Vazul

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Vazul
Imrich stepan.jpg
L'accecamento di Vazul (l'uomo tenuto fermo disteso con una veste rossa) come ritratto in una miniatura della Chronica Picta
Duca di Nitra (incerto)
In caricaprima del 1030 - 1031
PredecessoreLadislao il Calvo (incerto)
SuccessoreStefano I (incerto)
Nascitaprima del 997
Morte1031 o 1032
DinastiaArpadi
PadreMihály
Consorteuna donna del clan Tátony
FigliAndrea, Béla, Levente
Religionecristianesimo

Vazul o Vászoly,[1] (prima del 9971031 o 1032) era un membro della nobile dinastia magiara degli Arpadi figlio del duca Mihály, nipote di Taksony e cugino di Stefano I d'Ungheria.

L'unica altra informazione certa relativa alla sua vita riguarda la sua prigionia e il suo accecamento preso la fortezza di Nyitra (Nitra, oggi in Slovacchia) negli ultimi anni del regno di Stefano. Gli storici moderni, incluso György Györffy, non escludono che fosse stato in precedenza duca di Nitra. Vazul è il capostipite di quel ramo degli Arpadi che include quasi tutti i re d'Ungheria al potere dopo il 1046 (la cosiddetta linea Vazul).

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Vazul era figlio di Mihály, figlio minore del gran principe Taksony.[2][3] Il nome di sua madre è sconosciuto, ma secondo György Györffy è «probabile» che si trattasse di una principessa bulgara imparentata con Samuele di Bulgaria.[3][4] Györffy ipotizza anche che Vazul fosse ancora in tenera età intorno al 997.[5] Il suo nome deriva dal greco Βασιλειος (Basileios), ovvero "regio" (si veda a tal proposito Basilio), circostanza la quale implica che fu battezzato secondo il rito bizantino.[6]

Györffy sostiene che Vazul vantava «logicamente» dei legami con il «ducato di Nyitra», in quanto le cronache non menzionano altre regioni in cui trascorse degli anni della sua vita.[7] Secondo la Chronica Picta, re Stefano imprigionò Vazul e lo tenne confinato nella fortezza di Nyitra (Nitra, oggi in Slovacchia) allo scopo di esortarlo a «modificare il suo stile di vita frivolo e tipico delle follie giovanili».[8][9] A differenza di Györffy, l'accademico slovacco Ján Steinhübel non ha dubbi sul fatto che Vazul fosse un duca di Nyitra, subentrato al fratello Ladislao il Calvo prima del 1030.[2] Quest'ultimo autore aggiunge che Vazul, alla stessa maniera di suo fratello, accettò il rapporto di vassallaggio in corso con il re Miecislao II di Polonia, ma fu imprigionato nella sua vecchia capitale quando Stefano I occupò il suo ducato nel 1031.[10] La teoria secondo cui il «ducato di Nyitra» risultava sottoposto all'autorità polacca nei primi decenni dell'XI secolo si regge però su una fonte soltanto e per giunta tarda, il Chronicon Hungarico-Polonicum, aspramente criticato per la sua scarsa affidabilità da Györffy.[11]

Emerico, l'unico figlio di re Stefano sopravvissuto all'infanzia, morì nel corso di una battuta di caccia nel 1031.[12][13] Secondo i quasi coevi Annales Altahenses, Vazul fu assai risentito del fatto che non fosse stato considerato per la linea di successione e non mancò di sottolinearlo, con il risultato che Stefano decise di neutralizzarlo e punirlo accecandolo.[12][14] Stando ai rapporti contrastanti delle cronache ungheresi di epoca successiva, scritte mentre erano al potere dei sovrani discendenti dalla linea di Vazul, Stefano era all'inizio propenso a nominare Vazul quale suo erede, ma gli oppositori del nobile, inclusa la moglie di Stefano Gisella, ordirono un complotto per ostacolare i piani della corona.[6][15][16] A quel punto, inviarono un «uomo malvagio» a Nyitra che «cavò gli occhi di Vazul e riempì di piombo le cavità delle sue orecchie» prima dell'arrivo degli emissari del re.[8][16]

«Sentendo che il peso dell'età incombeva su di lui, [re Stefano] inviò in fretta e furia dei messaggeri per richiamare il figlio di suo zio, Vazul, dalla prigione di Nitra [la fortezza dove era stato confinato], al fine di nominarlo re degli Ungheresi dopo di lui. Tuttavia, non appena la regina Gisella lo seppe, ordinò un complotto con un gruppo di traditori e mandò l'ispán Sebo al posto del messaggero. Questi fece cavare gli occhi a Vazul e gli versò del piombo fuso nelle orecchie, dopodiché fuggì in Boemia. Quando alla fine Vazul fu ricondotto indietro dal messaggero del re, il sovrano pianse amaramente per la sua sorte.»

