Marescotti (famiglia)

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Marescotti
Coa fam ITA mariscotti dlf.jpg
StatoBandera de Siena.png Republic of Siena
Casata di derivazioneClan Douglas
Titoli
  • Principe di Parrano
  • Conte di Bagnacavallo
  • Conte di Vignanello
FondatoreSholto Douglas
Data di fondazione700s
EtniaItalian (Scottish origin)
Rami cadetti Casata di Ruspoli

I Marescotti, o più anticamente Mariscotti, furono un'antica famiglia bolognese di fede ghibellina, con rami a Siena, Roma, Firenze, e in Francia.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Le origini mitiche[modifica | modifica wikitesto]

Quadro rappresentante Mario Scoto

Secondo la leggenda le origini dei Marescotti risalgono a Mario Scoto (Marius Scotus, o "Mario lo Scoto"), nato a Galloway, nel sud-ovest della Scozia, nell'VIII secolo.[1][2] Nell'anno 773 re Carlo Magno iniziò una campagna militare contro i Longobardi in Italia, perché rei di non aver rispettato il patto, imposto loro da Pipino il Breve, di cedere parte del loro territorio agli Stati della chiesa. Chiese aiuto al re di Dalriada (Scozia occidentale) Eochaid IV[3]. Questi incaricò suo cugino Guglielmo, conte di Douglas, a reclutare e condurre in Francia una brigata di 4000 uomini, ciò che egli fece. Ma successivamente dovendo ritornare a Galloway a governare il clan di famiglia, lascio il comando della brigata a suo fratello minore Marius, che i contemporanei definivano coraggioso, alto, forte e di barba rossiccia.[4]

L'esercito dei franchi varcò le Alpi e si accampò nell'abbazia benedettina di Novalesa, nell'alta Val di Susa. Mario Scoto, il nome con il quale era conosciuto in Italia, scopri da lì un impervio sentiero fra montagne e foreste, assolutamente inadatto per il transito di un esercito, ma non per gli highlanders scozzesi. Marciando tre giorni in silenzio lungo sentieri accidentati, Mario Scoto portò i suoi uomini ad attaccare di sorpresa i Longobardi alle spalle, mentre re Carlo Magno avanzava frontalmente con la cavalleria. Fu una clamorosa vittoria dei Franchi che segnò il declino del dominio Longobardo in Italia.

Nella primavera dell'anno seguente, papa Adriano I e il re decisero di incontrarsi. Con una piccola scorta, di cui faceva parte anche Mario Scoto, Carlo Magno percorse l'antica via Cassia fino alla basilica di San Pietro dove fu ricevuto e benedetto dal papa. Mario Scoto era di religione cattolica come la maggior parte dei scozzesi all'epoca e, al seguito del suo re, era anch'egli diventato Difensore della fede. Divenne un apprezzato consigliere militare e si distinse nella campagna di Spagna e nella battaglia contro i Sassoni alla confluenza del Weser con l'Aller nella quale su 5000 sassoni solo 500 ebbero salva la vita scegliendo di farsi battezzare.

Verso la fine del secolo Mario Scoto lasciò le armi, si sposò con una nobildonna italiana di nome Marozia e, per la sua devozione al papa, si stabilì a Roma dove aveva ottenuto l'onore di fare da scorta al papa. Era dunque presente quando nell'aprile del 799 papa Leone III fu assalito e sequestrato nei pressi di San Lorenzo in Lucina. Mario Scoto riuscì a trovare il papa in un monastero sull'Aventino e lo trasse in salvo. Prima della fine dell'anno papa Leone III fu restituito nel soglio da Mario Scoto scortato dalle truppe del re e acclamato trionfalmente dal popolo. La scena fu in seguito rappresentata in un quadro di Giuseppe Antonio Caccioli.

Il giorno di Natale dell'800 Mario Scoto ricevette l'investitura del contado di Bagnacavallo in Romagna e il privilegio di ornare il suo stemma, che già aveva il leopardo rampante di Scozia, con tre fiori di giglio, simbolo caratteristico dei re di Francia.

