Giacomo di Savoia-Acaia

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Heraldic Crown of Spanish Lords.svg
Giacomo
Signore di Piemonte
Stemma
In carica 1334 –
17 maggio 1367
Predecessore Filippo I
Successore Amedeo
Nascita Pinerolo, 1319
Morte Pinerolo, 17 maggio 1367
Casa reale Savoia
Padre Filippo I
Madre Caterina de la Tour du Pin
Consorte Beatrice d'Este
Sibilla di Baux
Margherita di Beaujeu
Figli Filippo II
Amedeo
Ludovico
Religione Cattolico

Giacomo di Savoia-Acaia (Pinerolo, 1319Pinerolo, 17 maggio 1367) fu signore di Piemonte e principe di Acaia.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

La giovinezza[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di Filippo I di Savoia-Acaia e di Caterina de la Tour du Pin, venne chiamato alla successione del padre ancora minorenne, sotto la tutela della madre: contro questa decisione si sollevarono quasi tutti i feudatari piemontesi, ma il conte Aimone di Savoia seppe placare la ribellione confermando Giacomo come legittimo successore di Filippo.

Guerra contro i Monferrato e i Saluzzo[modifica | modifica wikitesto]

Libero dalla tutela della madre Caterina dal 1340, il principe d'Acaia proseguì la politica paterna, senza allearsi apertamente con nessuno e senza inimicarsi troppo le varie potenze piemontesi, eccetto quando nel 1335 si alleò con gli Angiò, giurando di attaccare tutti i loro nemici salvo i conti di Savoia, e quando dichiarò guerra al marchese di Monferrato Teodoro I, con cui però raggiunse ben presto una tregua. Con l'altra potenza nell'area, i marchesi di Saluzzo, i rapporti furono invece più tesi: Giacomo invase il marchesato e occupò Saluzzo nel 1341, sottraendola a Tommaso II di Saluzzo. Questi, che dovette riparare presso il delfino di Vienne per chiedere aiuto, gli mosse nuovamente guerra nel 1356.

Arroccatosi a Pinerolo, ne ordinò la fortificazione con il rifacimento delle mura, la costruzione di porte e ponti levatoi, l'erezione di torri e l'abbattimento delle case troppo vicine alla cinta muraria: entro il 1364 l'opera voluta da Giacomo si era conclusa.

L'indipendenza dai Savoia[modifica | modifica wikitesto]

Facendosi intanto sempre più stretti i rapporti di sudditanza e vassallaggio al conte Amedeo VI di Savoia, Giacomo approfittò del passaggio in Italia dell'imperatore Carlo IV per cercare di allargare la sua autonomia, facendosi attribuire privilegi in precedenza riservati solo ai conti di Savoia, come la proprietà di una zecca o la possibilità di nominare dei propri notai. La situazione divenne insostenibile quando Giacomo ottenne anche di poter tassare le merci che transitavano per i suoi domini, ed in particolare per l'allora fondamentale Strada di Francia (l'attuale corso Francia): perciò i mercanti fecero appello ad Amedeo VI, che intervenne.

Inoltre, con l'aiuto di Tommaso II di Saluzzo, di Galeazzo Visconti e di Bernabò Visconti, Giacomo prese parte alla spedizione, nel 1356, contro Ivrea, allora divisa tra Giovanni II del Monferrato e il conte di Savoia, Amedeo VI; nonostante Giacomo avesse giurato di aver occupato solo la parte della città soggetta al dominio monferrino, di fronte a questo atto Amedeo dichiarò il principe di Acaia decaduto dai suoi titoli e mosse apertamente guerra contro di lui.

Dichiarato traditore nel 1360, Giacomo venne arrestato mentre il figlio ed erede, Filippo si rifugiò ad Alessandria: la vittoria del conte di Savoia era piena, Giacomo, per riottenere la libertà, per essere prosciolto da ogni accusa e per riottenere i propri domini, dovette versare 160.000 fiorini d'oro, una cifra esorbitante; dovette inoltre rinunciare alle pretese su Ivrea e sul Canavese e fu obbligato a sposare Margherita di Beaujeu, di trent'anni più giovane.

Giacomo nel 1366 fu infine costretto a destinare la successione solo ai figli avuti dalla nuova sposa, Amedeo e Ludovico, perciò Filippo, il figlio del precedente matrimonio, capeggiò negli anni seguenti una violenta ribellione. Con la rivolta di Filippo ancora attiva ed i domini piemontesi disastrati dalla guerra precedentemente persa, Giacomo si spense nel 1367, lasciando il principato in preda al caos.

Matrimoni e discendenza[modifica | modifica wikitesto]

Giacomo sposò in prime nozze nel 1338 Beatrice d'Este († 1339), figlia di Rinaldo II d'Este, signore di Ferrara e di Modena. Dal matrimonio non nacquero figli.

In seconde nozze Giacomo sposò il 9 giugno 1339 Sibilla di Baux († 1361), figlia di Raimondo II di Baux, signore di Baux e conte d'Avellino (1264-1321) e di Etienette des Baux-Purycard, ebbero Filippo II (1340 – 1368), principe di Piemonte.

Rimasto nuovamente vedovo, Giacomo sposò in terze nozze il 16 luglio 1362 Margherita di Beaujeu (1346 – 1402), figlia di Edoardo I, signore di Beaujeu, e di Maria di Thil. Dal matrimonio nacquero:

  • Amedeo (1363 – 1402), principe di Piemonte;
  • Ludovico (1364 – 1418), principe di Piemonte.

Giacomo avrebbe anche avuto un figlio illegittimo, Antonio, detto "di Morea", che il 5 marzo 1418 fu riconosciuto signore di Busca e nel 1422 signore di Genola.[1]

Note[modifica | modifica wikitesto]