Portici di Bologna

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

1leftarrow.pngVoce principale: Bologna.

« Sovente, alle due di notte, rientrando nel mio alloggio, a Bologna, attraverso questi lunghi portici, l'anima esaltata da quei begli occhi che avevo appena visto, passando davanti a quei palazzi di cui, con le sue grandi ombre, la luna disegnava le masse, mi succedeva di fermarmi, oppresso dalla felicità, per dirmi: Com'è bello! »
(Stendhal, Voyages en Italie, 1826)

I portici di Bologna sono un bene culturale italiano candidato come “patrimonio dell'umanità” dell'UNESCO.[1]

Bologna dall'alto

Storia[modifica | modifica sorgente]

Portici in via Saragozza entro le mura ultime

Nati nel tardo Medioevo per tener testa al forte incremento della popolazione, dovuto soprattutto all'arrivo di studenti e letterati presso l'Università di Bologna, i portici rappresentano oggi un importante patrimonio culturale per la città e ne sono simbolo insieme alle numerose torri. In principio i portici erano realizzati in legno, poi, successivamente ad un decreto emanato nel 1568, furono convertiti in laterizio o pietra. Nonostante ciò sopravvivono ancora in città alcuni edifici con portico in legno.

A partire dal 1288 iniziò la loro massiccia costruzione ed espansione, poiché uno Statuto del Comune di Bologna stabiliva che tutte le case nuove dovevano essere costruite con il portico in muratura e quelle già esistenti che ne fossero prive erano tenute ad aggiungerlo. Così i portici offrivano un riparo ai viandanti e rendevano abitabili pianterreni umidi, lasciando al proprietario l'onere del mantenimento, ma garantendo al Comune l'uso pubblico del suolo.[1] Secondo l'ordinanza in vigore all'epoca, ogni casa doveva essere munita di un portico alto 7 “piedi bolognesi” (2,66 metri), cioè quanto bastava perché passasse un uomo a cavallo; queste direttive non furono però rispettate nelle zone povere, in cui i portici venivano costruiti con altezze decisamente inferiori. Il portico nasce dallo “sporto”, una specie di balcone di legno costruito sulla facciata delle case per ampliare lo spazio abitativo dei piani alti. Gli “sporti” col tempo aumentarono in grandezza e fu necessario costruire colonne di sostegno dal basso perché non crollassero.[2]

Non esiste al mondo un'altra città che abbia tanti portici come Bologna. Tutti insieme i porticati misurano in lunghezza quasi quaranta chilometri.[3]

Casa Isolani

Portici rilevanti[modifica | modifica sorgente]

Portici medievali[modifica | modifica sorgente]

Un esempio famosissimo è Casa Isolani in Strada Maggiore. Il portico, sorretto da altissime travi di legno (circa 9 metri) fu eretto intorno al 1250. Si tratta di uno dei pochi esempi superstiti delle costruzioni civili bolognesi del XIII secolo ed è in stile romanico - gotico. Le travi sono in legno di quercia e sostengono lo sporto del terzo piano dell'edificio. Altri esempi, anche se meno famosi, sono il portico di Palazzo Grassi, in via Marsala e quello di Casa Reggiani. Anche se non in legno, è comunque pregevole il portico del Palazzo del Podestà, in piazza Maggiore, noto per l'effetto acustico delle proprie volte e la decorazione a formelle di arenaria con motivi floreali, tutti diversi tra loro.

Portici rinascimentali[modifica | modifica sorgente]

Il Rinascimento lascia a Bologna vari esempi dell'architettura del tempo, come il portico laterale della basilica di San Giacomo Maggiore in via Zamboni, il palazzo Bolognini e le case Beccadelli in piazza Santo Stefano, l'altissimo portico "dei Bastardini" in via D'Azeglio, così chiamato perché sotto le sue volte ebbe sede, fino al 1797, l'orfanotrofio della città.

