Conformismo

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« Oltre agli obblighi cui siamo preparati, concernenti la restrizione pulsionale, ci sovrasta il pericolo di un condizione che potremmo definire "la miseria psicologica della massa". Questo pericolo incombe maggiormente dove il legame sociale è stabilito soprattutto attraverso l'identificazione reciproca dei vari membri. [...] La presente condizione di civiltà americana potrebbe offrire una buona opportunità per studiare questo temuto male delle civiltà, ma evito la tentazione di addentrarmi nella critica di tale civiltà; non voglio destare l'impressione che io stesso ami servirmi dei metodi americani. »
(Sigmund Freud, Il disagio delle civiltà)

Con il termine conformismo si fa riferimento a un atteggiamento o tendenza ad adeguarsi a opinioni, usi e comportamenti già definiti in precedenza e politicamente o socialmente prevalenti. Questo atteggiamento si può notare nei comportamenti più frequenti come nel modo di vestire o anche negli atteggiamenti comportamentali, o anche nelle idee e nei modi di pensare.

Questo atteggiamento viene definito in psicologia con il termine conformità.

L'atteggiamento conformista[modifica | modifica sorgente]

In ambito sociale si definisce conformista colui che, ignorando o sacrificando la propria libera espressione soggettiva in modo più o meno marcato, si adegua e si adatta nel comportamento complessivo, sia di idee e di aspetto che di regole, alla forma espressa dalla maggioranza o dal gruppo di cui è parte.

L'origine del conformismo risiede molto spesso nella radice animale dell'essere umano che attinge le sue paure dalla solitudine fuori dal branco. È una sorta di comportamento mimetico: l'individuo si nasconde nell'ambiente sociale nel quale vive, assumendone i tratti più comuni, in termini di modi di essere, di fare, di pensare. Il senso di protezione che ne deriva rafforza ulteriormente i comportamenti conformisti.

L'anticonformismo[modifica | modifica sorgente]

« [...] avevamo preso ad articolare la lotta [..] su specifici e concreti obiettivi antiautoritari e antiselettivi. In breve tempo otteniamo significativi risultati. I docenti accettano la discussione collettiva sull`impostazione dei corsi di studio e sulle loro stesse lezioni.

Gli studenti cessavano di essere la comunità di beoti e assumevano il ruolo critico di chi vaglia le cose prima di ingurgitarle, in pari tempo, i docenti si mettevano intelligentemente in discussione capendo che il loro potere non derivava più ex cathedra, ma dalla validità dei contenuti che proponevano. »

(Mario Capanna, Formidabili quegli anni)

L'atteggiamento opposto al conformismo viene definito anticonformismo e consiste quindi in un rifiuto delle idee e dei comportamenti prevalenti. Infatti, normalmente, le persone non conformiste hanno già sviluppato un livello di coscienza diverso che permette loro di poter sfidare i comportamenti comuni senza soffrirne.

Solitamente si hanno personalità non conformiste negli artisti, negli scienziati, nei filosofi, negli statisti e nei santi, quindi in tutti coloro che si danno la possibilità di libera espressione di se stessi fuori dalla forma già predefinita dall'ambito sociale e storico in cui vivono.

L'antropologo francese René Girard ha svolto uno studio approfondito delle dinamiche di imitazione reciproca tra gli esseri umani, che a livello sociale conducono appunto al conformismo e ad altri automatismi di notevole importanza. Nel quadro teorico di Girard, l'imitazione è la caratteristica fondamentale dell'essere umano (teoria mimetica). Girard rivela quindi che dietro ogni pretesa di anticonformismo si nasconde un altro comportamento conformista:[1] l'anticonformista, che non sopporta di ammettere la sua somiglianza con gli altri esseri umani, si appoggia alla massa per sollevarsi al di sopra di essa, ma in questo movimento si lascia ispirare (imita, si conforma a...) quegli "anticonformisti" che lo hanno preceduto, nel suo o in altri campi e inoltre dimostra la sua dipendenza da quella massa che disprezza tanto: senza massa da cui distinguersi, non si ha niente da cui distinguersi.

Conformismo e obbedienza[modifica | modifica sorgente]

In psicologia sociale, accanto al concetto di conformismo, vi è quello di obbedienza, laddove l'obbedienza implica anche conformismo. È attraverso la socializzazione che le persone imparano a conformarsi a certe norme e a obbedire a certe figure di autorità. A tal proposito Stanley Milgram ha proposto quattro concetti chiave con i quali mettere in evidenza tali assunti. Questi concetti si ravvisano in: gerarchia (fra persone di status diseguale vige usualmente un rapporto di obbedienza, fra persone di pari status emerge il conformismo), imitazione (l'obbedienza non comporta imitazione, il conformismo sì), contenuto esplicito (comandi espliciti si associano all'obbedienza, richieste tacite ed implicite presuppongono conformismo) e volontarietà (chi obbedisce fa riferimento all'obbedienza nello spiegare il loro comportamento, chi si conforma fa riferimento alla volontarietà). Tali concettualizzazioni sono state criticate per la loro riduttività, ma al contempo danno una visione efficace del rapporto tra conformismo e obbedienza.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ René Girard, Il pensiero rivale, Transeuropa

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Angelica Mucchi Faina, Il conformismo, Il Mulino, 1998
  • Fathali M. Moghaddam, Psicologia sociale, Zanichelli, 2002

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