Parco naturale di Stupinigi

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Parco naturale di Stupinigi
Tipo di areaparco naturale
Codice WDPA162032
Codice EUAPEUAP0222
Class. internaz.ZSC: IT1110004
StatiItalia Italia
RegioniPiemonte Piemonte
ProvinceTorino Torino
ComuniBeinasco, Candiolo, Nichelino, None, Orbassano, Vinovo
Superficie a terra1732 ha
Provvedimenti istitutiviL.R. n.1, 14.01.1992; L.R. 29 giugno 2009, n.19
GestoreEnte di gestione delle aree protette dei Parchi Reali
PresidenteLuigi Chiappero
Mappa di localizzazione
Sito istituzionale

Coordinate: 44°59′03.12″N 7°35′49.56″E / 44.9842°N 7.5971°E44.9842; 7.5971

Il parco naturale di Stupinigi è un'area naturale protetta della Regione Piemonte. Istituito con legge regionale del 1991 il Parco 0ccupa una superficie di 1732 ettari nella città metropolitana di Torino.[1]si sviluppa attorno alla Palazzina di Caccia di Stupinigi, eretta nella prima metà del XVIII secolo dall'architetto Filippo Juvarra, su volere di Casa Savoia per le reali villeggiature e la pratica venatoria della chasse à courre (caccia a cavallo con mute di cani).

Storia[modifica | modifica wikitesto]

l territorio medioevale di "Stoponito", ricco d'acque sorgive, deve il suo popolamento alle Abbazie di Staffarda e di Rivalta, che vi possedevano grange e chiese.

Il territorio definito in età medioevale presentava già un piccolo castello, tuttora visibile a levante della palazzina (via Vinovo di Stupinigi), che anticamente difendeva il paese di Moncalieri: esso era possesso dei Savoia-Acaia, ramo cadetto della dinastia, ma passò sotto la proprietà di Amedeo VIII di Savoia quando l'ultimo degli Acaia morì nel 1418.

Amedeo VIII lo lasciò in proprietà nel 1439 ad un membro della famiglia, il marchese Pallavicino di Zibello, ma i Savoia ne tornarono in possesso quando Emanuele Filiberto ne reclamò la proprietà nel 1564. Per volontà del duca, il castello e le terre adiacenti vennero lasciate all'Ordine Mauriziano.

Grazie alle continue bonifiche i suoli acquisirono fertilità e l'incremento dei boschi attirò la fauna selvatica. L'interesse venatorio dei Savoia si rivelò già nel corso del XVI secolo quando tutto il territorio, divenuto una Commenda dell'Ordine Mauriziano, venne riservato alle cacce ducali. Si tracciarono le rotte Palmera e Pracavallo che dai castelli del Drosso e di Mirafiori sul Sangone portavano quasi fino al torrente Chisola. In epoca barocca i territori si rivelarono adatti alla pratica della chasse à courre (caccia praticata a cavallo con mute di cani, senza l'uso di armi da fuoco). Tutto il territorio venne dunque rimodellato dalla costruzione della Palazzina con le sue rotte di caccia e rondò.

Era l'aprile 1729, e venne affidato il progetto a Filippo Juvarra. Ma fu sotto il regno di Carlo Emanuele III che la palazzina vide la nascita: nel 1731 già veniva inaugurata con la prima battuta di caccia.

La costruzione si ampliò durante i regni di Carlo Emanuele III e Vittorio Amedeo III con il contributo di altri architetti, tra i quali Prunotto, Bo e Alfieri. Nel 1740 furono aggiunte altre due ali, ospitanti le scuderie e le rimesse agricole.

Anche Napoleone Bonaparte vi soggiornò, dal 5 maggio al 16 maggio 1805, prima di recarsi a Milano per cingere la Corona Ferrea. Qui egli discusse con le principali cariche politiche di Torino, accogliendo il sindaco, la magistratura e il clero, con a capo il cardinale Buronzo. Sembra che il cardinale, severamente redarguito dall'imperatore per le sue presunte corrispondenze con Carlo Emanuele IV di Savoia, sia stato oggetto di una discussione che ebbe come risultato la sua sostituzione con il vescovo di Acqui Terme, monsignor Della Torre.

Nel 1832 la palazzina divenne di nuovo proprietà della famiglia reale e il 12 aprile 1842 vi fu celebrato il matrimonio tra Vittorio Emanuele II, futuro primo re d'Italia, e l'austriaca Maria Adelaide d'Asburgo-Lorena. Fu poi ceduta al demanio statale nel 1919 e nel 1925 fu restituita, con le proprietà circostanti, all'Ordine Mauriziano.

