Santuario di Pietralba

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Santuario della Madonna di Pietralba
Wallfahrtsort Maria Weißenstein
Maria Weissenstein.jpg
Stato Italia Italia
Regione Trentino-Alto Adige Trentino-Alto Adige
Località Nova Ponente
Religione cattolica
Ordine Servi di Maria
Diocesi Bolzano-Bressanone
Consacrazione 1673
Inizio costruzione 1638
Sito web

Coordinate: 46°23′29.5″N 11°24′49.7″E / 46.391528°N 11.413806°E46.391528; 11.413806

Il santuario della Madonna di Pietralba (in tedesco Wallfahrtsort Maria Weißenstein, in ladino Santuarie de Baissiston) è uno dei principali santuari in Alto Adige, collocato a 1 520 m s.l.m., tra i paesi di Nova Ponente e Monte San Pietro (Petersberg).

Storia del santuario[modifica | modifica wikitesto]

Altra vista del santuario
Alcuni ex-voto presso il santuario
Vista invernale del santuario
Interno cappella Pellegrino Laziosi

Il santuario fu fondato nel 1553, dopo il ritrovamento della statuetta miracolosa, una Pietà in alabastro, effettuato da un contadino del luogo, Leonhard Weißensteiner (da cui il nome del santuario), al quale sarebbe apparsa la Vergine Maria, guarendolo dalla sua malattia. A titolo di ringraziamento, la Madonna gli avrebbe chiesto di erigere una cappella, dove coloro che lo volessero potessero andare a lodarla e invocarla. Tale cappella divenne ben presto molto frequentata, tanto che fu necessario costruire un edificio più grande; una vera e propria chiesa.

I lavori iniziarono nel 1638, furono completati nel 1654 e la sua consacrazione di questa chiesa costruita in stile barocco si ebbe nel 1673. Il convento fu invece costruito nel 1722. Questa nuova chiesa comprende tuttora una vetrata dove si può ammirare una statua della Madonna Addolorata con Gesù deposto dalla croce sulle sue ginocchia, la cappella originaria costruita da Leonhard, l'altare maggiore con foglie in oro e argento, affreschi di Adam Mölk, del Pussjäger, di Alfons Siber e di Franz Haider.[1] Il luogo fu rilevato nel 1718 dall'Ordine dei servi di Maria di Innsbruck. Nel 1787 il santuario fu soppresso dall'imperatore Giuseppe II e la statuetta fu trasferita a Laives; la chiesa fu profanata e adibita a deposito legname.

Nel 1836 il santuario, riacquistato dai servi di Maria di Innsbruck, torna a essere un luogo di preghiera; nel periodo fascista i monaci di lingua tedesca furono sostituiti con monaci di lingua italiana, appartenenti ai Servi di Maria di Vicenza, che lo curano ancora oggi.

Il 24 agosto 1885 una copia della statua della Madonna Addolorata fu nuovamente collocata nella chiesa, assieme a una processione che ha coinvolto oltre 130 sacerdoti e 15.000 credenti, con la presenza dell'allora vescovo della diocesi di Trento Giovanni Giacomo della Bona.[2] In occasione di una visita di papa Giovanni Paolo II,[3] il santuario fu elevato alla dignità di basilica minore. In preparazione del Giubileo del 2000 fu rinnovato l'ostello della gioventù e la casa del pellegrino.

Dal 1993 al 22 febbraio 2012, padre Lino Pacchin è stato il priore del santuario. Nel suo futuro i servi di Maria gli hanno affidato l'incarico di priore provinciale di tutti i santuari della Lombardia e del nord-est. Fisicamente padre Lino è stato spostato al santuario della Madonna di Monte Berico, a Vicenza.[4]

Tuttora presso il santuario vi è un unico e lungo corridoio con centinaia di ex-voto, ovvero le testimonianze di gratitudine della gente verso la Madonna. Tali corridoi danno l'unico accesso alla chiesa. Accanto alla basilica, si trova la cappella di San Pellegrino Laziosi, patrono dei malati di tumore, e un luogo denominato "penitenzieria" dove si ha la possibilità di potersi confessare quotidianamente o semplicemente per un colloquio sia in lingua italiana che quella tedesca.[1]

Da vedere[modifica | modifica wikitesto]

La cappella San Leonhard
Raffigurazione di Leonhard presso l'eremo

Oltre al santuario, risalendo per una ventina di minuti il sentiero nr. 4 in direzione est, è possibile raggiungere la cappella di Leonhard Weißensteiner, dove il santuario ebbe la sua origine, ovvero dove sarebbe apparsa la Vergine. Poco più in basso si trova il suo eremo, un piccolo e curioso luogo dove nel passato furono edificate anche altre piccole celle, di cui a oggi ne rimangono solo pochi resti. Da qui scendendo alcuni scalini si trova una piccola rientranza nella roccia, dove Leonhard cadde nel 1553.[1]

Dall'eremo inoltre si ha un'ottima visuale sulle cime dolomitiche che contornano la zona: il Catinaccio, la Marmolada e il Latemar.

