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Alberobello

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Alberobello
comune
Alberobello – Stemma Alberobello – Bandiera
Alberobello – Veduta
I trulli
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione Puglia-Stemma it.png Puglia
Città metropolitanaCittà metropolitana di Bari-Stemma.png Bari
Amministrazione
SindacoMichele Maria Longo (PdL) dal 23-5-2012
Data di istituzione23-05-2012
Territorio
Coordinate40°47′02.62″N 17°14′14.86″E / 40.784061°N 17.237461°E40.784061; 17.237461 (Alberobello)Coordinate: 40°47′02.62″N 17°14′14.86″E / 40.784061°N 17.237461°E40.784061; 17.237461 (Alberobello)
Altitudine428 m s.l.m.
Superficie40,82 km²
Abitanti10 718[2] (30-4-2017)
Densità262,57 ab./km²
FrazioniCoreggia[1]
Comuni confinantiCastellana Grotte, Fasano (BR), Locorotondo, Martina Franca (TA), Monopoli, Mottola (TA), Noci, Putignano
Altre informazioni
Cod. postale70011
Prefisso080
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT072003
Cod. catastaleA149
TargaBA
Cl. sismicazona 4 (sismicità molto bassa)
Cl. climaticazona D, 1 644 GG[3]
Nome abitantialberobellesi
Patronosanti Cosma e Damiano
Giorno festivo25-26-27-28 settembre
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Alberobello
Alberobello
Alberobello – Mappa
Posizione del comune di Alberobello all'interno della città metropolitana di Bari
Sito istituzionale

Alberobello (Aiarubbédde in dialetto apulo-barese[4]) è un comune italiano di 10 718 abitanti della città metropolitana di Bari, in Puglia.

Celebre per le sue caratteristiche abitazioni chiamate trulli che dal 1996 sono tutelate dall'UNESCO quali patrimonio dell'umanità[5], fa parte della Valle d'Itria e della Murgia dei Trulli.

Origini del nome

Lo storico Pietro Gioia ha congetturato che il nome Alberobello derivasse da Silva alboris belli, con il significato di "bosco dell'albero della guerra" e tale derivazione, priva di riscontro documentale, è stata a lungo fatta propria dagli storici successivi. Studi posteriori[6][7] sottolineano tuttavia che il primo toponimo con il quale la località era conosciuta fu Silva Alborelli: così risulta dal più antico documento a conoscenza degli studiosi, e cioè il diploma d'investitura del 15 maggio 1481 con il quale il re Ferrante d'Aragona assegnò i beni del defunto conte di Conversano Giulio Antonio I Acquaviva d'Aragona al figlio Andrea Matteo, illetterato. In detto documento[8] si legge Silva Alborelli in provincia nostra Terra Bari.

Il nome Alberobello divenne ufficiale il 22 giugno 1797 dal primo Consiglio Comunale e per scelta degli abitanti della località. In tale circostanza furono proposti anche i nomi di Ferrandina in onore di re Ferrante d'Aragona e di Ferdinandina in onore a re Ferdinando IV di Borbone.[senza fonte] Tuttavia sino all'Ottocento furono adottate anche le dizioni alternative Arborebello o Albero Bello.

Storia

Una prima antropizzazione dell'area prese avvio solo nei primi anni del XVI secolo su impulso del conte di Conversano Andrea Matteo III Acquaviva d'Aragona, figlio di Giulio Antonio Acquaviva caduto nel 1481 nella battaglia di Otranto contro gli ottomani. Andrea Matteo introdusse dal feudo di Noci una quarantina di famiglie di contadini per bonificare e coltivare le terre, con l'obbligo di consegnargli la decima dei raccolti.

Un suo successore, il potente conte Giangirolamo II, detto dagli storici dell'Ottocento il Guercio delle Puglie/Guelfo delle Puglie perché aveva un occhio bendato, nel 1635 al centro della zona eresse una locanda con refettorio, taverna e oratorio che diede avvio all'urbanizzazione della selva con la costruzione di un agglomerato di piccole case. L'abbondanza di materiale, soprattutto pietra calcarea e carsica e sedimentario calcareo, e l'autorizzazione del conte a costruire case solo con muri a secco senza l'uso di malta, che divennero i caratteristici trulli, contribuirono all'espansione dell'agglomerato urbano. L'obbligo di far costruire case solo con pietre a secco fu un espediente del conte per evitare il pagamento dei tributi al viceré spagnolo del Regno di Napoli secondo la Pragmatica de Baronibus, legge in vigore fino al Settecento secondo la quale la costruzione di un nuovo centro abitato comportava in primo luogo il Regio assenso e il consecutivo pagamento dei tributi da parte del Barone alla Regia Corte. Il centro abitato sorse sulle vie dell'antico fiume Cana/Cane, dove ora si trova il largo Giuseppe Martelotta (detto anche largo delle fogge o largo della fiera).[senza fonte]

