Giuseppe Caradonna

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Giuseppe Caradonna
Rappresentanza PNF capodanno 1935.jpg
Rappresentanza PNF capodanno 1935, Caradonna in primo piano

Deputato del Regno d'Italia
Legislature XXVI, XXVII, XXVIII, XXIX, XXX del Regno d'Italia[1]

Vicepresidente della Camera dei Deputati
Presidente Costanzo Ciano
Legislature XXIX del Regno d'Italia

Dati generali
Partito politico Partito Nazionale Fascista

Giuseppe Caradonna (Cerignola, 5 ottobre 1891Roma, 14 marzo 1963) è stato un politico italiano, vice presidente della Camera dei deputati durante il regime fascista.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nacque a Cerignola il 5 ottobre 1891, figlio di Giulio e Giulietta Di Roma. Frequentò il ginnasio di Cerignola ed il liceo classico presso il Convitto Nazionale "Ruggiero Bonghi" di Lucera, per poi laurearsi in giurisprudenza presso l'Università Federico II di Napoli. Aderì alla massoneria[2]. Nel 1912 partì volontario al seguito di Ricciotti Garibaldi per combattere in difesa della Grecia contro l'impero ottomano.

Interventista, partecipò alla prima guerra mondiale. Fu assegnato al 117º reggimento di fanteria del Regio Esercito, con il quale venne decorato con tre medaglie d'argento al valor militare, venendo altrettante volte ferito (ad una gamba, al viso e ad un occhio) e raggiungendo il grado di capitano. Di ritorno dal fronte, cominciò ad emergere in politica grazie alla locale sezione dell'Associazione Mutilati, di cui fu eletto presidente nel 1919.

Nel 1920 fondò la sezione di Cerignola dei Fasci Italiani di Combattimento[3] e nel 1921 fu eletto Deputato al Parlamento[4]. Una sera di settembre del 1921, a Mola di Bari, fu alla guida del gruppo di squadristi fascisti che aggredirono il socialista Giuseppe Di Vagno dopo che questi aveva tenuto un comizio nella cittadina. Il deputato venne colpito alla schiena con tre colpi di pistola e morì il 25 settembre. Fu eletto deputato alla Camera per la prima volta nel 1921 con il Partito Nazionale Fascista (PNF) e rieletto fino al 1939. Partecipò alla Marcia su Roma in qualità di capo delle squadre d'azione pugliesi[5] e di comandante della colonna meridionale. Nel 1922 partecipò attivamente anche alla presa di Foggia, guidando le squadre stanziate a Napoli. Nel luglio 1924 fu nominato membro del Gran Consiglio del Fascismo. Fu sottosegretario alle poste del ministro Giovanni Antonio Colonna di Cesarò e del ministro Costanzo Ciano (1922-1924).

Eletto presidente del Consiglio Provinciale della Capitanata in occasione delle elezioni amministrative del 1923, si dimise dalla carica nel 1926 in seguito a dissidi sorti con altri gerarchi fascisti. Mussolini gli offrì la carica di Ministro plenipotenziario presso l'ambasciata italiana a Cuba, al fine di allontanarlo dall'Italia, ma Caradonna rifiutò, adducendo motivi familiari. Riconfermato deputato nelle elezioni del 1929 e del 1934, gli venne affidata la vicepresidenza della Camera dei deputati.

Nel febbraio del 1936 assunse la presidenza dell'Ente Nazionale Cellulosa e Carta. Nel 1939, in seguito alla riforma della rappresentanza nazionale, non venne riconfermato nella carica di vicepresidente della nuova Camera dei Fasci e delle Corporazioni, di cui entrò comunque a far parte come consigliere nazionale. Nel 1940 venne nominato commissario straordinario per il consorzio di bonifica della provincia di Cosenza.

Nel 1927 nacque il figlio Giulio[6], che nel dopoguerra diverrà parlamentare del Movimento Sociale Italiano (MSI). Dal 1934 al 1939 fu vice presidente della Camera dei deputati e Consigliere nazionale dal 1939 al 1943. Aderì alla Repubblica Sociale Italiana (RSI)[7].

Dopo la caduta del fascismo fu spiccato nei suoi confronti un mandato di cattura, e nel marzo del 1946 venne arrestato e condotto nel carcere milanese di San Vittore. Successivamente trasferito nel carcere di Viterbo, venne scarcerato nell'agosto dello stesso anno. Si spense a Roma il 14 marzo 1963.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
«Comandante di una pattuglia, con vero slancio, nonostante l'intenso fuoco dell'artiglieria e fucileria avversaria, si spingeva arditamente sotto le trincee nemiche e per primo vi penetrava. Durante l'avanzata, benché ferito ad una coscia, continuava ad incorare i soldati del suo plotone, finché, esausto, era costretto a farsi portare al posto di medicazione. Nova Villa, 10 ottobre 1916
Medaglia d'argento al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al valor militare
«Con alto sentimento del dovere, rientrava volontariamente dalla licenza ordinaria cinque giorni prima della scadenza per partecipare all'azione. In tre giorni di combattimento, si dimostrava instancabile, pronto e valoroso. Dopo aver più volte condotto la propria compagnia all'assalto di ben munite posizioni sotto un violento fuoco, poco più tardi, con sprezzo del pericolo, si spingeva in ricognizione con pochi ardimentosi, facendo oltre cento prigionieri e catturando tre mitragliatrici. Durante un contrattacco avversario, quantunque gravemente ferito al viso e ad un occhio, non si allontanava dalla linea di fuoco, finché vide riconquistata la posizione momentaneamente perduta. Carso, 19-21 agosto 1917
Avanzamento per merito di guerra - nastrino per uniforme ordinaria Avanzamento per merito di guerra
«Ardito combattente; due volte ferito; mutilato; decorato di due medaglie d'argento al valor militare; promosso capitano in S.P.E. per meriti eccezionali nel 1918. Valente organizzatore e animatore della camicie nere di Puglia, durante la Marcia su Roma tenne il comando della X Zona. Già Sottosegretario di Stato, Luogotenente Generale della MV.S.N. Deputato al Parlamento. .»
— Regio Decreto 16 ottobre 1934

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Portale Storico della Camera dei Deputati
  2. ^ Massimo Della Campa, Luce sul Grande Oriente. Due secoli di massoneria in Italia, Milano, Sperling & Kupfer, 2005, p. 97.
  3. ^ Felice Chilanti, "La vita di Giuseppe Di Vittorio - 5…e i Caradonna abbassarono i fucili", www.rassegna.it, 30 giugno 2006 (1953). URL consultato l'8 aprile 2008.
  4. ^ Felice Chilanti, "La vita di Giuseppe Di Vittorio - 12. Contro gli squadristi di Caradonna", www.rassegna.it, 18 luglio 2006 (1953). URL consultato l'8 aprile 2008.
  5. ^ Leonardo Aucello, Un museo dei ricordi, Gargano Nuovo, 2005, p. 4. Disponibile su Casa Di Vittorio. URL consultato l'8-4-2008.
  6. ^ Franco Cardini, Padre Pio, una cosa è la storia, un'altra la fede, in Toscana Oggi, 7 novembre 2007. URL consultato il 10 settembre 2014.
  7. ^ Mario Missori, Gerarchie e statuti del PNF, Bonacci, Roma, 1986, pag.183

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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