Domus Mazziniana

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Domus Mazziniana
DomusMazziniana Seconda Sala.jpg
Una delle sale
Ubicazione
StatoItalia Italia
LocalitàPisa
IndirizzoVia Giuseppe Mazzini 71
Caratteristiche
Tipostorico
Periodo storico collezioniRisorgimento
Apertura1952
ProprietàStato italiano
DirettorePaolo Maria Mancarella
(Presidente)[1]
Sito web

Coordinate: 43°42′41.8″N 10°23′53.6″E / 43.711611°N 10.398222°E43.711611; 10.398222

La Domus Mazziniana, già Casa Rosselli-Nathan, è un museo e Istituto storico dedicato alla figura di Giuseppe Mazzini, che abitò in questa casa, sotto falso nome, dal 6 febbraio 1872 sino alla morte, avvenuta il 10 marzo dello stesso anno. È stata dichiarata Monumento Nazionale nel 1910 e inserita nella rete degli Istituto Storici di interesse nazionale nel 2002. Inoltre il garante per le celebrazioni del 150º anniversario dell'Unità d'Italia, nel 2009, l'ha individuata tra i luoghi della memoria.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Il letto di morte di Mazzini, distrutto durante i bombardamenti di Pisa

Giuseppe Mazzini, che viveva da diversi anni in esilio in Svizzera, dato il peggioramento delle sue condizioni di salute e sentendo la morte vicina, nel 1872 decise di tornare in Italia e nonostante non avesse condanne pendenti decise di farlo sotto il falso nome di Giorgie Brown, probabilmente in riferimento all'attivista John Brown[2]. Quindi il 6 febbraio del 1872 si stabilì a Pisa, ospite in questa casa all'epoca di proprietà di Pellegrino Rosselli, antenato dei fratelli Rosselli e zio della moglie di Ernesto Nathan. Mazzini nell'anonimato continuò a scrivere e a intrattenere corrispondenze epistolari sino a quando il 10 marzo del 1872, nel letto di questa casa morì. L'amico Agostino Bertani invitò a Pisa Paolo Gorini, noto preparatore di cadaveri dell'epoca, per mummificare la salma prima dell'esposizione pubblica. Gorini tuttavia arrivò in città solo due giorni dopo la morte di Mazzini e non poté che limitarsi ad arrestare il processo di decomposizione. Dopo l'esposizione pubblica e i funerali, svoltisi il pomeriggio del 14 marzo sempre a Pisa e ai quali partecipò una grande folla, la salma fu portata in treno a Genova dove venne sepolta al Cimitero monumentale di Staglieno.

La casa fu donata dalla famiglia Rosselli-Nathan allo Stato italiano e il 20 aprile 1910 venne dichiarata Monumento Nazionale. Il 31 agosto 1943, durante il bombardamento di Pisa avvenuto ad opera degli alleati, l'edificio fu quasi raso al suolo e con esso andarono distrutti la quasi totalità degli arredi originali, mentre gli scritti e gli oggetti personali di Mazzini si salvarono in quanto precedentemente posti in lunghi sicuri dalla Sovrintendenza ai Monumenti. La struttura che è quindi una ricostruzione post-bellica, venne inaugurata nel giugno del 1952 alla presenza del Presidente della Repubblica Luigi Einaudi, cambiò il suo nome da casa Rosselli-Nathan a Domus Mazziniana e tornò ad essere la sede dell'istituto storico.

Nel 2011 in occasione celebrazioni del 150º anniversario dell'Unità d'Italia, con il progetto dell'architetto Annalaura Spalla, l'interno dell'edificio è stato completamente rinnovato così da creare sia una biblioteca che un percorso espositivo moderno. Inoltre sulla facciata esterna di Via Massimo d’Azeglio sono state applicate delle lettere in acciaio che vanno a comporre il testo integrale del Giuramento della Giovine Italia, il cui manoscritto originale è esposto nell'ultima sala espositiva, là dove Giuseppe Mazzini spirò.

Le collezioni esposte[modifica | modifica wikitesto]

Custodisce al piano terreno una vasta biblioteca di scritti e studi mazziniani. Al piano superiore è sistemato in tre sale un Museo in cui sono raccolti cimeli e testimonianze del Risorgimento, un busto bronzeo ad opera di Giulio Giuggi, indumenti e la maschera funebre di Mazzini.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Terminato il Commissariamento Nominato il nuovo Presidente, su domusmazziniana.it. URL consultato il 15 febbraio 2018.
  2. ^ Pensiero di Mazzini, brigantaggio.net

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Giorgio Batini, Album di Pisa, Firenze, La Nazione, 1972.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Sito ufficiale

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