Nell'Ottocento ospitò per diversi anni un elefante indiano maschio, che era stato regalato a Carlo Felice. L'elefante Fritz divenne famoso, ma dopo qualche anno l'elefante impazzì e incominciò a distruggere ciò che lo circondava; venne abbattuto e donato al museo zoologico dell'università di Torino. Attualmente l'animale imbalsamato è in mostra presso il Museo regionale di scienze naturali di Torino.

La Regione Piemonte nel 1992 ha istituito il Parco naturale di Stupinigi e nel 2009 ha acquisito al proprio patrimonio immobili appartenenti al contesto urbano e rurale del comparto di Stupinigi appartenenti precedentemente all'Ordine Mauriziano.

Ente di Gestione delle Aree Protette dei Parchi Reali[2][modifica | modifica wikitesto]

L'Ente di gestione delle aree protette dei Parchi Reali è un ente pubblico istituito nel 2009 dalla Regione Piemonte, avente competenza sulle seguenti aree protette: Parco naturale La Mandria, Parco naturale di Stupinigi, Riserva naturale della Vauda, Riserva naturale del Ponte del Diavolo, Riserva naturale del Monte Lera, Zone speciali di conservazione della Stura di Lanzo e della Grotta del Pugnetto. Per comunicare e promuovere l'insieme delle aree protette in gestione, è stato adottata la locuzione "Parchi Reali" che dà risalto alla valenza anche storico-architettonica dei luoghi, fortemente legati alle Residenze Reali del Piemonte.

Fauna[modifica | modifica wikitesto]

Una varietà di 95 specie di uccelli, di cui circa 60 nidificanti, risulta segnalata all’interno del Parco. Tra questi si riproducono specie di interesse comunitario come il nibbio bruno, il falco pellegrino e l’averla piccola. Il picchio nero, un tempo relegato agli ambienti montani, è tornato recentemente a nidificare nel Parco. La comunità di mammiferi annovera 29 entità rilevate, sempre meno occasionalmente si può vedere il capriolo. Da rimarcare la presenza del moscardino, piccolo roditore inserito tra le specie di importanza comunitaria. Il popolamento erpetologico, 6 specie di anfibi e 3 di rettili, risulta abbastanza ricco, sebbene alcuni elementi siano minacciati dalla forte riduzione delle zone umide. Sono di interesse comunitario il ramarro, la lucertola muraiola, il rospo smeraldino, la raganella italiana, la rana agile ed il tritone crestato italiano. Tra gli insetti, emergono per rilevanza il lepidottero Apatura ilia ed il coleottero Carabus italicus, ormai rari per la scomparsa del loro habitat. L'introduzione dello scoiattolo grigio nordamericano ha determinato la riduzione locale di esemplari dello scoiattolo rosso europeo.

Flora[modifica | modifica wikitesto]

La fitta rete delle storiche rotte di caccia permette di addentrarsi nella foresta planiziale

L'elevato interesse naturalistico del sito è dato principalmente dall’estesa superficie forestale mantenutasi relativamente integra nel tempo. Nel bosco sono riconoscibili, tra gli ambienti tutelati dalle direttive europee, il querco-carpineto planiziale ed alcuni lembi di alneto di ontano nero nelle aree con falda idrica più superficiale. Tra le specie arboree, diffusi risultano essere i residui della pioppicoltura misti a latifoglie a struttura irregolare quali farnia, ciliegio, frassino maggiore, nocciolo, robinia e, più localmente, carpino bianco, ontano nero e olmo campestre. Inoltre gran parte del parco è destinato a colture cerealicole.

Architettura e paesaggio[modifica | modifica wikitesto]

