Portoferraio

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Portoferraio
comune
Portoferraio – Stemma Portoferraio – Bandiera
Portoferraio – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Coat of arms of Tuscany.svg Toscana
Provincia Provincia di Livorno-Stemma.png Livorno
Amministrazione
Sindaco Mario Ferrari (Forza Italia) dal 25-5-2014
Territorio
Coordinate 42°49′N 10°19′E / 42.816667°N 10.316667°E42.816667; 10.316667 (Portoferraio)Coordinate: 42°49′N 10°19′E / 42.816667°N 10.316667°E42.816667; 10.316667 (Portoferraio)
Altitudine m s.l.m.
Superficie 48,48 km²
Abitanti 11 999[2] (31-3-2016)
Densità 247,5 ab./km²
Frazioni Bagnaia, Biodola, Magazzini, Montecristo, San Giovanni, Scaglieri, Viticcio
Comuni confinanti Campo nell'Elba, Capoliveri, Marciana, Porto Azzurro, Rio nell'Elba
Altre informazioni
Cod. postale 57037
Prefisso 0565
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 049014
Cod. catastale G912
Targa LI
Cl. sismica zona 4 (sismicità molto bassa)
Nome abitanti portoferraiese, portoferraiesi[1]
Patrono san Cristino
Giorno festivo 29 aprile
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Portoferraio
Portoferraio
Posizione del comune di Portoferraio all'interno della provincia di Livorno
Posizione del comune di Portoferraio all'interno della provincia di Livorno
Sito istituzionale

Portoferraio è un comune italiano di 11 999 abitanti[2] della provincia di Livorno, primo comune dell'Isola d'Elba per popolazione e secondo per estensione dopo Campo nell'Elba.

Geografia fisica[modifica | modifica wikitesto]

Territorio[modifica | modifica wikitesto]

Clima[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Clima della Toscana e Stazione meteorologica di Portoferraio.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Co(mun)is Fer(r)are, documento pisano del 1289 relativo a Ferraia (Portoferraio)

Secondo Apollonio Rodio, il luogo dove sbarcarono gli Argonauti di Giasone, poiché stavano cercando Circe, si chiamava Porto Argo (Argòos limèn, Ἀργῳος λιμὴν; da argòs, «bianco», in riferimento alle locali scogliere e spiagge di aplite tormalinifera biancastra) ed è oggi localizzato presso la spiaggia delle Ghiaie.[3] Nell'area si trovano i resti di due ville marittime romane (villa delle Grotte e villa della Linguella) che testimoniano un'assidua frequentazione in età imperiale. Secondo una tradizione letteraria del XVIII secolo[4], peraltro non attestata da alcun riferimento storico e documentale, in età romana il sito si sarebbe chiamato Fabricia - da cui Borghi Fabbricii[5] - in riferimento alle antiche lavorazioni siderurgiche presenti nella zona. Già dal XVIII secolo furono rinvenute tracce di un insediamento romano presso l'attuale centro storico di Portoferraio; murature in opus reticulatum e opus sectile, lastre di piombo, denarii e tracce di almeno due piccole necropoli collocate presso i Mulini e gli Altesi.

Il toponimo Ferraia o Ferraria è documentato a partire dal 1278[6] e trae origine dalle attività siderurgiche presenti nell'area sin da epoca etrusco-romana. Il circondario di Ferraia (il cui comune è documentato dal 1289[7]) fu pesantemente colpito nel 1544 dalla flotta di Khayr al-Din Barbarossa, con la distruzione del vicino fortilizio di Montemarsale e della pieve medievale dei Santi Giovanni e Silvestro. Successivamente, il distretto di Ferraia fu ceduto dagli Appiano per ordine dell'imperatore Carlo V ai Medici nel 1547. In cartografie del XVI secolo si registra una mutazione del nome in Ferraio.[8]

Portoferraio fu fondata per volere di Cosimo I granduca di Toscana nel 1548, affidando all'architetto Giovanni Camerini la progettazione di una città fortificata simbolicamente chiamata Cosmopoli concepita come presidio militare con lo scopo di difendere le coste toscane nonché come sede dei Cavalieri di Santo Stefano e che nel 1583 venne così descritta da Giovan Battista Adriani: «Il poggio più elevato, che signoreggia e scuopre tutto il porto, fu chiamato il Falcone: l'altro men rilevato dalla forma della fortezza secondo la qualità del sito hebbe nome la Stella, spargendo le sue fortificazioni qua e là a guisa di razzi. Parimente fermarono un bastione sopra la bocca del porto, il quale fu chiamato dalla forma Linguella.» L'epigrafe marmorea che il granduca fece apporre sulla cosiddetta Porta a Mare, l'ingresso principale del porto, descrive infatti la fondazione della nuova città: «Templa, moenia, domus, arces, portum Cosmus florentinorum dux a fundamentis erexit a. D. MDXXXXVIII».

