Cappella Paolina

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Cappella Paolina
Cappella dei Santi Pietro e Paolo
Città del Vaticano, Sala Regia - Parete meridionale.jpg
Parete meridionale della Sala Regia, con il portale della cappella Paolina.
Stato Città del Vaticano Città del Vaticano
Località Roma
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Titolare Pietro apostolo, Paolo apostolo
Diocesi Diocesi di Roma (Vicariato Generale dello Stato della Città del Vaticano)
Consacrazione 20 gennaio 1540
Architetto Antonio da Sangallo il Giovane
Inizio costruzione 1537
Completamento 1540

La cappella dei Santi Pietro e Paolo, più conosciuta con il nome di cappella Paolina, derivato da papa Paolo III, che la fece progettare, costruire e affrescare, è una cappella del Palazzo Apostolico nella Città del Vaticano.[1]

Aveva funzioni di cappella "parva" palatina, cioè piccola in contrapposizione alla cappella "magna", cioè la Cappella Sistina. Qui si esponeva il Santissimo Sacramento e, fino al 1670, veniva utilizzata durante il conclave per raccogliere i voti,[2] in virtù della vicinanza con la Cappella Sistina, dalla quale è separata solo dalla Sala Regia.[3]

Attualmente, la cappella è chiusa al pubblico e al di fuori del percorso dei Musei Vaticani in quanto luogo di culto privato del papa.[4] Durante il conclave, essa è il luogo da cui parte la processione dei cardinali elettori diretta alla cappella Sistina[5] e in cui, dopo il canto del Te Deum, il pontefice neoeletto sosta in preghiera personale prima di affacciarsi alla loggia delle benedizioni della basilica vaticana.[6]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

La costruzione e la realizzazione dell'apparato decorativo[modifica | modifica wikitesto]

Papa Paolo III Farnese venne eletto nel 1534; egli volle la realizzazione, all'interno del Palazzo Apostolico, di una cappella da affiancarsi a quella costruita da Sisto IV, per la custodia del Santissimo Sacramento.[7]

Veduta dalla cupola di San Pietro del Palazzo Apostolico: la cappella Paolina è in basso a destra.

Il progetto venne affidato all'architetto Antonio da Sangallo il Giovane, che Paolo III aveva nominato nel 1536 architetto di tutte le fabbriche pontificie;[8] la costruzione iniziò nel 1537 per terminare tre anni dopo, nel 1540. Il 25 gennaio 1540, memoria liturgica della Conversione di San Paolo, la cappella venne solennemente consacrata dal pontefice e dedicata a San Paolo apostolo.[9]

Appena concluso il lavoro al Giudizio universale nella Cappella Sistina, Paolo III incaricò Michelangelo, ormai ultrasessantenne, di decorare la cappella con affreschi, con storie dei primi apostoli. L'artista lavorò all'opera lentamente, per quanto gli era possibile tra acciacchi e impedimenti, mentre contemporaneamente lavorava alla tomba di Giulio II, terminata nel 1545.[10] L'artista dipinse per la cappella Paolina due affreschi: il primo raffigurante la Conversione di Saulo, realizzato tra il 1542 e il 1545; il secondo la Crocifissione di Pietro, realizzato tra il 1546 e il 1550.[11]

La decorazione della cappella venne poi completata durante il pontificato di Gregorio XIII da Lorenzo Sabbatini e Federico Zuccari, che raccontano altri episodi salienti della vita dei santi Pietro e Paolo. In quell'epoca vennero anche approntati decori in stucco dorati e policromi della volta, simili a quelli contemporanei dispiegati nella Galleria delle Carte Geografiche.[1] Con i pontefici successivi, in particolare al tempo di Alessandro VIII (1690) e poi di Benedetto XIV (1741), si ebbero interventi relativi alla parete di controfacciata e alla sistemazione dell'area presbiterale.[9]

Restauri successivi[modifica | modifica wikitesto]

Restauri e rifacimenti importanti si registrarono ancora sotto i pontificati di Benedetto XIV (1741, pulitura generale dei dipinti e degli stucchi ad opera di Domenico Spolia), Pio IX (1855-1856, nuova pulitura degli affreschi e realizzazione dell'affresco in controfacciata di Annibale Angelini), Leone XIII (rifacimento degli affreschi dell'abside e restauro della volta) e Pio XI (restauro degli affreschi di Michelangelo sotto la direzione di Biagio Biagetti).[9]