Alberobello rimase feudo degli Acquaviva d'Aragona di Conversano fino al 27 maggio 1797, quando il re Ferdinando IV di Borbone, che era ospite a Taranto dall'arcivescovo Giuseppe Capecelatro, accolse l'istanza di una delegazione-comitato (costituita dai dottori Giacomo Giuseppe Pezzolla e Martino Lippolis dal capo d'arte Ottavio Ciaccia e dai sacerdoti Vito Fasano, Francesco Cosma Sgobba, Vito Nicola Tinelli e Francesco Martelotta) ed emanò un decreto con il quale elevava il piccolo villaggio a città regia, liberandola dalla servitù feudale dei conti. Il decreto giunse in paese il successivo 16 giugno e fu affisso su un albero di olmo alla vista di tutti[senza fonte]. Il 22 giugno fu eletto come primo sindaco il fisico Francesco Giuseppe Lippolis soprannominato "Orecchie False". Nel 1814 fu istituita la parrocchia e nominato primo parroco don Vito Onofrio Tulio Lippolis. Negli stessi anni Francesco D'Amore costruì il primo trullo a due piani[senza fonte], noto oggi come Casa D'Amore.

Alberobello è l'unico centro abitato nel quale è presente un intero quartiere di trulli. Viene pertanto considerata capitale culturale dei trulli della Valle d'Itria.[9]

Campo di concentramento, transito e internamento di Alberobello la Casa Rossa

Nel 1940, con lo scoppio della seconda guerra mondiale, la masseria Gigante, che era stata realizzata nel 1887 in zona bosco selva dal sacerdote e brigante don Francesco Gigante (1812-gennaio 1888) con l'intento di realizzarvi un campo per la scuola di pratica di agraria, fu requisita dal governo italiano che la adibì a campo di transito e di internamento. Fu campo di internamento fascista fino ai primi di settembre del 1943, ossia per oltre 3 anni.[10] Questo uso si protrasse anche nel dopoguerra fino al 1949. Dal 1957 al 1972 la masseria fu utilizzata come scuola rieducativa minorile. All'interno c'è una chiesetta dedicata a san Francesco d'Assisi e a santa Chiara d'Assisi con dipinti in gesso del 1948.[11]

Monumenti e luoghi d'interesse

I trulli

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Trullo.
UNESCO white logo.svg Bene protetto dall'UNESCO
UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
Trulli di Alberobello
(EN) Alberobello's Trulli
Alberobello BW 2016-10-16 13-43-03.jpg
TipoCulturali
CriterioC (iii) (iv) (v)
PericoloNessuna indicazione
Riconosciuto dal1996
Scheda UNESCO(EN) Scheda
(FR) Scheda

La storia di questi edifici molto particolari è legata alla pragmatica de Baronibus, un editto del Regno di Napoli del XV secolo che sottoponeva a un tributo ogni nuovo insediamento urbano. I conti di Conversano Acquaviva d'Aragona da 1481, proprietari del territorio su cui sorge oggi Alberobello con la "domus" estiva che si chiamava Difesa De Le Noci al confine con il territorio del ducato di Martina Franca, imposero allora ai contadini inviati in queste terre di edificare a secco, senza utilizzare malta, le loro abitazioni, in modo che esse potessero configurarsi come costruzioni precarie, di facile demolizione.

Il Trullo Siamese situato nel Rione Monti.

Dovendo quindi utilizzare soltanto pietre, i contadini trovarono nella forma rotonda con tetto a cupola autoportante, composto di cerchi di pietre sovrapposti, la configurazione più semplice e solida. I tetti a cupola o mezzo cono per la paglia detta falsa cupola dei trulli sono abbelliti con pinnacoli decorativi che rappresentava come dicono molti il pinnacolo era la firma del maestro trullaro che lo faceva o che restaurava e rappresentava la posa del pinnacolo un momento emozionante, la cui forma è ispirata a elementi simbolici, mistici e religiosi profani ma che appaiono soprattutto nel periodo fascista .

Retro del Trullo Sovrano.

