Torre degli Asinelli

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Torre degli Asinelli
Torri di Bologna
La garisenda e la torre degli asinelli.jpg
Ubicazione
Stato attuale Italia Italia
Regione Emilia-Romagna Emilia-Romagna
Città Bologna
Coordinate 44°29′39.12″N 11°20′48.12″E / 44.4942°N 11.3467°E44.4942; 11.3467Coordinate: 44°29′39.12″N 11°20′48.12″E / 44.4942°N 11.3467°E44.4942; 11.3467
Mappa di localizzazione: Italia
Torre degli Asinelli
Informazioni generali
Tipo Torre civica quadrata
Stile rinascimentale, medievale
Costruzione 1109-1119
Materiale Muratura
Primo proprietario famiglia Asinelli
Condizione attuale buona
Visitabile
Informazioni militari
Funzione strategica avvistamento, uso civico
fonti citate nel corpo del testo
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La torre degli Asinelli è una delle cosiddette due torri di Bologna, simbolo della città, situate all'incrocio tra le antiche strade San Donato (ora via Zamboni), San Vitale, Maggiore e Castiglione. Eretta, secondo la tradizione, fra il 1109 e il 1119 dal nobile Gherardo Asinelli, la torre è alta 97,20 metri, pende verso ovest per 2,23 metri e presenta all'interno una scalinata composta da 498 gradini.[1]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Ancora non si può dire con certezza quando e da chi fu costruita la torre degli Asinelli. Si presume che la torre debba il proprio nome a Gherardo Asinelli, il nobile cavaliere di fazione ghibellina al quale se ne attribuisce la costruzione, iniziata secondo una consolidata tradizione l'11 ottobre 1109 e terminata dieci anni dopo, nel 1119.[2] Una possibilità di datazione alla seconda metà dell'XI secolo ci viene invece offerta da una campagna a termoluminescenza condotta sui laterizi alla base dell'edificio:[3] in questo modo la torre sarebbe stata eretta in un periodo di contrasti tra il Papato e Impero, con esponenti di ambedue le fazioni che si arroccavano nelle torri. Appare così altrettanto plausibile l'ipotesi che la famiglia degli Asinelli abbia semplicemente preso possesso legale della torre con il placarsi delle ostilità politiche tra guelfi e ghibellini.[4]

Jakob Alt, Die Türme Asinelli und Garisenda in Bologna (1836 circa); acquerello, 51,6 x 41,1 cm, Albertina, Vienna. La torre degli Asinelli è quella a sinistra; a destra è visibile la Garisenda

Prendendo per vera quest'ultima ipotesi, la famiglia di Asinelli - facendo parte della consorteria nobiliare sorta tra il dissolversi del mondo feudale e l'affermazione del Comune - avrebbe proceduto alla sopraelevazione della torre per una trentina di metri, così da attrezzarla per l'osservazione a distanza di Bologna e delle campagne circostanti. Con il declino degli Asinelli, e il progressivo acquisto di parti della torre, l'intera struttura sul finire del XIV secolo venne acquistata dal comune di Bologna per essere destinata a prigione e fortilizio. Negli stessi anni intorno alla torre fu realizzata una incastellatura lignea, posta a trenta metri da terra e unita con una passerella aerea alla Garisenda, poi distrutta da un incendio nel 1398. Si dice che la costruzione fosse stata voluta da Giovanni Visconti, duca di Milano, per tenere meglio d'occhio il turbolento Mercato di Mezzo (oggi via Rizzoli e strade limitrofe) e poter sedare per tempo eventuali rivolte.

La storia della torre degli Asinelli è ricca di eventi curiosi, minuziosamente riportati dalle cronache di Bologna del tempo. Nel 1513, infatti, la torre degli Asinelli fu colpita da una palla di cannone di otto libre sparata da porta Maggiore in occasione di alcuni festeggiamenti, che però non riuscì a scalfirne la stabilità; la torre fu presa di mira anche da numerosi incendi, i quali furono perlopiù innocui provocando solo la distruzione delle scale in legno. Contrariamente a quanto si potrebbe supporre, infatti, le maggiori offese alla torre degli Asinelli furono arrecate dai fulmini, che s'accanirono sulla struttura per oltre sette secoli, fino a quando nel 1824 non venne installato un parafulmine: in precedenza, la protezione dalle scariche atmosferiche era affidata a un'inefficace gabbia di legno ideata da Gianandrea Taruffi nel settembre 1706 e da un San Michele Arcangelo in bassorilievo, opera di Giovan Battista Gnudi.[2]

