Savoia-Acaia

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1leftarrow blue.svgVoce principale: Casa Savoia.

Savoia-Acaia
Coa France Family William of Champlitte.svg
Casata di derivazioneSavoia
TitoliCross pattee.png Principe del Piemonte
Cross pattee.png Principe di Acaia
FondatoreFilippo I di Savoia-Acaia
Ultimo sovranoLudovico di Savoia-Acaia
Data di fondazione1301
Data di estinzione1418
Etniaitaliana
Rami cadettiSavoia-Racconigi[1]

Il ramo dei Savoia-Acaia (o Savoia-Acaja) nasce con Filippo (12641334), figlio di Tommaso III di Savoia e di Guya di Borgogna, che assume il titolo di Principe di Acaia quando sposa Isabella di Villehardouin (12631312), nel 1301, figlia di Guglielmo II di Villehardouin, Principe di Acaia, e termina con il decesso di Ludovico di Savoia-Acaia, nel 1418, privo di eredi legittimi.

Il feudo ebbe come capitale Pinerolo.

La nascita di un figlio naturale, Ludovico, Signore di Racconigi, darà vita al ramo collaterale Savoia-Racconigi.

Principi di Savoia-Acaia[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Tavole genealogiche di Casa Savoia.
Back up arrow rtl without text.svgRamo Principale - Conti di Savoia
Filippo I
1278-1334
Signore del Piemonte

1301-1334
Principe di Acaia

1301-1306
Giacomo
1315-1367
Signore del Piemonte

1334-1367
Principe di Acaia
Filippo II[2]
1340-1368
Amedeo
1363-1402
Signore del Piemonte

1367-1402
Principe di Acaia
Ludovico
1366-1418
Signore del Piemonte

1402-1418
Principe di Acaia
[3]
Ludovico I
1391-1459
Signore di Racconigi

1414-1459
Ramo Racconigi

Origini del Principato[modifica | modifica wikitesto]

La facciata juvarriana di Palazzo Madama, il cui nome vero sarebbe, appunto, Casaforte degli Acaja

Il Principato di Acaia era stato creato da Guglielmo di Champlitte dal quale passò al compagno d'armi Goffredo I di Villehardouin durante la Quarta Crociata, tenuto in seguito dagli Angiò di Napoli dopo il matrimonio di Isabella di Villehardouin (figlia di Guglielmo II di Villehardouin, figlio a sua volta di Goffredo I) con Filippo, figlio cadetto di Carlo I d'Angiò. Nel 1289, quando quest'ultimo morì senza eredi (1277), la sovranità sull'Acaia tornò ad Isabella che sposò in seconde nozze Filippo I di Savoia, figlio di Tommaso III, il quale divenne così Principe di Acaia e dette origine al nome del ramo dei Savoia-Acaia.

L'autonomia di Filippo I di Savoia-Acaia in Piemonte, era stata fortemente limitata dallo zio Amedeo V: col matrimonio orientale egli sperava di ottenere maggiore prestigio. Al contrario delle sue aspettative, però, egli riuscì soltanto a sottomettere Corinto e Patrasso. Sconfortato, rientrò in Piemonte insieme alla moglie e alla figlia Margherita, che era stata tenuta prigioniera con la madre Isabella da Carlo II d'Angiò per rimediare a quella che quest'ultimo riteneva l'usurpazione del titolo di d'Acaia,[4] e per gli screzi sorti tra i Savoia e Carlo in Piemonte meridionale. Filippo dovette cedere il titolo nel 1307, ottenendo da Carlo II d'Angiò il contado di Alba.

In seguito alle lotte sorte nel 1305 in Piemonte per la successione al trono monferrino dopo la morte di Giovanni I, Tommaso di Savoia-Acaia cercò di estendere i suoi precedenti domini piemontesi, che già prima della nomina a signore di Acaia erano abbastanza considerevoli, siti intorno a Pinerolo. Principali mire del principe erano Asti, Chieri e Ivrea.

Politica di Giacomo di Savoia-Acaia[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1314 anche Fossano entrò a far parte del territorio dei Savoia-Acaia, divenendone la seconda capitale. Alla morte di Filippo, questi volle che gli succedesse il figlio Giacomo, che governò in realtà solo dal 1340.

Unendosi in matrimonio con Sibilla del Balzo, figlia di un generale di Carlo II d'Angiò, Giacomo consolidava i difficili rapporti con i francesi. Assai tesa, invece, rimase la politica con gli altri principati piemontesi, in particolare con Manfredo IV di Saluzzo, con Giovanni II del Monferrato e con Amedeo VI di Savoia.

Dichiarando guerra ai Paleologi, Giacomo occupò Ivrea, scatenando le ire di Amedeo VI, che assediò Fossano nel 1359. Nel 1360 Giacomo venne dichiarato traditore e fatto prigioniero e riuscì a ottenere la libertà solo pagando un ingente riscatto.

La fine: Amedeo e Ludovico di Savoia-Acaia[modifica | modifica wikitesto]

Amedeo era il secondogenito di Giacomo e dovette diventare nuovo principe entrando in competizione con il fratello maggiore Filippo II di Savoia-Acaia, che era stato diseredato dal padre.

Rimasto in buoni rapporti con Amedeo VII di Savoia e con Amedeo VIII di Savoia, Amedeo si scontrò con Tommaso III di Saluzzo, facendolo prigioniero, e sottrasse Mondovì a Teodoro II del Monferrato nel 1396.

La morte senza figli di Amedeo fece succedere il fratello Ludovico, che cercò di sanare i rapporti con i Monferrato attraverso un'attenta politica matrimoniale, ma continuando la guerra contro i Saluzzo.

La morte di Ludovico nel 1418 significò la fine della dinastia. Amedeo VIII inglobò i territori dell'Acaia piemontese e Pinerolo cessò di essere capitale. Il figlio naturale di Ludovico, anch'esso di nome Ludovico fu infeudato dal padre del territorio di Racconigi e Migliabruna dando così inizio alla famiglia marchesale dei Savoia-Racconigi [5]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Il casato nacque col figlio naturale di Ludovico di Savoia-Acaia, Ludovico I, nominato erede di Acaia e Racconigi, ma il duca Amedeo VIII gli concesse solo il feudo di Racconigi.
  2. ^ Diseredato, pretendente alla Signoria
  3. ^ Estinzione del ramo di Acaia. Amedeo VIII, Duca di Savoia ingloba i territori dell'Acaia piemontese
  4. ^ Gli Angiò di Napoli erano detentori del titolo poiché Carlo I d'Angiò aveva ricevuto l'atto di sottomissione di Guglielmo II di Villehardouin, atto da questi compiuto per la necessità di ottenere un forte sostegno militare contro le mire dell'Impero Bizantino, cui aveva fatto seguito il matrimonio della figlia Isabella con il figlio di Carlo I, Filippo (1256 – 1277), che era divenuto così principe d'Acaia. Carlo II di Angiò rimproverò a Filippo di Savoia la conduzione troppo autoritaria del Principato, che aveva determinato la rivolta prima dei baroni e poi quella dei contadini oberati delle tasse. Accusò inoltre Isabella di Villehardouin di non aver chiesto il suo consenso al matrimonio con Filippo di Savoia, come ella aveva promesso per riavere la titolarità in feudo del Principato alla morte del marito Filippo di Angiò
  5. ^ Vedi Francesco Cognasso, I Savoia,editrice Corbaccio, 2002 pagina 213

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]