Villa comunale di Ariano Irpino

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Villa comunale
Villa Comunale di Ariano Irpino.jpg
Uno scorcio del castello normanno nel mezzo della villa comunale
Ubicazione
StatoItalia Italia
LocalitàAriano Irpino
IndirizzoCastello normanno, piazza Giulio Lusi
Caratteristiche
Tipogiardino storico
Superficiecirca 50.000
Inaugurazioneottobre 1876
Gestorecomune di Ariano Irpino
Aperturatutto il giorno, tutti i giorni dell'anno
Ingressivia Giulio Lusi
via dei Tigli
Mappa di localizzazione

Coordinate: 41°09′16.92″N 15°05′42.42″E / 41.1547°N 15.095117°E41.1547; 15.095117

La villa comunale è un parco storico pubblico situato sul colle Castello, la più elevata (oltre 800 m s.l.m.) delle tre alture su cui sorge il centro storico di Ariano Irpino (noto anche come la città del Tricolle[1]). La caratteristica peculiare del parco è quella di svilupparsi tutt'attorno al castello normanno, una fortezza medievale che in epoca normanna divenne residenza di re Ruggero II il quale nel 1140 vi tenne le Assise di Ariano, ossia la prima Costituzione del Regno di Sicilia[2].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La villa comunale non trae origine dalla corte del castello poiché questa, unitamente alle cisterne (destinate alla raccolta dell'acqua piovana) e alla Torre Grande (la residenza del castellano, di cui rimangono solo i ruderi), era ubicata all'interno della cinta muraria e in posizione sopraelevata[3]; i terreni su cui è impiantata villa comunale furono invece ricavati dalla serie di fossati, ripe e contrafforti che cingevano il maniero (il cui ingresso era situato sul lato meridionale[4]): per esigenze difensive tali suoli non potevano infatti essere edificati né arborati né coltivati ma erano gravati da uso civico e, in tempo di pace, destinati a pascolo pubblico con la denominazione di Castello e Pastino[5]. In effetti i pascoli, oltre a rivestire l'intera altura del castello, si estendevano anche al sottostante colle dei Pàsteni, un'area relativamente meno elevata ma strategicamente rilevante e popolata fin dall'epoca pre-romana (i resti di un insediamento rinvenuto in loco risalgono quantomeno all'epoca dei Sanniti-Irpini, se non prima[6]).

Il castello, edificato probabilmente dai Longobardi di Benevento, rimase in uso per circa un millennio, per essere poi definitivamente abbandonato al termine delle grandi guerre d'Italia del XVI secolo[7]; tuttavia l'uso civico di pascolo sui terreni circostanti rimase integralmente in vigore anche nelle epoche successive. Fin dal 1838 è però attestato l'utilizzo di tali distese erbose anche come area di svago ("luogo di diporto"), benché l'unica presenza arborea fosse costituita da un filare di tigli (già all'epoca definiti "annosi") lungo il versante nord-orientale del maniero[8]; ne restano pochi esemplari all'interno del circuito dello stadio Silvio Renzulli, edificato nella medesima area in epoca fascista. Nel frattempo alcuni progetti alternativi (costruzione di un cimitero o di un impianto di tiro a segno) erano stati presto abbandonati, poiché la creazione di un vero e proprio giardino pubblico fu ritenuta prioritaria. A tale scopo, dopo l'unità d'Italia si diede l'avvio ai lavori di spianamento e di piantumazione finché nell'ottobre 1876 fu ufficialmente aperto al pubblico il primo lotto della villa comunale; il parco, ancora poco esteso ma riparato dai venti occidentali e con vista sui monti della Daunia, era già dotato di fontana, peschiera e tavernetta[9].