La prima fotografia scattata all'isola d'Elba (1855 circa), raffigurante la gendarmeria del granduca Leopoldo II a Portoferraio

La città, exclave toscana nel Principato di Piombino, all'inizio era poco più che un insieme di fortificazioni (ancora tutt'oggi visitabili e ben conservate), come i tre forti: Forte Stella, Forte Falcone e la Linguella (mentre Forte Inglese fu realizzato successivamente per rinforzare la cittadina da parte in vista dell'assedio della flotta britannica) e la bellissima cinta muraria, i cui resti, tuttora in buono stato e resi abitabili, circondano il centro storico di Portoferraio. Ancora oggi è in gran parte visibile l'imponente cortina di bastioni che dalla rada si eleva fino al Forte del Falcone (Bastione della Cornacchia a difesa dell'antica Porta a Terra, Bastione delle Palle di sotto che dalla Porta degli Altesi dava accesso al superiore Bastione delle Palle di sopra, Cortina degli Altesi, Bastione del Veneziano, Opera del Raggione, Opera del Cavaliere, Tanaglia sotto il Falcone, Opera nuova, Opera di Santa Fine, Batteria degli Spagnoli di fronte alla spiaggia delle Ghiaie). Nel 1694, ad opera del governatore Mario Tornaquinci, fu realizzato il cosiddetto Ponticello, una struttura - poi demolita nel gennaio 1925 - sul fossato artificiale che separava la città fortificata dal resto dell'isola. Nell'anno 1700 furono lastricate le vie del centro storico, per volere del governatore Benedetto Guerrini, con bozze irregolari di calcare compatto rosato estratto nelle cave marittime di Punta Pina e Punta degli Scalpellini, i due promontori che chiudono la vicina insenatura di Bagnaia. Tale caratteristica, nel passato, ha suggerito l'epiteto di «Città rosa» dato a Portoferraio.[9]

Il Palazzo dei Merli in un'immagine del 1904

La città rimase sotto il controllo del Granducato di Toscana fino al XVIII secolo quando l'isola, per la sua posizione strategica, fu al centro di una guerra tra Francia, Austria e Inghilterra. Con un decreto del 1702, il governatore Alessandro Del Nero istituì la realizzazione di un ghetto presso il Forte Stella, nella strada che poi prese il nome di via degli Ebrei. Nell'aprile 1814, con il Trattato di Fontainebleau, l'isola fu affidata a Napoleone Bonaparte come sede del suo primo esilio. Napoleone scelse Portoferraio come capoluogo dell'isola; nella città sono ancora presenti e visitabili le due ville che furono sua residenza, quella di San Martino e la Villa dei Mulini. Fu grazie al regno dell'imperatore francese, seppur breve (1814-1815), che Portoferraio crebbe in importanza e modernità in maniera esponenziale, come tutta l'isola del resto, grazie alle infrastrutture create e alla valorizzazione delle miniere di ferro di Rio Marina. In questo periodo Portoferraio divenne il porto adibito al trasporto del ferro dalle miniere elbane al continente, e da ciò deriva il nome attuale. Successivamente Portoferraio tornò sotto il dominio del Granducato di Toscana fino all'unità d'Italia nel 1860. Nei "Bagni penali" della città fu rinchiuso Giovanni Passannante, a causa di un attentato nei confronti di Umberto I di Savoia.

