Guelfo VI

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Ritratto ideale di Guelfo VI nel Weingartener Stifterbüchlein, 1500 ca. (Württembergische Landesbibliothek, Cod. hist. Q 584, fol. 38v).

Guelfo VI (1115Memmingen, 15 dicembre 1191) è stato marchese di Toscana (1152-1173) e duca di Spoleto (1152-1162) e membro illustre della famiglia dei Welfen.

Guelfo VI col figlio Guelfo VII
Il monastero di Steingaden

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Guelfo, terzo figlio maschio di Enrico IX, duca di Baviera, ereditò i possedimenti familiari di Svevia, comprese le contee di Altdorf e Ravensburg, mentre suo fratello primogenito Enrico il Superbo ricevette i ducati di Baviera e Sassonia e l'altro fratello maggiore Corrado abbracciò la carriera ecclesiastica. Giuditta, una sorella di Guelfo, sarebbe poi stata la madre dell'imperatore Federico Barbarossa: Guelfo stesso era solo un decennio più anziano di suo nipote, per cui la maggior parte delle vicende di Guelfo avvennero durante il regno del Barbarossa. Sua madre era Wulfhilde di Sassonia, della dinastia dei Billunghi.

Enrico IX fece sposare Guelfo con Uta, figlia di Goffredo di Calw, conte palatino del Reno; alla morte di Goffredo nel 1131, si aprì una controversia tra Guelfo e il nipote di Goffredo, Adalberto, per l'eredità di Calw.

Quando, nel 1142, Corrado III, zio di Federico, confiscò il ducato di Baviera, Guelfo raggiunse il fratello per ribellarsi. Essi furono sconfitti nella battaglia di Flochberg. Nel 1152 i Welfen e gli Hohenstaufen fecero pace e Federico Barbarossa fu eletto re. Nel mese di ottobre 1152, a Würzburg, Federico diede a Guelfo, come capo della sua famiglia, il ducato di Spoleto, il Marchesato di Toscana, e la signoria sulla Sardegna tra le altre proprietà italiane, mentre, nel 1156, la Baviera tornava a Enrico il Leone, il figlio di Enrico il Superbo.

A partire dagli anni cinquanta, era scoppiata una controversia tra Guelfo (insieme a suo figlio Guelfo VII) e Ugo II di Tubinga, conte palatino di Svevia, solo dopo il 1166 si concluse con la risoluzione dell'imperatore stesso, generalmente dalla parte dei Welfen.

Quando Guelfo VII, unico figlio di Guelfo, morì di malaria a Roma nel 1167, durante la campagna del Barbarossa contro papa Alessandro III, Enrico il Leone chiese l'eredità di tutti i beni di Guelfo. Guelfo chiese in cambio una grossa somma di denaro, quindi affidò i suoi territori italiani all'imperatore. Guelfo rimase a capo dei suoi ducati italiani fino al 1173, mentre Cristiano, arcivescovo di Magonza, ne era il vicario imperiale.

Una spaccatura tra Enrico e il Barbarossa durante la campagna italiana del 1176 fornì lo spunto per il procedimento nei confronti di Enrico nel 1179, che alla fine fu privato di tutti i suoi beni, compresi quelli che aveva acquistato da Guelfo. Questi furono restituiti a Guelfo, che li diede poi all'erede del Barbarossa, il duca di Svevia, alla sua morte nel 1191. Così, tutti i possedimenti svevi dei Welfen passati agli Hohenstaufen discendono da Giuditta, sorella di Guelfo.

Guelfo fu sepolto nel monastero premostratense da lui fondato, l'abbazia di Steingaden in Baviera, dove era stato sepolto anche suo figlio. Fu il mecenate della Historia Welforum, la prima cronaca medievale della sua dinastia.

Ascendenza[modifica | modifica wikitesto]

Genitori Nonni Bisnonni Trisnonni
Alberto Azzo II d'Este Alberto Azzo I  
 
Adelaide  
Guelfo IV d'Este  
Cunegonda di Altdorf Guelfo II di Altdorf  
 
Imiza di Lussemburgo  
Enrico IX di Baviera  
Baldovino IV di Fiandra Arnolfo II di Fiandra  
 
Rozala d'Ivrea  
Giuditta di Fiandra  
Eleonora di Normandia Riccardo II di Normandia  
 
Giuditta di Bretagna  
Guelfo VI di Spoleto  
Ordulfo di Sassonia Bernardo II di Sassonia  
 
Eilika di Schweinfurt  
Magnus di Sassonia  
Wulfhild di Norvegia Olaf II di Norvegia  
 
Astrid Olfosdotter  
Wulfhilde di Sassonia  
Béla I d'Ungheria Vazul  
 
 
Sofia d'Ungheria  
Richenza di Polonia Miecislao II di Polonia  
 
Richeza di Lotaringia  
 

Note[modifica | modifica wikitesto]


Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

Letteratura critica[modifica | modifica wikitesto]

  • Karin Feldmann, Herzog Welf VI. und sein Sohn. Das Ende des süddeutschen Welfenhauses (mit Regesten), Diss. Phil., Tübingen 1971
  • Welf VI., Wissenschaftliches Kolloquium zum 800. Todesjahr vom 5. bis 8. Oktober 1991 im Schwäbischen Bildungszentrum Irsee, Thorbecke, hrsg. v. Rainer Jehl, Sigmaringen 1995. ISBN 3-7995-4173-X.
  • Andrea Puglia, Potere marchionale, amministrazione del territorio e società locali nella Tuscia nord occidentale dalla morte del marchese Ugo a Guelfo VI di Baviera (anni 1001-1160), tesi di dottorato di ricerca in storia medievale, tutor prof. Giorgio Chittolini, Universita degli studi di Milano, a.a. 2002-2003.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Margravio di Toscana e Duca di Spoleto Successore
Ulrico di Attems 1152-1160 Guelfo VII
Predecessore Margravio di Toscana e Duca di Spoleto Successore
Guelfo VII 1167-1173 alla corona imperiale
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