Salimbeni (famiglia)
| Salimbeni | |
|---|---|
| Stato | Repubblica di Siena |
| Titoli | Grandi di Siena |
| Fondatore | Giovanni |
| Data di fondazione | XIII secolo |
| Data di estinzione | XVI secolo |
| Rami cadetti | Bartolini Salimbeni |
I Salimbeni furono un'antica famiglia, dei Grandi di Siena, schierata inizialmente dalla parte dei ghibellini e acerrima nemica dei Tolomei.
Salimbeni – Famiglia nobile senese
La casata dei Salimbeni è una delle più antiche e influenti famiglie nobiliari di Siena, attiva tra XI e XIV secolo, con un ruolo politico, militare, economico e religioso di rilievo, non solo in Toscana, ma anche in comuni vicini come Orvieto e Arezzo.
Origini e prime attestazioni
Alcuni storici attribuiscono alla famiglia origini germaniche, discendenti da nobiltà feudale insediatasi in Italia al seguito di Ottone I (Giovanni Villani, Libro IV, Cap. I). Tuttavia, i documenti più sicuri confermano la presenza dei Salimbeni a Siena dalla fine del XII secolo, annoverati tra le famiglie nobili (Grandi o Gentiluomini) che partecipavano ai primi governi consolari del Comune.
- Siro Salimbeni figura tra i giudici imperiali a Pavia nel 1186 (Archivio di Stato di Siena, Riformazioni, doc. 22 ott. 1186).
- Guinisio di Donosdeo, console senese tra 1185 e 1208, è identificato con Guinisio Salimbeni, podestà di Orvieto nel 1205 (Cronaca di Luca di Domenico Manenti, Rerum Italicarum Scriptores, Tomo XV).
- Il padre di Guinisio potrebbe essere Donosdeo di Villano, console di Siena nel 1156 (Archivio di Stato di Siena, Caleffo Vecchio, doc. 4 aprile 1156).
Divisione dei rami e proprietà
Verso la metà del XIII secolo, la famiglia risultava divisa in tre principali rami:
- Filiorum Salimbenis – casa dei figli di Salimbene di Giovanni
- Filiorum Ranieri – casa dei figli di Ranieri di altro Salimbene, nota come “del Giardino”
- Filiorum Guinisii – casa dei figli di Guinisio di Donosdeo
Possedevano palazzi, torri e fortezze nella zona tra Vallerozzi, S. Cristoforo e S. Stefano. Il celebre Giardino dei Salimbeni, situato nel popolo di S. Stefano, divenne nei secoli successivi La Lizza, piazza d’armi e parco pubblico.
Attività politica e diplomatica
I Salimbeni parteciparono ai governi comunali di Siena e a quelli di Orvieto, ricoprendo più volte magistrature supreme e stringendo alleanze con famiglie locali e regionali.
- La tregua del 1314 tra Salimbeni e Tolomei coinvolse anche i Comuni di Orvieto e Arezzo (L. Fumi, Diplomatico di Orvieto, doc. DCXVIII del 7 febbraio 1315).
- Alleanze e parentela con famiglie come Farnese, Conti di Montemarte, Monaldeschi, Conti Guidi, Tarlati, Conti Aldobrandeschi, Pannocchieschi, Alberti, e signori di Cortona, Foligno, Volterra e Pisa confermarono la loro influenza su larga scala.
Attività militare e Crociate
- Un Salimbene dei Grandi di Siena partecipò alla Prima Crociata (1097) e alla conquista di Antiochia, venendo celebrato per ardimento e virtù cristiane da fonti come Giovanni Bisdomini, Giugurta Tommasi, L. Ugurgieri, Ferdinando Ughelli, Sigismondo Tizio e L. Gigli.
- Gerardo dei Salimbeni fece parte dell’esercito di Enrico V durante la campagna contro Papa Pasquale II (Rerum Italicarum Scriptores, Vol. XXI, par. 4).
