Principato di Pontecorvo

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Principato di Pontecorvo

5 giugno 1806 - 25 maggio 1815

Principato di Pontecorvo 5 giugno 1806 - 25 maggio 1815 - Stemma
Principato di Pontecorvo 5 giugno 1806 - 25 maggio 1815 - Localizzazione
Dati amministrativi
Lingue parlate Italiano, francese
Capitale Pontecorvo
Dipendente da Francia Impero francese
Politica
Forma di governo monarchia
(principato)
Nascita 5 giugno 1806
con Jean-Baptiste Jules Bernadotte
Causa Occupazione napoleonica
Fine 25 maggio 1815
con Luciano Murat
Causa Congresso di Vienna del 1815
Territorio e popolazione
Massima estensione 88 k circa
nel XIX secolo
Popolazione 3000 abitanti circa
nel XIX secolo
Economia
Risorse Agricoltura, allevamento, terracotta
Commerci con Impero francese
Religione e società
Religione di Stato Cattolicesimo
Classi sociali Nobiltà, clero, popolo
Principato di Pontecorvo 5 giugno 1806 - 25 maggio 1815 - Mappa
Evoluzione storica
Preceduto da bandiera Stato Pontificio
Succeduto da bandiera Stato Pontificio

Il principato di Pontecorvo fu un minuscolo Stato sovrano facente parte dell'Impero napoleonico e costituito nel 1806.

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

   Il maresciallo Bernadotte
Il maresciallo Bernadotte, principe di Pontecorvo (Pierre Michel Alix)

Fino ad allora, a partire dal 1463, il borgo di Pontecorvo era stato, sotto forma di signoria, una exclave dello Stato della Chiesa e quindi una enclave del Regno di Napoli, unitamente a Benevento.[1]

Il principato di Pontecorvo venne conferito al maresciallo Jean-Baptiste Jules Bernadotte (sposo, dal 1798, di Désirée Clary, ora principessa, poi regina di Svezia) che, per essersi distinto nella battaglia di Austerlitz, venne nominato primo principe di Pontecorvo e con tale titolo lo governò dal 5 giugno 1806 al 21 agosto 1810, quando lo stesso Bernadotte fu chiamato a succedere a Carlo XIII di Svezia, come Carlo XIV, e da lui discenderà l'attuale famiglia reale svedese. I principi risiedettero e organizzarono una piccola ma prestigiosa corte nel palazzetto dei rettori pontifici, in seguito sede del comune.[2]

Il principato tornò quindi all'imperatore e Bernadotte ricevette come indennità per lo stesso (e per delle dotazioni che aveva in Polonia) la promessa di un pagamento di tre milioni di franchi (ma ricevette solo un terzo di tale somma).[3]

Il principato fu quindi affidato di fatto a Gioacchino Murat anche se, ufficialmente, il 5 dicembre 1812, venne nominato secondo principe di Pontecorvo, tramite un apposito decreto imperiale,[4] il suo giovanissimo secondogenito Luciano Murat (1803-1878) fino al 25 maggio 1815.

Nel 1815, il Congresso di Vienna, con l'articolo 103, sancì la restituzione del principato di Pontecorvo, assieme a quello di Benevento e di altri territori, alla Santa Sede[5] Questo ritorno al dominio pontificio non venne accolto di buon grado dai pontecorvesi e provocò alcuni tumulti, forse organizzati dalla Carboneria, che però vennero soffocati dall'esercito austriaco.[6]

Un prelato delegato pontificio resse, nuovamente, il governo di Pontecorvo.

Galleria d'immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Federici, p. 4
  2. ^ Moroni, p. 32
  3. ^ Supplemento alla Nuova enciclopedia popolare con appendice, volume unico, Torino cugini Pompa e comp. Editori, 1851, pag.59
  4. ^ Guy Stair Sainty, History of the Princes Murat (King of Naples), chivalricorders.org. (archiviato dall'url originale il 7 febbraio 2008).
  5. ^ Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica, Gaetano Moroni, vol.V, In Venezia, dalla tipografia emiliana, 1840, pag. 113
  6. ^ Ohnmeiss, p. 48

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Supplemento alla Nuova enciclopedia popolare con appendice, Torino 1851.
  • Vincenzo Federici, Gli Statuti di Pontecorvo, ed. Abbazia di Montecassino 2006.
  • Gaetano Moroni - Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da S. Pietro sino..., Venezia 1979.
  • Ernesto Ravvitti (conte.) - Delle recenti avventure d'Italia, Tipografia Emiliana, Bologna 1864
  • Edoardo Ohnmeiss, Federico Borromeo Gioacchino Murat e la fine della dominazione napoleonica in Italia, Napoli 1991.
  • Archivio storico lombardo
  • R.Deputazione di storia patria per la Lombardia, Società storica lombarda, Milano 1904.
  • Attilio Zuccagni-Orlandini, Corografia fisica, storica e statistica dell'Italia e delle sue isole,Volume 10, Firenze 1843.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]