Porti della Repubblica di Siena

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1leftarrow blue.svgVoce principale: Repubblica di Siena.

Possedimenti della Repubblica di Siena nella Maremma Grossetana tra i secoli XV e XVI

La Repubblica di Siena nella sua progressiva crescita territoriale vide i suoi confini espandersi specialmente nei territori della Toscana meridionale dell’attuale provincia di Grosseto. Il possesso di uno “sbocco sul mare” da parte di Siena fu quindi una naturale continuazione della sua politica espansionistica e commerciale nella Maremma Grossetana con la conquista dei porti di Talamone, Porto Ercole e Porto Santo Stefano[1][2][3].

Al fine di assicurarsi un accesso al traffico marittimo ed una rete commerciale competitiva, già nel XIII secolo Siena tenta di assicurarsi l’uso del porto fluviale di Grosseto. Tuttavia lo scalo, spazzato via nel corso del Trecento dalla violenta piena che allontanò il corso dell’Ombrone dalla città, non ebbe di fatto mai sviluppo, anche per l’errata politica economica senese e per la mancanza di un retroterra produttivo[4].

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Acquisto e crescita di Talamone[modifica | modifica wikitesto]

«Tu li vedrai tra quella gente vana

che spera in Talamone, e perderagli

più di speranza ch'a trovar la Diana;

ma più vi perderanno li ammiragli»

(Divina Commedia, Purgatorio - Canto tredicesimo, vv. 151-154.)

Nel maggio del 1303, l’abate del monastero di San Salvatore frate Ranieri, giunse a Siena proponendo al governo dei Nove l’acquisto dei terreni di proprietà del monastero (anche se allora erano però occupati militarmente dai Conti di Santa Fiora) tra cui Talamone e Castiglion di Val d’Orcia[5].

Dopo una difficile contrattazione, il 10 settembre 1303 fu firmato il contratto d’acquisto. Al prezzo di 900 fiorini d’oro il porto di Talamone, la Contrada di Valentina e Castiglion di Val d’Orcia vennero venduti alla Repubblica di Siena che poneva sotto la sua protezione anche il monastero.

Possedimenti costieri della Repubblica di Siena dall'acquisto di Talamone al 1559

Il possesso di uno sbocco sul mare venne festeggiato ampiamente a Siena, speranzosa di incrementare così i suoi commerci, nonostante risentissero per le conseguenze negative che il fallimento della Gran Tavola dei Bonsignori aveva causato nelle relazioni con la Francia e l’Italia settentrionale.

Nel maggio del 1304 venne istituita una balìa di tre cittadini senesi che si occupassero delle necessità del porto di Talamone e di comunicarle a Siena.

Torre di Collelungo fatta costruire dalla Repubblica di Siena per migliorare il sistema difensivo del litorale prossimo a Grosseto

Si doveva a questo punto decidere la strategia da tenere riguardo al porto. Il Consiglio generale della Campana era diviso su due idee contrapposte rappresentate rispettivamente da Mignanello dei Mignanelli e da Cione di Alemanno dei Piccolomini. Il primo sosteneva che il governo dei Nove dovesse avere la piena autorità nei lavori, mentre il secondo sosteneva che fosse necessario accordarsi con i Genovesi per il corretto sviluppo del porto vista l’inesperienza dei senesi negli affari marittimi.

Si decise di evitare intromissioni esterne gestendo direttamente lo scalo[6].

Dal 1305 vennero finanziati lavori di rifacimento per le mura del porto, migliorate le strade, creato un ponte e rifatto il cassero mentre, per evitare possibili inimicizie con i Conti di Santa Fiora vennero stabiliti con precisione i confini. L’anno successivo venne posto il bando per la gabella delle saline che avrebbe dovuto fornire metà del prodotto al Comune poiché di sua proprietà.

Su segnalazione di tre cittadini senesi inviati sul posto, nel 1309 vennero effettuate migliorie sia al castello, sia al porto per rendere più facile l’approdo dei marinai grazie a pontili di legno, oltre che l’inizio dei lavori per la costruzione di un faro.

A seguito all'adesione alla lega guelfa toscana, resa possibile grazie al mutamento politico imposto dai Nove che allontanò la città dall’impero, Siena si trovò allora ad essere alleata con Firenze. Date le crescenti inimicizie esistenti verso la ghibellina Pisa, il governo fiorentino stipulò il 17 agosto 1311 un accordo con la Repubblica senese per il passaggio di tutte le loro merci via mare da Talamone[7].

