Lago di Vico

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Lago di Vico
Cimino
Lago di Vico - Vista aerea 1.JPG
Stato Italia Italia
Regione Lazio Lazio
Provincia Viterbo Viterbo
Coordinate 42°19′N 12°10′E / 42.316667°N 12.166667°E42.316667; 12.166667Coordinate: 42°19′N 12°10′E / 42.316667°N 12.166667°E42.316667; 12.166667
Altitudine 507 m s.l.m.
Dimensioni
Superficie 12.93 km²
Profondità massima 48.5 m
Profondità media 22.2 m
Idrografia
Origine vulcanico
Bacino idrografico 40.95 km²
Emissari principali Rio Vicano
Mappa di localizzazione: Italia
Lago di Vico Cimino
Lago di Vico
Cimino
Il Monte Venere sul lago

Il lago di Vico (in latino: Lacus Ciminus o Lacus Ciminius) è un lago di origine vulcanica dell'Italia centrale situato nella provincia di Viterbo. Esso vanta il primato di altitudine tra i grandi laghi italiani, con i suoi 507 m s.l.m. Per le sue peculiari caratteristiche naturali, il comprensorio Vicano è incluso tra le aree di particolare valore naturalistico del Lazio e tra i biotopi di rilevante interesse naturalistico in Italia. È circondato dal complesso montuoso dei monti Cimini, in particolare è cinto dal monte Fogliano (965 m) e dal monte Venere (851 m), è parte della Riserva naturale Lago di Vico.

Il lago di Vico è compreso all'interno di una Riserva Naturale ed area protetta sin dal 1982 e per tale motivo si è salvato dalla speculazione edilizia. Sono pochissime le abitazioni che si affacciano sul lago, esiste solo una piccola zona residenziale che è stata realizzata negli anni '60-'70, Punta del Lago, che ricade nel comune di Ronciglione. Allo stesso modo ricadono nell'area due SIC - Siti d'Importanza Comunitaria e due ZPS - Zone di Protezione Speciale (per l'avifauna).

Origine[modifica | modifica wikitesto]

Il lago potrebbe prendere il nome dalla località di Vico Matrino, importante centro che sorgeva sulla via Cassia a circa tre chilometri da esso, toponimo che appare anche sulla Tabula Peutingeriana, o da un piccolo Vicus sorto in età romana sui margini meridionali del bacino lacustre, Vicus Elbii, che risultava scomparso già dall'età altomedievale. L'area vicana era attraversata da un'importantissima arteria stradale, alternativa alla Via Cassia romana, detta "via Ciminia", il controllo della quale portò prestigio e ricchezze dapprima alla potente famiglia dei Prefetti di Vico tra XII e inizio del XV secolo, e poi ai Farnese durante il secolo XVI. Il tracciato attraversava il borgo omonimo, sovrastato da un'altura su cui sorgeva la fortificazione della famiglia dei Prefetti di Vico, che da quella località prese il nome[1].

Secondo la leggenda il lago ebbe origine dalla verga di ferro che Ercole infisse nel terreno per dimostrare la propria forza, sfidato gli abitanti del luogo; nessuno riuscì a rimuoverla. Quando l'eroe lo fece, sgorgò un enorme getto d'acqua che andò a riempire la valle, formando così il lago.

Il lago di Vico è in realtà il risultato di una serie di lunghe e potenti fasi di attività vulcanica, succedutesi tra 400.000 e 93.000 anni fa e scaturite da diversi centri di origine: per questo la sua caldera ha una forma "policentrica". Il lago ha avuto origine dopo la cessazione delle fasi vulcaniche, intorno a circa 90.000 anni, fa in seguito al riempimento della caldera vulcanica mediante le piogge e le nevi delle fasi glaciali.

Riserva naturale[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Riserva naturale Lago di Vico.
La riserva comprende l'ampia zona umida intorno al lago

Sin dal 1982, con la legge regionale L.R. 47, 28.09.82, il lago di Vico e la zona umida circostante sono stati dichiarati riserva naturale parziale, e tutelati come area naturale protetta. Nel 2008 la Riserva è stata estesa anche al territorio amministrato dal Comune di Ronciglione, arrivando quindi a comprendere l'intera caldera vulcanica.

Fauna[modifica | modifica wikitesto]

Maschio di canapiglia (Anas strepera)

Foreste di faggi, estese cerrete, canneti, spiagge, coltivi: un territorio ricco di ambienti diversi fra loro consente lo sviluppo di diverse specie vegetali e di molte specie animali. L'ittiofauna, favorita dalla buona qualità delle acque, comprende specie autoctone (il luccio e la tinca) e specie alloctone (il coregone, il persico reale e l'agone). Numerosi gli anfibi come la rana verde, la raganella, il rospo comune e quello smeraldino; tra i rettili la natrice dal collare, la testuggine comune e il colubro d'Esculapio.

Tra i mammiferi, scomparsa da non molti anni la lontra, sono presenti la volpe, il tasso, il cinghiale, la martora, la puzzola e, sempre più raro, il gatto selvatico. L'elemento di maggiore interesse e di richiamo per i visitatori appassionati di natura è costituito dall'avifauna, assai varia data la presenza di ambienti diversi come il bosco, la palude, i prati umidi, i coltivi e lo specchio d'acqua.

