Istituto centrale per la demoetnoantropologia

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Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia
Istituto centrale per la demoetnoantropologia.jpg
StatoItalia Italia
OrganizzazioneDirezione Generale Archeologia Belle Arti e Paesaggio
Istituito26 novembre 2007
daMinistero per i beni e le attività culturali
DirettoreLeandro Ventura
Nominato daPresidente della Repubblica Italiana
SedeRoma
IndirizzoPiazza Guglielmo Marconi 10, 00144 Roma EUR
Sito web

L’Istituto centrale per la demoetnoantropologia opera per la valorizzazione, in Italia e all'estero, dei beni culturali demoetnoantropologici materiali e immateriali, italiani e non italiani, e promuove attività di studio, ricerca e divulgazione del patrimonio.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Fu istituito con Decreto del Presidente della Repubblica del 26 novembre 2007 n. 233, al quale ha fatto seguito il DM Ordinamento dell'Istituto 7/10/2008, è attualmente in aggiornamento in base al DM 44 23/01/2016 "Riorganizzazione del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo", che include l'Istituto nel Servizio VI (Tutela del patrimonio demoetnoantropologico e immateriale) della Direzione Generale Archeologia Belle Arti e Paesaggio. All'interno del Servizio VI, sono coordinate le attività di tutela svolte in questo ambito dalle strutture periferiche del Ministero.

Sono parte integrante dell'istituto:

  • l'archivio di antropologia visiva
  • l'archivio fotografico
  • l'archivio sonoro

È possibile consultare la documentazione degli archivi previa richiesta scritta al direttore dell'Istituto, specificando i motivi della consultazione dei materiali.

Istituto centrale per la demoetnoantropologia[modifica | modifica wikitesto]

La missione dell'Istituto è finalizzata alla salvaguardia e alla valorizzazione del patrimonio culturale, materiale e immateriale, e alla promozione di iniziative volte a tutelare i settori fortemente legati all'identità collettiva e al senso di appartenenza dei vari gruppi sociali presenti sul territorio, nonché alle espressioni delle diversità culturali

In particolare l'Istituto svolge le seguenti attività:

  • Tutela, salvaguardia, valorizzazione e promozione, in Italia e all'estero, dei beni costituenti il patrimonio etnoantropologico italiano, nonché studio, ricerca, esposizione e divulgazione della conoscenza dello stesso;
  • Consulenza nei riguardi degli altri organi dello Stato e degli enti pubblici in generale, in relazione all'identità, autenticità e valore dei beni materiali e immateriali costituenti il patrimonio etnoantropologico italiano;
  • Cura dei rapporti e degli scambi con organismi di ricerca italiani ed internazionali, nonché con gli enti, pubblici e privati, nazionali ed internazionali finalizzati ad attività rientranti tra i propri compiti istituzionali incluse le attività di studio e di ricerca.

Archivi e laboratori[modifica | modifica wikitesto]

Archivio di antropologia visiva[modifica | modifica wikitesto]

I documenti conservati nell'archivio di antropologia visiva, databili dal 1939 ad oggi, si riferiscono in prevalenza alle tradizioni italiane e ripropongono per immagini i temi espositivi del Museo: riti e cerimonie, lavoro, musica, danza, artigianato, giochi, ecc. Particolarmente significativo è il fondo cinematografico che conserva materiali relativi all'Italia del Sud prodotti tra gli anni '50 e '60. Agli inizi degli anni '70 risalgono invece i filmati realizzati da Annabella Rossi che promosse una campagna di documentazione effettuata in prevalenza in Calabria e Campania e incentrata su eventi festivi ed espressioni melocoretiche.

Allo stato attuale l'archivio conserva più di 1.500 documenti videocinematografici, in parte acquisiti esternamente e in parte realizzati nell'ambito di indagini su temi d'interesse museale. Il programma di nuove acquisizioni ha come tema preferenziale le tradizioni festive delle varie regioni italiane.