Difficoltà di gestione e concessione del porto di Talamone[modifica | modifica wikitesto]

Con la discesa dell’Imperatore Arrigo in Toscana si registrarono varie rappresaglie contro i mercanti fiorentini a Genova e, probabilmente per il medesimo motivo di danneggiare il commercio fiorentino, alcuni fuoriusciti senesi ghibellini assaltarono Talamone nel 1312; in quel momento senza difese.

Ci vollero due anni alla Repubblica di Siena per riottenere il controllo del porto.

Le Mura di Talamone vennero restaurate e migliorate già dal 1305 per volere della Repubblica di Siena

Tuttavia già nel 1320 si registra una nuova aggressione, stavolta da parte di fuoriusciti genovesi, che saccheggiarono Talamone di una grossa quantità di grano diretta verso Siena, gravata in quel periodo da una carestia.

Negli anni seguenti il Comune di Siena si impegnò nel prendere le misure necessarie per evitare nuove incursioni straniere, insieme al conferimento di privilegi agli abitanti del porto in modo da incentivare la crescita della popolazione di Talamone. Nonostante gli sforzi, il popolamento e la messa in sicurezza dello scalo risultarono un fallimento vista anche la presenza pressante della malaria. Il porto fu costretto a subire una nuova occupazione ostile nel 1328 da parte dell’armata del re di Sicilia che tentò di prendere pure Grosseto.

Data l’impossibilità di gestire in modo fruttuoso il porto, il governo dei Nove optò per la concessione di Talamone in affitto al Duca di Calabria tramite il suo vicario ducale.

Nel 1339 venne data la concessione del porto per 8 anni al genovese Manfredi del Fiesco, conte di Lavagna. Tuttavia a causa di alcune violazioni dei patti, il contratto venne annullato e lo scalo marittimo tornò al controllo diretto di Siena.

A seguito di nuovi scontri contro i pisani per l’influenza su Lucca, Firenze rinnovò gli accordi con la Repubblica di Siena per i diritti dei mercanti fiorentini nel porto di Talamone nel 1340; situazione che si ripeté nel 1356.

Rocca medievale di Talamone

Venuta a sapere del trattato con Firenze, Pisa minacciò di occupare il porto e tentò a più riprese di assaltarlo, fallendo grazie anche all’impegno di Firenze nel proteggere i suoi commerci marittimi.

Tuttavia una volta firmata la pace con Pisa nel 1364, i mercanti fiorentini preferirono lasciare il più lontano porto senese in favore di quello pisano, nonostante la pressione esercitata da Siena per mantenere comunque il traffico commerciale di Firenze[8].

In un periodo di forte instabilità politica senese, si deliberarono quindi ancora maggiori privilegi a chiunque volesse abitare a Talamone e ne coltivasse i terreni ed a i mercanti di passaggio, così da rimediare al danno causato dalla perdita del traffico marittimo fiorentino. L’intera zona della Maremma senese venne però trascurata gravemente e a causa della forte emigrazione la popolazione di Talamone, Magliano e Grosseto era ormai decimata.

In questa situazione nel 1375 il litorale senese subì vari saccheggi dalle truppe pisane, che in seguito occuparono Talamone insieme alle milizie papali. A causa di contrasti tra Siena ed il papato per il sostegno dato a Perugia nelle sommosse contro lo Stato Pontificio, l’occupazione papale durò fino al 1378, anno in cui la Repubblica di Siena riacquistò il controllo del porto pagando una ingente somma di denaro a Urbano VI.

L’anno seguente, a causa dei conflitti con pisani e genovesi per il controllo della Sardegna, i Catalani conclusero un trattato con la Repubblica di Siena per l’utilizzo del porto di Talamone, garantendo ai loro mercanti gli stessi diritti che vennero garantiti ai fiorentini, ma con dazi inferiori.

Una volta che lo scalo senese venne lasciato dai Catalani, non riuscendo Siena a coprire con il commercio marittimo le spese per la difesa e le guardie, nel 1385 si decise di concedere l’affitto del porto ad una società che si occupasse pure del mantenimento delle strutture difensive.

Nel 1399 vennero deliberate varie misure per il risanamento della Maremma e la bonifica delle terre di Grosseto, in modo da sfruttare finalmente a pieno la grande fertilità delle zone in agricoltura.

