Orto botanico di Padova

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Coordinate: 45°23′54.77″N 11°52′50.84″E / 45.398547°N 11.880788°E45.398547; 11.880788

Orto botanico di Padova
OrtoBotPadova Porta nord.jpg
Tipo Orto Botanico
Data fondazione 1545
Indirizzo Via Orto Botanico, 15 Padova, Italia
Sito Orto botanico di Padova
Flag of UNESCO.svg Bene protetto dall'UNESCO
UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
Orto botanico di Padova
(EN) Botanical Garden (Orto Botanico), Padua
OrtoBotPadova Incrocio viali.jpg
Tipo scientifica, botanica
Criterio C (ii) (iii)
Pericolo Nessuna indicazione
Riconosciuto dal 1997
Scheda UNESCO (EN) Scheda
(FR) Scheda

L'Orto Botanico di Padova fu fondato nel 1545 ed è il più antico orto botanico universitario ancora situato nella sua collocazione originaria al mondo. L'Orto Botanico di Pisa, sebbene sia stato originariamente fondato l'anno precedente, si trova nella presente collocazione solo dal 1591, perdendo così il primato. Nell'ottobre 2014 è stata inaugurata la nuova ala dell'Orto Botanico, denominata "Giardino della Biodiversità".

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

L'Orto Botanico di Padova, istituito nel 1545, nasce per la coltivazione delle Piante Medicinali, le quali costituivano la maggioranza dei "semplici", medicamenti provenienti dalla natura. Per tale ragione la denominazione primitiva dell'Orto era "Giardino dei Semplici" ("Horti Simplicium").

L'Ateneo Padovano (fondato nel 1222) era già largamente famoso per lo studio delle piante, in particolare modo per l'applicazione di queste alle scienze mediche e farmacologiche. Quando l'orto fu fondato regnava una grande incertezza circa l'identificazione delle piante usate dai celebri medici dell'antichità: erano frequenti errori e frodi, con gravissimi danni per la salute dei pazienti. L'istituzione di un "Horto Medicinale" fu sollecitata su richiesta di Francesco Bonafede, che allora ricopriva la cattedra di "Lettura dei Semplici" presso l'Università di Padova, per facilitare l'apprendimento ed il riconoscimento delle piante medicinali autentiche rispetto alle sofisticazioni. Nel 1545 un decreto del senato della Repubblica di Venezia ne approva la costituzione: i lavori sono immediatamente avviati.

L'orto botanico (o "Giardino dei Semplici") di Padova in una litografia; sullo sfondo, la Basilica di Sant'Antonio.

Il primo "custode" dell'orto è, nel 1547, Luigi Squalermo detto Anguillara, che fa introdurre 1800 medicinali. Nel 1551 all'Anguillara viene affiancato Pier Antonio Michiel, già creatore di un mirabile giardino privato, conoscitore e amatore delle specie vegetali ed autore di un eccellente erbario illustrato.

L'Orto per la rarità dei vegetali contenuti e per il prezzo elevato dei medicamenti che da essi venivano ricavati era oggetto di frequenti furti notturni, nonostante le severe pene comminate dalla legge . Per tale ragione fu edificato un muro di recinzione circolare, tutt'oggi visibile e caratterizzante da qui il nome di "Hortus Cintus".

Nel corso dei secoli, L'Orto di Padova si è situato al centro di una fittissima rete di relazioni internazionali, esercitando un ruolo preponderante nell'ambiente della ricerca nello scambio di idee, di coscienze e di piante. Per tali motivazioni nel 1997 è stato inserito nella lista dei Patrimoni dell'umanità dall'UNESCO (World Heritage List), come bene culturale, costituendo una testimonianza eccezionale di una tradizione culturale inveterata da secoli (criterio iii) ed inoltre testimonia uno scambio di influenze cruciali nell'area culturale delle scienze botaniche (criterio ii); a tal proposito vedere le Linee Guida Operative della Convenzione del Patrimonio Mondiale. La motivazione in base alla quale l'Orto Botanico fu inserito nella Lista dei Patrimoni dell'Umanità è la seguente:

"L'orto botanico di Padova è all'origine di tutti gli orti botanici del mondo e rappresenta la culla della scienza, degli scambi scientifici e della comprensione delle relazioni tra la natura e la cultura. Ha largamente contribuito al progresso di numerose discipline scientifiche moderne, in particolare la botanica, la medicina, la chimica, l'ecologia e la farmacia".