(Simone di Kéza, Gesta Hunnorum et Hungarorum[17])

Famiglia[modifica | modifica wikitesto]

Vazul d'Ungheria con gli occhi cavati, miniatura tratta dalla Genealogia dei Re del Portogallo (XVI secolo)

Le informazioni relative all'albero genealogico di Vazul sono contraddittorie. Le cronache ungheresi di epoca successiva tendevano a omettere il fatto che i re al potere dopo il 1046 discendevano da un principe diseredato e condannato dal santo e primo re d'Ungheria (la cosiddetta linea Vazul).[18] Di conseguenza, molte delle cronache riconoscono in capo al fratello di Vazul, Ladislao il Calvo, il ruolo di capostipite dei monarchi ungheresi.[16] Nonostante ciò, la versione riferita dalla Chronica Picta tramanda l'informazione riguardante la paternità di Vazul sui tre figli di nome Andrea, Béla e Levente.[18] Inoltre, prosegue l'opera, si narra che la moglie di Vazul apparteneva al clan Tátony, ma non si trattava di una relazione matrimoniale legittima.[6][18] I suoi tre figli furono espulsi dall'Ungheria dopo la morte di Vazul nel 1031 o 1032.[19]

«Si vocifera che questi tre fratelli [Andrea, Béla e Levente] fossero figli del duca Vazul e di una donna del clan di Tatun e che non fossero nati da un vero letto matrimoniale, ma che per via di quest'unione dovevano la loro nobiltà ai Tatun. Di certo questa è una storia falsa e decisamente dispregiativa. Non è per questa ragione che sono nobili, ma perché sono figli di Ladislao il Calvo, che si dice abbia avuto una moglie della Rutenia da cui nacquero questi tre fratelli.»

(Chronica Picta[20])

Györffy e Gerics hanno affermato che il nome Tatun, la moglie di Vazul, rappresenta un errore di ortografia che sta invece per Catun, ovvero un titolo reale in voga tra le persone di origine turca dalla Manciuria alla Bulgaria.[21][22] Il significato dell'espressione era «prima moglie del khagan». Secondo Györffy, una ragazza della stirpe Tatun era figlia di Tatun, moglie di Kean (menzionato nelle cronache ungheresi), cioè lo zar di Bulgaria, la cui famiglia fuggì in Ungheria quando Basilio II, l'imperatore bizantino pose fine all'esistenza dello Stato bulgaro (996-1004, 1014-1018).[23] Gerics sosteneva che Vazul e Tatun fossero ancora pagani al momento del loro matrimonio, motivo per cui le cronache magiare riferivano che Andrea, Béla e Levente fossero i figli del duca Vazul non nati da un vero letto matrimoniale. Gerics ha altresì affermato che Tatun potrebbe aver partecipato alla rivolta di Koppány e che perse successivamente il suo rango aristocratico. Per questa ragione, le cronache ungheresi ritenevano che i figli di Vazul dovevano il loro sangue blu al padre e non alla madre.[23]

Il seguente albero genealogico presenta gli antenati di Vazul e la sua progenie.[24]

Árpád
Menumorut*
Zoltán
figlia
Taksony
una nobildonna «cumana»**
Géza
Mihály
una principessa bulgara***
Stefano I d'Ungheria
una donna
del clan Tátony
Vazul
Ladislao il Calvo
Premislava****
Levente
Andrea I d'Ungheria
Anastasia di Kiev
Béla I d'Ungheria
Richeza di Polonia
Salomone d'Ungheria
Re d'Ungheria
(dal 1074)

* La storicità o meno di Menumorut resta oggetto di dibattito per gli studiosi moderni.
** Una donna cazara, pecenega o bulgara del Volga.
*** Györffy ritiene si tratti di una donna legata alla dinastia bulgara dei Cometopuli.
**** Kristó ipotizza che potrebbe essere stato un membro della dinastia rjurikide attivi nella Rus' di Kiev.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Sinor (1959), p. 41.
  2. ^ a b Steinhübel (2011), p. 21.
  3. ^ a b Kristó e Makk (1996), appendice 1.
  4. ^ Györffy (1994), p. 72.
  5. ^ Györffy (1994), p. 85.
  6. ^ a b c Veszprémy (1994), p. 721.
  7. ^ Györffy (1994), p. 169.
  8. ^ a b Chronica Picta, cap. 45.69, p. 107.
  9. ^ Györffy (2000), p. 377.
  10. ^ Steinhübel (2011), pp. 21-23.
  11. ^ Györffy (1994), pp. 107-108, 142.
  12. ^ a b Kristó (2001), p. 31.
  13. ^ Györffy (1994), pp. 168-169.
  14. ^ Györffy (1994), p. 170.
  15. ^ Györffy (1994), pp. 169-170.
  16. ^ a b c Kristó (2001), p. 33.
  17. ^ Gesta Hunnorum et Hungarorum, cap. 2.44, pp. 105-107.
  18. ^ a b c Kristó e Makk (1996), p. 68.
  19. ^ Kristó e Makk (1996), p. 69.
  20. ^ Chronica Picta, cap. 60.87, p. 113.
  21. ^ (EN) United Center for Research and Training in History, Bulgarian historical review, vol. 20, Publishing House of the Bulgarian Academy of Sciences, 1992, p. 84.
  22. ^ (HU) József Gerics, A Tátony nemzetségről. Adalékok egy krónikahely értelmezéséhez [Lumi sul clan Tatony. Nuove interpretazioni storiche], in Történelmi Szemle, vol. 9, 1966, pp. 1-24.
  23. ^ a b Steinhübel (2020), pp. 366-367.
  24. ^ Kristó e Makk (1996), appendici 1-2.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Fonti primarie[modifica | modifica wikitesto]

  • Simone di Kéza, Gesta Hunnorum et Hungarorum, traduzione di László Veszprémy e Frank Schaer, CEU Press, 1999, ISBN 963-9116-31-9.
  • Dezső Dercsényi, Leslie S. Domonkos (a cura di), Chronica Picta, Corvina, Taplinger Publishing, 1970, ISBN 0-8008-4015-1.

Fonti secondarie[modifica | modifica wikitesto]

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