Trullo sovrano Corte di Papa Cataldo

Il trullo più grande, situato in piazza Sacramento e altro 14 metri, fu fatto costruire nella seconda metà del Settecento dalla famiglia Perta, alla quale apparteneva il primo vicario foraneo di Alberobello, don Cataldo. Per celebrarne il primato nel 1916 gli fu imposto il nome di trullo sovrato da parte del professore alberobellese Giuseppe Notarnicola. Un documento del 1797 attesta che il trullo fu realizzato con l'impiego di malta e pertanto in violazione della prammatica de Baronibus. Fu sede della confraternita del Santissimo Sacramento dal 1826 al 1837, quando venne raffigurato in prossimità dell'ingresso un dipinto del Calvario, di artista ignoto. Acquisito dalla famiglia Sumerano nel 1861, dal 1994, dopo i restauri, è adibito a museo. Durante il periodo estivo, il Trullo Sovrano ospita spettacoli teatrali, concerti di piccole orchestre o formazioni jazz e altri eventi culturali. Molto grande è il seicentesco trullo Paparale, dalla caratteristica cupola a due coni.

Casa Pezzolla Museo del Territorio

In una zona centrale dell'abitato compresa fra il quartiere storico Aja Piccola e Piazza del Popolo dal 1922 sorge il più grande complesso di trulli contigui e comunicanti quindici visitabili ad Alberobello, tra i più antichi dei quali risalgono al XVIII secolo. Tale complesso abitativo, identificato come Casa Pezzolla dal nome degli ultimi proprietari, è stato acquistato dal Comune di Alberobello nel 1986 e restaurato tra il 1993 e il 1997. Il complesso di Casa Pezzolla ospita il Museo del Territorio, un'esposizione museale permanente, divisa in aree tematiche e cronologiche, per fornire informazioni complete riguardanti il territorio ed esposizione di progetti e di concorsi durante l'anno. Nel complesso a trulli si distinguono due tipi di tessuto edilizio: uno che si affaccia interamente su piazza XXVII Maggio 1797 detta l'Aia Grande (ex piazza delle erbe) e, con un effetto prospettico monumentale, si sviluppa su due piani, con facciata alta e stretta sormontata da un timpano triangolare che evidenzia la sezione del tetto a due falde, coperto da chiancarelle. L'altro tessuto rappresenta la parte più antica e risente dell'influenza della zona monumentale dell'Aja Piccola.

Basilica minore Pontificia-Santuario-Parrocchia dei Santi Cosma e Damiano

La chiesa matrice di Alberobello è dedicata ai santi Medici Cosma e Damiano, patroni dell'abitato. Il loro culto fu introdotto nel 1636 dal conte Giangirolamo II, che ne era devoto a motivo di una grazia ricevuta da sua moglie Elisabetta da Rocca Padula durante la gravidanza con la quale diede alla luce il primogenito, Cosimo. Prima dell'istituzione della parrocchia, la chiesa dipese dalla parrocchia di Noci. Il vescovo di Conversano Gregorio Falconieri la riconobbe come santuario nel 1938 e nel 2000 papa Giovanni Paolo IIla elevò a basilica minore[12] e dal vescovo Domenico Padovano, e si può ottenere l'Indulgenza Plenaria.

L'edificio attuale, che sostituisce una piccola cappella risalente al 1609 dedicata alla Madonna delle Grazie con sotto l'ossaio già ampliata per 3 volte nel 1725, nel 1784 e nel 1852, risale alla fine del XIX e è il quarto ampliamento e fu costruito con solennità in stile neoclassico, con pianta a forma di croce latina su progetto dell'architetto alberobellese Antonio Curri, acconsentito il progetto dal parroco Domenico Morea, approvato dal consiglio comunale nel 1881. Il preventivo era di 16.000 lire ma in successivi Consigli la realizzazione ne costò 32.700. La prima pietra fu posta nel l882 in solenne cerimonia civile e religiosa, con le firme delle autorità. I lavori durarono 2 anni 10 mesi 8 giorni. La navata centrale e la facciata furono aperte al culto nel 1885 in occasione della festa dell'Addolorata, ma largamente incompleta. Il braccio sinistro fu completato nel 1948 e il braccio destro nel 1956, mentre la prevista cupola ottagonale non è mai stata realizzata. La facciata presenta due campanili, quello di sinistra con una meridiana e quello di destra con un orologio con numeri romani. La sacrestia già presente dal 1784, fu ampliata al progetto Curri negli inizi del Novecento, restaurata e completata nel 1968.