Architettura[modifica | modifica wikitesto]

Collezioni [modifica | modifica wikitesto]

La struttura odierna dell'orto mantiene sostanzialmente quella del progetto iniziale, opera di Daniele Barbaro, anche se presto modificata parzialmente dal Michiel: un quadrato inscritto in un cerchio rimanda all'ideale di un Hortus Conclusus, luogo paradisiaco destinato ad accogliere coloro che ricercassero il rapporto tra l'uomo e l'universo.

Fontana delle Quattro Stagioni

L'orto ha attualmente una superficie di quasi 22.000 metri quadrati e contiene oltre 6.000 piante coltivate, raccogliendo 3.500 specie differenti; che rappresentano, seppur in forma ridotta, una parte significativa del regno vegetale. La struttura è circondata da un muro circolare costruito nel 1552 per arginare i furti di erbe medicinali. All'interno quattro spalti sono a loro volta suddivisi in aiuole. Al centro una piscina per le piante acquatiche viene alimentata da un fiotto d'acqua calda proveniente da una falda posta a quasi trecento metri sotto il livello dell'orto.

Pianta del XVII sec. dell' "Horto dei Semplici"

Numerose sono le piante introdotte per la prima volta in Italia attraverso l'orto botanico.
Fra queste il Ginkgo biloba, la Magnolia, la Patata, il Gelsomino, l'Acacia e il Girasole.

Attualmente le collezioni includono:

  • Piante insettivore (Queste piante sono ospitate nella prima delle serre ottocentesche, posta poco oltre la Porta Nord).
  • Piante medicinali e velenose (Rappresenta la diretta continuazione dell' "Horto Medicinale", comprende piante molto utilizzate in passato).
  • Piante dei Colli Euganei e Rare (uno dei ruoli fondamentali degli Orti Botanici è quello di far conoscere al pubblico le specie vegetali più caratteristiche presenti nel territorio, al fine di preservarle).
  • Piante introdotte (Essendo al centro di una fitta rete di scambi internazionali l' Horto ebbe un ruolo chiave nell'importazione ed introduzione nonché acclimatazione di specie esotiche).

Gli Alberi Storici[modifica | modifica wikitesto]

Gingko Biloba (Ginkgophyta). Orto Botanico di Padova

Nell'Orto Botanico dell'Università di Padova sono presenti alcune piante notevoli per la loro longevità, comunemente indicate come alberi storici. Ciascuna di queste, come tutte le piante conservate nell'Orto, reca una apposita etichetta con il nome scientifico della specie, la famiglia di apparenza, le iniziali del catalogatore che per primo la ha descritta ed infine l'anno di impianto nell'Orto. All'interno dell' "Horus Sphaericus" (parte all'interno delle mura), possiamo ammirare:

Palma di San Pietro (Chamaerops Humilis)[modifica | modifica wikitesto]

Serra ottagonale contenente la Palma di Goethe (Chamaerops Humilis). Orto Botanico di Padova

Messa a dimora nel 1585 è attualmente la pianta più vecchia presente nell'Orto Botanico patavino, nota universalmente come "Palma di Goethe" da quando il poeta tedesco dopo averla ammirata nel 1786, formulò la sua intuizione evolutiva nel "Saggio sulla metamorfosi delle piante" pubblicato nel 1790. Situata in un'apposita serra ottagonale presso la Porta Nord, nel settore delle piante medicinali. I suoi vari fusti raggiungono l'altezza di 10 metri.

Ginkgo (Ginkgophyta)[modifica | modifica wikitesto]

Platano Orientale (Platanus orientalis). Orto Botanico di Padova

Secondo la tradizione il maestoso ginkgo situato all'interno della Porta Nord venne importato in Padova nel 1750. Si tratta di un esemplare maschile su cui, verso la metà dell'Ottocento, fu innestato a scopo didattico un ramo femminile. La sua caratteristica a forma cono fu persa a causa di un fulmine. Lo stesso Wolfgang Goethe, affascinato dalla maestosa pianta le dedicò uno scritto.