Alcuni primati[modifica | modifica sorgente]

Il portico più largo[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi basilica di Santa Maria dei Servi.
Portico e facciata di Santa Maria dei Servi

Progettato alla fine del Trecento, venne costruito quello che oggi è considerato il portico più largo della città: il portico della basilica di Santa Maria dei Servi in strada Maggiore. Il progetto originario è da attribuirsi al famoso architetto Antonio di Vincenzo e la sua costruzione iniziò nel 1393 per concludersi solo nel 1855 con l'erezione del quadriportico davanti alla facciata.[4]

Il portico più alto[modifica | modifica sorgente]

Il portico più alto della città, invece, è quello del palazzo dell'Arcidiocesi di Bologna, in via Altabella, che sfiora i dieci metri d'altezza.

Il portico più stretto[modifica | modifica sorgente]

Il portico più stretto della città, con appena 95 centimetri di larghezza, si trova in via Senzanome, nel quartiere Saragozza. Questa via, insieme alla vicina via del Fossato, rimanda ad un passato piuttosto "turbolento" della zona, nota per i numerosi postriboli che vi si trovavano.[5]

I portici-loggia[modifica | modifica sorgente]

Nella seconda metà del XVI secolo compaiono alcune delle più importanti vie porticate di Bologna: il portico che sostiene e nasconde la chiesa dei Santi Bartolomeo e Gaetano in strada Maggiore, opera di Andrea da Formigine, il loggiato di Palazzo del Monte in via Galliera.
Alcune nobili famiglie della città, però, vollero distinguersi e seguire la cosiddetta "moda romana" e chiesero dunque la dispensa per evitare di costruire la propria casa con portico. È per questo che a Bologna possiamo vedere oggi alcuni splendidi palazzi rimascimentali senza portico: Palazzo Davia-Bargellini, Fantuzzi, Bevilacqua, Bentivoglio, ecc.

Il portico del Pavaglione[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Palazzo dei Banchi e Archiginnasio di Bologna.

Il portico del Pavaglione è la loggia che si estende sotto al Palazzo dei Banchi, uno degli edifici che chiude ad est la Piazza Maggiore e sotto allo storico edificio del'Archiginnasio, prima sede unificata dello Studio bolognese, costruita a metà del XVI secolo per volere del papa Pio IV su progetto del Terribilia.
Il loggiato sotto al Palazzo dei Banchi si estende su 15 campate a lesene corinzie, con due voltoni che permettono l'accesso alle retrostanti vie del mercato centrale.
Il portico sottostante l'Archiginnasio, lungo 139 metri su 30 arcate, rappresenta il tradizionale passeggio elegante della città. Deve il suo nome, molto probabilmente, al mercato di bachi da seta che si tenne nel 1449 nel loggiato (incerta l'etimologia, in ogni caso dal francese, da papillon, farfalla o da pavillon, padiglione, termini comunque legati al tema della seta e del suo commercio).[6]

Il portico degli Alemanni[modifica | modifica sorgente]

Si tratta del portico più antico di Bologna costruito fuori dalla cerchia delle mura ed il secondo per lunghezza dopo quello che porta al Santuario di San Luca. Misura circa 650 metri e consta di 167 archi; fu eretto tra il 1619 e il 1631 per ordine dei Carmelitani Scalzi che officiavano nella Chiesa di Santa Maria Lacrimosa degli Alemanni. Collega la chiesa, sull'attuale via Mazzini (l'antica via Emilia), a Porta Maggiore, una delle 12 porte di accesso della terza cerchia di mura (edificate nel XIII secolo ne rimangono attualmente 10) al centro storico.[7]

Il portico della Certosa[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Cimitero Monumentale della Certosa di Bologna.

Il portico del Cimitero Monumentale della Certosa di Bologna fu cominciato nel 1811 e fu progettato da Ercole Gasperini, che fu progettista anche dell'arco all'imboccatura e di quello sulla strada di S. Isaia, l'Arco Guidi. Nel primo arco sono presenti sculture del Ghibelli e di G. Putti, mentre un'epigrafe ci ricorda che sotto a quel portico Ugo Bassi morì per mano delle truppe austriache, l'8 agosto 1849.

