Repubblica Bolognese

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Repubblica Bolognese
Coccarda Coppa Italia.svg Flag of France (1794–1815, 1830–1958).svg
Informazioni generali
Capoluogo Bologna
Dipendente da Francia Repubblica Francese
Suddiviso in 66 cantoni
Amministrazione
Forma amministrativa Occupazione militare
Organi deliberativi Senato di Bologna
Evoluzione storica
Inizio 23 giugno 1796
Causa Armistizio di Bologna
Fine 27 dicembre 1796
Causa Istituzione della Repubblica Cispadana
Preceduto da Succeduto da
Flag of the Papal States (pre 1808).svg Legazione di Bologna Flag of Repubblica Cispadana.jpg Dipartimento del Reno
Italia nel 1796

La Repubblica Bolognese fu una municipalità giacobina di breve durata, venendo assorbita dalla Repubblica Cispadana nel giro di qualche mese.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Costituitasi di fatto già il 20 giugno del 1796, quando il giovane generale Bonaparte dichiara decaduto il governo pontificio in città in seguito all'occupazione delle truppe francesi,[1] la situazione viene confermata il 23 dello stesso mese con la firma dell'armistizio di Bologna.[2]

La città venne dunque amministrata militarmente dai francesi, essendo di fatto un'occupazione, ma vengono ugualmente lasciati margini di autogoverno in cambio del riconoscimento dell'occupazione transalpina.[3] A questo proposito il 6 luglio tre delegati bolognesi si recarono a Parigi per chiedere al Direttorio di preservare l'autonomia cittadina.[4]

A reggere la città quindi era il vecchio Senato, che dopo aver riconosciuto la sottomissione ai vincitori fu mantenuto in carica come governo provvisorio. In settembre si procedette all'elaborazione di un testo costituzionale e alla convocazione dei comizi elettorali.[5]

Trentasei rappresentanti del governo provvisorio di Bologna parteciparono al congresso fondativo della Confederazione Cispadana tenutosi a Modena il 16 ottobre 1796, costituitasi su volontà di Napoleone come organismo di riunione delle municipalità emiliane in funzione prettamente militare.[6][7] Due giorni dopo i giacobini bolognesi passarono all'azione con un'insurrezione, innalzando l'albero della libertà in Piazza Maggiore.[8]

Il 30 ottobre la giunta incaricata presentò il piano di Costituzione e il sistema elettorale.[9] Le elezioni si tennero tra il 6 e il 7 novembre.[10] La Costituzione fu ratificata il 4 dicembre con 454 voti a favore e 30 contrari, la prima in Italia ad essere ispirata ai valori della Rivoluzione francese.[11]

Il 27 dicembre il secondo congresso tenutosi a Reggio Emilia dei 110 rappresentanti delle città di Bologna, Ferrara, Reggio e Modena istituì la Repubblica Cispadana. Venne respinta la proposta di estendere al nuovo stato, anche solo transitoriamente, la costituzione della Repubblica di Bologna e si formarono i primi organi di governo provvisori.[12] Bologna venne così integrata nella neonata Repubblica, di cui divenne capitale.

Organizzazione dello Stato[modifica | modifica wikitesto]

Governo[modifica | modifica wikitesto]

La Repubblica venne di fatto retta dal Senato e dunque dall'aristocrazia cittadina per tutta la durata della sua esistenza. Le istituzioni di governo previste dalla Costituzione infatti non entreranno mai in vigore, e il Senato verrà sciolto solo il 27 aprile del 1797 quando subentreranno le nuove autorità della Repubblica Cispadana.[13]

La Costituzione indicava come detentore del potere legislativo il Corpo Legislativo, diviso nelle due camere del Consiglio Maggiore composto da 300 membri e un Consiglio Minore da 60.[14] L'esecutivo era denominato Magistrato dei Consoli composto da nove membri eletti dal Corpo Legislativo. La carica di presidente veniva ricoperta a rotazione da ciascuno dei nove consoli ogni quattro mesi.[15]

Sistema elettorale[modifica | modifica wikitesto]

Il sistema elettorale era strutturato su tre gradi e prevedeva Comizi generali nelle Parrocchie, Comizi decurionali nei Cantoni e Comizi elettorali a livello nazionale. Questi ultimi prevedevano anche una soglia di censo ed erano deputati all'elezione del Corpo Legislativo.[16]

Questo sistema elettorale fu utilizzato il 6 novembre 1796 per eleggere 42 senatori aggiuntivi.[10]

Suddivisioni amministrative[modifica | modifica wikitesto]

La città di Bologna era divisa in 16 Regioni, mentre il territorio in 65 Cantoni. L'unità minima era la parrocchia, sia in città che nel contado.[17] La Repubblica si estendeva all'incirca sul territorio della precedente Legazione, compresa dunque anche l'exclave di Castel Bolognese.

I Cantoni erano i seguenti:[17]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dichiarato decaduto il governo pontificio, su bibliotecasalaborsa.it. URL consultato il 3 settembre 2020.
  2. ^ L'armistizio di Bologna, su bibliotecasalaborsa.it. URL consultato il 3 settembre 2020.
  3. ^ Napoleone rinuncia al diritto di conquista ma non alla contribuzione, su bibliotecasalaborsa.it. URL consultato il 3 settembre 2020.
  4. ^ Delegazione bolognese a Parigi, su bibliotecasalaborsa.it. URL consultato il 3 settembre 2020.
  5. ^ Approvato il piano di costituzione, su bibliotecasalaborsa.it. URL consultato il 3 settembre 2020.
  6. ^ Riunione delle città padane a Modena, su bibliotecasalaborsa.it. URL consultato il 3 settembre 2020.
  7. ^ Costituzione della Federazione Cispadana, su bibliotecasalaborsa.it. URL consultato il 3 settembre 2020.
  8. ^ L'albero della Libertà, su bibliotecasalaborsa.it. URL consultato il 3 settembre 2020.
  9. ^ Una giunta costituente, su bibliotecasalaborsa.it. URL consultato il 3 settembre 2020.
  10. ^ a b Contestata dai giacobini l'elezione di nuovi senatori, su bibliotecasalaborsa.it. URL consultato il 3 settembre 2020.
  11. ^ La Costituzione della Repubblica di Bologna, su bibliotecasalaborsa.it. URL consultato il 3 settembre 2020.
  12. ^ Votata a Reggio Emilia la Repubblica Cispadana, su bibliotecasalaborsa.it. URL consultato il 3 settembre 2020.
  13. ^ Eletto il Direttorio. Fine del Senato, su bibliotecasalaborsa.it. URL consultato il 3 settembre 2020.
  14. ^ Costituzione di Bologna, Art. 41, su dircost.unito.it. URL consultato il 3 settembre 2020.
  15. ^ Costituzione di Bologna, Capo VII, su dircost.unito.it. URL consultato il 3 settembre 2020.
  16. ^ Costituzione di Bologna, Capi III, IV e V, su dircost.unito.it. URL consultato il 3 settembre 2020.
  17. ^ a b Costituzione di Bologna, Art.2, su dircost.unito.it. URL consultato il 3 settembre 2020.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]