L’ultimo intervento di rilievo è stato quello di Paolo VI (1974), effettuato in vista del Giubileo del 1975 sotto la direzione di Luigi e Giovanni Carbonara, che ha visto il radicale riordino dello spazio presbiterale in adesione alle abitudini liturgiche divenute comuni negli anni seguenti il Concilio Vaticano II, mediante la sostituzione dell'altare rivolto al tabernacolo con un nuovo altare staccato dalla parete, di forma ovale, sul quale celebrare guardando i fedeli. Venne inoltre eliminata la balaustra in legno per la comunione e collocato al suo posto un ambone in marmo scolpito. Il pavimento fu ricoperto da una moquette rossa, e così le pareti laterali fino all'altezza degli affreschi.[12]

Il restauro del 2002-2009[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2002 è iniziato un importante restauro della cappella diretto da Arnold Nesselrath, finanziato dai Patrons of the Arts e condotto dal Laboratorio Restauro Dipinti dei Musei Vaticani sotto la supervisione di Maurizio De Luca; l'intervento ha interessato il recupero delle cromie originarie degli stucchi e degli affreschi, in particolare dei due dipinti di Michelangelo, dei quali si sono occupati direttamente De Luca (Crocifissione di Pietro) e Maria Ludmila Pustka (Conversione di Saulo), con la rimozione dovute a manomissioni successive.[13]

Inoltre, durante i lavori è stato rimosso il rifacimento risalente al pontificato di Paolo VI: si è provveduto, con l'approvazione di papa Benedetto XVI che ha visitato il cantiere il 25 febbraio 2009, a ricomporre il vecchio altare marmoreo, staccandolo però dalla parete di fondo così da rendere possibile la celebrazione eucaristica sia “versus populum” che “versus crucem”; è stato tolto l'ambone e rimessa al suo posto la balaustra. Rimossa la moquette che copriva sia la parte inferiore delle pareti, sia il pavimento, quest'ultime sono state restituite al loro aspetto originale.[4]

Infine sono stati restituiti il pavimento marmoreo dell'epoca di Gregorio XVI e la zoccolatura delle pareti in finto marmo, realizzata sotto Pio IX, ed è stato realizzato un sofisticato e complesso impianto di illuminazione a LED con luce bianca con corpi illuminanti non visibili dal piano della cappella ad eccezione di quelli relativi agli otto angeli dadofori.[14][15]

Il restauro è stato presentato il 30 giugno nella Sala Regia del Palazzo Apostolico con l'intervento, tra gli altri, del cardinale Giovanni Lajolo, presidente del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano e di Antonio Paolucci, direttore dei Musei Vaticani.[2]

Nell'Anno Paolino, la cappella è stata riaperta al culto il 4 luglio 2009 con la celebrazione dei primi vespri solenni della XIV domenica del Tempo ordinario, presiedutivi dal papa Benedetto XVI.[16]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Ubicazione[modifica | modifica wikitesto]

La cappella Paolina si trova nella prima loggia (primo piano) del Palazzo Apostolico;[17] adiacente alla sala Regia, è situata parallela alla facciata della basilica di San Pietro, poggiante su un arco voltato a botte, con l'abside inglobata dentro l'edificio della basilica, al disopra della Pietà.[18] Si accede all'ambiente tramite un portale che si apre nella parete meridionale della sala Regia, con timpano triangolare marmoreo sorretto da due colonne corinzie dello stesso materiale.[19]

Navata[modifica | modifica wikitesto]

Michelangelo, Conversione di Saulo

La cappella è a navata unica, coperta con volta a padiglione lunettata e illuminata da una trifora a lunetta semicircolare sulla parete di destra e da due aperture circolari nella volta. Quest'ultima venne decorata da Perin del Vaga a partire dal 1542 e successivamente più volte modificata; il suo aspetto attuale è dovuto agli interventi del 1935-1936 e vede, incorniciati da stucchi, otto affreschi di Federico Zuccari, quattro tondi e quattro vele, raffiguranti Scene della vita degli apostoli Pietro e Paolo e, al centro, la Gloria di San Paolo.[1]

