Sikelia

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1leftarrow blue.svgVoce principale: Storia della Sicilia bizantina.

Sikelia
Sikelia
Il thema di Sicilia nel 663, sotto Costante II.
Informazioni generali
Capoluogo Siracusa
Evoluzione storica
Inizio 687/695
Fine 902
Causa conquista islamica della Sicilia
Preceduto da Succeduto da
Sicilia ostrogota Emirato di Sicilia

Sikelia fu uno dei themata dell'Impero Bizantino. Era uno dei due temi (o themata), l'altro era quello di Langobardia, presenti in Italia.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 584 ca. con la riforma degli esarcati di Maurizio la Sicilia divenne un esarcato autonomo dall'Esarcato d'Italia.

Tra il 663 e il 668 l'imperatore d'Oriente Costante II trasferisce la capitale dell'impero da Costantinopoli a Siracusa. Questo invece di portare benefici alla Sicilia e all'impero, crea delle tensioni che porteranno alla disgregazione di esso. L'imperatore fu assassinato in una congiura nel 668 e fu proclamato imperatore dall'esercito Mecezio, non riconosciuto dal figlio di Costante II che era rimasto a Costantinopoli, Costantino IV.La sua usurpazione durò meno di un anno. Infatti, una flotta giunse da Costantinopoli, truppe bizantine dall'Italia, dall'Africa e dalla Sardegna marciarono verso la Sicilia, espugnarono Siracusa e deposero nel 669 l'usurpatore; molti dei suoi ufficiali vennero mutilati e condotti in prigionia a Costantinopoli, dove giunse anche la testa dell'usurpatore, decapitato.[1]

Verso la fine del VII secolo la Sicilia diventò un thema sotto il regno di Giustiniano II Rinotmeto (685-695; 705-711) e comprendeva la Sicilia, il ducato di Calabria e, teoricamente, il ducato di Napoli; la capitale dove risiedeva lo strategos era Siracusa[2]. Era suddiviso amministrativamente nella Provincia lilibetana e nella Provincia siracusana.

Quando Irene d'Atene divenne imperatrice reggente di Bisanzio ed assunse il titolo di "Autocrate dei Romei", fu messa in atto una congiura per toglierle il trono, anche per via delle sue idee anti-iconoclaste. La rivolta scoppiò intorno al 780, a quanto pare appoggiata anche dagli iconoclasti, fallì e Irene punì i cinque cognati, fautori del colpo di Stato, costringendoli a farsi preti. Alla congiura partecipò anche lo strategos di Sicilia, Elpidio. Irene fece arrestare e torturare la famiglia di questi e, per arrestarlo, inviò una grossa flotta al comando del patrizio Teodoro che, dopo diversi combattimenti, riuscì a recuperare la Sicilia; Elpidio si rifugiò in Africa, dove gli Arabi lo trattarono come se fosse basileus dei romei e addirittura lo avrebbero incoronato.[3]

Vi fu una lunga guerra tra le due città e così il thema di Sikelia si dichiarò indipendente da Bisanzio, questa indipendenza durerà di fatto fino al tradimento di Eufemio di Messina, turmarca della flotta siculo-bizantina che farà invadere l'isola dai Saraceni. Eufemio, che si era impadronito del potere nell'isola, era stato scacciato dai nobili locali bizantini che lo sconfissero duramente sotto la guida di Fotino. Allora chiese aiuto alla popolazione dei Berberi, da cui si era rifugiato nell'ex colonia bizantina di Ifriqiya.

Nell'827 i Saraceni con una flotta di 70 navi sbarcarono a Mazara conquistando oltre la metà dell'isola. I Bizantini rimasero in possesso di Siracusa (fino all'878) e di poche altre città marittime.

Il thema durante il X secolo[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Conquista islamica della Sicilia.

Nel X secolo Sikelia era il ventitreesimo thema su trentuno nell'Impero Bizantino. Il capoluogo era Rometta. Lo strategos di questa regione non beneficiava di uno stipendio; il suo guadagno consisteva in una parte delle tasse pagate dal suo popolo. In quel tempo questo thema forniva molte unità di fanteria, molti arcieri ed alcuni dromoni.

