Monte Nerone

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Monte Nerone
MNerone.jpg
Il monte Nerone visto da Acquanera frazione di Piobbico
Stato Italia Italia
Regione Marche Marche Umbria Umbria
Provincia Pesaro e Urbino Pesaro e Urbino Perugia Perugia
Altezza 1 525 m s.l.m.
Catena Appennino Umbro-Marchigiano
Coordinate 43°33′28.8″N 12°31′04.8″E / 43.558°N 12.518°E43.558; 12.518Coordinate: 43°33′28.8″N 12°31′04.8″E / 43.558°N 12.518°E43.558; 12.518
Data prima ascensione 1401
Mappa di localizzazione
Mappa di localizzazione: Italia
Monte Nerone
Monte Nerone

Il Monte Nerone è una vetta della catena appenninica umbro-marchigiana, situato nei comuni di Apecchio, Cagli e Piobbico, in provincia di Pesaro e Urbino; la sua vetta raggiunge la quota di 1525 m s.l.m.. Il dislivello di 1200 m, tra le pendici ove sono situati i paesi e la sommità offre una varietà di vegetazione, paesaggio, ampio ed interessante. Nella cima si possono trovare due rifugi per il ristoro e degli impianti sciistici; la vetta è presidiata da strutture della RAI e del Ministero della Difesa.

Etimologia[modifica | modifica wikitesto]

L'origine del nome è incerta: si narra che il console Gaio Claudio Nerone nella battaglia del Metauro contro i cartaginesi di Asdrubale Barca inseguì i Galli fino alla vetta della montagna, da cui il nome. Un'altra leggenda vuole che un certo Domizio Nerone si ritirò nelle grotte del monte per paura della vendetta di Giove che aveva minacciato di ucciderlo con un fulmine. Un giorno di sole si spinse sui prati e apparì una nuvola, dalla quale Giove scagliò il fulmine uccidendolo. A parte la leggenda, probabilmente il nome Nerone è dato dal aspetto del monte, spesso con la vetta coperta di nere nubi.

Alcune storici fanno risalire la proprietà del monte alla Nobile Famiglia Negroni di Urbino, i quali ne persero il possesso per una cessione poco chiara alla Chiesa Cattolica.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

I primi insediamenti di cui rimangono testimonianze vengono dal tardo neolitico (VI secolo a.C.), grazie ai ritrovamenti di sepolcreti e oggetti di uso domestico. A seguire le popolazioni italiche, gli Umbri, i Piceni, gli Etruschi, hanno lasciato la loro impronta come testimoniano i nomi dei luoghi circostanti. Un ritrovamento durante dei lavori, di una statuetta nera raffigurante Marte, conferma l'esistenza di un Loca sacra, un tempio a lui dedicato. Il popolo romano ha anch'esso segnato il territorio, sono emersi negli insediamenti a valle (come a Piobbico) pavimentazioni, condutture in piombo ecc. Dall'ottavo secolo iniziarono a prendere piede i monasteri, con benedettini, camaldolesi, e luoghi di ritiro pure femminili. A seguire dopo il mille il potere passa alle famiglie signorili, che iniziano ad erigere fortilizi, castelli, torri, ancora oggi visibili, nei paesi sottostanti e sulle pendici della montagna.

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

È un massiccio calcareo, con una significativa varietà di paesaggi; doline, forre, pareti verticali e splendide formazioni carsiche, sia ipogee che superficiali. Tutta l'area del Nerone è riconosciuta in ambito nazionale e internazionale di grande rilevanza geologica. Sui suoi versanti affiorano rocce calcaree, stratificate, di origine marina risalenti al Giurassico. Nel luogo vengono svolte indagini paleontologiche e stratigrafiche da parte di varie università del centro Italia. La montagna ha restituito molti fossili di animali estinti; tra questi gli ammoniti del Giurassico superiore, di cui alcuni caratteristici del luogo (ad esempio, genere Simospiticeras del Titonico, esemplari conservati nel Museo di Apecchio, pubblicati nel Bollettino della Società Paleontologica Italiana di Modena nel 1993). Gli ammoniti per varietà e quantità non sono ancora esaurientemente studiati. La montagna è ricca di questi fossili, che sono stati raccolti ed esposti nei musei di Piobbico e Apecchio, già citato.

Dal Monte Nerone nasce il Fosso del Presale.

Flora[modifica | modifica wikitesto]

Lungo le pendici sono presenti boschi e prati adibiti al pascolo, che mutano di tipologia salendo in quota. Si possono incontrare lecci, ornielli, carpini, faggi, sorbi, cerri, impreziositi nel sottobosco da ciclamini, orchidee, viole, gigli. All'occhio più attento appaiono nei boschi e nei prati i funghi, e con l'ausilio del cane si possono trovare pure tartufi.

Fauna[modifica | modifica wikitesto]

Oggi parte del monte è oasi di protezione e quindi interdetta alla caccia, per salvaguardare il patrimonio faunistico. Tra i mammiferi è facile trovare cinghiali, daini, lepri, istrice, scoiattoli, talpe, ricci, volpi, faine, tassi è presente in maniera minore pure il lupo. Inoltre tra i volatili vi sono numerosissimi i passeriformi, i corvi, colombe, beccacce, picchio, cuculo, rondine, la più rara aquila, il falco, la poiana. Nella notte invece vivono pipistrelli, gufi, barbagianni, civetta; in acqua le salamandre i rospi, le rane, nei fossi più ossigenati trote, gamberi, granchi. Infine i rettili ove attenzione richiede la vipera, invece nelle grotte si trova la fauna più delicata e singolare come i geotritoni e i numerosi ortotteri come il Dolicopoda.

Attività sportiva[modifica | modifica wikitesto]

Il monte offre spunto per molti sport:

  • trekking, mountain bike, ciclismo ed equitazione lungo i tanti sentieri segnalati
  • arrampicata o torrentismo sulle vie già armate
  • Deltaplano e parapendio dalla sommità
  • speleologia nelle molte grotte note, ed ancora in esplorazione
  • in inverno sci e snowboard presso il rifugio "Corsini" : dotato di un modernissimo skilift con ben 7 piste
  • snowpark per gli amanti dello snowboard e sport invernali

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Marco Bani, Monte Nerone.
  • Comune di Piobbico, arte natura e sapori alle pendici del Nerone.
  • Stefano Cresta, Guida alla sezione Geo-paleontologica del museo "Brancaleoni" e alla stratigrafia di Monte Nerone.
  • Gabriele Presciutti, Maurizio Presciutti, Dromedari Giuseppe, Il corridoio bizantino al confine tra Marche e Umbria, Pesaro 2014, ISBN 9788891141491
  • Gabriele Presciutti, Maurizio Presciutti, Dromedari Giuseppe, Pianello di Cagli - Viaggio nella storia di una vallata, Urbino 2010.
  • Federico Oloriz, Carlo Sarti, Josè Maria Tavera, "Simospiticeras (Ammonitina): una forma rara ma tipica nel Titoniano superiore della Tetide mediterranea", Bollettino della Società Paleontologica Italiana, v. 32(2), pp. 265–275, 1993, Modena.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]