L'archivio organizza inoltre proiezioni in occasione di mostre, rassegne e iniziative didattiche, e collabora con istituti universitari, scuole e centri culturali nell'ambito di festival, convegni, seminari e incontri di studio.

Archivio sonoro[modifica | modifica wikitesto]

La collezione dell'archivio sonoro è composta da circa 2.700 supporti tra nastri e dischi che documentano il patrimonio culturale orale ed etnomusicale della tradizione italiana. Si devono ad Annabella Rossi i primi rilevamenti effettuati nell'Italia meridionale intorno agli anni '60: si tratta di un rilevante patrimonio documentario sugli aspetti festivi, rituali, magico-religiosi e sociali della cultura popolare del sud Italia.

Gli incrementi successivi dell'Archivio documentano non solo la musica e la narrativa orale, ma i diversi aspetti della cultura popolare, con particolare riferimento alla ritualità festiva, alla sfera culturale e magico-religiosa, alle condizioni di vita e di lavoro agropastorali e marinare, alle tecniche artigianali, alla narrativa di tradizione orale, alle storie di vita, all'etnomusicologia, al teatro popolare.

Archivio fotografico[modifica | modifica wikitesto]

La collezione dell'archivio fotografico comprende 120.000 immagini che testimoniano in particolare il patrimonio immateriale delle regioni italiane. Il nucleo originario è costituito dalla collezione di fotografie, cartoline e documentazione raccolta da Loria per la mostra di etnografia Italiana del 1911: immagini provenienti dagli archivi dei Fratelli Alinari e di Giacomo Brogi (Firenze) e di Romualdo Moscioni (Roma) che comprendono ritratti di singoli e di gruppi familiari, come anche fotografie prodotte con fini di ricerca e incentrate sulle reali condizioni di vita delle comunità agropastorali.

Il fondo originario si è ampliato nel tempo con materiali dagli anni '50 ad oggi che documentano i temi principali della ricerca antropologica: comportamenti devozionali, pratiche rituali, tecniche di lavoro agricolo, e artigianale, vita pastorale e marinara, giochi e spettacoli di piazza, ecc. Tra i nuclei più significativi si segnalano le fotografie dell'antropologa Annabella Rossi che documentano 20 anni di ricerca visiva, dagli anni '50 agli anni '70, nel Salento e in Campania.

Il patrimonio fotografico viene continuamente incrementato con materiali di interesse storico, spesso collegati alle mostre organizzate dal Museo, ma anche con immagini relative alle tradizioni contemporanee con la collaborazione di Enti locali e associazioni culturali.

Patrimonio[modifica | modifica wikitesto]

Patrimonio immateriale[modifica | modifica wikitesto]

L'Istituto centrale per la demoetnoantropologia, in un percorso suddiviso per regioni, cataloga il materiale delle feste italiane principali attraverso documentazione fotografica conservata negli archivi. Tale catalogazione è finalizzata alla conoscenza e alla valorizzazione di un patrimonio culturale immateriale dalle feste religiose e non.

La Convenzione UNESCO, per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale, definisce tale patrimonio «trasmesso di generazione in generazione, è costantemente ricreato dalle comunità e dai gruppi in risposta al loro ambiente, alla loro interazione con la natura e alla loro storia e dà loro un senso d'identità e di continuità, promuovendo in tal modo il rispetto per la diversità culturale e la creatività umana».

L'elenco delle principali feste, distinto per regioni, è il seguente:[1]

Abruzzo[modifica | modifica wikitesto]

Basilicata[modifica | modifica wikitesto]

Calabria[modifica | modifica wikitesto]

Campania[modifica | modifica wikitesto]

Lazio[modifica | modifica wikitesto]

Molise[modifica | modifica wikitesto]

Puglia[modifica | modifica wikitesto]

Sardegna[modifica | modifica wikitesto]

Sicilia[modifica | modifica wikitesto]

Toscana[modifica | modifica wikitesto]

Umbria[modifica | modifica wikitesto]

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Feste e tradizioni, su www.idea.mat.beniculturali.it. URL consultato il 19 febbraio 2019.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]