Il 13 dicembre 1900, per interessamento dell'onorevole Pilade Del Buono, fu posta la prima pietra di un quartiere siderurgico con altiforni della società Ilva, poi distrutto durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale; l'Ilva acquistò dal Demanio l'area delle vecchie saline per un costo di 140 000 lire. Tra il 1902 e il 1904 l'architetto Adolfo Coppedè progettò a Portoferraio alcuni importanti edifici, come il Palazzo dei Merli in stile neoquattrocentesco (1904) poi distrutto dai bombardamenti del 1944, il Palazzo degli Altiforni (1904) e la Fattoria di San Martino (1902). Portoferraio conobbe un periodo economicamente stabile, come tutta l'isola, grazie alle miniere di ferro fino agli inizi degli anni settanta, quando l'industria del ferro entrò in crisi. Nel 1958, nell'area portuale di Portoferraio, fu realizzata dall'architetto Emilio Isotta la cosiddetta "Palazzata a mare", che con il suo contestato grattacielo doveva simbolicamente evocare il passato siderurgico della cittadina.

Nonostante la chiusura delle miniere di ferro all'Elba (1981), Portoferraio, grazie alle sue spiagge, seppe riciclarsi nell'industria del turismo che ancora oggi rappresenta la principale fonte di ricchezza.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Duomo di Portoferraio

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Palazzina dei Mulini

Palazzi[modifica | modifica wikitesto]

Fari[modifica | modifica wikitesto]

Architetture militari[modifica | modifica wikitesto]

Siti archeologici[modifica | modifica wikitesto]

Nel territorio del comune di Portoferraio si trovano alcuni resti archeologici risalenti a età differenti, prevalentemente etrusco-romana e medievale.

Aree naturali[modifica | modifica wikitesto]

Portoferraio faro fortezza napoleonica.jpg
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Il faro della fortezza napoleonica

Società[modifica | modifica wikitesto]

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[10]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica wikitesto]

Secondo i dati ISTAT al 31 dicembre 2010 la popolazione straniera residente era di 878 persone[11]. Le nazionalità maggiormente rappresentate in base alla loro percentuale sul totale della popolazione residente erano:

Moldavia 123 1%

Romania 108 0,88%

Germania 102 0,83%

Marocco 101 0,82%

Ucraina 94 0,77%

Religione[modifica | modifica wikitesto]

La maggioranza della popolazione[12] è di religione cristiana di rito cattolico. Le parrocchie del comune appartengono alla Diocesi di Massa Marittima-Piombino.

La comunità ebraica[modifica | modifica wikitesto]

Muro di cinta e ingresso murato del cimitero ebraico in via de Gasperi 1

I primi ebrei si stabilirono a Portoferraio all'inizio del XVII secolo, in seguito all'editto di Cosimo I de Medici che nel 1556 concesse particolari privilegi a tutti coloro che venissero ad abitare a Cosmopoli e alle lettere patenti, denominate poi La livornina, con cui Ferdinando I de' Medici nel 1593 concesse ulteriori privilegi ai mercanti stranieri, in particolare ebrei, che volessero stabilirsi nei nuovi porti liberi dell'isola d'Elba e di Livorno[13]. La prima sinagoga fu costruita tra il 1631 e il 1632 e il numero iniziale era poco superiore alle dieci famiglie. All'inizio del XVIII secolo la comunità ebraica superò le 50 persone.[14]

Nel 1702 gli ebrei di Portoferraio furono confinati su suggerimento del Granduca nella parte terminale dell'odierna via Elbano Gasperi, che fino ai primi del XX secolo era appunto chiamata via degli Ebrei, costituendo un piccolo ghetto, dal quale gli ebrei non potevano uscire dopo l'una di notte. Intorno alla stessa data fu vietato ad Abramo di Isaac Pardo di costruire una nuova sinagoga, costringendolo a costruirla in un orto dietro casa sua sotto il Forte Stella. Nella sinagoga si festeggiavano tutte le funzioni ebraiche e vi arrivavano ebrei da Piombino, dalla Maremma e dal resto dell'isola d'Elba. Le autorità ecclesiastiche cercavano di isolare la comunità ebraica impedendo ai cristiani di avere rapporti con essa. Particolari restrizioni riguardavano le nutrici e le balie che dovevano avere il permesso del Vicario Foraneo ma anche tutti gli altri lavoratori.[15]