Con la conquista di Livorno nel 1404 e quella di Pisa nel 1406 da parte di Firenze, divenne dunque più pressante per Siena l’ammodernamento di Talamone per evitare la decadenza del porto. In quegli anni re Ladislao di Napoli cercò di portare la Repubblica di Siena dalla sua parte in funzione antifiorentina, ma visto il rifiuto dei senesi il re di Napoli attaccò Talamone insieme ai Genovesi nel 1410. Con grande sforzo e con l’aiuto di Firenze e Francia, Siena riuscì a riconquistare l’approdo ed il castello nel dicembre dello stesso anno[9].

Conquista di Porto Ercole e Porto Santo Stefano[modifica | modifica wikitesto]

Porto Ercole ed il territorio del Monte Argentario, compreso il minore Porto Santo Stefano, vennero conquistati dalla Repubblica di Siena al tempo della venuta in Toscana del re di Napoli Ladislao nel 1409.

I danni causati dall’occupazione genovese furono ingenti ed il Consiglio Generale della Campana approvò nel 1411 che venissero fatti i lavori di riparazione necessari, e lo stesso successe nel 1416 con Orbetello da poco conquistata.

Porto Ercole con la Rocca voluta dagli Aldobrandeschi e poi curata ed ampliata sotto la Repubblica di Siena

Il ritorno dei Catalani nello scalo senese nel 1436 rappresentò un fatto positivo e, con il trattato firmato dalle parti, la Repubblica di Siena si impegnò a mantenere le strade per Grosseto in buono stato così come il ponte del porto. Il commercio poté rifiorire e l’anno successivo si registrò la visita anche del principe Alfonso d’Aragona.

Date le ingenti spese che portava il Porto Ercole al Comune di Siena, nel 1441 venne dato in concessione ad Agnolo Morosini con l’impegno di quest’ultimo di costruirci fortificazioni e strutture difensive sia nello scalo, sia nella zona del Monte Argentario.

Nel 1460 il territorio andò in concessione ad una società commerciale di cittadini senesi. Questi si impegnarono verso Siena di rendere abitabile la zona di Porto Ercole (concedendo agli abitanti gli stessi privilegi che avevano i cittadini di Talamone), costruendo una nuova torre ed anche un magazzino.

Viste le pessime condizioni in cui versava Porto Ercole, per volontà del Consiglio della Campana venne ritirata la concessione alla società commerciale nel 1474. La Repubblica inviò dei fanti di guardia e due castellani per occuparsi con maggiore attenzione delle necessità dello scalo e risolvere il problema della mancanza di abitazioni per i cittadini.

Il 30 gennaio del 1474 si ha l’unica notizia di una nave senese, costruita in uno dei porti della maremma senese dal mercante Francesco Benedetti da Perpignano che ottenne dal Comune la licenza di poter issare la bandiera della Repubblica di Siena[10].

Declino della Repubblica di Siena[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Occupazione pontificia della Maremma Senese.
Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Presa di Porto Ercole.
Torre costiera della Maddalena, costruita per volere della Repubblica di Siena durante il XV secolo per potenziare il sistema difensivo del versante occidentale del Monte Argentario

Nel 1476 una grave pestilenza colpì i porti di Talamone e Porto Ercole, decimando la popolazione di tutta l’area grossetana, impoverita successivamente dalla sosta dell’esercito reale napoletano in quelle terre che si stavano appena ripopolando.

Dal 1480 la Repubblica decise di intervenire sui porti cercando di incentivare il ritorno dei cittadini emigrati durante la peste. Porto Ercole conobbe in questo periodo un buon flusso commerciale grazie al commercio dei panni di lana verso oriente da parte dei mercanti senesi.

Per risolvere i problemi di sicurezza, nel 1489 Siena inviò a Costantinopoli un suo console di religione musulmana affinché il Grant Turco dell’ Impero Ottomano cacciasse dalla Maremma i molti corsari che danneggiavano le città ed i porti.

Biccherna del 1487 raffigurante la Madonna che porta verso un porto sicuro una nave della Repubblica di Siena, allegoria del ritorno in città dei fuoriusciti del Monte dei Nove guidati da Pandolfo Petrucci[11]

Nei primissimi anni del ‘500 la Repubblica di Siena vendé, al prezzo di 4.500 fiorini, tutte le entrate dei porti di Talamone e Porto Ercole per dieci anni ad Alessandro di Galgano Bichi, mentre l’uso dei terreni del Monte Argentario venne comprato dallo Spedale di S. Maria della Scala di Siena.