Magnolia (Magnolia grandiflora)[modifica | modifica wikitesto]

Indicata come Magnolia Sempreverde, l'esemplare più antico presente nell'Orto risale al 1786 ed è ritenuto uno dei primi introdotti in Italia, se non il primo in assoluto. Si trova tra le porte Ovest e Sud; non ha grandi dimensioni, tuttavia è dotata di vistose radici. Altri due esemplari messi a dimora agli inizi dell'Ottocento si possono ammirare presso l'ingresso dell'Orto.

Platano Orientale (Platanus orientalis)[modifica | modifica wikitesto]

Cedro dell'Himalaya (Cedrus deodara). Orto Botanico di Padova

Messo a dimora nel 1680 nell'Arboreto, nei pressi dell'ingresso: rappresenta una delle piante più vetuste presenti nell'Orto. Albero particolarmente imponente, con la peculiarità di possedere un fusto cavo, probabilmente conseguenza di un fulmine. Tuttavia la pianta continua a vegetare, poiché la parte più interna del legno non è più funzionante, dunque non più necessaria. La parte esterna è sede dei tessuti di conduzione funzionanti.

Cedro dell'Himalaya (Cedrus deodara)[modifica | modifica wikitesto]

Situato tra la Montagnola e la Fontana delle Quattro Stagioni, fu messo a dimora nel 1828, fu il primo esemplare di tale specie tradotto in Italia. In questi ultimi anni ha sofferto uno stress idrico a causa dell'abbassamento della falda idrica, a causa delle costruzioni realizzate nelle vicinanze. A tale scopo è stata attuato una complessa operazione di risanamento e rivitalizzazione di questa storica pianta.

Cipresso Calvo (Taxodium distichum)[modifica | modifica wikitesto]

All'interno dell'Orto si trovano alcuni vetusti esemplari di Cipresso Calvo: uno nel settore delle piante dei Colli Euganei, presso la Porta Sud, e tre presso il Ponte d'Ingresso, lungo il canale. Sempre presso il canale si trova un quarto individuo, leggermente diverso dagli altri per la forma più rotondeggiante (e non ovale) delle pigne coriacee.

Metasequoia (Metasequoia glyptostroboides). Orto Botanico di Padova

Metasequoia ( Metasequoia glyptostroboides)[modifica | modifica wikitesto]

Specie introdotta nell'Orto Botanico nel 1961, situata presso la Porta Sud, a ridosso del muro circolare, nel settore che ospita le Piante Medicinali. Può raggiungere i 35 metri di altezza, l'habitat ideale è costituito da terreni ricchi di acqua, per tale motivo è detto "Abete d'Acqua".

Ambienti[modifica | modifica wikitesto]

Macchia mediterranea
Scorcio della Roccera alpina (Alpinum), con la relativa caratteristica flora.
Particolare della sezione delle piante acquatiche
Serra piante carnivore

Le piante, per loro stessa definizione, sono legate all'ambiente, di cui diventano caratteristica prevalente insieme alla fauna. Le caratteristiche ambientali sono determinate dal tipo del suolo, dalla temperatura, dalla quantità di acqua e dall'irraggiamento solare. Nell'orto sono stati ricostruiti alcuni ambienti naturali dove sono coltivate le piante che li caratterizzano.