Per la sepoltura fu autorizzato nel 1765 di circondare con un muro il campo destinato a cimitero: essa sorgeva oltre il fosso del Ponticello dietro la spiaggia delle Ghiaie, a est dell'attuale Hotel Villa Ombrosa. È ancora visibile il muro di cinta con la porta centrale murata. Fino al 1954 sopra la porta vi era la scritta "Cimitero Israelitico". Nel 1964 le tombe ancora esistenti nel cimitero, circa quaranta con iscrizioni in ebraico e castigliano dal 1646 alla fine del XIX secolo, furono trasferite al cimitero ebraico nuovo di Livorno e il terreno sconsacrato e venduto dalla Comunità Ebraica di Livorno ad un confinante. Attualmente è utilizzato come giardino della villa retrostante.[16]

Nel 1826 il governatore preparò un progetto di regolamento della comunità su domanda di una decina di capifamiglia ebrei che fu approvato dal Granduca Leopoldo II con la nomina di due massari che rappresentavano la comunità. Dalla seconda metà del XVIII secolo la comunità ebraica andò riducendosi a causa del peggioramento delle condizioni economiche dell'Elba con la smobilitazione delle guarnigioni militari dopo la pace con l'Impero Ottomano e la soppressione della compagnia urbana composta di 180 uomini.[17]

Ai primi del '900, con la costruzione dello stabilimento siderurgico, nuove famiglie ebraiche arrivarono sull'isola. Con le leggi razziali e le persecuzioni anche queste lasciarono l'isola. Come scrisse Alfonso Preziosi nel volume citato, «in genere gli Ebrei trovarono all'Elba un'oasi di pace sotto la protezione dei privilegi dei Medici e dei Lorena, svolgendo la loro attività commerciale con i porti dell'Oriente».[18]

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Musei[modifica | modifica wikitesto]

Teatri[modifica | modifica wikitesto]

Media[modifica | modifica wikitesto]

Stampa[modifica | modifica wikitesto]

A Portoferraio è presente la redazione locale de Il Tirreno[19], quotidiano molto diffuso in buona parte della Toscana con molte redazioni locali.

Televisione[modifica | modifica wikitesto]

A Portoferraio ha sede l'emittente televisiva privata Teletirreno Elba.

Persone legate a Portoferraio[modifica | modifica wikitesto]

Geografia antropica[modifica | modifica wikitesto]

Frazioni[modifica | modifica wikitesto]

Oltre alla città capoluogo di Portoferraio (4 m s.l.m., 8 296 abitanti), sono compresi nel territorio comunale vari centri abitati. Lungo la costa occidentale del comune sono situate le frazioni di Viticcio (20 m, 37 ab.), Biodola e Scaglieri (10 m, 80 ab. complessivi); mentre lungo la costa orientale si trovano le frazioni di San Giovanni (2 m, 695 ab.), Magazzini (1 m, 176 ab.) e Bagnaia (3 m, 30 ab.), quest'ultima compresa per metà nel comune di Rio nell'Elba.[20]

Altre località del territorio[modifica | modifica wikitesto]

In tutto il territorio comunale si trovano inoltre numerose borgate e località abitate. Le principali sono quelle di Acquabona (65 m, 42 ab.), Acquaviva (36 m, 75 ab.), Campitelle (25 m, 100 ab.), Campo ai Peri (35 m, 28 ab.), Casa del Duca (30 m, 76 ab.), Enfola (20 m, 25 ab.), Le Foci (15 m, 185 ab.), Norsi (75 m, 179 ab.), Santo Stefano (58 m, 41 ab.), Schiopparello (25 m, 258 ab.), Scotto (19 m, 108 ab.), Valcarene (59 m, 130 ab.), Valle di Lazzaro (25 m, 281 ab.).[20] Del comune fa parte anche l'isola di Montecristo.

Da ricordare anche le località minori di Albereto, Brunello, Bucine, Buraccio, Carpani, Colle Reciso, Forno, Ottone, Picchiaie, San Martino, Seccione, Tre Acque, Valdana, Val di Denari e Volterraio.