Nel 902 (caduta di Taormina), all'impero di Bisanzio in Sicilia rimaneva solo Rometta, destinata a sua volta a cadere nel 965. Dal terzo decennio del secolo X non si parla più di thema di Sikelia, ormai completamente dominata dai Saraceni, bensì di thema di Calabria con capitale Reggio.[4]

Il tentativo di riconquista[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1038 il generale bizantino Giorgio Maniace venne mandato dall'imperatore Michele IV il Paflagone a riconquistare la Sicilia strappandola al potere islamico, che cominciava a dare segni di uno stato in crisi. Maniace partì al comando delle truppe Bizantine, forte anche di molti esuli Longobardi, comandati da Arduino, e di una compagnia di Normanni comandati da Guglielmo Braccio di Ferro.

Partendo dalla base di Reggio Maniace nel 1038 varcò lo stretto, occupando Messina; quindi si diresse verso l'antica capitale dell'isola, Siracusa. Sarà l'unico condottiero che riuscirà, prima dei Normanni e seppur temporaneamente (sino probabilmente al 1043), a liberare la città aretusea dai musulmani. A testimonianza di questa impresa mandò le reliquie di Santa Lucia a Costantinopoli facendo costruire in città un fortilizio che fu poi ampliato e che ancora oggi porta il nome di Castello di Maniace.

Anche il trafugamento delle reliquie di Sant'Agata, avvenuta durante l'XI secolo, si verificò probabilmente durante la stessa spedizione. Una leggenda vuole che sia stato lo stesso generale bizantino a trafugare le reliquie della Santa di Catania e che, una volta partito, si sia trovato costretto a rientrare in porto a causa di una furiosa tempesta. La salma sarebbe stata custodita in una casetta in attesa che si placasse il maltempo.

Nel 1040 tra Randazzo e Troina Maniace sconfisse poi le truppe musulmane di Abdallah. Nei pressi del luogo della battaglia, verrà fondato il monastero di Santa Maria di Maniace. L'antico cenobio si trova oggi vicino al paese che porta appunto il suo nome, Maniace, in provincia di Catania, così battezzato successivamente in onore del generale bizantino.
Abdallah, pur sconfitto, riuscì a mettersi in salvo, forse per un errore di strategia di Stefano, che si rifiutò d'affrontarlo.
Tuttavia una serie di eventi funesti e di rivolte dell'esercito metteranno in crisi la spedizione che lasciata la Sicilia, dovrà ritirarsi sino in Puglia nel 1043 dove represse una rivolta e divenne imperatore bizantino. I themata in Italia furono lasciati sguarniti.

La conquista normanna[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Lo stesso argomento in dettaglio: Storia della Sicilia normanna.

Nel corpo di spedizione di Maniace aveva però militato il normanno Guglielmo Braccio di Ferro, così denominato per aver ucciso con una sola mano l'emiro di Siracusa, che, tornato tra i suoi parenti, riferì delle meraviglie dell'isola e della possibilità di farsene un dominio a scapito dei musulmani.

Fu così che, dopo la conquista della famiglia degli Altavilla di Puglia e Calabria, nel febbraio 1061 i Normanni di Roberto il Guiscardo e, sul campo, dal fratello Ruggero, sbarcarono a Calcara occupando Messina, per iniziare le operazioni di conquista dell'isola.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Liber Pontificalis, 79.2.
  2. ^ Adele Cilento, Bisanzio in Sicilia e nel sud dell'Italia, Magnus Edizioni SpA, Udine, 2005, ISBN 88-7057-196-3, p. 45
  3. ^ Teofane, Cronaca, AM 6273
  4. ^ Bisanzio in Sicilia e nel sud dell'Italia, pag. 65

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Alain Ducellier, Michel Kaplan, Bisanzio (IV-XV secolo), San Paolo Edizioni, 2005, ISBN 88-215-5366-3
  • R. Lilie, Bisanzio la seconda Roma, Newton & Compton, Roma, 2005, ISBN 88-541-0286-5
  • Adele Cilento, Bisanzio in Sicilia e nel sud dell'Italia, Magnus Edizioni SpA, Udine, 2005, ISBN 88-7057-196-3
  • Luigi Santagati, Storia dei Bizantini di Sicilia, Edizioni Lussografica, Caltanissetta, 2012

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]