La Famiglia conserva tutt'oggi un antichissimo ritratto d'uomo d'arme che porta la seguente iscrizione in latino: Marius de Calveis, Scotus, Carl Mag M Dux Familiam Marescotti Fundavit ANN D. DCCC (Mario di Galloway, scozzese, comandante dei soldati sotto Carlo Magno, fondatore della famiglia Marescotti, Anno Domini 800)

Nel IX secolo la gente Marescotta usava il titolo di conti di Bagnacavallo, vasto feudo sito tra i fiumi Lamone e Savio. Carlo Magno aveva ricevuto in donazione gran parte delle terre bolognesi e le aveva poi distribuite, come era usanza all'epoca, tra i veterani del suo esercito.

Mariscotto, il capostipite bolognese[modifica | modifica wikitesto]

Il primo appartenente alla famiglia di cui si hanno notizie certe è un Mariscotto che fu console del comune di Bologna e capitano generale nel 1179. Un Raniero Marescotti venne nominato cardinale da papa Lucio II il 18 dicembre 1144 e fu titolare della diaconia dei Santi Sergio e Bacco.[5]

Pietro de' Calvi Marescotti fu podestà di Faenza nel 1185. Il nipote Guglielmo fu podestà di Siena nel 1232, suo figlio Corrado fu Cancelliere dell'imperatore Federico II nel 1249. Alberto Marescotti figlio di Ugolino fu console di Bologna, capitano generale di fanteria di Bologna prese Faenza nel 1281 ed espugnò Imola nel 1290.

Il ramo senese[modifica | modifica wikitesto]

I Marescotti di Siena, famiglia ghibellina, probabilmente formatasi con Guglielmo che fu podestà di Siena nel 1232, portarono come arma la stessa del ramo principale bolognese.[6] Tuttavia, secondo alcune fonti furono documentati a Siena già dal XII secolo, feudatari di Maremma, forse di origine germanica, arrivarono a Siena da Montepescali.[7] Nel 1147 risulta che un Mariscotto donò al Comune di Siena i suoi possedimenti di Montepescali, mentre il figlio Prete fu console di Siena nel 1194. [8]

I Marescotti appartennero ai Grandi di Siena e al Monte dei Gentiluomini. Il loro castellare si trovava in via di Città, dove oggi sorge uno dei palazzi più belli di Siena, palazzo Chigi-Saracini. Furono signori di Montalbano, dal nome del feudo di Montalbano in Val di Cecina, tra Castelnuovo di Val di Cecina e Radicondoli. Dai Marescotti senesi derivò anche un ramo di Volterra. Con il matrimonio nel 1572 tra Alamanno Marescotti e Onesta Tolomei derivarono i Marescotti Tolomei. Membro illustre di questa famiglia fu il letterato Lodovico Marescotti, nato a Siena nel 1414 e morto dopo il 1474. Dallo stemma dei Marescotti è originato quello della Nobile Contrada dell'Aquila.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Almanach de Gotha: annuaire généalogique, diplomatique et statistique - 1926 - Justus Perthes
  2. ^ Archivio Storico Italiano - 1875 - Leo S. Olschki - Deputazione toscana
  3. ^ Più probabilmente il re in questione era Áed Find. Sembra infatti che fu fatta confusione sulle date ed origini dei sovrani della Dalriada nel tardo Medioevo.
  4. ^ Galeazzo Ruspoli, I Ruspoli, Gremese Editore
  5. ^ Libro d'oro della Nobiltà Italiana
  6. ^ D'oro, all'aquila dal volo abbassato di nero, coronata del campo. Cfr. Ceramelli Papiani - Archivio Storico di Firenze
  7. ^ Mario Salmi, Il palazzo e la collezione Chigi-Saracini, Siena, 1967, p. 13.
  8. ^ Paola Casciano, Lodovico Marescotti senese: da umanista a burocrate, in Filologia umanistica: per Gianvito Resta, a cura di Vincenzo Fera, Giacomo Ferraú, Editore Antenore, 1997, p. 388.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • I. Massaroli, I conti Marescotti di Bologna: Memoria genealogica, Bari 1903

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]