Attività economica e bancaria
- I Salimbeni svilupparono attività mercantili e bancarie già dalla seconda metà del XII secolo, con traffici intensi con l’Oriente e riscossione delle gabelle imperiali (Alessandro Lisini, Indice di due antichi libri di imbreviature notarili, pp. 84-135; Ludovico Zdekauer, Il mercante senese del Dugento).
- La Societas Salimbenorum includeva membri di tutti i rami familiari, riflettendo la struttura fiduciaria e familiare delle compagnie mercantili dell’epoca.
- Proprietà e diritti terrieri sono attestati a Pratale, Val di Chiana, Fontebuono, Casentino, Puliciano, tra XI e XIII secolo (Regestum Camaldolense, doc. 1230‑1236; Regesto di Calmaldoli; Schneider, Regestum Senense).
Ecclesiastici e legami imperiali
- La famiglia vantava tra gli antenati ministri imperiali (L. Douglas, Storia politica e sociale della Repubblica di Siena, p. 31).
- Gualfredo Salimbeni, vescovo di Siena (1084‑1127), conferma la presenza della famiglia anche in ruoli religiosi di rilievo (E. Lazzareschi, S. Caterina da Siena in Val d’Orcia; Ughelli, Italia Sacra, Tomo III, Episcopi Senenses n. 42).
Fonti principali
- Antonio Sestigiani, ms. A12, Vol. 11, f. 120
- Antonio Aurieri, ms. A15, c. 147
- Giovanni Bisdomini, Pompe Sanesi, Parte II, Libro 32, ff. 307‑308
- Malavolti, Orlando, Dell’historia di Siena, Parte I, Libro III-V
- Giovanni Villani, Cronica, Libro IV, Cap. I, pp. 45‑46
- Gigli, L., Diario senese, Tomo I, p. 269
- Archivio di Stato di Siena, Riformazioni, doc. 22 ottobre 1186
- Deliberazione del 28 maggio 1277, pubblicata da L. Sbaragli, I mercanti di mezzana gente al potere in Siena, «Bullettino Sen. di Storia Patria», n.s. VIII (1937), p. 59, doc. 10
- Cronache Orvietane di Luca di Domenico Manenti, Rerum Italicarum Scriptores, Tomo XV, Parte V, pp. 285‑295
- Codice Diplomatico della città di Orvieto, pubblicato da L. Fumi, Firenze, Galileiana 1884
- Libri della Biccherna, Siena, XV Libro a 1253‑54, p. 170
- Arch. S.S., Carte Salimbeni, vari documenti XII‑XIII secolo
- Alessandro Lisini, Indice di due antichi libri di imbreviature notarili conservati nel IA.S.S., pp. 84‑135
- Rerum Italicarum Scriptores, Vol. XXI, par. 4, p. 94
- Regestum Camaldolense a cura di L. Schiapparelli
- Regesto di Calmaldoli
- Ludovico Zdekauer, Il mercante senese del Dugento
- L. Douglas, Storia politica e sociale della Repubblica di Siena, p. 31
- E. Lazzareschi, S. Caterina da Siena in Val d’Orcia
- Ughelli, Ferdinando, Italia Sacra, Tomo III, Episcopi Senenses n. 42
- L. Fumi, Diplomatico di Orvieto, doc. DCXVIII del 7 febbraio 1315
- S. Tizio, Historia Senensis, ms. II, 174, p. 281
- Fra Ildefonso di S. Luigi, Istoria genealogica della famiglia Salimbeni di Siena, p. 88
Storia
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Famiglia di grande rilevanza politica ed economica nella Siena dei secoli XIII e XIV, si arricchì con il commercio del grano e delle spezie in Maremma. Il capostipite è considerato un Giovanni vissuto in Vallerozzi nel Duecento, anche se alcuni storici del passato fanno discendere la famiglia da un leggendario Salimbene che partecipò nel 1097 alla prima crociata, con un contingente di circa mille senesi capeggiati da Bonifazio Gricci,[1] e nel 1098 alla conquista di Antiochia di cui sarebbe poi stato nominato patriarca rifiutando l'incarico.[2][3]
A Siena e dintorni i Salimbeni furono in possesso di numerosi castelli, palazzi e torri. La sede principale della famiglia fu, fino all'inizio del Quattrocento, il Castellare oggi conosciuto come Rocca Salimbeni, sede di Banca Monte dei Paschi.