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
1999 2004 Giovanni Ageno centrodestra Sindaco
2004 2009 Roberto Peria lista civica Sindaco
2009 2014 Roberto Peria lista civica Sindaco
2014 in carica Mario Ferrari centrodestra Sindaco

Governatori militari della piazzaforte[modifica | modifica wikitesto]

La Fortezza Medici
All'interno della Fortezza: Arco che porta alla pineta interna

(in costruzione)

Vicegovernatori della piazzaforte[modifica | modifica wikitesto]

I vicegovernatori o governatori militari dipendevano sotto il regime granducale dai governatori della città di Livorno, divenendo poi dal 1819 governatori dell'intera isola:

  • conte Francesco Barbolani da Montauto 1550-1553, da Arezzo
  • conte Angiolo Guicciardini - 1557, da Firenze
  • Domenico Attavanti - 1559, da Firenze
  • Baldinaccio Martellini - 1563, da Firenze
  • Pandolfo Benvenuti - 1563, da Firenze
  • Giovan Battista Venturi - 1566, da Firenze
  • marchese Giovan Battista de' Medici - 1569, da Firenze
  • Lunetto Attavanti - 1572, da Firenze
  • Vincenzo Del Benino - 1575, da Firenze
  • Bernardo Masi - 1578
  • Domenico Mellini - 1581
  • Paolo Sestini - 1584
  • Raimondo Mannelli - 1587
  • Simone Amidei - 1588
  • Simone Lippi - 1590
  • Gaelazzo Taddei - 1593
  • Vincenzo Del Benino - 1594
  • Francesco Busini - 1597
  • Tommaso Barbadori - 1600
  • cav. Antonio Buondelmonti - 1603
  • Carlo Fortunati - 1607
  • cav. Baccio Frescobaldi - 1610, da Firenze
  • cav. Giuliano Capponi - 1613, da Firenze
  • conte Fabio Guidi - 1616, da Firenze
  • marchese Cosimo de' Medici - 1619, da Firenze
  • Orazio Barboni di Sorbello - 1621, da Cortona
  • conte Marzio Barbolani da Montauto - 1643, da Firenze
  • gen. Balidòr Suarez - 1645, spagnolo
  • serg. Paolo Cansacchi - 1651, da Amelia
  • serg. Pietro Grifoni - 1653, da Firenze
  • maresc. Raffaello Conversini - 1655, da Pistoia
  • maresc. Tommaso Serristori - 1659, da Firenze
  • Raffaello Conversini - 1672
  • serg. magg. Dionisio Squarci - 1678, da Siena
  • cav. Agostino Borghesi - 1681, da Siena
  • maresc. Pietro Paolo Nardi - 1683, da Poppi
  • serg. gen. Alfonso Bracciolini - 1684, da Pistoia
  • serg.gen. Amerigo Attavanti - 1688, da Firenze
  • serg. gen. Marco Tornaquinci - 1701, da Firenze
  • serg. Benedetto Guerrini - 1702, da Firenze
  • barone serg. Alessandro Del Nero - 1709, da Firenze
  • maresc. Gerolamo Niccolini - 1721, da Firenze
  • serg. Gaetano Buonsollazzi - 1721, da Firenze
  • serg. Carlo Vieri - 1726, da Firenze
  • serg. Luigi de' Bardi - 1730, da Firenze
  • Giovanni Vincenzo Coresi del Bruno - 1735
  • col. don Diego Mody - 1735, spagnolo
  • ten. col. don Juan d'Osea - 1736, spagnolo
  • col. Raymund De Burck - 1737
  • ten. col. Cristiano Holtrapo - 1740
  • ten. col. Lorenzo Henart - 1746, lorenese
  • ten. col. Leopoldo de Villeneuve - 1773, lorenese
  • col. Carlo De Lauger - 1782, lorenese
  • ten. col. cav. Paolo Brischieri - 1792, da Genova
  • ten. col. barone Giorgio Huezewich - 1796, da Lucca
  • Francesco Solerino - 1799, da Firenze
  • cap. Antonio De Fera - 1800, francese
  • Luigi De Filsen - 1802, francese
  • gen. Giuseppe Duart - 1803, francese
  • gen. Giovan Battista Rusca - 1806, da Briga
  • gen. Hubert Couller 1809-1810, francese
  • gen. Pierre Dezeemair - 1810, francese
  • gen. barone Jean Baptiste Dalesme -1810, da Limoges
  • gen. cav. Antonio Drout -1814, da Nancy
  • Cristiano Lapi -1815, da Portoferraio
  • gen. barone J. B. Dalesme - 1815
  • commissario straordinario Giuseppe Fantoni - 1815, da Fivizzano
  • Rambalvo Strassoldo - 1819, da Gorizia
  • Luigi Spadini - 1825, da Firenze
  • Giuseppe Falchi - 1831, da Volterra
  • Giuseppe Giannetti - 1831, da Portoferraio
  • Gaetano Bertini - 1839, da Foiano
  • conte Carlo Corradino Chigi - 1844, da Siena
  • Alberto Cangini - 1848, da Volterra
  • col. Antonio Banchi - 1849, da Firenze
  • col. Michele Reghini-Costa da Pontremoli