Ai lati del portale d'accesso, a ridosso della controfacciata, si trovano a sinistra un confessionale ligneo intagliato del XX secolo e, a destra, una preziosa acquasantiera; quest'ultima venne donata nel 1877 dalla Guardia nobile a papa Pio XI ed è costituita da un basamento in marmo nero di Aquitania sul quale poggiano due putti in bronzo che reggono una vasca in marmo rosso antico di Turchia.[20]

Ai quattro angoli delle pareti della navata trovano luogo quattro coppie di angeli dadofori, in stucco, realizzati tra il 1580 e il 1581 da Prospero Antichi.[21] Le pareti sono decorate con affreschi; mentre in controfacciata si trova un trompe-l'œil raffigurante una finta architettura, opera di Annibale Angelini, le due pareti laterali presentano ciascuna tre affreschi intervallati da lesene corinzie scanalate: gli affreschi della parete di destra sono incentrati sulla figura dell'apostolo Pietro e raffigurano al centro la Crocifissione di san Pietro di Michelangelo (1546-1550),[22] verso la controfacciata la Caduta di Simon Mago di Lorenzo Sabatini (1573-1576) e verso il presbiterio il Battesimo del centurione Cornelio di Federico Zuccari (1580-1585 circa); gli affreschi della parete di sinistra, invece, sono incentrati sulla figura dell'apostolo Paolo e raffigurano al centro la Conversione di Saulo di Michelangelo (1542-1545), affiancata dai due dipinti di Lorenzo Sabatini (1573-1576) Lapidazione di Santo Stefano verso la controfacciata, e Battesimo di Paolo in casa di Anania verso il presbiterio.[9]

In un periodo caratterizzato dal costante pensiero della morte Michelangelo eseguì la sua ultima opera pittorica, l'affresco della cappella Paolina. I due dipinti di grande formato realizzati dal 1542 e 1550 hanno per tema la conversione di Saulo e la crocifissione di San Pietro. La scelta dei soggetti rimandava duplicemente alla figura del committente, Papa Paolo III: il nome del Papa era simbolo della sua devozione verso San Paolo, mentre il suo ruolo di pontefice massimo rimandava a San Pietro. L'affresco della conversione di Saulo stabiliva quindi un parallelismo tra l'elezione del Papa ad opera del conclave e la chiamata di Saulo, avvenuta per l'intervento diretto di Cristo. A ciò si contrapponeva, con la crocifissione di San Pietro, l'immagine del martirio come conseguenza radicale della vita apostolica al servizio di Gesù. Realizzato per primo, l'affresco della parete sinistra rispetto all'ingresso della cappella è ispirato alla storia della conversione di Saulo narrata negli Atti degli apostoli. Michelangelo ambienta la scena della folgorazione di Saulo in un paesaggio collinare; oltre la linea dell'orizzonte, presso il margine destro del dipinto, si riconosce il profilo sfumato della città di Damasco. Diversamente dalla tradizione, la figura di Saulo precipitato a terra non occupa il centro della composizione, costituito invece dalla figura del cavallo che galoppa verso lo sfondo. Michelangelo procede a una rigorosa suddivisione del campo figurativo tra la zona celeste e la zona terrestre. In cielo è raffigurata, con un audace scorcio prospettico, la figura sospesa di Cristo, circondata da numerose figure perlopiù nude. Alcune di queste, interpretabili certamente come angeli e santi, sono rivolte al folgorante raggio di luce che, partendo dal braccio destro teso di Cristo, raggiunge la terra e semina il panico tra gli uomini, che se ne ritraggono inorriditi. Tra le poche figure che non reagiscono con terrore all'apparizione della luce divina, vi è un uomo alla sinistra di Paolo, raffigurato nell'atto di prestargli soccorso. Lo sguardo di Cristo è rivolto alla porta d'ingresso e al visitatore che la varca, mentre il suo braccio teso indica verso l'altare, dove il sacrificio di Cristo giunge a compimento con l'esposizione dell'ostia consacrata. Il volto di Saulo è autoritratto dell'artista, l'unico in una figura di centrale importanza (gli altri autoritratti erano in figure secondarie). La crocifissione di San Pietro fu realizzata tra il 1546 del 1550. Nella tradizione iconografica del tempo, la scena del martirio di Pietro si atteneva strettamente alla narrazione degli eventi: al centro del quadro veniva rappresentata la croce piantata a rovescio con il corpo di Pietro a testa in giù; spesso vi erano elementi che rimandavano a Roma, luogo dell'avvenimento, come la piramide Cestia o l'obelisco Vaticano. Michelangelo rompe radicalmente con questa tradizione: la croce non è ancora stata eretta, non vi sono segni che possono dare all'evento una collocazione geografica. Inoltre, l'artista rende la scena ancora più dinamica raffigurando la croce che attraversa, in posizione fortemente diagonale, tutto il campo figurativo. Pietro, disteso sulla croce, solleva vigorosamente la testa e rivolge lo sguardo all'osservatore: gli guarda infatti verso la porta della cappella, da dove deve entrare il Papa, e sembra quasi dirgli di ricordarsi del suo ruolo, quello di suo successore. Il dipinto non rappresenta una vera crocifissione, ma un offertorio, poiché San Pietro si offre spontaneamente, in quanto Michelangelo non rappresentò le mani e i piedi trapassati dei chiodi: il recente restauro ha dimostrato che sono stati raggiunti successivamente. Inoltre Pietro non presenta ferite sul corpo. Nella cappella Paolina l'esposizione dei corpi nudi fu considerata indecorosa, tuttavia le nudità degli angeli nella conversione di Saulo non suscitò lo scandalo causato dai nudi del Giudizio Universale e venne ritoccata senza troppi clamori. Molti furono i giudizi negativi che riguardavano i rapporti proporzionali delle figure, talvolta fortemente innaturali. È il caso del possente braccio destro di Cristo nella conversione di Saulo, decisamente sovradimensionato rispetto al corpo; le creature angeliche che circondano il Cristo sono sensibilmente più piccole rispetto alla figura centrale. Nella crocifissione di San Pietro invece, le dimensioni di Pietro risultano eccessive. Infatti Michelangelo, prima della realizzazione degli affreschi, aveva detto che avrebbe dipinto "figure mal contente", ed è quindi possibile che abbia lasciato sfogo al suo sarcasmo proprio nella cappella che rappresentava il cuore del cerimoniale vaticano: l'incarico affidatogli era troppo rilevante.