  • Macchia mediterranea: si tratta della vegetazione attualmente più diffusa lungo le coste del Mediterraneo, ove il clima è caratterizzato da estati calde e aride e da precipitazioni concentrate nei mesi invernali. La macchia mediterranea si presenta come un insieme fitto di cespugli, arbusti e alberi sempreverdi. La ricostruzione nell'Orto Botanico di una parte di questo ecosistema è stata possibile sfruttando un luogo in prossimità dell'ingresso, all'esterno del muro circolare, protetto dal' edificio museale e riparato dai venti freddi. Troviamo piante come: l'oleastro (Olea europaea), il lentisco (Pistacia lentiscus), la palma nana (Chamaerops humilis). Troviamo ancora il leccio (Quercus ilex) e il corbezzolo (Arbutus unedo]], arbusti aromatici come il mirto (Myrtus communis), la lavande (Lavandula stoechas).
  • Roccera alpina (Alpinum): il settore che documenta questo ambiente è situato di fronte alla serra tropicale (serra delle orchidee). Si possono ammirare molte specie dalla fioritura prolungata come le sassifraghe (Saxifraga), la stella alpina (Leontopodium alpinum), varie campanule e molte altre ancora. Accanto alla roccera alcuna è stato costruito un piccolo lembo di torbiera, ambiente caratterizzato da suoli acidi imbevuti di acqua, comune nelle regioni temperato-fredde ed artiche. La vegetazione è caratterizzata da particolari muschi: gli sfagni (Sphagnum), o “Muschi delle Torbe”. L'accumulo delle loro parti morte e parzialmente carbonizzate, assieme ai detriti vegetali e a resti di animali, costituisce la torba. Si possono qui vedere varie specie di questi ambienti: piante insettivore come la drosera (Drosera rotundifolia) e la pinguicola (Pinguicula vulgaris), eriofori (Eriophorum spp.), giunchi (Juncus spp.), il trifoglio fibrino (Menyanthes trifoliata) e alcuni salici (Salix spp.).
  • Ambiente d'acqua dolce: nelle numerose vasche dell'Orto botanico vengono coltivate piante d’acqua dolce (idrofite). Quelle di maggiori dimensioni sono situate all'interno del muro, poco oltre la Porta Nord. Altre piante acquatiche, più o meno decorative, si trovano nelle altre vasche e vaschette situate sia all'interno che all'esterno del muro circolare. Le idrofite, pur appartenendo a famiglie diverse, presentano adattamenti analoghi a causa delle condizioni determinate dall'ambiente acquatico. Alcune possono galleggiare, con le foglie in superficie e le radici immerse nell'acqua ma libere, come la lenticchia d'acqua (Lemma minor) o il giacinto d'acqua. Altre invece sono ancorate al substrato, come ad esempio le ninfee (Nymphaea spp.), il fior di loto indiano (Nelumbo nucifera), la Victoria (Victoria cruziana). La più singolare delle piante acquatiche che si coltivano in Orto è indubbiamente la minuscola wolffia (Wolffia arrhiza), che si può ammirare nella piccola vasca addossata all'esterno del muro, di fronte al "Teatro Botanico". Si tratta della più piccola fanerogama della flora europea: la pianta, priva di radici, è costituita unicamente da una piccola foglia ovoide che raggiunge il diametro massimo di 1 millimetro.
  • Piante succulente: Conosciute anche con il nome improprio di “piante grasse”, sono piante che si sono adattate a vivere in ambienti aridi anche estremi; pur appartenendo a gruppi sistematici distanti tra loro, queste piante presentano convergenze morfologiche (riduzione delle foglie in spine, fusti che fotosintetizzano, succulenza dei tessuti) e funzionali (un particolare metabolismo fotosintetico), determinate dall'adattamento all'ambiente. Molte sviluppano tessuti specializzati in grado di accumulare l'acqua (le cellule sono dotate di vacuoli molto grandi, spesso con mucillagini che facilitano questa ritenzione), che cedono gradatamente quando la pianta non può ricavarla dal suolo. Esempi di morfologie caratteristiche sono il fico d'India (Opuntia ficus-indica), con foglie trasformate in spine e fusti appiattiti, e il “cuscino della suocera” (Echinocactus grusonii), con grosso fusto sferico e spinoso. La collezione delle piante succulente occupa, durante i mesi invernali, la terza delle serre ottocentesche. Ogni anno, durante la stagione estiva, un ambiente desertico viene ricostruito all'aperto davanti alla palazzina nota come "Casa del Prefetto", mentre altre piante della collezione sono collocate a ridosso degli edifici, tra il "Teatro Botanico" e le serre; altre ancora sono collocate all'interno del muro circolare, in corrispondenza delle quattro grandi porte.
  • Serra tropicale: La piccola serra tropicale, più nota come "Serra delle Orchidee", è situata di fronte al Giardino Alpino. Questo microambiente caldo, umido e semi-ombreggiato ospita una collezione di piante tipiche delle foreste tropicali; tra esse parecchie epifite: piante che nel loro ambiente naturale si sono adattate a vivere sui rami più alti degli alberi per ricevere più luce. Tra le epifite si possono ammirare numerose orchidee: alcune sono ibridi orticoli dai grandi fiori appariscenti, altre sono invece specie spontanee, con infiorescenze a volte minuscole ma non per questo meno ricercate dai collezionisti, per cui alcune sono ormai rare e minacciate di estinzione nel loro habitat naturale. Una orchidea interessante è la vaniglia (Vanilla planifolia). Altre epifite curiose sono le tillandsie (Tillandsia spp.), bromeliacee originarie delle regioni tropicali e subtropicali americane, come pure i platiceri (Platycerium spp.), conosciuti anche come “felci a corna d'alce” per la tipica divisione della fronda. Nella stessa serra si possono ammirare numerose felci, alcune delle quali arboree.