Il portico di San Luca[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Santuario della Madonna di San Luca.
Madonna di San Luca
Portico San luca

Il portico più lungo del mondo è quello di San Luca, che misura 3796 metri e consta di 658 arcate: di carattere religioso, partendo dall'Arco Bonaccorsi a Porta Saragozza (nel cui cassero è attualmente ospitato il museo della Madonna di San Luca[8]) conduce fino alla cima del Colle della Guardia, dove si eleva il celebre “Santuario della Madonna di San Luca”. Il luogo è meta di pellegrini che ogni anno giungono da ogni parte d'Italia e del mondo per venerare la sacra icona della Vergine con il Bambino. Proprio grazie ai portici si può arrivare fino alla chiesa con qualsiasi condizione atmosferica.

La leggenda del portico di San Luca

La leggenda narra che un pellegrino greco di nome Teocle, nel 1150, entrando nella chiesa di Santa Sofia a Costantinopoli vide il quadro della Vergine con il Bambino con l'iscrizione sottostante “questa tavola, dipinta da San Luca evangelista, è da portare nella sua chiesa sul Monte della Guardia”. Il pellegrino così s'incaricò di portarla a destinazione e dopo aver avuto il permesso dei sacerdoti, partì alla volta dell'Italia. Dopo lunghi giorni di cammino, senza sapere dove fosse il colle della Guardia, arrivò a Roma e incontrò l'Ambasciatore di Bologna; scoprì così da lui quale fosse la sua meta. Il mattino seguente ripartì a cavallo e, accompagnato da un servo, giunse a Bologna dove fu accolto tra molti onori. Dopo tre giorni (8 maggio 1160) la sacra immagine venne collocata sull'altare dell'allora piccola chiesa destinata successivamente a diventare uno dei simboli della città, il Santuario della Madonna di San Luca.[9]

Nella sua versione attuale fu costruito tra il 1674 e il 1721, con il contributo dell'intera cittadinanza. Il progetto di C. Saccenti e Giovanni Giacomo Monti venne concluso da Carlo Francesco Dotti, che progettò anche l'Arco del Meloncello[10] Nel corso del portico si può ammirare il primo arco edificato dall'architetto Monti, le statue della Madonna grassa e del bambino di Andrea Ferreri e quindici cappellette in cui sono dipinti i misteri del Rosario, suggestivi anche se in maggioranza rovinati.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b I Portici di Bologna. URL consultato il 29 aprile 2012.
  2. ^ I Portici. URL consultato il 29 aprile 2012.
  3. ^ A spasso per Bologna sotto i suoi 40 km di portici. URL consultato il 29 aprile 2012.
  4. ^ Ricci C., Zucchini G., Guida di Bologna, Bologna, Zanichelli, 1976.
  5. ^
    « Il Fossato sta al numero trentacinque di quella che una volta era la via dei bordelli, tanto da chiamarsi in modo esplicito Via Fregatette. La targa con il vecchio nome è ancora visibile, sotto la nuova targa Via del Fossato. Meno turpe, certo, della parallela e maledetta Via Senzanome. »
    Il Fossato. URL consultato il 1 maggio 2012.
  6. ^ Degli Esposti C., Roversi G., Tassinari Clò O., Zanasi F., Bologna, Alma Mater Studiorum, Bologna, Italcards, 1988.
  7. ^ Itinerario dei Portici. URL consultato il 1 maggio 2012.
  8. ^ Sito ufficiale del museo della Madonna di San Luca
  9. ^ Gigli P., Gigli M., Per le vie e le piazze di Bologna, Edizioni del Borgo, 2005. ISBN 9788884571960.
  10. ^ 02 - PORTICO DI SAN LUCA. URL consultato il 29 aprile 2012.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Bergamini W., Nuovissima guida ai monumenti di Bologna, Bologna, Cappelli, 1986.
  • Degli Esposti C., Roversi G., Tassinari Clò O., Zanasi F., Bologna, Alma Mater Studiorum, Bologna, Italcards, 1988.
  • Gigli P., Gigli M., Per le vie e le piazze di Bologna, Bologna, Edizioni del Borgo, 2005.
  • Ricci C., Zucchini G., Guida di Bologna, Bologna, Zanichelli, 1976.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]