La chiesa, meta di pellegrinaggi anche di fedeli ortodossi, custodisce numerose reliquie: le più celebri sono quelle dei Santi Medici. Oltre a quelle, nel 1873 il vescovo Salvatore Silvestri donò ulteriori reliquie di sette santi (Leonzio, Mercurio, Crescenzio, Cesareo, Cleofa, Clemente e Anastasia). Un altro reliquiario quadrangolare contiene 58 santi. Infine, nel 1910 il vescovo di Conversano Antonio Lamberti donò la reliquia della Croce di Gesù. Le due statue in legno di olmo dei Santi Medici furono commissionate dal devoto contadino Giuseppe Domenico Rinaldi, soprannominato "Parrucca", per volontà del conte Giulio Antonio IV: quella di San Cosma fu scolpita ad Andria nel 1782 da Francesco Paolo Antolini e quella di San Damiano nel 1784 a Rutigliano da Luca Abbattista. Vi sono ospitate inoltre le statue del Sacro Cuore di Gesù, opera del cartapestaio Luigi Guacci e un'altra più antica, ma in cattivo stato di conservazione, raffigurante San Giuseppe Lavoratore, dell'Immacolata Concezione in legno, di Maria Bambina in manichino bianco, piccola in gesso della Madonna di Loreto,di Gesù Bambino, Gesù Crocifisso e Gesù Risorto, della Maria Addolorata in manichino nero dono del primo '800 della famiglia di Vito Cosmo Sisto, piccola santa Rita da Cascia dono del 1898 di Francesco Lilla, di Santa Teresa di Gesù Bambino/Lisieux realizzata nel 1925 dal cartapesta Pasquale Errico e una piccola della Madonna Francese ? (è oggetto di studio su questa statua), in passato dalle testimonianze vi era anche una statua oggi è smarrita della Madonna del Rosario in manichino dono del primo '800 da Laura N. moglie a Giambattista. La chiesa ospita inoltre opere di Adolfo Ugo Rollo di Giovinazzo degli anni '70, di Onofrio Bramante di Milano, di Giuseppe Pirrone scultore pontificio, di Gustavo Zemla polacco, di Domenico Antonio Carrella, di Francesco Paolo De Biase alberobellese (5 dicembre 1862-3 aprile 1937), di Marco Antonio Luigi Sgobba alberobellese (18 luglio 1868-12 febbraio 1957) , di Nicola Mascialino alberobellese (Alberobello 1854-Polignano a Mare 1945) e di Francesco Turchiano/ restauratore di Bitetto negli anni '60.

La festa patronale con la fiera si svolge dal 25 al 28 settembre. Nelle due processioni secondo la tradizione alberobellese San Damiano precede San Cosma.

Parrocchia santuario di Sant'Antonio di Padova

Chiesa a trullo Parrocchia di Sant'Antonio da Padova opera Don Guanella situato nel Rione Monti - zona Monumentale

La chiesa fu edificata tra il 1926 e il 1927 su un terreno alla sommità del rione Monti per iniziativa del vescovo Domenico Lancelotti. Dal 1945 divenne la seconda parrocchia di Alberobello e dal 1952 è guidata da sacerdoti guanelliani. La singolarità dell'edificio, che presenta una pianta a croce greca, sta nella riproduzione delle fattezze dei trulli che la circondano. Il tetto conico tipico dei trulli si ritrova anche nella cupola, alta 21 metri, e nel campanile altra 18,30 metri. Vi sono ospitate una reliquia di Sant'Antonio di Padova, la statua dello stesso santo "Sant'Antonio dona il pane al povero" opera in cartapesta di Raffaele Carrella (1877-1950) del 1927 portata in Alberobello dal prete Lippolis, quella di Santa Rita da Cascia donata dal devoto Pietro Basile, una piccola statua di San Giuseppe in cartapesta e una in ceramica dell'Immacolata Concezione, in più in archivio la statua della Pietà. Vi sono inoltre un bassorilievo di San Luigi Guanella, opera di Adolfo Ugo Rollo, e un dipinto di San Padre Pio del 1999 del pittore S.Mazzin.

Altre chiese a forma di trullo si trovano a Locorotondo nella frazione di San Marco a alla Selva di Fasano parrocchia dell'Addolorata.