Altre strutture[modifica | modifica wikitesto]

Luogo in cui Leonhard cadde

Oltre alla basilica, sono stati costruiti negli anni un albergo, la casa del pellegrino e l'ostello della gioventù. Inoltre vi è sempre la possibilità di pranzare presso un ristorante self-service e ristorarsi presso un bar.[1]

Pellegrini famosi[modifica | modifica wikitesto]

Tra tutti i pellegrini che si sono recati con fede al santuario spicca il nome di Albino Luciani (papa Giovanni Paolo I), il quale da bambino, assieme alla mamma Bortola e ai fedeli dell'agordino, partiva in pellegrinaggio per Pietralba. Di sua consuetudine vi trascorrerva le vacanze estive quando era ancora cardinale. Prenotò per l'ultima volta nell'agosto del 1978, ma alla morte di papa Paolo VI dovette partire per le solenni esequie papali e il successivo conclave che lo avrebbe eletto 263º successore di Pietro. Il 17 luglio 1988 si recò in pellegrinaggio al santuario della Madonna di Pietralba anche papa Giovanni Paolo II.[5] Nel 2003 lo stesso papa ha concesso l'indulgenza plenaria a coloro che visitano questo luogo sacro.[1]

Per raggiungere Pietralba[modifica | modifica wikitesto]

Con i mezzi[modifica | modifica wikitesto]

Il santuario di Pietralba in automobile da:

Esiste anche la possibilità di utilizzare mezzi pubblici.

A piedi[modifica | modifica wikitesto]

La più nota possibilità è di risalire lungo il sentiero che parte dalla chiesa parroocchiale di Laives lungo circa 11 chilometri e un dislivello totale 1290 metri. Inizialmente abbastanza ripido questo sentiero conduce sino alla cappella di San Pietro (ted. St. Peter am Kofel) dopo di che si passa il monte Franzenberg. Da qui in poi il più è fatto; si passa per il paese di Nova Ponente e si seguano le segnaletiche per raggiungere il santuario. Ogni anno si effettua in maniera solenne questo percorso a mo' di pellegrinaggio.[6]

Altra via per un pellegrinaggio inizia a Aldino seguendo il sentiero nr. 10 che in circa 2 ore e con un dislivello tatale di 410 metri lungo circa 6 chilometri conduce al santuario.[7]

Ogni anno centinaia di persone partono dalle valli del Trentino, Fornace in maggio e Fierozzo San Felice in settembre, in pellegrinaggio votivo a piedi compiendo più di 50 km verso il santuario partendo di notte.[8]

Il rapporto con la città di Laives[modifica | modifica wikitesto]

La statuetta della Madonna fu trasferita nel XVIII secolo nella chiesa di San Nicolò e Sant'Antonio abate a Laives. Tra il santuario e i cittadini di Laives c'è un'antica discussione che si basa appunto sulla statuetta: quando il santuario tornò in attività, venne fatta una copia della Madonnina e ancora oggi c'è il dubbio su quale sia quella autentica.[senza fonte]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e Notizie tratte dal volantino del posto: "Santuario Madonna di Pietralba"
  2. ^ Il santuario di Pietralba su Eggental
  3. ^ (EN) Catholic.org - Basilicas in Italy
  4. ^ L'addio di padre Lino su Alto Adige
  5. ^ Santuario di Pietralba
  6. ^ Sentiero dei pellegrini da Laives a Pietralba, su suedtirolerland.it
  7. ^ Pellegrinaggio verso Pietralba, su sentres.com
  8. ^ Da Fornace fino a Pietralba il pellegrinaggio è a piedi, su trentinocorrierealpi

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • (DE) Peter Stürz, Maria Weissenstein als Wallfahrtsmittelpunkt in Südtirol (Europäische Hochschulschriften, 16), Berna et al., Peter Lang, 1981. ISBN 3-261-04682-1
  • (DE) Josef Innerhofer, Der Papst in Südtirol - Dokumentation und Chronik über die Wallfahrt der Diözese Bozen-Brixen mit Papst Johannes Paul II. nach Weißenstein, Bolzano, Athesia, 1988. ISBN 88-7014-508-5
  • (DE) Ivo Ingram Beikircher, Von "Maria Weißenstein" zu "Santa Maria di Pietralba", in «Der Schlern», 77, 2003, pp. 28–30.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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