Attività collaterali [modifica | modifica wikitesto]

Dal 1835, all'interno dell'orto botanico si trova una biblioteca che dispone di antiche e nuove testimonianze. Oltre ai libri, conserva altro materiale tra cui erbari secchi, manoscritti, fotografie, quadri, planimetrie storiche e oggetti museali.[1] Nello stesso anno fu fondato nel comprensorio dell'orto un erbario, diventato oggi un museo che ha al suo interno una fornita collezione di piante essiccate, alghe, funghi, muschi, licheni, galle, legni, semi e frutti. L'erbario del museo comprende circa 500.000 campioni provenienti da Italia, Europa, Asia, Africa e Americhe, pervenuti a partire dalla fine del XVIII secolo.[2]

In una palazzina attigua all'ingresso dell'orto, si trovano le sale espositive del Centro di Ateneo per i Musei, dove vengono allestite mostre relative alla botanica a fini di divulgazione scientifica. Durate tali eventi si possono ammirare vari reperti conservati nei musei dell’ateneo cittadino.[3]

Ristrutturazione e ampliamento[modifica | modifica wikitesto]

Nel maggio 2002, l'adiacente Collegio Antonianum dei gesuiti ha venduto gran parte dei suoi terreni all'orto botanico e nel 2008 sono cominciati i lavori di ampliamento. La nuova area è di circa 15 000 m²[4] e è caratterizzata da importanti innovazioni tecnologiche realizzate in armonia con la vecchia struttura. La principale novità riguarda la realizzazione di quattro serre che riprodurranno diversi ecosistemi terrestri, da quello tropicale a quello arido. Oltre a concentrarsi sul rapporto tra pianta e ambiente, il nuovo intervento mette in risalto un possibile diverso utilizzo dei vegetali da parte dell'uomo.

Subirà modifiche anche la zona vecchia dell'orto, in particolare saranno aperte nuove vedute prospettiche sulle vicine basiliche di Sant'Antonio e Santa Giustina, recuperando l'immagine originale della struttura che, in epoca rinascimentale, era maggiormente integrata nel tessuto urbano. Saranno realizzate anche importanti opere idrauliche, tra le quali un nuovo pozzo che estrarrà acqua termale a 284 metri di profondità.

Giardino della Biodiversità[5][modifica | modifica wikitesto]

Inaugurato nell'ottobre 2014, rappresenta la nuova parte dell'Orto Botanico, rendendolo una delle serre più avanzate al mondo, in questo campo. All'interno di questa nuova, futuristica, struttura sono raccolte più di 1.300 specie di piante, le quali spaziano da ogni clima presente nel globo. All'interno del Giardino le piante sono disposte secondo una metodologia fitogeografica, cosicché il visitatore ha l'immediata rappresentazione della ricchezza o povertà di biodiversità presente in ogni fascia climatica.

Solar Active Building[modifica | modifica wikitesto]

Facciata esterna della nuova ala dell'Orto Botanico, battezzata Giardino della Biodiversità.
Vista dall'Alto del Giardino della Biodiversità.