Società

Evoluzione demografica

Abitanti censiti[13]


Etnie e minoranze straniere

Gli stranieri residenti nel comune sono 378. Di seguito sono riportati i gruppi più consistenti[14]:

Cultura

Istruzione

Musei

  • Il Museo del Territorio, ospitato nel complesso di Casa Pezzolla, nasce dalla volontà di conservare e narrare la storia dell'area territoriale del comprensorio dei trulli, riconosciuta dall'UNESCO nel 6 dicembre 1996 quale patrimonio artistico d'interesse mondiale. Il museo è pensato come contenitore per le esposizioni di attrezzi, di reperti e di testimonianze relative alla storia, alle tradizioni e al folklore del territorio della Murgia dei Trulli e della Valle d'Itria, oltre ad essere sede ospitante di mostre ed esposizioni temporanee di arti figurative. La proposta culturale del Museo si completa con il Centro di Documentazione "Gianpiero De Santis", un contenitore culturale multimediale a favore di tutte le associazioni culturali della città presente in rete con il portale [alberobellocultura.it][1], organo ufficiale dell'Assessorato alla Cultura del Comune di Alberobello. Prima il Museo del Territorio era uno studio dentistico fino al 1986 quando lo prese il comune per i lavori di restauro fatti dal 1994 al 1997.
  • Ecomuseo della Valle d'Itria, museo diffuso fondato nel 2010 con i comuni di Alberobello, Cisternino, Fasano, Locorotondo, Martina Franca e Monopoli.

Media

Televisione

Ha sede in Alberobello dall'anno 1980 la tv locale privata Teletrullo.

Cinema

Alberobello d'inverno, ricoperta di neve

Alberobello è stata più volte scelta come set cinematografico, soprattutto per la peculiarità dei trulli. Già fra il 1930 e il 1931 venne girato Idillio Infranto film folkloristico pugliese in bianco-nero uno degli ultimi film muti del cinema italiano e quarto film prodotto in Puglia, diretto da Nello Mauri da Umbria e interpretato dalla diva Ida Ida Mantovani da Milano e altri attori dilettanti.

Nell'immediato dopoguerra fu allestito ad Alberobello un campo-profughi, dove venivano raccolte donne di diverse nazionalità. Nel 1950 un regista ungherese, Géza von Radvànyi, narrò le vicende di una giovane vedova della Jugoslavia, in attesa di un bambino (insieme con episodi di altre donne provenienti da vari paesi dell'Europa) in Donne senza nome, con Simone Simon, Gino Cervi e Vivi Gioi. In bianco-nero, durata 90 minuti e s vede una scena anche al Trullo Sovrano. La scelta della cittadina della Puglia fu dettata da esigenze di ambientazione reale, tipiche del cinema neorealista.[15] Il regista Mario Monicelli nel 1964 e nel 1965 gira alcune scene del film Casanova '70 nel Trullo Sovrano, con Marcello Mastroianni. Appaiono scene anche a Locorotondo.

Il regista Lucio Giordano, nel 2005, ha girato il film Le bande, con Massimo Giordano e Federica Gomma. Poi Siddharth Anand, (India), nel 2008, ha diretto e ambientato ad Alberobello il film Belle ragazze attente, (Titolo originale: Bachna Ae Haseeno), con Minissha Lamba. Ranbir Kapoor, il protagonista, è un attore-cantante amato dal pubblico indiano: tra i luoghi in cui è ambientata la sua giovinezza, fuori dell'India, c'è proprio Alberobello.

Il regista Franco Salvia, sempre nell'anno 2008, ha girato in paese Il sottile fascino del peccato, con Nino Castelnuovo e Milena Miconi. Infine nel l'estate del 2010 Gennaro Nunziante con Checco Zalone ha girato il film campione d'incassi Che bella giornata. Nel maggio 2012 vi furono girate alcune puntate della soap-opera americana Beautiful.

Geografia antropica

Coreggia è l'unica frazione di Alberobello. Fa parte del territorio alberobellese dal 1895, mentre in precedenza dipendeva amministrativamente da Monopoli. Vi si festeggiano san Vito martire a giugno, la Madonna del Rosario a ottobre e Cristo Re a novembre. Dal 1945 vi fu istituita una parrocchia.

Le principali contrade si chiamano San Leonardo Cielo Cielo, Gravinella, Monte del Sale, Monte Olimpo, Monte della Guardia , Maranna e Madonna del Pozzo , Capo Di Gallo insieme a Cristi, Albero della Croce, Pantanelli, Piscia Calze e Ponte, Neviere vecchia, Muscio, Vaccari e Sisto, Pentimi, Prichicco.