Notevole, infine, anche il ruolo scientifico rivestito dalla torre degli Asinelli. Per riconoscere gli effetti causati dalla rotazione terrestre, infatti, agli inizi del luglio 1790 lo scienziato Giovanni Battista Guglielmini effettuò un esperimento che consisteva nel lasciar cadere dalla cima della torre delle sfere di piombo e nel misurare la loro deviazione: malgrado le difficoltà (il vento proveniente dai fori della struttura infatti fece fallire diverse prove), il Guglielmini riuscì a raccogliere i risultati dell'esperimento in un'opera denominata De diurno Terrae motu, che suscitò molti consensi nel mondo scientifico italiano.[5]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

La torre degli Asinelli vista da via Rizzoli

Al giorno d'oggi la torre degli Asinelli è visitabile pagando un biglietto per l'ingresso. Al suo interno è possibile risalire le scale in legno fino alla sommità, percorrendo 498 gradini, per un'altezza di 97,20 metri.[6] Dal terrazzo esterno del tetto si può ammirare l'intera città a trecentosessanta gradi: si ricorda che la struttura pende verso Ovest per 2,32 metri, con un'inclinazione di 1,3° rispetto all'asse verticale che la rende la torre pendente più alta d'Italia. Il poeta tedesco Johann Wolfgang von Goethe descrive assai vividamente la vista offerta dalla terrazza in cima alla torre:[7]

« Sul far della sera, mi sono finalmente appartato da questa antica città veneranda e dotta, da tutta quella folla che, sotto tutti i suoi portici sparsi per quasi tutte le vie, può andare e venire, al riparo dal sole e dalla pioggia, e baloccarsi, e fare acquisti e attendere ai fatti suoi. Sono salito sulla torre a consolarmi all'aria aperta. Veduta splendida! A Nord si scorgono i colli di Padova, quindi le Alpi svizzere, tirolesi e friulane, tutta la catena settentrionale, ancora nella nebbia. A occidente un orizzonte sconfinato, nel quale emergono solo le torri del Modenese. A oriente, una pianura sconfinata fino all'Adriatico, visibile al sorgere del sole. Verso sud i primi colli dell'Appennino, coltivati e lussureggianti fino alla cima, popolati di chiese, di palazzi e di ville, come i colli del Vicentino. Era un cielo purissimo; non la più piccola nuvola; solo all'orizzonte una specie di nebbione secco »

Al piano terra della torre sono state ricollocate alcune botteghe di artigianato, per ricordare l'antica funzione commerciale di quest'area. Dal 28 novembre 2015 la torre degli Asinelli e la vicina Garisenda sono illuminate da uno speciale sistema di luci, che ne permette la visibilità da ogni angolo di Bologna.[8]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Le due Torri: Garisenda e degli Asinelli, cittadarte.emilia-romagna.it. URL consultato il 25/10/17.
  2. ^ a b Marco Poli, I nove secoli della torre Asinelli, marcopoli.it, 2009. URL consultato il 10 ottobre 2016.
  3. ^ Mario Piacentini, Appunti delle lezioni di termoluminescenza (PDF), 2015, p. 20.
  4. ^ Torre degli Asinelli Bologna, hotel-rimini.com. URL consultato l'11 novembre 2016.
  5. ^ Luigi Pepe, GUGLIELMINI, Giovanni Battista, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 60, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2003. URL consultato l'11 ottobre 2016.
  6. ^ Le due torri, sselmi.net. URL consultato l'11 ottobre 2016.
  7. ^ Dalla cima degli Asinelli, sselmi.net. URL consultato l'11 ottobre 2016.
  8. ^ Adesso le Due Torri sono inoltre illuminate Splende il simbolo della città (Bologna), Corriere di Bologna, 28 novembre 2015. URL consultato l'11 ottobre 2016.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Rocchetta della Torre degli Asinelli, a cura di Francisco Giordano (con testi di: R. Scannavini, F. Bergonzoni, S. Martinuzzi, F. Giordano), 1998, ed. Costa, Bologna;
  • Francisco Giordano, Un ascensore per la Torre degli Asinelli. Un secolo di proposte, in: "IL CARROBBIO", ed. Pàtron, XXV, 1999, Bologna;

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]