Pellegrino Laziosi

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Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando il frate cappuccino vissuto nel XIX secolo, anch'egli conosciuto come Pellegrino da Forlì, vedi Pellegrino Zattoni.
San Pellegrino Laziosi
Illustrazione del Santo presso il Santuario di Pietralba (BZ)
Illustrazione del Santo presso il Santuario di Pietralba (BZ)
Nascita 1265
Morte 1º maggio 1345
Venerato da Chiesa cattolica
Beatificazione 1609
Canonizzazione 1726
Ricorrenza 1º maggio
Patrono di Forlì (co-patrono) e degli ammalati di tumore, di quelli di AIDS e degli infermi per ogni altra malattia di particolare gravità

Pellegrino Laziosi, conosciuto anche come Pellegrino da Forlì (Forlì, 12651º maggio 1345), è stato un religioso italiano, venerato come santo dalla Chiesa cattolica. È considerato il santo più famoso e venerato dell'Ordine dei Serviti[1].

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di Berengario Laziosi e di Flora Aspini e nato in una famiglia ghibellina avversaria della Chiesa, partecipò alle lotte politiche contro i guelfi locali. Il pontefice inviò nelle terre di Romagna il Superiore generale dell'Ordine dei Servi di Maria, Filippo Benizi, che predicava nelle piazze per convincere i cittadini ad obbedire al Papa, ma venne espulso da Forlì. Pellegrino, tra i capi delle fazioni in lotta, lo dileggiò[2] ma poi si pentì e, raggiunto il Superiore generale fuori città, a Ronco, si gettò ai suoi piedi per chiedergli umilmente perdono.

Si convertì e, circa trentenne pregando sempre più la beata Vergine perché gli mostrasse la via della salvezza, entrò in quello stesso ordine. Dopo il noviziato e la professione a Siena, fu inviato nel convento di Forlì.

Quando aveva circa sessant'anni, fu afflitto da vene varicose che gli procurarono una gangrena alla gamba destra. Il medico del convento, Paolo Salaghi assieme ai suoi confratelli, decisero per l'amputazione. Ma la notte prima dell'operazione, trascinandosi verso il crocifisso, il monaco guarì miracolosamente. Si sparse la voce in città e il religioso acquisì fama di santità. Fu venerato già in vita come protettore delle malattie croniche e dei tumori.

Morì ottantenne il 1º maggio 1345 consunto dalla febbre; il suo corpo riposa presso la chiesa dei Servi di Maria a Forlì.

Culto[modifica | modifica wikitesto]

Oggi il suo corpo è custodito in una teca di cristallo posta nella basilica di San Pellegrino Laziosi, nel centro di Forlì.

Pellegrino Laziosi fu dichiarato beato da Papa Paolo V il 15 aprile 1609; il 27 dicembre 1726 fu canonizzato da Papa Benedetto XIII. La memoria liturgica è fissata dal Martirologio Romano al 1º maggio.

È venerato come "protettore degli ammalati di cancro". È inoltre il patrono degli ammalati di AIDS e di ogni altra malattia di particolare gravità.

Pellegrino Laziosi è co-patrono della città di Forlì, dove ancora oggi si svolge una fiera in suo onore, il 1º maggio di ogni anno, caratterizzata dalla vendita di cedri.

L'Ordine dei Servi di Maria ne celebra la festa nel giorno 4 maggio.

La casa natale e la grotta[modifica | modifica wikitesto]

La casa natale corrisponde all'attuale numero 15 di Via Giovita Lazzarini a Forlì. Una lapide, datata 27 dicembre 1951, recita: "SALUTI REVERENTE IL POPOLO / LA CASA IN CUI ALL'ITALIA AL MONDO / PELLEGRINO LAZIOSI / TUMULTUANTI LE FAZIONI UMANE / NACQUE GHIBELLINO E SANTO --- I FORLIVESI AL CONCITTADINO / I SERVI DI MARIA AL CONFRATELLO".

Sotto la casa è ancora presente una grotta, protetta da un cancelletto con lo stemma della famiglia Laziosi, nella quale Pellegrino si ritirava in preghiera.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Fu Pellegrino Laziosi, o da Forlì, il santo dell'Ordine oggi maggiormente conosciuto e venerato, da Le origini dei Servi di Maria.
  2. ^ La tradizione vuole che Pellegrino lo abbia schiaffeggiato: Santi, beati e testimoni: Pellegrino Laziosi

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Compendium vitae, virtutum, et miraculorum, necnon Actorum in Causa canonizationis B. Peregrini Latiosi Foroliviensis Ordinis Servorum B. Mariae Virginis. Ex Secretaria Congregationis Sacrorum Rituum, Roma 1726.

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