Nel 1507, durante la sua signoria, Pandolfo Petrucci comprò per 34.000 fiorini d’oro il dominio del Monte Argentario.

Approfittando di un periodo di forte instabilità politica della Repubblica di Siena, il comandante genovese Andrea Doria occupò, per conto del Papa, nel 1527 Talamone e dopo caddero anche Orbetello e Porto Ercole. L’occupazione di Orbetello e di Talamone durò poco perché l’esercito senese sostenuto dalla popolazione riuscì a riprendersi le due città.

Non potendo i senesi prendere Porto Ercole con la forza, il Comune di Siena chiese con molta insistenza a Papa Clemente VII che restituisse le terre occupate con la forza. Non ottenendo risposte positive e visto il prolungarsi delle trattative, la Repubblica decise di attaccare a sorpresa lo scalo nel 1530, riuscendo a riprendere il porto grazie al comandante Cincio Corso.

Mappa del sistema di torri costiere a difesa del litorale della Repubblica di Siena verso la metà del XVI secolo.

Temendo una guerra imminente contro l’Imperatore o contro il Papa, il Comune fece visitare le città ed i castelli della Maremma dall’architetto Baldassarre Peruzzi e Antonmaria Lari che si occuparono del potenziamento delle mura di Porto Ercole, Grosseto e Talamone nel 1532 e nel 1541.

La flotta di Khayr al-Din Barbarossa, giunta in Italia per soccorrere il re di Francia, saccheggiò ed espugnò Montiano, Talamone e Porto Ercole. Le terre depredate vennero cedute al re di Francia che dopo averle offerte invano al Papa (che le rifiutò poiché sosteneva la presenza spagnola in Italia) decise di ritirarsi da queste terre dopo avere dato fuoco a Porto Ercole ed alla sua rocca.

Durante l’ultimo decennio di vita della Repubblica di Siena, dal 1545 al 1555, i restauri delle mura e le fortificazioni dei porti di Talamone e Porto Ercole furono continui.

Durante la Guerra di Siena dove si fronteggiarono gli eserciti senese e francese contro quelli fiorentino e spagnolo, assediata Siena il 2 agosto 1554 ed arresasi la città nell’aprile del 1555, rimaneva ancora da conquistarsi Porto Ercole dove il comandante francese Charles de Carbonnières, dopo aver atteso l'arrivo del maresciallo Pietro Strozzi, si arrese il 18 giugno 1555[12].

I porti che furono della Repubblica di Siena per più di due secoli, divennero parte del nascente Stato dei Presidi nel 1557 per volere di Filippo II re di Spagna[13][14].

I porti Senesi nell'arte e nella cultura di massa[modifica | modifica wikitesto]