L'edificio a bassissimo impatto ambientale, consiste di una teca di vetro lunga 100 metri ed alta 18, la cui forma ed organizzazione spaziale sono ottimizzate al fine di sfruttare al meglio l'apporto di energia solare. Le precipitazioni naturali alimentano una vasca di raccolta di 450 metri cubi, le cascate poste sulla facciata principale (vedi foto) assicurano la movimentazione e corretta ossigenazione della riserva idrica. Oltre dalle precipitazioni l'acqua per il funzionamento della serra è attinta da un pozzo artesiano profondo 284 metri da cui viene prelevata acqua con temperatura di 24 °C, al fine di permettere la vita alle piante tropicali tutto l'anno. Serve altresì per integrare la riserva idrica in caso di siccità o scarsità di precipitazioni. L'energia ricavata dai pannelli fotovoltaici garantisce il funzionamento delle pompe e dei relativi sensori che regolano il ciclo dell'acqua nella serra. Inoltre l'edificio è in grado di trasformare l'ambiente intorno a sé, questo poiché la superficie di vetro della serra è rivestita da una particolare pellicola in grado di produrre una reazione chimica, sfruttando i raggi ultravioletti, il cui effetto è un abbattimento dell'inquinamento atmosferico (150 metri/cubi al giorno). All'interno di questa grande struttura troviamo più ambienti ripartiti al suo interno con climi completamente differenti, da quello tropicale del Sud America a quello più torrido e secco tipico del deserto, passando per un clima Sub-Tropicale. L'edificio attraverso sofisticate tecnologie è in grado di autoregolare una serie di parametri per garantire il clima migliore per ogni tipologia di piante, in base a dati analizzati da un sistema totalmente computerizzato. Le vetrate della facciata principale sono in grado, automaticamente in base alle condizioni, di aprirsi e chiudersi per regolare al meglio il flusso di calore ed umidità presenti nella struttura.

Collezione di Piante[modifica | modifica wikitesto]

All'interno della struttura troviamo una ripartizione in quattro macro ambienti, atti a raccogliere piante e specie da tutto il globo terrestre.

Foresta Tropicale Pluviale[modifica | modifica wikitesto]

Dettaglio della Zona Tropicale
Serra Tropicale, come si può notare le condizioni di umidità altamente elevata sono state fedelmente riprodotte

Questo clima si sviluppa a latitudini comprese tra il Tropico del Cancro e quello del Capricorno. La temperatura media in questa parte della serra si attesta sui 25 °C, con oscillazioni di 2-4 gradi nel corso dell'anno. All'interno della serra è riprodotta fedelmente il clima tropicale, come possiamo notare dalla foto a lato, questo per garantire la migliore sopravvivenza agli esemplari presenti in quest'area del Giardino della Biodiversità.

Foresta Tropicale Subumida[modifica | modifica wikitesto]

Le precipitazioni della fascia Subumida e della Savana sono notevolmente inferiori a quelle della fascia tropicale, all'interno di questa serra la temperatura media è di circa 20 °C, dove tale temperatura ha un'oscillazione di circa 10 °C nell'arco dell'anno.

Clima Temperato e Mediterraneo[modifica | modifica wikitesto]

In questa serra troviamo un'elevata biodiversità, caratteristica principe del clima Mediterraneo, il quale tuttavia è il meno esteso tra i climi temperati, infatti, le one di clima temperato ricoprono meno del 2% della superficie terrestre; ma conservano il 20% del patrimonio dell'intera biodiversità.

Clima Arido[modifica | modifica wikitesto]

Serra Arida, troviamo qui riprodotto il clima arido caldo, con la caratteristica flora.

A caratterizzare quest'area della serra è la scarsità di "precipitazioni" (meno di 250 millimetri all'anno), tale serra rispecchia i climi ardi caldi e i climi aridi freddi. i primi tipici della Africa settentrionale e della penisola arabica; i secondi tipici del Mar Caspio e del deserto dei Gobi (Mongolia).

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Biblioteca dell'orto botanico, bibliorto.cab.unipd.it
  2. ^ Il museo botanico, ortobotanico.unipd.it
  3. ^ Le mostre, ortobotanico.unipd.it
  4. ^ Il nuovo orto botanico, www.ortobotanicopd.it
  5. ^ Università degli Studi di Padova, Giardino della Biodiversità.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • A. Minelli, L'orto botanico di Padova (1545-1995), Marsilio, 1998 ISBN 88-317-6977-4
  • G. Buffa, F. Bracco, N. Tornadore, Guida all’orto botanico di Padova. Quattro percorsi per conoscerne la storia e le piante. Centrooffset, Padova, 1999. ISBN 88-900229-1-4
  • S. Zaggia, L’università di Padova nel Rinascimento. La costruzione del palazzo del Bo e dell’Orto botanico, Venezia, Marsilio, 2003, pp. 79-121. ISBN 88-317-8384-X

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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