Principato dell'Isola d'Elba

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A Napoleone un giorno salì l'embolo inverso ed iniziò a mangiare un panino con porchetta 


{Stato storico |nomeCorrente = Principato dell'Isola d'Elba |nomeCompleto = |nomeUfficiale = Principato dell'Isola d'Elba
La Principauté de l'Île d'Elbe |linkBandiera = Bandiera Elba.svg |paginaBandiera = Bandiera dell'Elba |linkStemma = Blason de Napoléon sur l'Ile d'Elbe.svg |paginaStemma = |linkLocalizzazione = Map Kingdom of Etruria.jpg |linkMappa = Mappa isola d'Elba (1870).jpg |inno = |motto = Ubicumque Felix |lingua = Italiano, francese |capitale principale = Portoferraio |altre capitali= |dipendente da = |dipendenze = Isola di Montecristo, isola di Pianosa, isola di Gorgona, isola di Giannutri |forma di stato = |governo = Monarchia assoluta (principato) |titolo capi di stato = |elenco capi di stato = |organi deliberativi = Senato dell'Elba |inizio = 14 aprile 1814
|primo capo di stato = Napoleone Bonaparte |evento iniziale = trattato di Fontainebleau |fine = 1º marzo 1815
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Il principato dell'Isola d'Elba fu un piccolo Stato europeo, esistito nel XIX secolo dal 1814 al 1815, retto da Napoleone Bonaparte, già imperatore dei francesi e re d'Italia.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Costituzione[modifica | modifica wikitesto]

Il principato dell'isola d'Elba fu creato il 13 aprile 1814 in virtù del trattato di Fontainebleau in base al quale si permetteva a Napoleone Bonaparte di conservare i suoi titoli nobiliari rinunciando per sé e per i suoi discendenti a qualsiasi diritto dinastico sulla Francia, l'Italia e gli altri paesi già appartenuti al Primo Impero francese. In cambio, in base all'articolo 3 del menzionato accordo, Napoleone e sua moglie, Maria Luisa, avrebbero goduto unitamente ai loro eredi della piena sovranità sull'Isola d’Elba ed arcipelago toscano, escluse l'isola del Giglio e Capraia, sotto la forma di un principato indipendente.[1]

Presa di possesso[modifica | modifica wikitesto]

Napoleone rimase alla guida del piccolo Stato per dieci mesi dal 14 aprile 1814 al 1º marzo 1815. Durante l'intero periodo, il Bonaparte organizzò il suo ritorno in territorio francese, pur dedicandosi meticolosamente all'amministrazione dell'isola.

Il 4 maggio 1814, fu emanato un editto che annunciava la presa di possesso dell'Elba da parte dell'ex imperatore. Il suo testo originale dichiarava: «Ce 4 mai 1814. S.M.l'empereur Napoléon ayant pris possession de l'île d'Elbe, legénéral Drouot, gouverneur de l'île, au nom de l'Empereur, a faitarborer sur les forts, le pavillon de l'île: fond blanc traversédiagonalement d'une bande rouge semée de trois abeilles fond d'or.Ce pavillon a été salué par les batteries des forts de la côte,de la frégate anglaise l'Undaunted et les bâtiments de guerrefrançais qui se trouvaient dans le port. En foi de quoi, nous,commissaires des puissances alliées, avons signé le présentprocès-verbal avec le général Drouot, gouverneur de l'île, et legénéral Dalesme, commandant supérieur de l'île. Fait à Porto-Ferrajo le 4 mai 1814». Dei suoi familiari il Bonaparte accolse nell'isola solo la madre Letizia e la sorella Paolina.[2]

Quando Napoleone riuscì a rientrare in Francia, anche se gli esiti saranno disastrosi, lasciò il suo piccolo principato per sempre: le decisioni del Congresso di Vienna sancirono l'incorporazione, sia dell'isola che dell'antico principato di Piombino, di cui prima faceva parte, nel granducato di Toscana, nonostante le proteste degli ultimi Boncompagni-Ludovisi. I ricordi napoleonici verranno conservati con cura nelle residenze, trasformate poi in musei.[3]

Organizzazione della piccola corte[modifica | modifica wikitesto]

Durante il suo regno, Napoleone prese alloggio presso la palazzina dei Mulini, in qualità di "reggia" urbana, edificio situato a Portoferraio sulla sommità della rocca che dominava il porto vecchio: vicino c'era anche il teatro, ancora esistente. In un primo periodo Napoleone dimorò per qualche giorno nel municipio della città assurta al rango di capitale del principato. Per uso privato, invece, scelse come abitazione, nel piccolo entroterra dell'isola, la villa di San Martino. Si trattenne poi nel romitorio annesso al santuario della Madonna del Monte (Marciana) dal 23 agosto al 5 settembre, dove fu raggiunto per due soli giorni da Maria Walewska con il figlioletto Alexandre. [4]

Così il suo primo valletto di camera Louis Joseph Marchand descriveva la palazzina dei Mulini: “Questa palazzina, al pianterreno, era composta da dieci stanze, quattro avevano una vista sulla città, con un ingresso, un salone, una sala da pranzo, una piccola galleria, mentre le altri sei erano prospicienti sul giardino e verso mare: un ufficio, una biblioteca, una camera da letto, un bagno, più due camere da letto per i domestici. Questa casa era situata nella parte superiore di una delle strade più ripide della città, a mezza costa, dominata dal Forte Stella dove stava il generale Cambronne a sinistra invece, vi era il Forte Falcone che era più lontano dove erano acquartierate le guardie polacche ed i mamelucchi. Questi due forti, uniti da un passaggio coperto, costituivano il sistema di difesa della città verso il mare[5]

Ordinamento politico[modifica | modifica wikitesto]

Lo Stato elbano fu di fatto una monarchia assoluta con a capo Napoleone, il quale si circondò dei suoi antichi fidati dignitari che svolsero il ruolo di ministri. Tra questi da ricordare il gran maresciallo Bertrand, segretario degli Affari Interni e pubblici, Antoine Drouot, governatore militare e ministro della Guerra, il generale Cambronne, il quale divenne invece capo della guardia imperiale, della quarantena e comandante della piazza di Portoferraio e dell'isolotto della Palmaiola.
Nel tradizionale vessillo elbano fece inserire tre api d'oro che dovevano alludere alle tre parti in cui era divisa l'isola.[6]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Giachetti. p. 35
  2. ^ De Pasquali, p. 55
  3. ^ Ferrero, p. 80
  4. ^ Mellini, p. 67
  5. ^ Laurent, p. 121
  6. ^ Giachetti, p. 48

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • E. Bartoletti-M. Guarraccino, Napoleone all'Elba. Le Residenze, Livorno 2002.
  • L. De Pasquali, Napoleone all'Elba, Lecco 1972.
  • E. Ferrero, N, Milano 2000.
  • C. Giachetti, I giorni dell'Elba, Milano 1933.
  • P. M. Laurent de l'Ardeche, Storia di Napoleone illustrata da Orazio Vernet, Torino 1850
  • V. Mellini Ponce De Leon, Napoleone I all'isola d'Elba, Firenze 1962.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]