Pietro Passalacqua

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Jump to navigation Jump to search

Pietro Passalacqua (Messina, 1690Roma, 1748) è stato un architetto italiano tardobarocco la cui fama è legata soprattutto al rinnovamento della Basilica di Santa Croce in Gerusalemme.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nipote di Filippo Juvara, si trasferì a Roma dove fu allievo di Ludovico Gregorini (1661-1723) assieme al figlio di quest'ultimo Domenico Gregorini. Dopo la morte di Ludovico Gregorini (11 novembre 1723) Pietro Passalacqua rimase a fianco di Domenico che ereditò lo studio e le commesse del padre[1]. I due collaborarono strettamente nel rimanente della loro vita, tanto che è difficile riuscire a distinguere il contributo dell'uno o dell'altro dei due architetti nelle numerose attività alle quali presero parte.

Assieme a Domenico Gregorini, Pietro Passalacqua frequentò il cardinale Ottoboni. Nell'ambiente che gravitava attorno al cardinal Ottoboni Gregorini poté approfondire fra l'altro le proprie conoscenze nei campi della scenografia, del teatro[2] e della festa barocca[3]. Per il cardinale Ottoboni, Pietro Passalacqua svolse anche un'intensa attività di architetto insieme con Domenico Gregorini e Ludovico Rusconi Sassi, quest'ultimo architetto di fiducia del cardinale. Sempre con Gregorini, Passalacqua svolse numerosi altri lavori di sistemazione agli edifici del feudo di Fiano, ai palazzi vescovili di Albano e Velletri, Palazzo Sforza Cesarini a Genzano, numerose opere pubbliche A Roma, eccetera.

I due ricevettero numerosi incarichi anche dal cardinale Aldrovandi, all'epoca governatore di Roma. Per Aldrovandi effettuarono la ricostruzione del Teatro Tordinona[2] (1733) e la "Legnara Clementina", un deposito di legnami non più esistente (1734-35). Nel 1722 fu ammesso alla Congregazione dei Virtuosi al Pantheon con 14 voti favorevoli e 2 contrari[4]. I nomi di Passalacqua e Gregorini restano legati soprattutto al rinnovamento della basilica di Santa Croce in Gerusalemme (1741-44), una chiesa antichissima il cui restauro fu una delle ultime grandi imprese della Roma barocca. Morì nel 1748; la sua eredità fu raccolta in parte dal figlio Melchiorre.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ C. Varagnoli, «GREGORINI, Domenico (Domenico Paolo)». In: Dizionario biografico degli italiani, vol. LIX, Roma: Istituto della Enciclopedia italiana, 2002 (on-line)
  2. ^ a b Saverio Franchi, Drammaturgia romana: repertorio bibliografico cronologico dei testi drammatici pubblicati a Roma e nel Lazio: secolo XVII: 1280 testi drammatici ricercati e trascritti in schede; con la collaborazione di Orietta Sartori, Roma: Edizioni di storia e letteratura, 1988, pp. LXXXV-LXXXVI (Google libri)
  3. ^ Marcello Fagiolo (a cura di), Corpus delle feste a Roma, Vol. II: Il Settecento e l'Ottocento, Roma: De Luca, 1997, ISBN 88-8016-193-8
  4. ^ Giuseppe Bonaccorso e Tommaso Manfredi, I virtuosi al Pantheon, 1700-1758; con un saggio di Vitaliano Tiberia, Roma: Argos, 1998, p. 49, ISBN 88-85897-64-9

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autoritàVIAF (EN6131326 · ISNI (EN0000 0000 9314 9373 · GND (DE133744221 · ULAN (EN500001821 · CERL cnp01131042