Sulle sponde o sul pelo dell'acqua sono osservabili molti uccelli acquatici, dalle folaghe, agli anatidi come il moriglione, la moretta, il germano reale, il fischione, la canapiglia, l'alzavola. Tra le altre specie lo svasso maggiore, simbolo della Riserva, gli aironi bianchi, quelli cinerei, la garzetta, il tarabusino, il porciglione, la sgarza ciuffetto, lo svasso piccolo e gli storni che a migliaia passano le notti invernali sui salici della ripa e sui canneti. I rapaci annoverano il lanario (Falco biarmicus), il nibbio bruno, lo sparviero, la poiana, il gheppio, il falco di palude, il falco pellegrino.

Nei boschi vivono rapaci notturni come il barbagianni, l'allocco, il gufo comune, la civetta, l'assiolo. Nel fitto dei boschi vivono anche picchi, ghiandaie, fringuelli, cinciarelle, upupe, scriccioli.

Qualità dell'acqua[modifica | modifica wikitesto]

Il lago è balneabile così come risulta dai dati dell'Agenzia regionale per la protezione ambientale del Lazio, che ha diffuso i dati storici della balneazione del periodo 2006-2011[2], 2012-2013[3] e per l'anno 2014[4]. Gli ultimi dati disponibili (luglio 2018) sono legati ai prelievi e alle successive analisi effettuate dalla Goletta Verde di Legambiente che non hanno evidenziato livelli di inquinamento delle acque. L'acqua del lago, data la composizione vulcanica dei suoli, presenta valori di arsenico che ne rendono necessaria la depurazione prima che venga immessa nella rete idrica dei centri vicini. Le cianotossine prodotte da alcune alghe, in particolare dalla Phlantotrix rubescens, le cui fioriture algali sono state favorite dalle sostanze usate per concimare i terreni agricoli, negli ultimi anni non mostrano livelli che destano preoccupazione. [5]

L'emissario[modifica | modifica wikitesto]

Panorama del lago
La spiaggia

Il rio Vicano[modifica | modifica wikitesto]

Il lago di Vico e, sullo sfondo, il monte Venere

Il rio Vicano è l'originale emissario che dal lago di Vico scendeva a valle verso il fiume Treja fuoriuscendo dal punto in cui la cinta calderica è meno elevata. In un momento non conosciuto dell'etò romana, le acque furono fatte confluire nel Rio Vicano tramite una conduttura artificiale, poi riattivata nel XVI secolo con una serie di interventi fatti realizzare dai Farnese. Alcuni studiosi hanno supposto che il livello del lago sia stato abbassato sin dall'età etrusca, ma l'evidenza archeologica al momento è quella presente nell'emissario farnesiano, recentemente esplorato dal personale della Riserva assieme a membri della Commissione Nazionale Cavità Artificiali della Società Speleologica Italiana: un sorprendente tunnel scavato nel tufo in età romana dall'andamento irregolare (per diminuire la pressione di uscita). Il condotto, la cui volta è sostenuta da ricorsi di mattoni, riceve le acque da una chiusa risalente all'età dei Farnese, percorre circa 400 metri per uscire dal lato opposto del costone della montagna, nella forra del Rio Vicano appunto. Le acque dell'emissario, da un paio d'anni sotto la soglia per le scarsissime precipitazioni, fuoriescono dal lago tramite una galleria artificiale a sezione circolare costruita negli anni '90 dello scorso secolo.

Sin dall'antichità la costruzione dell'emissario ha permesso un ingente abbassamento del livello delle acque, trasformando parte del lago, e soprattutto tutta la zona Nord della caldera (le cosiddette "Pantanacce") in un territorio fertile. La geografia del lago che possiamo vedere oggi è dunque diversa da quella originaria: il monte Venere, nato a seguito dell'ultima fase di attività del vulcano vicano (terminata 90.000 anni fa) che ora sorge nella parte settentrionale della conca dandole la caratteristica forma "a ferro di cavallo", era probabilmente una sua isola e la superficie dello specchio d'acqua era quasi doppia di quella oggi misurabile. Il tunnel di emissione è stato ristrutturato nel 2001 con la costruzione di una complessa regolazione elettroidraulica della portata d'acqua gestita, dall'ARDIS della Regione Lazio.

Centri abitati prossimi alle rive del lago[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Publius Virgilius Maro, Opera Omnia, vol. 3, a cura di Chr. Gottl. Heyne, Paris 1819, p.334; The Topography of Rome and Its Vicinity, di Sir William Gell, London 1846, pp.385-386.
  2. ^ (IT) Balneazione 2006-2011 Lago di Vico, ARPA Lazio. URL consultato il 5 settembre 2014.
  3. ^ (IT) Balneazione 2012-2013 Lago di Vico, ARPA Lazio. URL consultato il 5 settembre 2014.
  4. ^ (IT) Balneazione 2014 Lago di Vico, ARPA Lazio. URL consultato il 5 settembre 2014.
  5. ^ http://www.newtuscia.it/2018/05/22/problematiche-del-lago-vico-si-svolto-un-incontro-presso-la-prefettura-viterbo/

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Touring Club Italiano, Lazio, Touring Editore s.r.l., Milano, 2007 ISBN 88-365-2917-8
  • Guida alla Riserva Naturale del Lago di Vico, a cura di A. Sasso, Ed. Ente Monti Cimini - Riserva Lago di Vico, 2015.

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