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Portoferraio è stata sede delle due semitappe della 1ª tappa del Giro d'Italia 1993 (23 maggio), una prova in linea vinta da Moreno Argentin ed una cronometro individuale vinta da Maurizio Fondriest.

È stata la base di allenamento e logistica di Mascalzone Latino, la barca che partecipa all'America's Cup.

Calcio[modifica | modifica wikitesto]

L'A.S.D. Audace Isola d'Elba è la squadra di calcio del capoluogo elbano, attualmente militante nel girone D della Prima Categoria Toscana. La società venne fondata il 15 agosto 1905. I colori sociali sono il bianco e il rosso.

Rugby[modifica | modifica wikitesto]

L'A.S.D. Elba Rugby è la società rugbistica del paese. Il rugby elbano nasce nel 1976 quando fu organizzata da Francesco Ballini la disputa del 1º Torneo Internazionale della categoria Under 15. Nel novembre 1976 Wilmar Saluz fonda nella scuola media "Giovanni Pascoli" la prima squadra elbana di rugby. Nasce col nome di Scirocco Rugby e negli anni successivi assume il nome di Elba Rugby. Partecipa ai campionati di serie C e raggiunge per tre volte le finali nazionali per l'accesso alla C1 e alla serie B. Attualmente milita nel campionato di serie C.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Teresa Cappello, Carlo Tagliavini, Dizionario degli etnici e dei toponimi italiani, Bologna, Pàtron Editore, 1981, p. 429.
  2. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 31 marzo 2016.
  3. ^ Strabone, Geografia, V, 2,6.
  4. ^ Giovanni Vincenzo Coresi Del Bruno, Zibaldone di memorie, Biblioteca Marucelliana di Firenze.
  5. ^ Sebastiano Lambardi, Memorie antiche e moderne dell'isola dell'Elba, Firenze 1791.
  6. ^ Archivio Storico Diocesano di Pisa, Instrumenta Rodulfini notarii, in Silvestre Ferruzzi, Pedemonte e Montemarsale, Pontedera 2013.
  7. ^ Silvestre Ferruzzi, Pedemonte e Montemarsale, Pontedera 2013.
  8. ^ Sebastian Münster, Tommaso Porcacchi et alii.
  9. ^ Sandro Foresi, Luci e bandiere nel cielo e nel mare dell'Elba, Portoferraio 1938.
  10. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  11. ^ Cittadini Stranieri. Popolazione residente per sesso e cittadinanza al 31 dicembre 2010 Comune: Portoferraio - Tutti i Paesi, demo.istat.it. URL consultato il 10 dicembre 2011.
  12. ^ Diocesi di Massa Marittima e Piombino
  13. ^ Cecil Roth, Notes sur les marranes de Livourne, Parigi, 1931
  14. ^ Alfonso Preziosi, Fermenti patriottici, religiosi e sociali all'Isola d'Elba (1821-1921), Olschki, 1976, La Comunità israelitica di Portoferraio, pag. 135
  15. ^ Alfonso Preziosi, Fermenti patriottici, religiosi e sociali all'Isola d'Elba (1821-1921), Olschki, 1976, La Comunità israelitica di Portoferraio, pag. 140
  16. ^ Informazioni raccolte dalla Comunità Ebraica di Livorno e dal proprietario della villa
  17. ^ Alfonso Preziosi, Fermenti patriottici, religiosi e sociali all'Isola d'Elba (1821-1921), Olschki, 1976, La Comunità israelitica di Portoferraio, pag. 145
  18. ^ Alfonso Preziosi, Fermenti patriottici, religiosi e sociali all'Isola d'Elba (1821-1921), Olschki, 1976, La Comunità israelitica di Portoferraio, pag. 147
  19. ^ Il Tirreno | Homepage
  20. ^ a b Dati del censimento Istat 2011.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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