Una veduta della peschiera

Nel frattempo i lavori pubblici proseguivano a ritmo costante al fine di recuperare e rimboschire altri terreni alle falde del castello: una serie di esplorazioni condotte sul finire del XX secolo hanno infatti permesso di accertare che la cinta muraria del castello è interrata per circa un terzo, a conferma che la realizzazione della villa comunale deve essere stata preceduta da intensi lavori di livellamento[3]. L'opera di ampliamento si concluse nel 1912[10], ma fu solo nel 1938 che i diritti di pascolo pubblico furono dichiarati ufficialmente estinti[5]; l'intero colle del castello fu dunque riconvertito in giardino pubblico così da consentire ai visitatori la veduta panoramica in ogni direzione. Nel frattempo si era provveduto a istituire una colonia montana (intitotata ad Arnaldo Mussolini e gestita dalla Federazione Fascista Irpina[10]) nell'area del Piano della Croce (in origine detta Croce del Castello), un poggio ubicato lungo il versante sud del maniero ove vi è un'antica croce in stile longobardo poggiante su di una colonna di marmo risalente probabilmente all'età classica[11]; sul versante nord fu invece istituita fin dal 1935 la stazione meteorologica di Ariano Irpino, gestita dall'Aeronautica Militare fino al 1951[12]. All'ingresso della villa comunale vi era il monumento ai caduti della Grande guerra, una statua in bronzo a grandezza naturale raffigurante un fante a torso nudo che sfoderava una baionetta; ammirata per la raffinatezza dei dettagli anatomici, ma al tempo stesso criticata per la palese inosservanza del chiasmo, la statua fu poi consegnata all'industria bellica nel corso della seconda guerra mondiale. Nell'occasione rimase invece indenne il busto bronzeo del sacerdote-poeta Pietro Paolo Parzanese (opera dello scultore napoletano Enrico Mossuti) che proprio in epoca fascista era stato trasferito dalla centrale piazza Plebiscito al pianalto della villa comunale[10].

Il campo da tennis nella parte alta del parco

Nel secondo dopoguerra si provvide a creare un nuovo campo da tennis sulla spianata del castello, in sostituzione di quello vecchio che era parte integrante della colonia montana; quest'ultima fu a sua volta trasformata in un polo scolastico, mentre nella sottostante area dei Pàsteni venne creato un boschetto con vegetazione mista (composta in prevalenza da aceri montani e dai sempreverdi cedri della California) e dotato di un'area attrezzata per escursionisti[13].

Agli inizi del XXI secolo venne aperto al pubblico, in un'ala restaurata del castello, il museo della civiltà normanna dedicato alla memoria di re Ruggero II d'Altavilla[14], mentre gli antistanti viali della villa comunale furono adornati da un lapidario composto da molte decine di reperti archeologici e antiche iscrizioni provenienti dal vicus romano di Aequum Tuticum, situato una decina di chilometri più a nord[15]; infine nell'area del Piano della Croce fu collocato un nuovo monumento in bronzo dedicato ai caduti di tutte le guerre[16].

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Una delle rampe che si dipartono dal livello inferiore

La villa comunale, unitamente alle sue pertinenze, si estende su circa 50.000 [17] con tre ingressi: quello principale in piazza Giulio Lusi (inaugurato agli inizi del Novecento), quello originale ottocentesco lungo viale dei Tigli (all'altezza del Piano della Croce) nonché la ripida rampa che discende al sottostante Piano dei Pàsteni. A seguito delle complesse operazioni di spianamento svoltesi tra l'Ottocento e i primi del Novecento, la villa comunale si articola su due livelli, raccordati da un ampio viale di ippocastani e da una serie di rampe pedestri. Il livello superiore si sviluppa a stretto contatto con il castello, cinto da un viale alberato a circuito; i lati meridionali, ornati da lunghi filari di lecci (e da un gruppo di pini domestici attorno al busto di Pietro Paolo Parzanese), si sporgono con una scarpata rivestita di ginestre e iperici verso il Piano della Croce e, a media distanza, sull'ampia valle dell'Ufita, mentre sullo sfondo si scorgono il cono vulcanico spento del Vulture, le cime dei monti Lattari (oltre i quali vi è la costiera amalfitana), il santuario di Montevergine sull'omonimo rilievo nonché il Taburno Camposauro, quest'ultimo noto come la Dormiente del Sannio per via del suo profilo vagamente muliebre. Sul lato nord si apre invece un ampio pianoro (anticamente detto Piano dei preti) dotato di un parco giochi, cinto da aiuole fiorite e rivestito da un bosco rado di cedri e abeti, mentre alle spalle del campo da tennis vi è un duplice filare di ippocastani a piantata fitta[10] che costituisce il settore più fresco dell'intero parco.