L'accesa rivalità con i Tolomei degenerò spesso in lotte sanguinose. Il ramo principale si estinse nel XVI secolo. È sopravvissuto un ramo secondario tuttora fiorente, i Bartolini Salimbeni, che si formò con Bartolino Salimbeni emigrato nel XIV secolo a Firenze.
Membri illustri
[modifica | modifica wikitesto]- Niccolò dei Salimbeni, vissuto nel Duecento;
- Stricca di Giovanni de' Salimbeni, podestà di Bologna nel 1276 e capitano del popolo della stessa città nel 1286, citato da Dante Alighieri;
- Elisabetta Salimbeni, sposò Guido I Aldobrandeschi, sesto conte di Santa Fiora;
- Antonia Salimbeni († 1411), prima moglie del condottiero Giacomo Attendolo;
- Lisa de' Salimbeni, madre di Cecco Angiolieri e moglie del banchiere e cavaliere Messer Angioliero.
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Girolamo Gigli, Diario Senese, G. Landi e N. Alessandri, Siena 1854, Parte prima, seconda edizione, p. 309.
- ↑ Franco Salimei, I Salimbeni di Siena, Editalia, 1986, p. .
- ↑ Umberto Bosco, Enciclopedia dantesca, Volume 4, Istituto della Enciclopedia italiana, 1970, p. 1075.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Alessandra Carniani, I Salimbeni, quasi una signoria: tentativi di affermazione politica nella Siena del '300, Editore Protagon, 1995
- Fonti principali
- Antonio Sestigiani, ms. A12, Vol. 11, f. 120
- Antonio Aurieri, ms. A15, c. 147
- Giovanni Bisdomini, Pompe Sanesi, Parte II, Libro 32, ff. 307‑308
- Malavolti, Orlando, Dell’historia di Siena, Parte I, Libro III-V
- Giovanni Villani, Cronica, Libro IV, Cap. I, pp. 45‑46
- Gigli, L., Diario senese, Tomo I, p. 269
- Archivio di Stato di Siena, Riformazioni, doc. 22 ottobre 1186
- Deliberazione del 28 maggio 1277, pubblicata da L. Sbaragli, I mercanti di mezzana gente al potere in Siena, «Bullettino Sen. di Storia Patria», n.s. VIII (1937), p. 59, doc. 10
- Cronache Orvietane di Luca di Domenico Manenti, Rerum Italicarum Scriptores, Tomo XV, Parte V, pp. 285‑295
- Codice Diplomatico della città di Orvieto, pubblicato da L. Fumi, Firenze, Galileiana 1884
- Libri della Biccherna, Siena, XV Libro a 1253‑54, p. 170
- Arch. S.S., Carte Salimbeni, vari documenti XII‑XIII secolo
- Alessandro Lisini, Indice di due antichi libri di imbreviature notarili conservati nel IA.S.S., pp. 84‑135
- Rerum Italicarum Scriptores, Vol. XXI, par. 4, p. 94
- Regestum Camaldolense a cura di L. Schiapparelli
- Regesto di Calmaldoli
- Ludovico Zdekauer, Il mercante senese del Dugento
- L. Douglas, Storia politica e sociale della Repubblica di Siena, p. 31
- E. Lazzareschi, S. Caterina da Siena in Val d’Orcia
- Ughelli, Ferdinando, Italia Sacra, Tomo III, Episcopi Senenses n. 42
- L. Fumi, Diplomatico di Orvieto, doc. DCXVIII del 7 febbraio 1315
- S. Tizio, Historia Senensis, ms. II, 174, p. 281
- Fra Ildefonso di S. Luigi, Istoria genealogica della famiglia Salimbeni di Siena, p. 88
Voci correlate
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Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Roberta Mucciarelli, SALIMBENI, in Dizionario biografico degli italiani, vol. 89, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2017.
