Portici di Bologna

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1leftarrow.pngVoce principale: Bologna.

« Sovente, alle due di notte, rientrando nel mio alloggio, a Bologna, attraverso questi lunghi portici, l'anima esaltata da quei begli occhi che avevo appena visto, passando davanti a quei palazzi di cui, con le sue grandi ombre, la luna disegnava le masse, mi succedeva di fermarmi, oppresso dalla felicità, per dirmi: Com'è bello! »
(Stendhal, Voyages en Italie, 1826)
Portici in via Saragozza entro le mura

I portici di Bologna rappresentano un importante patrimonio architettonico e culturale per la città e ne sono simbolo insieme alle numerose torri. Non esiste al mondo un'altra città che abbia tanti portici quanto Bologna: tutti insieme i porticati misurano in lunghezza più di 38 chilometri solo nel centro storico,[1] che raggiungono i 53 km contando quelli fuoriporta. Per via della loro rilevanza artistico-culturale, i portici bolognesi sono un bene culturale italiano candidato come “patrimonio dell'umanità” dell'UNESCO.[2][3]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Case Schiavina con sporti e beccadelli in via Clavature, XIII secolo

I portici nacquero nel tardo Medioevo per tener testa al forte incremento della popolazione, dovuto soprattutto all'arrivo di studenti e dotti presso l'Università di Bologna, ma anche alla immigrazione dal contado. La necessità di aumentare gli spazi abitativi portò in un primo momento ad accrescere la cubatura delle case ampliando i piani superiori con la creazione di sporti in legno sorretti dal prolungamento delle travi portanti del solaio e - in caso di forte sporgenza - da mensole dette "beccadelli". Con il tempo gli sporti aumentarono in grandezza e fu necessario costruire colonne di sostegno dal basso perché non crollassero,[4] venendo così a creare i portici.

Nati in maniera pressoché spontanea, i portici offrivano riparo dalle intemperie e dal sole, permettendo di percorrere le strade con qualsiasi condizione atmosferica. Inoltre, costituivano anche mezzo per l'espansione di attività commerciali e artigiane, e rendevano meglio abitabili i pianterreni, isolandoli dalla sporcizia e dai liquami delle strade. La massiccia espansione dei portici si ebbe a partire dal 1288, quando un bando del Comune stabiliva che tutte le nuove case dovevano essere costruite con il portico, mentre quelle già esistenti che ne fossero prive erano tenute ad aggiungerlo,[2] lasciando al proprietario l'onere del mantenimento, ma garantendo al Comune l'uso pubblico del suolo. Il bando specificava che questi dovevano essere alti almeno 7 piedi bolognesi (2,66 metri) e larghi altrettanto, per permettere il transito di un uomo a cavallo. Queste direttive non furono però rispettate nelle zone più povere, in cui i portici venivano costruiti con altezze decisamente inferiori.[2] Gli statuti del 1352 imposero un'altezza e una profondità di 10 piedi (3,60 metri) per i nuovi edifici.[5]

In principio i portici erano realizzati in legno, poi, successivamente ad un decreto emanato il 26 marzo 1568 dal governatore pontificio mons. Giovanni Battista Doria e dal Gonfaloniere Camillo Paleotti, furono convertiti in laterizio o pietra. Nonostante ciò sopravvivono ancora in città alcuni edifici con portico in legno, alcuni risalenti all'epoca medievale, altri ripristinati all'inizio del Novecento.

Il portico ligneo di casa Isolani

Nella seconda metà del XVI secolo comparvero alcuni dei più importanti portici-loggia di Bologna: il portico che sostiene e nasconde la chiesa dei Santi Bartolomeo e Gaetano in strada Maggiore, opera di Andrea da Formigine, il loggiato di Palazzo del Monte in via Galliera.
Alcune nobili famiglie della città, però, vollero distinguersi e seguire la cosiddetta "moda romana" e chiesero dunque la dispensa per evitare di costruire la propria casa con portico. È per questo che a Bologna vennero costruiti palazzi rinascimentali senza portico, ad esempio i palazzi Davia-Bargellini, Fantuzzi, Bevilacqua, Bentivoglio.