Il giardino ottocentesco

Il livello inferiore si sviluppa tutt'attorno a una peschiera di forma circolare; implementato fin dall'Ottocento, esso contiene gli alberi più imponenti e in particolare gli undici esemplari di cedri appartenenti a tre diverse specie: otto cedri dell'Himalaia, due cedri dell'Atlante e l'unico, vetusto esemplare di cedro del Libano. Fra le altre specie arboree presenti si citano i grandi platani, riconoscibili dalla tipica corteccia chiara, e le magnolie dai vistosi fiori bianchi, mentre tra le siepi predominano gli allori, i laurocerasi, gli agazzini dai rametti spinosi e dai frutti gialli e rossi e i viburni[18], questi ultimi distinguibili dal fogliame scuro, dalla fioritura assai precoce e dai frutticini color viola intenso.

La villa comunale, unitamente al Piano della Croce e al boschetto Pàsteni, sono tutelati da impianti di videosorveglianza gestiti direttamente dal locale comando di polizia municipale[19]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ La città del Tricolle si veste d'Arte, su Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo. URL consultato il 18 luglio 2018 (archiviato il 19 giugno 2018).
  2. ^ Il Museo della Civiltà Normanna di Ariano Irpino, su Historia Regni. URL consultato il 18 luglio 2018 (archiviato il 9 luglio 2018).
  3. ^ a b Rotili-Busino.
  4. ^ Giuseppe Muollo e Paola Mele, Ariano Irpino, Città dei Normanni, Provincia di Avellino, BetaGamma Editrice, 1998, pp. 18-25, ISSN 1124-8947 (WC · ACNP).
  5. ^ a b Regolamento della Villa Comunale (PDF), su Comune di Ariano Irpino. URL consultato il 18 luglio 2018 (archiviato il 19 luglio 2018).
  6. ^ Archeoclub d'Italia (sede di Casalbore), Progetto itinerari turistici Campania interna - La Valle del Miscano, a cura di Claude Albore Livadie, Regione Campania, vol. 2, Avellino, 1995, pp. 13-28.
  7. ^ Tommaso Vitale, Storia della Regia città di Ariano e sua Diocesi, Roma, Salomoni, 1794. URL consultato il 18 luglio 2018 (archiviato il 5 maggio 2016).
  8. ^ Raffaele Mastriani, Dizionario geografico-storico-civile del regno delle Due Sicilie, vol. 3º tomo, 1838, p. 80.
  9. ^ N. Flammia
  10. ^ a b c d Antonio Grasso e Tullio Tiso, Un saluto da Ariano, viaggio attraverso la cartolina d'epoca, Avellino, 1991, pp. 93-114.
  11. ^ Associazione "Amici del Museo", Ariano Irpino, a cura di Carmine Iuorio, Ariano Irpino, 1996.
  12. ^ Ariano Irpino, su Meteo Aeronautica. URL consultato il 18 luglio 2018 (archiviato il 19 luglio 2018).
  13. ^ Boschetto Pasteni, su Movimento Harambee. URL consultato il 18 luglio 2018 (archiviato il 19 luglio 2018).
  14. ^ Tra storia ed arte. Percorsi di visita al Castello Normanno di Ariano Irpino, su Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo. URL consultato il 18 luglio 2018 (archiviato il 9 luglio 2018).
  15. ^ In fase di allestimento il Lapidario di Aequum Tuticum: un giardino archeologico in Villa comunale, su Città di Ariano. URL consultato il 18 luglio 2018 (archiviato il 19 luglio 2018).
  16. ^ Ariano Irpino, il Piano della Croce custodirà il monumento ai caduti, su Irpinia News. URL consultato il 18 luglio 2018 (archiviato il 19 luglio 2018).
  17. ^ Villa comunale, su Irpinia.info (archiviato il 13 agosto 2019).
  18. ^ Screening sugli alberi della Villa comunale, su Comune di Ariano Irpino. URL consultato il 18 luglio 2018 (archiviato il 19 luglio 2018).
  19. ^ Videosorveglianza: altre telecamere in Città, su Comune di Ariano Irpino. URL consultato il 6 agosto 2019 (archiviato il 6 agosto 2019).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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