Economia

Artigianato

Diversi i prodotti e i lavori dell'artigianato locale: si va dalla lavorazione del ferro alla fattura di cesti in legno d'ulivo; dalla lavorazione della pietra alla produzione del tipico vino novello e dell'olio. Baluardo artigianale è altresì l'arte gastronomica che vede la produzione di tipiche specialità locali: i dolci di mandorle, le pettole, le cartellate e gli amaretti. Inoltre gli abitanti del luogo sono noti per l'abilità nell'arte tessile, tuttora è possibile acquistare capi in lino nelle botteghe situate tra i trulli nel Rione Monti.[16]

Turismo

I trulli rappresentano la maggiore attrazione turistica, accogliendo ogni anno centinaia di migliaia[senza fonte] di visitatori da tutto il mondo.

Infrastrutture e trasporti

Alberobello è collegata al resto della Puglia tramite una stazione ferroviaria lungo la ferrovia Bari-Martina Franca-Taranto. La linea è gestita dalle Ferrovie del Sud Est sin dal 1933, che ha preso il posto della FBL (Ferrovie Bari Locorotondo). La stazione fu inaugurata il 14 dicembre 1903 ed entrò in servizio il 5 settembre 1905; è attigua a quelle di Noci e Locorotondo.

Amministrazione

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
5 agosto 1987 31 luglio 1990 Domenico Pugliese Democrazia Cristiana Sindaco [17]
31 luglio 1990 21 aprile 1992 Domenico Pugliese Democrazia Cristiana Sindaco [17]
3 giugno 1992 19 gennaio 1993 Modesto Panaro Democrazia Cristiana Sindaco [17]
19 marzo 1993 19 luglio 1993 Pietro Rotolo Democrazia Cristiana Sindaco [17]
18 settembre 1993 13 giugno 1994 Biagio De Girolamo Comm. straordinario [17]
24 giugno 1994 25 maggio 1998 Angelo Panarese Progressisti Sindaco [17]
26 maggio 1998 5 novembre 2001 Angelo Panarese L'Ulivo Sindaco [17]
5 novembre 2001 28 maggio 2002 Maria Teresa Pricolo Comm. straordinario [17]
28 maggio 2002 29 maggio 2007 Bruno De Luca L'Ulivo Sindaco [17]
29 maggio 2007 22 maggio 2012 Bruno De Luca L'Ulivo Sindaco [17]
22 maggio 2012 in carica Michele Maria Longo Lista civica Sindaco [17]

Gemellaggi

Sport

Ha sede nel comune la società di calcio A.S.D. Real Alberobello che ha disputato campionati dilettantistici regionali. L'Associazione Sportiva Basket Alberobello milita nel campionato di Prima Divisione Pugliese. Due sono invece le squadre di pallavolo, l'A.S. Alberobello Volley e l'A.S. Pallavolo Living.

Note

  1. ^ Comune di Alberobello - Statuto
  2. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 30 aprile 2017.
  3. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012.
  4. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996.
  5. ^ (EN) The Trulli of Alberobello, su whc.unesco.org. URL consultato il 9 novembre 2009.
  6. ^ Toponimo Alberobello
  7. ^ La Città di Alberobello
  8. ^ Ricavato dal Grande Archivio di Napoli (Reg. Privil. fol. 32 e 59, vol. 39) e riportato nel testo integrale
  9. ^ In passato anche il centro di Villa Castelli era costituito prevalentemente da trulli, che tuttavia in assenza di tutele furono quasi totalmente abbattuti nella prima metà del XX secolo. Una sorte analoga toccò ad Alberobello a talune porzioni del corso e del quartiere attorno alla chiesa matrice.
  10. ^ Itriabarocco
  11. ^ F. Terzulli La casa rossa. Il campo di concentramento ad Alberobello Mursia, Milano ISBN 978-88-425-3167-8
  12. ^ (EN) Catholic.org Basilicas in Italy
  13. ^ Statistiche I.Stat ISTAT  URL consultato in data 28-12-2012.
  14. ^ Bilancio Demografico e popolazione residente straniera al 31 dicembre 2013 per sesso e cittadinanza, ISTAT.
  15. ^ Apulia film commission - Vito Attolini
  16. ^ Atlante cartografico dell'artigianato, vol. 3, Roma, A.C.I., 1985, p. 11,12.
  17. ^ a b c d e f g h i j k http://amministratori.interno.it/

Voci correlate

Altri progetti

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