La Palazzina ed il paesaggio del Parco rappresentano uno dei punti di maggiore interesse storico-architettonico dell'area torinese. La Palazzina è uno dei gioielli monumentali di Torino, residenza Sabauda per la Caccia e le Feste edificata a partire dal 1729 su progetto di Filippo Juvarra. La costruzione continua fino alla fine del XVIII secolo con interventi di ampliamento e completamento di Benedetto Alfieri e di altri architetti quali Giovanni Tommaso Prunotto, Ignazio Renato Birago di Borgaro, Ludovico Bo, Ignazio Bertola. Testimonianza eccezionale dello spirito del tardo Juvarra e di Benedetto Alfieri, si specchia e ritrova nel rococò internazionale delle residenze reali europee. È luogo di loisir per la caccia nella vita di corte sabauda, sontuosa e raffinata dimora prediletta dai Savoia per feste e matrimoni durante i secoli XVIII e XIX, nonché residenza prescelta da Napoleone nei primi anni dell’800. Agli inizi del XX secolo è scelta come residenza dalla Regina Margherita, e dal 1919 è anche sede del Museo dell’Arredamento. Fa parte del circuito delle Residenze Sabaude, proclamate patrimonio dell’umanità dall’UNESCO. Le perfette geometrie del parco rappresentavano, già nella visione del genio juvarriano, l'ideale continuazione del disegno della Palazzina di Caccia di Stupinigi: un impianto scenografico straordinario per l’epoca. Il parco venne realizzato a partire dal 1740 da Michel Bérnard come giardino formale all'italiana con parterres a broderie delimitati da siepi di bosso e ligustro, decorati in estate da vasi di fiori e agrumi. Dal 1854 l'impianto settecentesco venne trasformato gradualmente per adeguarsi al nuovo gusto romantico inglese. Vennero dunque creati percorsi secondari ad andamento sinuoso con nuovi elementi paesaggistici. Il Parco Storico è stato oggi riportato ai disegni originali in cui il Salone delle feste si affaccia sui grandi viali che si irraggiano, in fuga, verso i territori di caccia e le campagne dell'antico Ordine cavalleresco. I terreni agricoli del Parco oggi ospitano produzioni agricole di qualità, in cui si combinano il rispetto dell’ambiente naturale e moderne tecniche di coltivazione; sono presenti sei cascine, quali (Gorgia, Chiabotto del Beccaio, Bozzalla, Parpaglia, Piniere e Vicomanino) quasi tutte dalla tipologia a corte chiusa e caratterizzate dalla produzione cerealicola e zootecnica. Inoltre il territorio dell’area protetta, ormai in gran parte chiuso al traffico veicolare, consente ai fruitori di circolare a piedi, in bici e a cavallo attraversando gli ampi boschi e i terreni agricoli.

Il Parco presenta anche residenze storiche di notevole interesse: Castelvecchio, un complesso fortificato basso medievale abitato in origine dai Savoia-Acaia e il Castello di Parpaglia, di origine presumibilmente trecentesca. Quest’ultimo si ipotizza che sia sorto come avamposto dei Cavalieri Gerosolimitani, oggi noti come Ordine di Malta. I primi proprietari della cascina e del Castello furono i Revigliasco e successivamente subentrarono i Parpaglia.

Nel territorio del Parco ha sede l'I.R.C.C. (Istituto per la Ricerca e la Cura del Cancro), fondato nel 1996 e che è divenuto durante i decenni un polo ospedaliero e un laboratorio di ricerca oncologica di riferimento regionale, interregionale ed internazionale.

Agricoltura[modifica | modifica wikitesto]

I terreni agricoli dell'area protetta, fertili e ricchi di risorgive naturali, erano inizialmente destinati a sostenere con le loro produzioni delle spese della Palazzina di Caccia, e le attività assistenziali degli ospedali mauriziani. Ora ospitano produzioni agricole di qualità, in cui si combinano il rispetto dell'ambiente naturale e le moderne tecniche di coltivazione. La filiera della farina di Stupinigi, le produzioni zootecniche di qualità (carne e latte) e dolciari sono tutti servizi che gli agricoltori di Stupinigi forniscono agli esercizi commerciali e di ristorazione locale.

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Il territorio del Parco, ormai in gran parte chiuso al traffico veicolare, consente ai fruitori di poter liberamente circolare a piedi, in bici, a cavallo attraverso gli ampi boschi ed i terreni agricoli. Le Rotte di Caccia, in fase di progressivo restauro con i progetti della Corona Verde, ospitano percorsi naturali adatti a praticare sport all'area aperta con suggestivi scorci per le passeggiate.

Punti d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Palazzina di caccia di Stupinigi.

Le cascine storiche, a corte chiuse, alcune risalenti alla fine del 1400. I castelli medievali di Parpaglia (XIV sec.) e Castelvecchio, il Concentrico: 8 poderi con rustici e strutture funzionali all'attività di caccia (es. canili) e alla vita del borgo (segheria, chiesa parrocchiale ecc.)

UNESCO white logo.svg Bene protetto dall'UNESCO
UNESCO World Heritage Site logo.svg Patrimonio dell'umanità
Palazzina di caccia di Stupinigi
(EN) Residences of the Royal House of Savoy
PalazzinaStupinigi12.JPG
Tipoarchitettura
CriterioC (i) (ii) (iv) (v)
PericoloNessuna indicazione
Riconosciuto dal1997
Scheda UNESCO(EN) Scheda
(FR) Scheda

All'interno del parco sorge la palazzina di caccia di Stupinigi, dichiarata patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO nel 1997.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Fonte:Parks.it
  2. ^ L'Ente di Gestione | Parco Naturale di Stupinigi | Parchi Reali, su parchireali.gov.it. URL consultato il 10 giugno 2019.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]