Palazzo Ducale (Lucca)

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Palazzo Ducale
PalazzoDucale-Lucca.jpg
Palazzo Ducale
Ubicazione
Stato Italia Italia
Regione Toscana Toscana
Località Lucca
Indirizzo Piazza Napoleone
Coordinate 43°50′29.14″N 10°30′07.32″E / 43.841428°N 10.502033°E43.841428; 10.502033Coordinate: 43°50′29.14″N 10°30′07.32″E / 43.841428°N 10.502033°E43.841428; 10.502033
Informazioni
Condizioni In uso
Uso Sede della Provincia di Lucca
Realizzazione
Architetto Bartolomeo Ammannati e Francesco Pini
Proprietario Provincia di Lucca
Loggia dell'Ammannati nel cortile degli Svizzeri
Lo scalone monumentale

Palazzo Ducale di Lucca si trova in piazza Napoleone. Fu chiamato anche palazzo degli Illustrissimi Signori, Palazzo Principale della Serenissima Repubblica di Lucca, mentre oggi è conosciuto anche come della Provincia.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Fino all'avvento della signoria di Castruccio Castracani la sede del governo della Repubblica si trovava in Piazza San Michele. Il Castracani fece costruire la vasta Fortezza Augusta, al cui interno collocò la propria residenza, alloggiamenti per i soldati, depositi di munizioni, ecc. Tradizionalmente il progetto dall'Augusta è attribuito a Giotto. L'enorme complesso, che copriva circa un quinto della città, venne distrutto a furor di popolo nel 1370, dopo che l'Imperatore Carlo IV di Boemia aveva reso alla Repubblica la propria libertà.

La demolizione dell'Augusta dovette riguardare le strutture militari e non il Palazzo, infatti il governo prese come sua sede proprio un edificio che si trovava nel perimetro dell'Augusta.

Con la nuova signoria di Paolo Guinigi venne nuovamente edificata attorno al Palazzo una fortezza, chiamata Cittadella di Lucca. Nel 1430, alla caduta di Paolo Guinigi, anche la Cittadella venne smantellata, ma anche in questo caso il restaurato governo repubblicano decise di continuare ad aver sede nel Palazzo che fu di Castruccio. Il Palazzo Pubblico, nei secoli XV e XVI, crebbe senza un disegno preciso con l'aggiunta progressiva di nuovi edifici al Palazzo già del Castracani e del Guinigi. Nella struttura si trovavano i locali del parlamento e del governo, gli alloggiamenti dei soldati, l'armeria, la polveriera, le prigioni e tutti gli immobili di servizio (il gonfaloniere e il collegio di governo vivevano nel Palazzo e quindi necessitavano di servitù, cucine, scuderie, ecc.). Nel 1586 la polveriera esplose facendo gravissimi danni al complesso. Questo evento indusse la Repubblica a chiedere l'intervento del famoso architetto fiorentino Bartolomeo Ammannati cui si deve il primo progetto organico che venne solo parzialmente realizzato. Dopo essere stata sede della duchessa di Lucca fu sede del governo statale fino all'annessione al Granducato di Toscana (avvenuta nel 1847), passando poi alla provincia di Lucca.

Architettura[modifica | modifica wikitesto]

Il palazzo, di ampie dimensioni, domina il lato ovest di piazza Napoleone e deve il suo aspetto odierno innanzitutto alla ristrutturazione di Bartolomeo Ammannati del 1578, nella parte sinistra fino al portone centrale, compresa la loggia con le serliane; l'ala destra venne aggiunta solo nel 1728 da Francesco Pini, allievo di Filippo Juvara, che si riallaccio all'architettura precedente sottolineando ancora di più il carattere monumentale dell'edificio. Nella prima metà dell'Ottocento, al tempo del Ducato di Lucca, venne ulteriormente arricchito da Lorenzo Nottolini.

Interni[modifica | modifica wikitesto]

Dal portale centrale si accede al cortile centrale, incompiuto, di grandiose dimensioni e frutto dei lavori sia dell'Ammannati che del Pini. Circondato da un porticato con doppio ordine di pilastri, è decorato al centro dalla statua del penalista lucchese Francesco Carrara, opera di Augusto Passaglia. Verso sinistra si arriva all'incompiuto cortile degli Svizzeri, dalle guardie svizzere tenute al servizio della Repubblica lucchese, che è opera dell'Ammannati ed è caratterizzato su due lati da un portico con solenne bugnato rustico.

Lo scalone del Nottolini porta alle sale di rappresentanza, oggi occupate dalla Provincia e dalla Prefettura. Qui fino al 1977 era situata la Pinacoteca Nazionale, oggi a Villa Guinigi. In cima allo scalone si trova la Galleria delle statue, decorata da stucchi e da statue marmoree ad imitazione di quelle classiche, opere soprattutto di artisti carraresi.

La Sala del Consiglio generale della Repubblica ospita un dipinto fiammingo con la Famiglia Buonvisi e l'affresco della Libertà lucchese di Pietro Testa, un tempo sulla porta di accesso del Cortile degli svizzeri. Sopra la loggia delle Guardie si trova la cosiddetta Loggia dell'Ammannati, decorata da grottesche e stucchi originali del Cinquecento. La Sala degli Staffieri ha le pareti affrescate da Luigi Ademollo.

Il Museo del Risorgimento[modifica | modifica wikitesto]

All'interno di alcuni locali prospicienti al cortile degli Svizzeri è ospitato il Museo del Risorgimento[1]. Il periodo storico rappresentato dai reperti conservati va dai moti del 1821 alla prima guerra mondiale[1]. Tra i cimeli più importanti conservati sono da menzionare una bandiera del 1821 della Carboneria, nonché oggetti legati a Giuseppe Garibaldi e Giuseppe Mazzini[1]. È ricca anche l'armeria, che comprende armi di diversi periodi storici e di differenti nazioni[1]. Le collezioni sono formate anche da quadri, lettere, abiti e oggetti d'uso quotidiano[1].

È stato fondato nel 1925 come "Museo della Guerra" grazie al lavoro di ricerca effettuato dalla Federazione provinciale combattenti della prima guerra mondiale operante nella provincia di Lucca[2]. La raccolta di materiale interessò anche periodi precedenti al primo conflitto mondiale, come il Risorgimento. Le collezioni si arricchirono poi anche grazie a donazioni di privati[2]. Nel 1929 venne trasferito dalla fortificazione di Porta San Donato, sua prima sede, a Villa Guinigi grazie all'interessamento del comune di Lucca: alla cerimonia di inaugurazione della nuova sede fu presente Costanzo Ciano[2]. Nel 1989 è stato spostato nella sua sede definitiva, il cortile degli Svizzeri di Palazzo Ducale[2]. Nel 2013 è stato riaperto dopo un'attenta opera di revisione e ristrutturazione grazie al contributo della provincia di Lucca, della regione Toscana, della fondazione Cassa di risparmio di Lucca e della fondazione Banca del Monte di Lucca[2].

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e Museo del Risorgimento, luccaterre.it. URL consultato il 6 marzo 2017.
  2. ^ a b c d e Museo del Risorgimento di Lucca, luccaterre.it. URL consultato il 6 marzo 2017.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Toscana. Guida d'Italia ("Guida rossa"), Touring Club Italiano, Milano, 2003.

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]