Stupinigi

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Stupinigi
frazione
Stupinigi – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Piemonte-Stemma.svg Piemonte
Provincia Città metropolitana di Torino - Stemma.png Città metropolitana di Torino
Comune Nichelino-Stemma.png Nichelino
Territorio
Coordinate 44°59′41″N 7°36′13″E / 44.994722°N 7.603611°E44.994722; 7.603611 (Stupinigi)Coordinate: 44°59′41″N 7°36′13″E / 44.994722°N 7.603611°E44.994722; 7.603611 (Stupinigi)
Abitanti 200[1]
Altre informazioni
Cod. postale 10040
Prefisso 011
Fuso orario UTC+1
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Stupinigi
Stupinigi

Stupinigi (Stupinis in piemontese) è l'unica frazione del comune di Nichelino (TO). Ha circa 200 abitanti e vi sono collocati la celebre Palazzina di caccia, capolavoro di Filippo Juvarra, con l'annesso parco naturale che ospita anche il Castelvecchio di Stupinigi, un castello medioevale che fu la residenza dei marchesi Pallavicino.

Confina con i territori della città di Torino e dei comuni di Candiolo e Orbassano.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svg Lo stesso argomento in dettaglio: Palazzina di caccia di Stupinigi.
Flag of UNESCO.svg Bene protetto dall'UNESCO
UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
Palazzina di caccia di Stupinigi
(EN) Residences of the Royal House of Savoy
PalazzinaStupinigi12.JPG
Tipo architettura
Criterio C (i) (ii) (iv) (v)
Pericolo Nessuna indicazione
Riconosciuto dal 1997
Scheda UNESCO (EN) Scheda
(FR) Scheda

Dalle oscure cronache di inizio Millennio si arriva al 1340 - 1350 quando Stupinigi è venduta dalle famiglie dei Cavoretti ai "Principi" con diploma Imperiale dei Solari , nobili Astigiani. Le Palazzina fu nel 1360 di Bonifacio Solaro. Il castello, chiamato Castelvecchio, fu abitato dai Savoia-Acaia che nel 1439 lo vendettero al marchese Rolando Pallavicino. Nel 1563 la proprietà fu ceduta a Emanuele Filiberto, quando questi trasferì la capitale del Ducato di Savoia da Chambéry a Torino. In seguito Emanuele Filiberto donò il territorio di Stupinigi all'Ordine dei santi Maurizio e Lazzaro, noto oggi come Ordine Mauriziano.

Nel 1729 Vittorio Amedeo II, nella sua veste di Generale Gran Maestro dell'Ordine, decise la costruzione dell'attuale Palazzina come residenza della famiglia reale e della nobiltà torinese durante le battute di caccia.
Nel 1832 la Palazzina passò alla famiglia reale, nel 1919 fu ceduta al Demanio statale, e nel 1925 ritornò all'Ordine, così come le proprietà circostanti.

La frazione fu separata dal territorio comunale di Vinovo e aggregata a quello di Nichelino il 26 luglio 1868.[2]

La Palazzina di Caccia è in restauro dal 1987. Su di essa e sull'adeguamento museale lavorano gli architetti Roberto Gabetti (1925-2000), Aimaro Oreglia d'Isola e Maurizio Momo.

Il parco[modifica | modifica wikitesto]

Il Parco naturale di Stupinigi è stato istituito nel 1991 e si estende per 1732 ettari, comprendenti zone agricole e boschive. Oltre al territorio di Nichelino interessa anche parte di quelli dei comuni confinanti di Candiolo e Orbassano.

I cervi sono scomparsi da più di un secolo, ma l'area è ancora popolata da scoiattoli, moscardini, volpi, donnole, faine, lepri, e varie specie di volatili, tra i quali la cicogna bianca. È collegato al Parco fluviale del Po di Torino Sud e a Pinerolo da due piste ciclabili.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Approssimativamente
  2. ^ Regio Decreto nº 4528

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Noemi Gabrielli, Museo dell'Arredamento.Stupinigi La Palazzina di Caccia, Tommaso Musolini, Torino, 1966
  • Luigi Mallè, Stupinigi: un capolavoro del Settecento europeo tra barochetto e classicismo: architettura, pittura, scultura, arredamento, Tipografia Torinese Editrice, Torino, 1981
  • Alberto Cottino, Stupinigi: la "Delizia" dei Savoia, Paravia, Torino, 1996
  • Roberto Baffert e Francesco Fenoglio, Castelvecchio di Stupinigi: storia e trasformazioni, Cavallermaggiore, Centro Stampa, 1998, ISBN 88-86637-10-1
  • AA.VV, Capitoli di storia Mauriziana/V 9.Stupinigi Storia e vicende della Reale Palazzina, Blu Editoriale, 1999
  • Carlo Balma Mion, "Lodovico Bò (1721-1800). Misuratore, soprastante, architetto", Trento, UNI Service, 2007, ISBN 978-88-6178-060-6

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: (EN153706759 · BNF: (FRcb121406452 (data)