Particolare dell'affresco Effetti del Buongoverno (1339) di Ambrogio Lorenzetti. Si possono notare le iniziali "Talam" in oro.
  • Nell’affresco Effetti del Buon Governo in città, presente nella Sala dei Nove del Palazzo Pubblico di Siena, è ancora visibile l'inizio della scritta "Talamone", troncata nella parte terminale. Ambrogio Lorenzetti aveva infatti disegnato nel 1339 la Campagna Senese fino al mare, che allora nel contado di Siena voleva dire l'avamposto di Talamone. L’opera ha subito però un rifacimento quattrocentesco nel margine destro, su una superficie triangolare delimitata approssimativamente dal lato che va dalla penultima trave del soffitto al margine inferiore destro. Al tempo delle modifiche, infatti, la zona costiera era infestata dalla malaria e si preferiva raffigurare il contado fino ad un lago anonimo, piuttosto che al mare[15][16].
Veduta di città sul mare di Ambrogio Lorenzetti, Pinacoteca Nazionale di Siena.
  • Talamone è rappresentata anche nella tavoletta Veduta di città sul mare attribuita allo stesso Ambrogio Lorenzetti ed è probabilmente il primo esperimento di raffigurazione a tema paesaggistico della pittura europea. La città è resa simile proprio alla Siena medievale, in una visione immaginaria, con torri inconcepibilmente elevate[17][18].
    Particolare dell'affresco di Giorgio Vasari La presa di Porto Ercole (1570). Si possono vedere le varie fortezze della Repubblica di Siena (tra cui anche quella sull'Isolotto detta Forte Ercoletto) durante l'assedio del porto senese (al centro dell'affresco) del 1555.
  • Porto Ercole è invece rappresentato da Giorgio Vasari nell’affresco La presa di Porto Ercole, presente nel Salone dei Cinquecento a Firenze. Giorgio Vasari celebra con questa opera la conquista del porto senese avvenuta il 18 giugno 1555 assieme alle più grandi vittorie militari fiorentine, per l’esaltazione e la glorificazione del committente Cosimo I de’ Medici e della sua casata.
  • Ai sensi del proprio Statuto, la Contrada Capitana dell’Onda considera ancora oggi Talamone parte integrante del suo territorio e i relativi abitanti, che siano protettori, parte del popolo della Contrada. Le origini della Contrada derivano infatti dall’aggregazione dei popoli delle antiche compagnie militari senesi di Casato di Sotto e di San Salvadore avvenuta nel XV secolo, incaricate del presidio del litorale della Repubblica di Siena, il cui porto principale era la cittadina di Talamone[19].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ I porti della Maremma senese durante la repubblica narrazione storica con documenti inediti di Luciano Banchi, su archive.org. URL consultato il 15 agosto 2017.
  2. ^ Siena, quasi città di mare 2 - Cronache dal Medioevo, in Cronache dal Medioevo, 29 settembre 2016. URL consultato il 15 agosto 2017.
  3. ^ Siena, (quasi) città di mare - Cronache dal Medioevo, in Cronache dal Medioevo, 21 settembre 2016. URL consultato il 15 agosto 2017.
  4. ^ Porto fluviale di Grosseto, su regione.toscana.it.
  5. ^ Luciano Banchi, I porti della Maremma senese durante la repubblica narrazione storica con documenti inediti di Luciano Banchi, Tipografia Galileiana di M. Cellini, Firenze, 1871, p. 17
  6. ^ Luciano Banchi, I porti della Maremma senese durante la repubblica narrazione storica con documenti inediti di Luciano Banchi, Tipografia Galileiana di M. Cellini, Firenze, 1871, pp. 23-26
  7. ^ Luciano Banchi, I porti della Maremma senese durante la repubblica narrazione storica con documenti inediti di Luciano Banchi, Tipografia Galileiana di M. Cellini, Firenze, 1871, p. 32
  8. ^ Luciano Banchi, I porti della Maremma senese durante la repubblica narrazione storica con documenti inediti di Luciano Banchi, Tipografia Galileiana di M. Cellini, Firenze, 1871, pp. 54-58
  9. ^ Storia di Talamone, su www.tuttomaremma.com-IT. URL consultato il 15 agosto 2017.
  10. ^ Siena nell'Enciclopedia Treccani, su www.treccani.it-IT. URL consultato il 15 agosto 2017.
  11. ^ Biccherna 44 Archivio di Stato di Siena, su archiviodistato.siena.it.
  12. ^ Gualtiero Della Monaca, La presa di Porto Ercole (PDF), Edizione Costa d'Argento, 2010, p. 216.
  13. ^ Aprile 1555: guerra e conquista di Siena (lo Stato di Siena «è mio et a me s’appartiene in tutto…») « Storia di Firenze, su www.storiadifirenze.org-IT. URL consultato il 15 agosto 2017.
  14. ^ Presidi, Stato dei nell'Enciclopedia Treccani, su www.treccani.it-IT. URL consultato il 15 agosto 2017.
  15. ^ Cfr Chiara Frugoni, Immagini troppo belle: la realtà perfetta, in Una lontana città. Sentimenti e immagini nel Medioevo, Einaudi, Torino, 1983, ISBN 88-0605476-7
  16. ^ Cfr Pierluigi De Vecchi ed Elda Cerchiari, Arte nel tempo, volume 1, Bompiani, Milano 1999
  17. ^ "Veduta di città sul mare" di Ambrogio Lorenzetti, su frammentiarte.it.
  18. ^ La città sul mare, su margheritasergardi.wordpress.com.
  19. ^ Le origini - Contrada Capitana dell'Onda, su contradacapitanadellonda.com.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Luciano Banchi, I porti della Maremma senese durante la repubblica narrazione storica con documenti inediti di Luciano Banchi, Tipografia Galileiana di M. Cellini, 1871
  • Langton Douglas, Storia Politica e Sociale della Repubblica di Siena, Betti, 2000, ISBN 88-86417-51-9.
  • Ettore Pellegrini, La caduta della Repubblica di Siena, NIE, 2007, ISBN 88-7145-248-8.
  • Vincenzo Buonsignori, Storia della repubblica di Siena, Volume 1, Landi, 1856

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]