Celebrato già da Plinio il Vecchio come naturae miraculum (miracolo della natura) nel suo Naturalis historia, è un grosso masso di forma ovoidale di circa 8 metri di lunghezza, 6 metri di larghezza e 3 metri di altezza, del volume di circa 100 m³ e del peso di circa 250 tonnellate, sospeso in equilibrio su una sporgenza rocciosa del suolo, caratteristica che fa sì che possa essere fatto oscillare sensibilmente e in modo abbastanza agevole utilizzando un grosso bastone a mo' di leva[9].

Esso rappresenta uno dei tanti massi eruttati dal vulcano cimino durante la fase di massima attività e fa comprendere quale portata e quale forza avesse il Cimino durante le sue eruzioni.

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Nei numerosi sentieri all'interno della faggeta vengono praticati molti sport, tra cui: escursionismo, trekking, corsa, mountain bike, downhill e boulder.

Il monte Cimino è stata sede di arrivo di due tappe della Tirreno Adriatico: della quinta tappa nel 1995, vinta da Gianluca Pierobon, e della quarta tappa del 1996, vinta da Filippo Casagrande.

Set cinematografico[modifica | modifica wikitesto]

Il bosco di faggi è stato il set di alcuni celebri film, tra cui Il Marchese del Grillo (1981) di Mario Monicelli, Yado (1985) di Richard Fleischer e l'Armata Brancaleone (1966) di Mario Monicelli.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Di Filippo A., Piovesan G. e Schirone B., Le foreste vetuste: criteri per l’identificazione e la gestione, DAF, Università della Tuscia, 2004. URL consultato il 26 gennaio 2018.
  2. ^ a b c d Percorso Soriano nel Cimino-La Botte, in hiking.waymarkedtrails.org. URL consultato il 20 giugno 2019.
  3. ^ a b c d Difficoltà dei percorsi escursionistici e dei percorsi attrezzati (vie ferrate), in Società degli Alpinisti Tridentini. URL consultato il 23 aprile 2019.
  4. ^ Percorso Canepina-Sentiero 103, in hiking.waymarkedtrails.org. URL consultato il 20 giugno 2019.
  5. ^ Percorso San Martino al Cimino-Sentiero 103, in hiking.waymarkedtrails.org. URL consultato il 20 giugno 2019.
  6. ^ Percorso Bagnaia-Soriano nel Cimino, in hiking.waymarkedtrails.org. URL consultato il 20 giugno 2019.
  7. ^ Faggete vetuste d’Europa Patrimonio Mondiale dell’Umanità: il DAFNE c’è! Università della Tuscia, su unitus.it. URL consultato il 26 gennaio 2018.
  8. ^ Ancient and Primeval Beech Forests of the Carpathians and Other Regions of Europe ID=1133ter-047, UNESCO World Heritage, su whc.unesco.org. URL consultato il 26 gennaio 2018.
  9. ^ Lazio. Guida d'Italia, Milano, Touring Club Italiano, 1981.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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