Portici rilevanti[modifica | modifica wikitesto]

Portici medievali[modifica | modifica wikitesto]

Un esempio famosissimo è Casa Isolani in Strada Maggiore. Il portico, sorretto da altissime travi di legno (circa 9 metri) fu eretto intorno al 1250. Si tratta di uno dei pochi esempi superstiti delle costruzioni civili bolognesi del XIII secolo ed è in stile romanico - gotico. Le travi sono in legno di quercia e sostengono lo sporto del terzo piano dell'edificio.
Altri esempi di portici lignei medievali sono quelli di casa Grassi e delle case dirimpetto in via Marsala, di casa Azzoguidi in via San Niccolò e di casa Ramponesi in via del Carro.

Portici rinascimentali[modifica | modifica wikitesto]

Il Rinascimento lascia a Bologna vari esempi dell'architettura del tempo, come il portico laterale della basilica di San Giacomo Maggiore in via Zamboni, il palazzo Bolognini-Isolani e le case Beccadelli in piazza Santo Stefano, le arcate decorate con motivi floreali del palazzo del Podestà e l'altissimo portico "dei Bastardini" in via D'Azeglio, così chiamato perché sotto le sue volte ebbe sede, fino al 1797, l'orfanotrofio della città.

Il portico del Pavaglione[modifica | modifica wikitesto]

Il portico del Pavaglione
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Palazzo dei Banchi e Archiginnasio di Bologna.

Il portico del Pavaglione è la loggia che si estende sotto al Palazzo dei Banchi, uno degli edifici che chiude ad est la Piazza Maggiore, e sotto allo storico edificio del'Archiginnasio, prima sede unificata dello Studio bolognese, costruita a metà del XVI secolo per volere del papa Pio IV su progetto del Terribilia. Il loggiato sotto al Palazzo dei Banchi si estende su 15 campate a lesene corinzie, con due voltoni che permettono l'accesso alle retrostanti vie del mercato centrale; il portico sottostante l'Archiginnasio, lungo 139 metri su 30 arcate, rappresenta il tradizionale passeggio elegante della città.
Deve il suo nome, molto probabilmente, al mercato di bachi da seta che si tenne nel 1449 nel loggiato (incerta l'etimologia, in ogni caso dal francese, da papillon, farfalla o da pavillon, padiglione, termini comunque legati al tema della seta e del suo commercio).[6]

Portici all'esterno del centro storico[modifica | modifica wikitesto]

Il portico degli Alemanni[modifica | modifica wikitesto]

Si tratta del portico più antico di Bologna costruito fuori dalla cerchia delle mura ed il secondo per lunghezza dopo quello che porta al Santuario di San Luca. Misura circa 650 metri e consta di 167 archi; fu eretto tra il 1619 e il 1631 per ordine dei Carmelitani Scalzi che officiavano nella Chiesa di Santa Maria Lacrimosa degli Alemanni. Collega la chiesa, sull'attuale via Mazzini (l'antica via Emilia), a Porta Maggiore, una delle 12 porte di accesso della terza cerchia di mura (edificate nel XIII secolo ne rimangono attualmente 10) al centro storico.[7]

Il portico di San Luca[modifica | modifica wikitesto]

Portico di San Luca
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Santuario della Madonna di San Luca § Il porticato.

Il portico più lungo del mondo è quello di San Luca, che misura 3.796 metri e consta di 666 arcate: partendo dall'Arco Bonaccorsi a Porta Saragozza conduce fino alla cima del Colle della Guardia, dove si eleva il celebre Santuario della Madonna di San Luca. Il luogo è meta di pellegrini per venerare l'icona della Vergine con il Bambino.

Il portico fu costruito tra il 1674 e il 1721 con il contributo dell'intera cittadinanza. Il progetto di Camillo Saccenti e Gian Giacomo Monti venne concluso da Carlo Francesco Dotti, che progettò anche l'Arco del Meloncello.[8] Lungo il portico si può ammirare il primo arco edificato dall'architetto Monti, le statue della Madonna grassa e del bambino di Andrea Ferreri e quindici cappellette in cui sono dipinti i misteri del Rosario, purtroppo in maggioranza rovinati.