Abside[modifica | modifica wikitesto]

La navata termina con l'abside, a pianta rettangolare, illuminata da una lanterna a pianta circolare che si apre al centro della volta, quest'ultima caratterizzata da una ricca decorazione in stucco a lacunari; nella parete di fondo, in alto, vi è, all'interno di una cornice in stucco, una lapide marmorea quadrata che reca in lingua latina la frase di San Paolo Mihi [enim] vivere Christus est et mori locom (in italiano: Per me [infatti] il vivere è Cristo e il morire un guadagno - Lettera ai Filippesi 1,21).[1]

A ridosso della parete fondale vi è l'altare della cappella; questo è in marmi policromi, con timpano triangolare poggiante su un elaborato cornicione sorretto due coppie di colonne corinzie lisce; al centro, si trova una pala raffigurante la Trasfigurazione di Gesù, opera di Simone Cantarini che la realizzò nel 1645, ricollocata nell'ancona nel 2009, dopo che era stata rimossa da papa Leone XII per far posto ad un'immagine della Mater Boni Consilii. Alle spalle della mensa, leggermente staccata dal dossale e ripristinata durante i restauri del 2004-2009 in luogo di quella degli anni 1970, si trova il tabernacolo di notevoli dimensioni, del XVIII secolo, sormontato da un pregevole Crocifisso di fine Settecento con croce in legno d'ebano, corpo del Cristo in avorio e decorazioni in bronzo dorato.[20]

L'area presbiterale, ad eccezione della zona in cui si trova la mensa, non è rialzata rispetto al resto della cappella, ma è delimitata da una balaustra lignea risalente agli interventi di restauro condotti sotto il pontificato di papa Leone XIII; la pavimentazione presenta inserti marmorei policromi geometrici, con al centro lo stemma di papa Leone XIII che sostituisce quello originario di Paolo V Borghese.[1]

Organo a canne[modifica | modifica wikitesto]