Il portico della Certosa[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Cimitero Monumentale della Certosa di Bologna.

Il portico del Cimitero Monumentale della Certosa di Bologna fu cominciato nel 1811 e fu progettato da Ercole Gasperini, che fu progettista anche dell'arco all'imboccatura e di quello sulla strada di S. Isaia, l'Arco Guidi. Nel primo arco sono presenti sculture del Ghibelli e di G. Putti, mentre un'epigrafe ci ricorda che sotto a quel portico Ugo Bassi morì per mano delle truppe austriache, l'8 agosto 1849.

Alcuni primati[modifica | modifica wikitesto]

Il portico più largo[modifica | modifica wikitesto]

Portico di Santa Maria dei Servi
Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: basilica di Santa Maria dei Servi.

Progettato alla fine del Trecento, venne costruito quello che oggi è considerato il portico più largo della città: il portico della basilica di Santa Maria dei Servi in strada Maggiore. Il progetto originario è da attribuirsi al famoso architetto Antonio di Vincenzo e la sua costruzione iniziò nel 1393 per concludersi solo nel 1855 con l'erezione del quadriportico davanti alla facciata.[9]

Il portico più alto[modifica | modifica wikitesto]

Il portico più alto della città, invece, è quello del palazzo dell'Arcidiocesi di Bologna, in via Altabella, che sfiora i dieci metri d'altezza.

Il portico più stretto[modifica | modifica wikitesto]

Il portico più stretto della città, con appena 95 centimetri di larghezza, si trova in via Senzanome, nel quartiere Saragozza. Questa via, insieme alla vicina via del Fossato, rimanda ad un passato piuttosto "turbolento" della zona, nota per i numerosi postriboli che vi si trovavano.[10]

Il portico più lungo[modifica | modifica wikitesto]

Il portico di San Luca, con i suoi 3.796 metri di lunghezza, pare essere il portico più lungo al mondo.[11]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ A spasso per Bologna sotto i suoi 40 km di portici. URL consultato il 29 aprile 2012.
  2. ^ a b c I Portici di Bologna. URL consultato il 29 aprile 2012.
  3. ^ (EN) UNESCO World Heritage: The Porticoes of Bologna
  4. ^ I Portici. URL consultato il 29 aprile 2012.
  5. ^ Francesca Bocchi, I Portici di Bologna e l'edilizia civile medievale, Bologna, Grafis Edizioni, 1990.
  6. ^ Degli Esposti C., Roversi G., Tassinari Clò O., Zanasi F., Bologna, Alma Mater Studiorum, Bologna, Italcards, 1988.
  7. ^ Itinerario dei Portici. URL consultato il 1 maggio 2012.
  8. ^ 02 - PORTICO DI SAN LUCA. URL consultato il 29 aprile 2012.
  9. ^ Ricci C., Zucchini G., Guida di Bologna, Bologna, Zanichelli, 1976.
  10. ^
    « Il Fossato sta al numero trentacinque di quella che una volta era la via dei bordelli, tanto da chiamarsi in modo esplicito Via Fregatette. La targa con il vecchio nome è ancora visibile, sotto la nuova targa Via del Fossato. Meno turpe, certo, della parallela e maledetta Via Senzanome. »
    Il Fossato. URL consultato il 1 maggio 2012.
  11. ^ sselmi.net: I portici

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Wanda Bergamini, Nuovissima guida ai monumenti di Bologna, Bologna, Cappelli, 1986.
  • Francesca Bocchi, I Portici di Bologna e l'edilizia civile medievale, Bologna, Grafis Edizioni, 1990.
  • Degli Esposti C., Roversi G., Tassinari Clò O., Zanasi F., Bologna, Alma Mater Studiorum, Bologna, Italcards, 1988.
  • Gigli P., Gigli M., Per le vie e le piazze di Bologna, Bologna, Edizioni del Borgo, 2005.
  • Ricci C., Zucchini G., Guida di Bologna, Bologna, Zanichelli, 1976.


Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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