Nella sacrestia della cappella, alla quale si accede tramite una porta che si apre nella parete di destra della cappella, si trova l'organo a canne, costruito dalla ditta organaria Pinchi nella seconda metà del XX secolo e già in opera al tempo del restauro del 1974.[20]

Lo strumento è collocato a ridosso della parete meridionale dell’ambiente e la sua mostra, ceciliana, è costituita da canne di Principale disposte ad ala fuori cassa, quest’ultima limitata al basamento. La consolle, indipendente, dispone di due tastiere di 61 note ciascuna e pedaliera concavo-radiale di 32 note, con i registri, le unioni e gli accoppiamenti azionati da placchette a bilico poste sopra il secondo manuale. L’organo è a trasmissione elettropneumatica e consta di 13 registri.[20]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e Cappella Paolina su vatican.va, Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice. URL consultato il 22 giugno 2014.
  2. ^ a b Arnold Nesselrath, Il restauro della Cappella Paolina lascia aperti ancora molti interrogativi. Un capolavoro annerito da migliaia di candele in L'Osservatore Romano, 30 giugno-1 luglio 2009. URL consultato il 22 giugno 2014.
  3. ^ Giuseppe Frangi, La Cappella Paolina di Michelangelo su 30giorni.it, 30Giorni. URL consultato il 22 giugno 2014.
  4. ^ a b Sandro Magister, Riaperta al culto la Cappella Paolina. Con due novità su chiesa.espresso.repubblica.it, chiesa.espressonline.it, 6 luglio 2009. URL consultato il 22 giugno 2014.
  5. ^ L'Ingresso in Conclave e il Giuramento su conclave.it. URL consultato il 22 giugno 2014.
  6. ^ L'ossequio e l'obbedienza degli elettori, l'annuncio al popolo e la benedizione su conclave.it. URL consultato il 22 giugno 2014.
  7. ^ G. Vasari, p. 702.
  8. ^ Cordini, Antonio, detto Antonio da Sangallo il Giovane su treccani.it, Treccani, il portale del sapere. URL consultato il 22 giugno 2014.
  9. ^ a b c d Storia della Cappella Paolina su mv.vatican.va, Musei Vaticani. URL consultato il 22 giugno 2014.
  10. ^ F. Tuena (a cura di), p. 42.
  11. ^ Michelàngelo Buonarroti su treccani.it, Treccani, il portale del sapere. URL consultato il 22 giugno 2014.
  12. ^ Valerio Gigante, L'opera "restauratrice" di Benedetto XVI sulla Cappella Paolina su adistaonline.it, Adista. URL consultato il 22 giugno 2014.
  13. ^ Maurizio De Luca, Il restauro della Cappella Paolina su mv.vatican.va, Musei Vaticani. URL consultato il 22 giugno 2014.
  14. ^ Pier Carlo Cuscianna, La Cappella Paolina su mv.vatican.va, Musei Vaticani. URL consultato il 22 giugno 2014.
  15. ^ Vittoria Cimino, Illuminazione della Cappella Paolina su mv.vatican.va, Musei Vaticani. URL consultato il 22 giugno 2014.
  16. ^ Celebrazione dei Vespri in occasione della riapertura della Cappella Paolina del Palazzo Apostolico Vaticano - Omelia del Santo Padre Benedetto XVI su vatican.va, Libreria Editrice Vaticana. URL consultato il 22 giugno 2014.
  17. ^ Avvisi dell'Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche su press.vatican.va, Sala Stampa della Santa Sede, 9 marzo 2013. URL consultato il 22 giugno 2014.
  18. ^ Peter Schweizer, Vatican - way from Sistine Chapel to St. Peter's Basilica su google.com. URL consultato il 22 giugno 2014.
  19. ^ G. Moroni, p. 22.
  20. ^ a b c d Prefettura della Casa Pontificia, Arredamento liturgico della Cappella Papale Paolina su mv.vatican.va, Musei Vaticani. URL consultato il 22 giugno 2014.
  21. ^ Antichi, Prospero, detto il Bresciano su treccani.it, Treccani, il portale del sapere. URL consultato il 22 giugno 2014.
  22. ^ C. Gamba (a cura di), p. 172.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Coordinate: 41°54′09.4″N 12°27′17.01″E / 41.902611°N 12.454726°E41.902611; 12.454726